La Marchesa Filosofica!

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lunedì, 19 maggio 2008
Things I've seen

e che consiglio assolutamente. Storie delicate, ironiche, mordaci, fantasiose, che rompono la rutina tra un libro e l'altro.

Persepolis

 Juno

C
artoline da Leningrado (Postales de Leningrado)

                lo Scafandro e la Farfalla.


Sto leggendo, con sommo gaudio:
La Virgen de los Sicarios, di Fernando Vallejo


...Tutto sommato, la clausura da fine semestre, con annessa presentazione del progetto di tesi al seminario di Maestria, ha i suoi lati positivi.


[E in mezzo a tutto il bisogno di circondarsi di film e libri che siano miei, ti vedo e mi chiedo un po' cosa tu ci faccia in mezzo a tutto questo. Che a guardarci da fuori pare che non s'abbia proprio nulla in comune. Tu che scherzi sul fatto che studio a Filosofia y Hierbas, mentre io ti vedo fare lo slalom tra lavoro in banca, un corso di sviluppo sostenibile e un altro di economia politica.
Binari di pensiero paralleli e inversamente orientati; io filmdipendente, tu che citi a memoria "l'era glaciale". Io compulsiva consultatrice di biblioteche e libri di ogni genere, che per me spostarsi senza un libro è bestemmia, tu che sbirci curioso la quantità di libri che dovrò rimandare a casa e te la ridi.
E' vero che ridiamo tanto, assieme, che in fondo seduti ad un tavolino a parlare ci possiamo stare le ore, senza i gelidi momenti d'imbarazzante silenzio. Che sotto sotto quanto esci dalla porta della casetta gialla sento un piccolo vuoto aprirsi. Ma ci convivo bene, perchè dopo un po' stare assieme mi asfissia.
Forse è questa sensazione, questo senso di piccolo fastidio: non mi tolgo dalla testa che resti una parentesi, una delle innumerevoli, seppure tra le più durature, una piacevole parentesi di due mesi, che si chiuderà silenziosamente, quando metterò il primo piede in aeroporto.]

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mercoledì, 14 maggio 2008
Buon giorno

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carta bianca, vida de barrio

martedì, 13 maggio 2008
Requiem per un'ipocrisia

[ Prologo]

Per tutti quei "sì" piovuti dal cielo come fossero pura cortesia al proponente,
e la cui vita è tanto breve che la si dovrebbe considerare "specie protetta".

Mandati al mondo da una madre ingrata e crudele, finiscono per essere
rimangiati dalla medesima in un lasso che va dai 10 minuti alla giornata.


[Vita brevis]

"Dai, perché non vieni qua a mangiare, che ci sono un paio di amici così non resti da solo".
"Ok, mmmmm... si,.... dai, allora arrivo tra 20 minuti. Sulle 10 e mezza, non è un problema?"
"No, nono, vieni, vieni pure".

Passano venti minuti la sottoscritta mangia con gli amichetti, si inquieta perchè non è rimasto nulla e mette su un plus di sughello alla buona e della pasta. Alle 10 e mezza di sera tutto è quasi pronto.

15 minuti dopo: sms "Corazon, mi spiace ma c'ho tantotanto daffare e non posso venire."
Oh toh! Davvero?! -disse la rana dalla bocca larga.

L'acida comare risponderebbe - e te, mi vida, 15 minuti fa non lo sapevi che c'avevi tantotanto daffare? EH? -
Tempo altri cinque minuti, si calma l'acidità. L'ipocrisia è già vissuta e morta, inutile infierire; povera lei, data alla luce quotidianamente e quotidianamente uccisa, un po' di rispetto a questa povera martire della società moderna, per favore.

Celebriamo qui il suo ennesimo funerale: era giovane, bella, promettente, seppur stroncata sul nascere, nella sua vita già matura, da quell'istinto cannibale dell'essere umano che non sa quello che vuole.
La ricordiamo così, regalata al vento dalla voce e pugnalata alle spalle dalle armi della tecnologia.
Riposi in Pace.


[Epilogo:]
Sentenzia il saggio dopo la funzione: "Io dico che se lo scordi, chè questa settimana mi sa che non la vede neanche col binocolo!"

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quisquilie e vanità, vida de barrio, quotidiano animale

giovedì, 08 maggio 2008
Ministèria

Ciò che è successo ieri m'ha lasciata sulla sedia, nel soggiorno giallo, di fronte ad una lista di nomi che mi veniva da piangere al solo scorrere senza leggere.
I Ministeri.
Calderoli alla Semplificazione (un semplicione, alla semplificazione, c'è del giusto)
Bossi alle riforme (così, una volta per tutte, se avrai i bisnonni turchi o africani ti toglieranno cittadinanza, lavoro e ti rispediranno da dove meriti di essere venuto! Tié! Che ci togli il lavoro agli italiani veri, quelli da 10 generazioni!)
Ignazio la Russa... che neanche a leggere mi viene da chiedermi, ma perdio, esiste ancora? perchè non torna a farsi pigliare per il culo ai programmi di satira, chè gli andava sicuramente meglio?
Tremonti è tornato a scaldare la poltrona.
Lasciamo perdere tutti gli altri, una quantità di nomi già visti che si sono giocati a shangai il posto, tra cui le famose 4 quotine rosa che dovrebbero incarnare la rappresentanza femminile.
Piuttosto cambierei sesso, che quelle son tutto men che femmine.

Cara Italietta, adoro passeggiare per le tue stradine, vederti dal basso e dall'alto, camminarti sulle spiagge, continuare a studiare nelle tue università, ma vederti col cappio al collo mentre ti stanno lentamente togliendo la sedia da sotto i piedi, non dà solo pena, no, fa proprio una tristezza da star male.

Il fidanzato della Coinqua Antropologa commenta: tutti gli italiani che sono qui erano davvero sconvolti. Non mi stupisce, ci sarà un motivo se la gente è emigrata, eppure allo sfascio ci son limiti e tutti abbiamo ancora il diritto di stupirci. -Meglio approfittare, prima che ci tolgano anche quello.-
Il fratello racconta: si è portato in viaggio un gruppo di una decina di persone. A cena, in mezzo a greci, scoperta la comune appartenenza politica, si son rilassati e han finito a cantar tutti Bella Ciao e l'Internazionale.
L'altro giorno, con la Paraguaya e la Coinqua Antropologa, nel mezzo di un soggiorno, per l'esasperazione s'è intonata Contessa e Bandiera Rossa.

Forse allora possiamo dirci una cosa. Che la Sinistra italiana è dagli anni 50 che sta emigrando all'estero. E pare non abbia nessuna intenzione di tornare.
[L'effetto è quello di vedere le cose attraverso un vetro : accedere ai giornali online digitando www. e senza impiastricciarsi le dita del nero dell'inchiostro, ascoltando la voce di Chavela Vargas che arriva dall'altra stanza.]

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la terra dei cachi, politicamente, vida de barrio

mercoledì, 30 aprile 2008
Cinema e letteratura

Perchè un mondo di letteratura ha finito per rovinarmi un certo amore per il cinema.
[Attenzione, questo post si compone di: 70% spoilers, 30% una certa orgogliona presunzione]


Robots.
Mi piazzo davanti alla tv, domenica nel tardo pomeriggio e danno il suddetto film disney; penso - perfetto per staccare dallo studio. Arriva alla metà e cosa succede?
Succede che, dietro ai disegni in movimento, finisco per vederci la società della Postmodernità, il dominio del Mercato e dell'interesse economico su tutto il resto, la società del consumo portata all'estremo, la morte del soggetto jamesoniana, la casualità dei sentimenti e la perdita dei modelli di profondità.
Il tutto ricoperto dall'appiccicoso e luccicante buonismo made in disney.
E questa era una.


Definitively, maybe
Mettiamo che la "ContraddizioneInTermini che non so se mi piace" m'ha invitata al cinema. Arriviamo per vedere il film di Sean Penn, che ovviamente qui hanno proibito, e questo è il meno peggio che passano (ditemi se dopo 8 mesi d'astinenza da poltroncina rossa debbo io pagare per vedere qualcosa del genere... mapperfavore!).
Orsù, ormai oltre la metà gli spiffero già chi sarà la donna della vita del tipo.
Sbaglio, ma non del tutto e il finale mi darà ragione. Come lo sapevi? -chiede lui.
E io inizio a spiegargli che "se ritornano sempre, c'è un motivo", che hanno lasciato una questione tra loro in sospeso, che lei era senza dubbio il personaggio più accattivante e fuori dal mondo del signor protagonista rispetto alle altre due, sebbene una sia pure l'ex-moglie. Ma appunto, ex per un motivo.
Aggiungo che la forma in cui la riconquista portandosi la figlietta è veramente orrenda e subdola e il ruolo della suddetta figlietta m'ha disgustata abbastanza.
[Dopo dieci minuti di sbrodolata e critiche sul film inizio a chiedermi perchè sia ancora lì ad ascoltarmi e mi scuso ridacchiando - Sai, sono un po' critica... - Pare che l'avesse notato. Pare.]


The Illusionist
Considerazioni personali e ormonocentriche: amo Edward con quella barbetta, è un film figherrimo pieno di luci, teatro e magia.
Andate e godetevelo! [ed evitate di leggere oltre...]

********************************************

Ne avevo visto una parte a casa di un amico e abbiamo interrotto - causa orario notturno improbabile e attacchi di sonno (suoi) - sul punto più bello. Lei, la Jessica-PalettoDiLegno-Biel, muore. (Perdio!)

Mi procuro questo piccolo gioiellino e, mentre il Burro è all'opera, discuto con la Coinqua Ecologica che l'ha già visto. Mi sfida ad indovinare il finale.
A)Considerato che Eisenheim è troppo intelligente, lei non può essere morta davvero e dunque finiranno per fuggire insieme con qualche trucco ingegnoso.
B)Considerato che Eisenheim è troppo figo, lei è morta e lui si vendicherà sul Principe tenebroso e abietto, soverchiandolo a suon di magia e furia popolare.
La Coinqua sorride e dice che una delle due è vera. E mi frega, perchè ho sottovalutato Eisenheim. Ossia:
C) Considerato che Eisenheim è troppo figo e un sacco intelligente, l'ammazza, la resuscita e la mette in salvo. Intanto, fingendosi straziato dalla sua morte, frega il Cattivone e salva il paese. Poi, sparisce nel nulla e si rifugia sul cucuzzolo della montagna col suo amore eterno.

A questo punto, una serie di considerazioni:
il Cinema non è più quello di una volta, ovvero il 90% sono film "gringhi" (e fin qui...).
Il Cinema non è più quello di una volta e ho letto troppi libri (che finiscono comunque per esser troppo pochi).
Il Cinema non è più quello di una volta e io posso mettermi, per lo meno, a scrivere copioni, per poi comprarmi una capannetta in Yucatan, proprio dietro alle rovine di Tulum, e vivere in armonia con i Caraibi.


Conclusioni: assicurati di non portarti mai una laureanda in lettere al cinema. Finirebbe sicuramente per rovinarti il finale.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian alle 17:00 | link | commenti (10) |
pellicolacea, laureanda con giudizio, doctors corner, vida de barrio

lunedì, 28 aprile 2008
Delle oscillazioni

Dormo troppo, leggo parecchio, adoro il mio corso di letteratura italiana contemporanea, Fenoglio, la Morante (anche se ha ragione chi mi dice: ma dovevi arrivare fino qui per studiare proprio la letteratura del tuo paese? Sto zitta e penso che non si smette mai d'imparare). Mi lascio confondere dagli orari, scambio la notte per il giorno, sogno di viaggi e assurde navi spaziali, suggestionata da Philip Dick. Mi dedico solo alle cose che mi piacciono per scacciare le inquietudini del momento, a costo di lasciar da parte qualcuno, seppur con dispiacere.

Mi cullo al pensiero dell'ultimo viaggio, giù nello stato di Oaxaca e a quanto siamo state bene, laggiù, la coinqua Ecologica ed io. Rivedo tutto come se l'avessi vissuto ieri e  mi si spacca in due lo stomaco al pensiero, tanto s'è riempito di meraviglia e bellezza. Anche se è passata qualche settimana è tutto vivo, si mantengono freschi colori e impressioni, come nelle fotografie che stanno già ben ordinate, nella loro cartella " aprile 2008". L'unica macchia è la pelle colorita che piano piano se ne sta andando via, uno strato dopo l'altro.
D'altra parte osservo gente con cui ho viaggiato, "la banda della Huasteca": vado a una loro festa con La Contraddizione In Termini e, per la prima mezz'ora, osservo loro, osservo il vuoto che mi si fa intorno e penso che, davvero, anche sforzandosi non c'è molto da spartire e non c'è spazio per me.
Il che non mi da il minimo dispiacere.

Oscillo tra trasporto e diffidenza, pensando che accantonare le Indecisioni fa bene, anche se il tutto si sviluppa quasi per selezione naturale. Signor Darwin, un inchino e molte grazie!
Per una volta, però, servono i piedi di piombo e scelgo la cautela, perchè a sciogliere totalmente le difese non mi sento pronta; sebbene, ci siano momenti in cui mi dico "è un mese che ti chiedi se sia vero o meno, ne restano solo altri due", preferisco oscillare, senza pentirmi.
E' che quest'imperativo del vivere minuto per minuto ha i suoi effetti collaterali; perciò preferisco prendermi tempo e sbirciare cosa succede dietro la spontanea allegria che lanci addosso a tutti, con questa risata forte, profonda e riconoscibile a qualsiasi distanza.
Penso che mi fa piacere guardarti, mettendo due passi di distacco tra noi, per capire cosa succede.
E' così che ti ho descritto una settimana fà a una persona amica: "mi piace perchè mi tratta bene". Ora posso aggiungere che, malgrado l'appartenenza politica opposta, c'è anche qualcosa di più che unisce, sia esso una commediola banale e quantomai opinabile, una lunga chiacchierata davanti a una birra a notte tarda o il bracciale bianco e rosso che porto al polso sinistro.

La coinqua ecologica torna da un viaggio e, appena le racconto del finesettimana, si pronuncia: "Ti piace e si vede". Invece io mi questiono, chiedendomi se davvero sia così.
Perchè so cosa succede quando tutto viene vissuto sotto l'imperativo dell'impulso, quando non si vuole capire che significhi "stare a vedere"; ci sono solo la fretta, l'urgenza, l'ansia prima di vedersi e il nodo allo stomaco che si scioglie all'incrociarsi degli sguardi.
E qui, nel Monstruo, sotto il tetto della casetta gialla, non c'è nulla di tutto questo. Non è solo sesso, non è neanche un pallido amore. E' un certo affetto rassicurante a cui non mi va di mettere etichette, per evitare l'errore meschino di legarlo a qualcosa o, ancor peggio, a qualcuno.

[Immersa nelle trafile di pensieri, in queste settimane comporre due righe sembrava la cosa più difficile. Meglio la lettura, mi sono detta, meglio lasciare che altri esprimano quando la propria voce ha solo bisogno di zittirsi.]


"E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che  in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza."
Elsa Morante - Aracoeli

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mercoledì, 16 aprile 2008
Inquietudini senza sorprese

Questa non è solo l'ennesima vittoria del Nano Malefico dal sorriso di plastica.
Non è semplicemente il fatto che Bossi stavolta ha preso più di Rifondazione all'ultimo giro.
E nemmeno che si siano già riaperti i dialoghi con l'Amico Gringo per antonomasia.

Quello che mi sciocca della nostra Italietta è questo.


E adesso...?

spifferato all'animale di pezza da Bristalian alle 05:37 | link | commenti (7) |
la terra dei cachi, politicamente

domenica, 06 aprile 2008
Inframezzo di amorose amenità

Mi siedo alla caffetteria di Architettura e aspetto. C'è un intimo piacere in questi minuti concessi tra me e me, i libri da un lato, un tè alla cannella e la bottiglia d'acqua; c'è la tensione sottile dei minuti che passano, la certezza che non manca molto e il non sapere -o forse il non voler sapere.
Continuo a scrivere sulla moleskine per riempire il tempo e imprimere l'attesa sulla pagina bianca, per evitare che il tuo arrivo mi colga in un momento di noia, o spazientita (tu e ritardo cronico potreste far addirittura rima), o, ancor peggio, in evidente attesa.
Sorge qualche dubbio, ma in fondo so che arriverai. Ti siederai di fronte a me, cominciando a parlare e sfumacchiare, mi racconterai del finesettimana fuori dal Defectuoso, ti racconterò della sociopatia, si chiacchiererà del più e del meno, di qualche film, di qualche architetto di cui mi avevi accennato. Così, passano le ore senza che ce ne rendiamo conto e mi dai la sensazione che potremmo continuare ancora a lungo, se non ci fosse nulla ad interromperci.


Avalliamo la teoria di Coinqua Ecologica, inutile mentire: qui si sta installando un Harem.
Tutto ciò sarebbe godibile e positivo per l'autostima, se non fosse che, quando la teoria dell'Harem si coniuga e potenzia con delle fortuite (?) coincidenze, si possono incrociare persone e complicare situazioni: perso per strada uno ScusaPronta, si aggiungono altri due personaggi.

L'uno, il Fideo -così definito per la sua corporatura atipica (fonti rivelano un'eredità di geni tedeschi che portano ad esclamare: e si vede!) -, conosciuto durante la settimana pasquale, con tanto di damoiselle francese parecchio scassacazzi appresso. Una volta saputo che si era alleggerito di cotando peso, è venuto naturale un invito ad un caffè che, per il momento, si va rinnovando di settimana in settimana.

Segue la già menzionata contraddizione in termini, il CubanoPanista, che si è rifatto vivo e conferma tutti i sentori di cui ci s'era temporaneamente dimenticati. In questa dimensione, sembra troppo semplice passare da una festa, a un limone sul balcone guardando la vista della città dal settimo piano, sino a un invito a fermarsi a dormire. La mattina seguente, qualche postumo è accompagnato da un piccolo senso di insofferenza, una punta di fastidio a condividere risveglio e coperte. Eppure ci vuole poco a farlo sparire, tra una risata a vedergli indossare i tuoi pantaloni del pigiama, di un fucsia intenso, qualche tenerezza e due occhi scuri che ti guardano riappisolarti, con ancora addosso l'ombra di una cruda. [Tutto ciò manda ovviamente a rotoli qualsiasi Legge Assoluta, decretata e confermata con la Paraguaya, quando si diceva: mai a letto con Il Nemico.]

Ebbene, siccome il DF e ventitre milioni di persone non sono sufficienti a tenere separate le conoscenze di un Harem, basta poco a scoprire che il gruppo con cui avete viaggiato alla Huasteca è lo stesso che frequenta il CubanoPanista.
O per meglio dire, le conoscenze incrociate non sono freno sufficiente alle catene di eventi che si possono generare da una festa di compleanno, a cui Tu hai invitato il Cubano e durante la quale Tu e la coinqua aveste insistito che venisse a dormire da voi, per evitargli un rientro solitario nel pieno della notte.
Quando si dice, mettersi nei casini con le proprie mani.

Sento muoversi delle sedie ma non alzo lo sguardo, lo faccio solo qualche instante dopo, con la certezza che non ci sei. Una coppia si sta sedendo ad un tavolo: lui, alto, sottile, guero in tutti i sensi; lei, il tipico botolo messicano dai lunghi capelli neri e le misure di una 4x4. La conversazione pare amichevole ma stenta a decollare; eppure, si vede, non è una prima uscita. Lui gira un poco la testa nella mia direzione, proprio mentre li sto fissando e, una volta accortosi del mio sguardo curioso, sposta d'immediato la vista altrove. Sembra inamidato, così come il collo della sua camicia.
Mi ricordano una di quelle coppie di cui parlano in Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
"Are we the dining dead?"
Chissà se ciascuno di loro, per una volta nella vita, seduti ad un tavolo piccolo l'uno di fronte all'altro, si è posto la questione.
E se c'è una cosa che mi piace e mi interessa di te è il fatto che tu, dell'ometto inamidato, non hai proprio nulla.

Arrivi all'improvviso mentre sono assorta in queste riflessioni; le prime parole che mi rivolgi sono "cosa stai scrivendo?", con cui riesci a strapparmi un sorriso malizioso e poco più che una risposta evasiva.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian alle 21:43 | link | commenti (5) |
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lunedì, 31 marzo 2008
Della sociopatia

Pasqua: 15 persone, 3 macchine, un viaggio di 5 giorni accampando a zonzo per lo stato di San Luis Potosi; nonchè, infinite ore con i vestiti appiccicati al sedile e i finestrini abbassati, tanta musica e pensieri preconfezionati che si lasciano cadere sull'asfalto.
Per questa lunga strada si è perso il conto di molte cose e se ne sono raccolte altre.

Questa settimana: due cene con vari partecipanti, una sera dopo l'altra; numerosi caffè, colazioni, pranzi fuori, momenti di euforia e di estrema preoccupazione sin dal primo lunedì mattina; ho persino creduto di essermi presa una cotta mostruosa, ho persino creduto che avrei davvero sbattuto forte la porta in faccia a qualcuno. Fortunatamente no e, in ogni caso, è il momento di tirare un lungo sospiro (di sollievo).
Si apprende il fascino nascosto della relatività dei comportamenti umani.

Sabato&Domenica: qui la gente si stupisce che nel finesettimana mi rinchiuda in casa a vedere film, leggere libri e lasciare che l'umore abbia tutti gli altiebassi che vuole, senza condizionamento alcuno. Questo solo perchè è Sabato, mentre io insisto che, Davvero, non mi va di avere intorno nessun altro, che non sia la coinqua Ecologica.
Chè va bene stare in gruppo, ma sto gruppo, ogni tanto... ducojoni.


In Sintesi:
Beatles, Revolver
Everybody seems to think I'm lazy. I don't mind, I think they're crazy...

M. Gondry, Eternal sunshine of the spotless mind (che con un titolo così meraviglioso ci sia toccata una traduzione tanto orrenda, non si può spiegare.)
...you stop listening to what is true, and what is true is constantly changing.

J. Jarmusch, Coffee and cigarettes;
Iggy: Cigarettes and coffee, man, that's a combination.

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domenica, 16 marzo 2008

Ho la tachicardia.
Cazzo.
Ultimamente ho spesso la tachicardia.
Bella storia, vent'anni con tre più e sono già da rottamare.

Tengo taquicardia.
Puta.
Últimanente me da mucho taquicardia.
Chale, ventitrés años y ya estoy echa puta.


Sto bevendo, spesso e parecchio. Dietro c'è la voglia di buttarsi alle spalle una serie di piccoli pensieri cattivi che stanno presidiando il cervello. E le loro mamme, le prese di coscienza, dietro a vociare, chè quelli mica se ne stanno buoni nel loro cantuccio.

Tomo, bastante y a menudo. Detrás de esto hay mucha gana de dejar atrás una serie de pequeños pensamientos malos que me presidiaron el cerebro. Y sus madres, las tomas de conciencia, detrás de ellos, gritando, porque aquellos no se quedan quietos en su rincón.

Ieri sera li ho presi tutti, li ho legati ben bene e sbattuti in un sacco nero. E domani, gli ho detto, domani vado a buttarvi nel fiume. Anzi, no. Che qui nella Ciudad mica ne sono rimasti, di fiumi.
Vado a buttarvi sotto il primo autobus in partenza, prima di farvi ciao ciao con la mano da dietro un finestrino.

Ayer en la noche los agarré a todos, los até bien y los eché a una bolsa negra. Y mañana, les dije, mañana voy a tirarlos todos al rio. Ay no, en la Ciudad ya no hay rios.
Voy y los echo debajo del primer camión que sale, antes de hacerles señas de saluda detrás de la ventanilla.

Ma quelli mica la smettevano. Non che si lamentassero, non sarebbe da loro - bisbigliavano e basta; i bisbigli sottili nel cuore della notte non ti lasciano proprio dormire, e non c'era verso di farli star zitti. Nel buio della veglia mi tenevano stretto il mignolo perchè non mi abbandonassi del tutto alla stanchezza e ai vapori dei mojito caserecci.

Pero estos no paraban. No es que se quejaran, no sería algo para ellos - solo susurraban; los susurros sutiles en el pleno de la noche no te dejan dormir, y no había manera, de hacerlos callar. En la casi oscuridad, dormitando, me apretaban el dedo para que no me abandonara totalmente al cansancio y a los efectos de mojitos caseros.

Sono le mattine in cui ti guardi allo specchio e ti vedi sul serio: i capelli scomposti, gli occhi distrutti e delle occhiaie da fossa comune. Bello schifo.

Son de estas mañanas en que te miras al espejo y te ves, pero en serio: el pelo descompuesto, los ojos inchados y unas ojeras como fosa común. Qué asco.

Per questo si riparte.
Ma si riparte o si scappa? Ci riflettevo la notte passata, mentre mandavo un messaggio intristito.
Sono giuta a una conclusione. Curiosità o fuga, sia quel che sia, ho uno zaino sulle spalle e voglia di areare il locale prima di rinchiudermici per gli ultimi mesi di vita messicana.

Por eso me voy.
Me voy o huyo? Pensaba en eso la noche pasada, mientras mandaba un mensaje entristecido.
Llegué entonces a una conclusión. Curiosidad o huida, sea lo que sea, tengo una mochila en los hombros y mucha gana de dar aire a este lugar antes de encerrarme aquí para mis últimos meses de vida mexicana.


Perchè la Ciudad ha qualcosa che ti succhia via l'anima e te la rende solo al casello d'uscita dell'autostrada.
E chi con me l'ha capito, intuisce quanto sia essenziale andarsela a riprendere con le unghie e con i denti una volta ogni tanto.

Porque la Ciudad tiene algo que te saca el alma y te la rinde solo en la salida de la casita.
Y quienes como yo lo entendieron, saben cuanto sea esencial irse para ella cada tanto, listos para combatir con uñas y dientes, una vez sobre dos.

on air: metallica - Welcome Home (Sanitarium)

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Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin