Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Viaggiatori senza orologio

Ari, la contessa rocker in trasferta brasileira
La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

Incisioni sul tavolaccio

utente anonimo in Orologi nel cassetto...

Siamo sintonizzati su

RadioSopa

l'animale di pezza


Lillo è il nichilista assoluto,
lo snobismo fatto a peluche,
l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa.
-in gentile adozione da
la Bambina Filosofica-

Il vicinato consiglia

passaparola

Io non mi faccio inciabattare.

Feeds

  • Powered by Splinder

Hanno deposto l'orologio

*loading* passanti

Benvenuti a Sin-Reloj

. Creative Commons License
SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.

mercoledì, 08 aprile 2009
Orologi nel cassetto e zaino in spalla

Si parte per qualche giorno abbandonando il maniero, ci si lascia cullare dalle traversie dei viaggi e dai ritardi di Trenitalia. [Promemoria: ricordarsi di portare un libro o due, parole crociate, riviste, musica... per ingannare le lunghe attese!]

C'è un immenso mondo di domande concentrato nei pochi cm2 della capoccia e cominciano a starci troppo strette.
[Hoy me encontraba en la calle, ya era de tardecita y acababa de comprar los boletos para mi mañana. Me paré enfocándome en un pensamiento y fue
ahí, precisamente ahí que me destrozé sola.
Se me cerró completamente la garganta y sentí distintamente ese sabor a sangre que la invadía. Tuve que andar tanto, hasta cruzar casi toda la ciudad para que se parara. Tuve que llamar a dos amigas para distraerme de mi pequeño pensamiento terrible y cotidiano.
Ese miedo tan enraizado que todavía después de meses sigue acompañándome de paseo a diario. Un miedo que puedo traducir sólo adentro de un idioma que no sea él mío.]


Meglio andare a ricercare il caldo romano e i piatti famigerati degli ZiiMatematici, l'atmosfera del borghetto sul lago e il ristorante di pesce di fronte alla vecchia piazza.
Insomma, ci si rivolge indietro per riuscire a godere delle vacanze, per iniziare a esplorare cosa mai ci sarà più avanti.

Nel frattempo compilo bandi e domande di partecipazione con poca, pochissima convinzione e mi acciglio di fronte alle segretarie che mi osservano spietate, come l'ultima disgraziata giunta a bussare alle loro porte.
E questo è solo l'inizio, ma qui non ci si lascia di certo scoraggiare...

Per il momento è tutto, ma presto su questi schermi:
la Marchesa cerca Lavoro
e
la Marchesa cerca di acchiappare una patente.


Salut à tous et bonnes vacances!



spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (6) |

giovedì, 02 aprile 2009
Comin' back... home

Casa è rimasta vuota per un po'.
Vuota di pensieri e di parole sufficientemente interessanti per trovare ragione di esistere qui, oltre che nella mia testa. Vuota per il bisogno di tenere certe sensazioni per sè e meditarle un poco più a fondo prima di lasciarle libere.

Ora toccherà riaprire le finestre cigolanti, togliere la polvere dai vetri e dall'animale di pezza, ritirare fuori le tazzine da caffè in attesa degli ospiti, radunare le frattaglie di anima, i libri sparsi e, una volta ancora, seppellire l'orologio da qualche parte.

Cominciamo a rispolverare le ultime letture, condite con velleità da laureata in erba.
L'ossessione del mese, siori e siore superstiti, è La Versione di Barney di Mordechai Richler. Canadese, ebreo, sottilmente ironico e tremendous! Iniziato sotto tesi ci ho messo due mesi a finirlo, di certo non per difficoltà sua. Adorato sino a commuovermi a più riprese sul finale, ho trascorso un pomeriggio di cosmica depressione al pensiero di averlo finito così in fretta (le ultime 150 pagine sono partite nel giro di una mattina).
"Per dirla tutta, sono un contaballe nato.
                  Ma del resto cos'altro è uno scrittore, anche se alle prime armi come me?"


A questo sono succeduti due libri della Nina Berberova (Il giunco mormorante e Il lacchè e la puttana), nonchè la celebre Solitudine dei numeri primi -e quella faccia inquietante in copertina che mi fissa ogni volta che entro in libreria ha iniziato a stancarmi, francamente-. Nessuno dei tre paragonabili al precedente, seppure il giovine Giordano sia riuscito a incollarmi per due giorni sul divano (altrui) per leggerne a scrocco una copia, anch'essa altrui.

Insomma, nell'ultimo mese ho recuperato astinenze letterarie e due libri iniziati e abbandonati in corsa.
Nel frattempo sono riuscita a scrivere una tesi in spagnolo di 170 pagine, iscrivermi a due corsi di inglese e francese, laurearmi, festeggiare e magari anche innamorarmi.
Forse s'è rimasti chiusi anche per overdose di emozioni e parole.


spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
on the road, carta bianca, quotidiano animale

lunedì, 05 gennaio 2009

John Mayer - Gravity

Bologna apre i suoi pomeriggi migliori, cielo terso e freddo che schiaffeggia la faccia. Dalla finestra si vede che la poca neve caduta ancora non s'è sciolta e c'è da godersi la visuale di qualche tetto imbiancato verso i colli. Casa mi àncora a sé e mi tiene stretta, coi suoi divani comodi e la temperatura ideale, ma guardando fuori è troppa la voglia di due passi.
Musica nelle orecchie per cancellare la gravità a suon di passi spediti.

Gravity it's working against me.
Dicembre è stato un mese di piombo. Di notti insonni a rigirarsi a letto con i medesimi pensieri fissi in testa e tanta incapacità di quietarli e farli -puff- sparire. Risvegli con le occhiaie e ricacciare la stanchezza indietro a forza, a colpi di caffè durante le mattinate eterne. Di sguardi abbassati, frustrazione, rabbia, pianti silenziosi e non voluti, per non poter spiegare, per non riuscire a spiegarsi perchè.
Aggrapparsi con le unghie ai sentire positivi, stordirsi in compagnia per arrivare dove l'inquietudine non avesse accessi nè diritti.
Il respiro di sollievo è arrivato con il Natale, il cambio d'aria, d'atmosfera, la famiglia che, senza volerlo, ha operato uno swing all'umore e ho potuto, infine, dormire una notte intera senza svegliarmi.

Just keep me where the light is.

Da inizio anno s'è deciso di mettere da parte quelle sensazioni e vivere più leggeri. Per ogni mese del 2008 ho eletto simbolicamente una paturnia, una gioia, un incubo, una malinconia, un'inquietudine immotivata, una lezione da imparare.

Gennaio: e mai più permettersi delusioni da chi non merita neanche rispetto.
Febbraio: la gioia del viaggiare e riscoprirsi.
Marzo: capire che, a volte e solo a volte, la sociopatia è preziosa e necessaria per una sana vita sociale.
Aprile: l'infinito fascino della letteratura e dell'intraprendere un'avventura imprevedibile.
Maggio: la morte di un'ipocrisia, con una sprangata di intolleranza.
Giugno: cassare le indecisioni. Le prorie e, se concesso, anche le altrui.
Luglio: un viaggio lungo una vita, o forse solo 14 ore, che insegna a tornare.
Agosto: incapacità di perdono. ancora.
Settembre: quella sensazione lì - un formicolio, un brivido. l'attesa e il respiro trattenuto a forza. sfiorarsi appena -.
Ottobre: imparare a fare l'amore con un'enorme Città, Signora capricciosa e decadente; imparare a fare l'amore con la Provincia: Fanciulla con grandi aspirazioni e di infinita saggezza.
Novembre: sognare e scegliere.
Dicembre: sentirsi affogare, spingere sempre più giù e sgomitare per risalire ogni volta a galla. E scoprire che sono io quella che si lega i sassi ai piedi.

E Gennaio è appena agli inizi, ma promette già molto di buono.
C'mon keep me where keep me where the light is...

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (7) |
free listening, quotidiano animale

venerdì, 02 gennaio 2009
Correva l'anno... e correva senza alcuna fretta

Bologna ti apre i portici e le braccia alle porte del 2009. In questo secondo giorno di gennaio il Mercato delle Erbe e il banchetto preferito non sono mai stati così vuoti; stupisce vedere le commesse di Limoni languire sul bancone mentre le clienti, per una volta, sono loro numericamente inferiori.
A salire per via Nosadella pensi ogni volta che la discesa sembri sempre di molto più rapida, specie quando le borse della spesa ci sono e pesano; le vetrine illuminate per i pochi rimasti in città ti scorrono a fianco lente, così come, dall'altro lato, scorre il poco traffico a riempire le strade inumidite degli ultimi segni di neve. Ti imbaccucchi di rosso vestita e procedi con un sacco di verdure e cibi "sani" per compensare gli stravizi di Capodanno (come una mezza teglia di tiramisù fatta fuori in tempi record); si fanno promesse da 3 ore di piscina a settimana e capitoli di tesi da terminare in tre giorni.
Vedremo chi la spunterà.

L'anno nuovo è cominciato da sotto il piumone di casa fraterna: i nostri piedi spuntavano dal fondo del letto e lui indossava i calzini ridicoli e a righe coloraterrime, regalati dalla sorella folle per l'occasione. E' capodanno e siamo l'incarnazione della pigrizia: cucina moderata, stuzzichini, quintali di lenticchie e uno zampone che ci guarda sconsolato, presentendo la sorte bollente che gli toccherà. A chiudere il tutto, vinello, il tiramisù sopraccitato e un prosecco per festeggiare.
Però siamo semplicemente bellissimi: lui col maglione pesante tibetano, e tu con il vestitino viola di max e compagnia, appena comprato.

Affrontando quella che pensavamo dovesse diventare una lunga notte, ci stupiamo di quanto seppur ci separino 11 anni, Herby il maggiolino accomuni le nostre infanzie, forse grazie a un babbo che non s'è stancato mai di vederlo (con lui al cinema, con me in tv e cassetta).
Al secondo film di Herby, passiamo a Blob e lì ci fossilizziamo.
Letteralmente: dopo poche telefonate di rito alla famiglia, la mezzanotte e il brindisi, gli auguri, gli auspici, i desideri, le risate per il genio di Ghezzi, i discorsi di uomini... all'1 sei schiantata di sonno, assassinata dal dolce peso del piumino e dal suo teporino ammaliante.

Il giorno dopo sono ulteriori pigrizie: due concerti di capodanno in tv, una passeggiata per l'Oltrarno e arrivare sino a Porta Romana; vedersi Come dio comanda al cinema e rimanere un po' silenziosi, straniti, senza grandi commenti da fare, per una volta.
La sera, dopo il terzo pasto a base di lenticchie giuri che non le vorrai vedere per due mesi almeno.
L'anno nuovo si condisce con sensazioni casalinghe, urli notturni di cui non capisci granchè -ma per un momento t'è parso che nulla di buono stesse accadendo, nella strada di sotto-, ritardi col treno compensati da un inaspettato signore alto un tappo e un cacio, che ti sistema in alto i cadaveri di valigie e poi, arrivata, te le rimette anche a terra e saluta agitando la mano come i bimbi.

L'anno nuovo si apre, finalmente, con la promessa di distanze che presto si colmeranno e con i progetti per una nuova Casa dove mettere almeno una minuscola punta di radice. Anche fosse per poco.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
la mia famiglia e altri animali, quotidiano animale

lunedì, 29 dicembre 2008
Famiglia

Quest'anno a Natale hai cercato di guardarli tutti dal di fuori: la casa riecheggiava più o meno ogni cinque minuti del nome di qualcuno, la tv sintonizzata su Dottor House con zia Genoa che provava ad ascoltarlo, in sottofondo altri mille rumori e chiacchiericci. Mentre si preparavano i pranzi si pensava anche alla cena e allora via, un budino da preparare al volo, col cioccolato che si fondeva nel latte mentre il dottore isterico ingoiava pillole e zio passava per la cucina scandendo: "Foreman, la biopsia!".
Hai immaginato casa con in mezzo qualcuno di estraneo per vederli e, infine, hai concluso che li trovi tutti sommamente divertenti; Cugino, futuro prossimo papà, è già subissato dalle richieste per chiamate appena Cugina metta piede in ospedale a gennaio. Dal canto mio, la prima cosa è stata chiedergli che nome avrà il pupo. Così, tanto per sapere di che perculate potrà soffrire in futuro. Dicono si chiamerà Alexander Leonardo, sicchè noi s'è annunciato che, oltre a doppio nome e cognome, gli affibieremo anche un Magno, da Vinci a completare il tutto.

[Leggende: si dice che al telefono, quando nacqui, nonna avesse capito che avrei dovuto chiamarmi Costantino e si mise a piangere.
Si dice anche che tastandomi avesse pronosticato: ha il pettino alto, avrà delle belle poppe.
Forse non disse proprio poppe, ma sul resto c'azzeccò.]

Ci sono questi pomeriggi interi passati a giocare al paroliere e in queste cose nessuno sembra invecchiare di un anno. Intanto, NonnoBerto bofonchia in soggiorno chiedendosi com'è possibile che si possano passare 4 ore di fila a giocare a un tavolo facendo casino per 10. Una mano si allunga a scavare il panettone lasciato nelle vicinanze, i cani se ne stanno placidi sulle brandine vicino ai fuochi e, anche se diminuiamo piano piano con gli anni, in attesa dei cambi generazionali l'atmosfera è sempre quella.
Non sembra passato il tempo nemmeno quando zio, che è sempre stato un freddoloso, si cala i pantaloni di pile in mezzo alla cucina e dice: "guarda, come sono bello" e sotto ha questi fouseau aderenti grigini da sotto-tuta da sci.
Eppure gli anni passano eccome e ora sono io la prima a svegliarmi e l'ultima ad andare a letto; prima delle 10 del mattino nessuno appare in cucina, ma nel giro di mezz'ora abbiamo già messo su 3 caffettiere e scaldato una decina di fette di pane per la colazione.
Roba che ti giri 2 minuti e il caffè che avevi lasciato lì è già sparito.

Famiglia che non c'era lo scorso anno, mentre camminavamo la sera del 24 per le vie di Patzcuaro illuminate e semi vuote; famiglia che c'è quest'anno ed è bello ritrovare, uguale e diversa da come è sempre stata, ma tutto sommato fedele al suo modo di essere.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti |
la mia famiglia e altri animali, quotidiano animale

lunedì, 24 novembre 2008
Distances

Dei pensieri vicini.

Ci sono questi due occhi fissi, scuri, nascosti dietro un paio d'occhiali tondi, dalla montatura metallica sottile. E malgrado i pochi silenzi delle nostre conversazioni, sono sicura che quei momenti si riempiano del loro controcanto visivo. Dopo aver visto Ceguera -abbandonandomi al suo parossismo-, dopo essermi lasciata schiaffeggiare per due ore da Mireilles e dalla potenza di un'idea. Dopo che sono rimasta seduta con le gambe indebolite dalla tensione che mi ha inchiodata alla sedia, pensavo, ci sarebbe voluto del contatto umano e un abbraccio.
Dopo che abbiamo ricominciato, lentamente, a parlare, la prima cosa che ti ho chiesto non è stata: ti è piaciuto? E' stata: come stai?

Dei pensieri apparsi in sogno.

Notti fa ho sognato che mi dicevi: mi manchi. Ti incontravo fuori da un supermercato, eri basso, la barba e i capelli lunghi e riccioluti, ma eri proprio tu, ne sono certa. Mi venivi vicino, mi abbracciavi (e la tua testa arrivava appena all’altezza della mia spalla) e mi dicevi: “mi manchi”.
Non mi sei mancata, non mi mancherai, ma “mi manchi”. Indicativo presente.

Dei pensieri lontani.

Due occhi che ritrovo nelle foto e riscopro nei ricordi.
Risento la voce di Joel, che dice:
-She was nice. Nice is good.
Non mi ricordo com'eri vestita la prima volta che ci siamo conosciute, ma quel giorno non me lo posso scordare. Eravamo in facoltà, in compagnia davanti all'ufficio del Futuro Corelatore. C'era la luce del sole che filtrava dalla soffitta e parlavi di una tesi sulla musica brasiliana.
Sono passati quasi 4 anni.

-Sand is overrated. It's just tiny little rocks.
Era una spiaggia dai toni grigi, era Febbraio e, poco oltre le ultime costruzioni si dispiegava una distesa di palme senza fine. Ricordo che faceva freddo di notte e ci coprivamo sino all'inverosimile, per addormentarci col rumore del mare. E la colazione enorme prima di metterci in viaggio, zaino in spalla e voglia di ripartire.

-Why do I fall in love with every (wo)man I see that shows me the least bit of attention?
C'erano e ci sono ancora tante chiacchiere di sorta. E rimaniamo d'accordo sul fatto che Sex and the City è un pozzo minuscolo da cui far cominciare lunghe discussioni notturne. Mi stupiscono la tua pacatezza, comprensione e accettazione davanti alle situazioni assurde in cui mi infilo; non dovrebbero, ma è così, nel senso migliore che si possa immaginare.

-I loved you on this day. I love this memory.
Dov'è che abbiamo girato la pagina insieme? E' stato quando mi hai detto: "andiamo a fare shopping" o prima, quando abbiamo messo i piedi in terra dopo 16 ore? (e ti sei storta la caviglia in 5 minuti). Non lo riesco a captare, quel momento, ma c'è, è li da qualche parte, tra una maglietta spiegazzata dal viaggio e un asciugamano ancora umido.


Questo gioco di citazioni nasce dal fatto che, in tutto questo tempo, abbiamo talmente tanti ricordi insieme che posso prendere un film, catturarne qualche frase e costruirci sopra, nero su bianco.
E’ il più bel regalo che potessi farmi.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (7) |

venerdì, 21 novembre 2008
Meet me in Montauk

Eternal Sunshine Of the Spotless Mind (each prayer accepted, each wish resigned).
Se il film in sé è una delle poche vicende a tema amoroso che abbia considerato, visto, rivisto e amato, c'è una scena di Joel che, sin dalla prima volta, mi si è crocifissa in testa.
Chiede:

Are we like those bored couples you feel sorry for in restaurants?
Are we the dining dead?

Ho finito per farmi questa domanda a ogni cena a due.

Mi ricordo una cena che lasciava presagire qualcosa, una taverna messicana di certe pretese, musica latina, atmosfera calda, poca gente, resto al tavolo mentre lui si alza. Mi spunta nella testa come un sussurro leggero: "Are we the dining dead?".
Rimango a fissare il vuoto, lasciandola riecheggiare, sino a che non torna a sedersi e riprendiamo la conversazione.

Ricordo un'altra cena, seduta al tavolo in un bellissimo ristorante: situazione ideale, lumi di candela che si riflettono negli occhi altui, un certo venticello estivo per dare respiro, altre coppie ai tavoli intorno e rumore di bicchieri e chiacchiere animate. Silenzio al tavolo, posate in azione, nella mia testa sorge la domanda, come uno sparo alla tempia:
"Are we the dining dead?".
Bum!
"Are we the dining dead?"
BUM!



I film a volte sono una vera maledizione.


-Eppure questo è un inno al carpe diem, alla vita, al cogliere le occasioni e alla fiducia negli altri. Malgrado tutto. Because "adults are, like, this mess of sadness and phobias". E i film sono una delle medicine che abbiamo a disposizione.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (3) |
pellicolacea

lunedì, 17 novembre 2008
workoholic

Dimostrazione scientifica di due condizioni:
1) la mia addiction al lavoro accademico ha ormai raggiunto uno stadio sviluppato;
- per dire, oggi qui è festa nazionale per il día de la Revolución e io sono in piedi. Dalle 8.-
2) sono sotto tesi, è un anno che lo dico, ora c'ho le prove.

Mi sveglio, guardo l'orologio, ore 8 e 08, fisso lo specchio davanti a me.

D'improvviso un lampo: emerge un'idea che aspettavo da tre settimane almeno.

Mi alzo di scatto, sposto i kg di coperte e corro ad accendere il pc, per buttare giù l'attesissimo indice che è rimasto in attesa per settimane e che il prof. sta, pazientemente, aspettando da una vita e 2 semestri
(ore 8:09; tempo di reazione: 60 secondi circa).

Soddisfazioni: togliere la parola "possibile" davanti al titolo ("Indice") del suddetto documento;
constatazioni: da quando sei qui ti sei alzata prima delle 9 solo una volta, ossia quando è stato strettamente necessario;
deformazioni: comunicare La Notizia - fonte di una rivoluzione del tuo umore in questo lunedì mattina di novembre- alle prime persone online in chat.

E come dicevano delle donne sagge: Son Cose, signoramia!

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (4) |
sklero gratuito, doctors corner, vida de barrio, quotidiano animale

venerdì, 14 novembre 2008
three weeks and a bite

Malgrado il silenzio non è che non scriva.
Scrivo d'altro, della tesi, scrivo email per mantenere contatti, scrivo e ricerco un filo tra i pensieri che si scindono, s'intrecciano e si confondono coi ricci.
Formulo pensieri con le doppie punte, senza il coraggio di andare a farmeli tagliare.
Scrivo altrove, al pc, sull'agenda, ma i pensieri che ho formulato in queste tre settimane restano "indicibili" e sconclusionati. C'è poca chiarezza, c'è troppa esitazione nel susseguirsi delle lettere, delle frasi, dei paragrafi.

Per esempio il Messico: andare-tornare.
Sembra facile, sembra di rientrarci come ti puoi riadattare a una penna che non usavi da tempo e che è rimasta lì, a trattenere le proprie parole in attesa del momento giusto. Eppure non lo è.
Ti rendi conto ora di quanto ti stanchi ricominciare una volta ancora, conoscere persone nuove e lasciarsi trascinare dagli eventi. Quanta energia ci voglia per risultare interessante e interessata, disponibile, amichevole; malgrado l'essere animale sociale, restare un giorno in casa tra i propri libri è come prendersi un respiro di pausa dal vortice.
Stavolta percepisci la distanza, arrivi a sentire "la mancanza" (di persone, situazioni, sapori, sguardi), vedi scorrerti davanti agli occhi tutte le "buone ragioni per tornare", una volta ancora: che il futuro è una palla di cannone accesa, ma resta ancora in lontananza a farsi guardare prima di esplodere.

Per esempio sapere di aver passato la soglia delle tre settimane e avere una nitida percezione: ciò che sta dietro, è successo, è stato -incontri, emozioni, soddisfazioni, amarezze, incazzature, perplessità- e quanto ancora ha da venire. Sei sulla soglia e non puoi evitare di alzarti sulle punte per guardare avanti: di nuovo Bologna, di nuovo gli esami, la tesi da finire, di nuovo i portici, gli amichetti e il tornare a una dimensione "universitaria" del vivere. Delle case con coinquilini, dei caffè alle 9 la mattina, dei libri che pesano sottobraccio, delle sospiratissime cene.
Dall'altra, restano le ore passate sull'autobus, l'aria pulita che si respira sotto i vulcani e il vento freddo che ti scuote la gonna, le 12 ore passate sui tacchi -dopo un anno di scarpe piatte e pensi che sì, andare sui tacchi è come andare in bicicletta, dopo i primi 3 scalini è tutta discesa-: prospettive future, possibilità di tornare, stavolta con qualcosa in mano, progetti che potrebbero nascere e concretizzarsi.

Per esempio ricordarsi dell'importanza del momento.
Scrivo con le mani che sanno di mandarino, mentre le bucce giacciono abbandonate su un tovagliolo sopra il tavolino del soggiorno.
Mi godo l'ennesimo incontro con un ragazzo argentino conosciuto il secondo giorno che stavo qui, nel barrio, e che mi parla nel suo italiano buffo, con vago accento marchigiano (è stato tanto ad Ancona, mi raccontava). La conversazione mi lascia un vago sentore di "casa".
Avvolta nel piumone, a tossire tutti i batteri possibili, ieri notte mi stringevo la sensazione ancora viva di un ricordo prima di addormentarmi: era il profumo del sapone fatto in casa.


spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (3) |
carta bianca, quisquilie e vanità, vida de barrio

mercoledì, 05 novembre 2008
"que la brisa marineira me oriente en el destino"

...y que el primer barco que pase, me lleve mar adentro.
Concha Buika - Jodida pero contenta

Il pensiero di oggi è: in fondo, è bello lasciarsi trasportare dagli eventi.
Questi giorni sono un'esplosione di novità. Ti riempi di canti, di musica, di festeggiamenti del "dia de muertos" e il colore dei fiori cempaxuchitl si riflette in quello della tua maglietta, passano per la pelle: ti si accende intorno, addosso, tra i capillari, sotto le unghie.
Emozioni che sono corpo, che si riscoprono negli occhi vivi di chi ha la medesima passione e il medesimo entusiasmo. (E ti sorge un brivido, una minuscola inquietudine sentimentale).

Ascolti la voce vibrante del son jarocho e del huapango di San Luis Potosì, saltelli a ritmo tentando di imitare il zapateado di queste regioni; laggiù, dove tre radici si mescolano e, ti spiegano, i tamburi africani sono stati sostituiti con il battere ritmico dei piedi.
Ormai ti muovi a tuo agio, parli sinceramente e avanzi piccole critiche costruttive, sperando che siano accettate per ciò che sono.
Hai per le mani offerte di quasi-lavoro, di concretizzare il teorico nel pratico, vedere pagine impresse con la soddisfazione che siano nate da te, ma che non restino solo "per te"; la spirale di eventi ti risucchia e non puoi non sentirti persa, almeno per un momento.
Serve distanza; allora ti lasci portare da un aereo verso l'ovest. Una città sconosciuta, uno stato mai visitato, di cui non sai nulla e da cui non puoi aspettarti nulla.

Nel frattempo, in queste giornate convulse, sei riuscita finalmente a vedere Wall-E ed è stato proprio come ti aspettavi. C'è chi ne ha parlato dicendo tutto in poche righe e ti sembra inutile ripeterti e reinventare.
Un signore antico e di un'età indefinita, qualche giorno fa ti ha ricordato:
meglio guardare che vedere, meglio ascoltare che sentire,
zittirsi quando c'è da zittirsi e parlare quando c'è da parlare.


spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
on the road, free listening, pellicolacea, vida de barrio, quotidiano animale




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin