Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Lillo è il nichilista assoluto, lo snobismo fatto a peluche, l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa. -in gentile adozione da la Bambina Filosofica-
*loading* passanti

SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Per dimostrare che ci sono anche altri mezzi e non sentirsi inutili. Perchè c'è bisogno di aprire gli occhi anche di fronte a queste cose.
Come promesso a me stessa, dopo la visione di Colazione da Tiffany, nel giro di pochi giorni avevo comprato Pride&Prejudice versione cartacea. Purtroppo l'aver già visto la serie BBC disturba la mia personalissima visione dei personaggi, per quanto Darcy-Colin meriti tantissimo. Approfitto del mio periodo da malatina per dar fondo al libro che nelle prime pagine non mi aveva presa per nulla... di qui alcune quote fantastiche che mi sono segnata con tanto di orecchietta sulla pagina... (e chi mi conosce, sa del mio feticismo da libro *intonso*!)
"Do not you feel a great inclination, Miss Bennet, to seize such an opportunity of dancing a reel?"
Se smiled, but made no answer. He repeated the question, with some surprise at her silence.
"oh!" said she, "I heard you before; but I could not immediately determine what to say in reply. You wanted me, I know, to say "Yes", that you might have thee pleasure of despising my taste; but I always delight in overthrowing those kind of schemes, and cheating a person of their premeditated contempt. I have therefore made up my mind to tell you, that I do not want to dance a reel at all- and now despise me if you dare. "
"indeed I do not dare."
[per commentarne una. Il tipo di risposta maliziosa che moi non sarebbe mai capace di dare... segreta indivia...]
Inutile aggiungere che il personaggio di PapàBennett è fantastico...
"An unhappy alternative is before you, Elizabeth. From this day you must be a stranger to one of your parents. - Your mother will never see you again if you do not marry Mr. collins, and I will never see you again if you do."
De la febbre senza altri sintomi - secondo round.
... ti prende il bisogno spasmodico di tutte le cose che ovviamente sono troppo lontane da te (o semplicemente fuori dalla porta di casa tua)... come:
tanta, tantissima cioccolata,
farsi fare le coccole piccipì&piccipò (che ogni tanto anche a me, capitano questi momenti... debole e malata, mannaggiàmmiséeeria!),
il purè e le polpette fatti in casa con tutto il contorno di vizietti che comprendono l'essere malati entro il raggio d'azione (e protezione) genitoriale,
un film come Dumbo (che guarda tè, prima no ma ora sì, fa scendere le cascate del Niagara!)
E invece:
nel frigo ho ancora i take away da Wagamama gentilmente forniti dalla ditta della mefistofelica della dea Loli... che prima o poi meriterà un post a parte...
ho chiacchierato al telefono col Bro che ha dichiarato la fine del periodo assenteista e si è rifatto vivo per circa mezz'ora al telefono (grazie Bro, è bello che nei momenti di sfighe da condividere ti ricordi della sorellina!)... terminando poi la conversazione proprio prima della mia canzone preferita sul cd che stavo ascoltando... fantastique!
Mi aspetta un tamarrissimo telefilm americano, Prison Break, ormai appuntamento fisso dei miei lunedì sera... (anche il link è tamarrissimo... mamma mia, una cosa del genere le mie pupille l'hanno vista raramente! Evvai di tivù spazzatura!
).
Su su, forse non sto messa così male-male-male.
Quando la febbre provoca sovraccarico di pensieri
Ho nella testa una lista di parole non dette, cose che dovrei fare, pensieri da chiarire, altri da cestinare... ci vorrebbe della sana pulizia.
Voglio un hoover per il mio cervello, una spolverata alle sinapsi, una scossa a Neurone Solitario.
Voglio scrivere che ieri la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi l'ho seguita anch'io, ma che Ricky Martin sul finale m'ha fatto proprio Indignazione e Ripugnanza. Specie dopo il livello di "sobrietà" mantenuto da Bocelli, Elisa e il coro del Và Pensiero. Eccheccazzo. Ricky Martin... con i ballerini che sembravano usciti da Amici e le maialazze peggio (s)vestite che si sian mai viste, in calze a rete bucate che gli si strusciavano addosso... una caduta di stile con tanto di Stunk*Crash$%!!£@°#Bang*
Voglio scrivere che ci sono un sacco di film da vedere in questo periodo e io sono rinchiusa qui, con scarso rifornimento di dvd. E rosico.
Che dopo due giorni di tregua è tornato il brutto tempo,
che ho deciso di chiamare il mio computer Yoda e che questa idea mi piace proprio tantissimo,
che leggere i blog da sollievo ma vorrei tanto poterlo fare dal letto con tanto di teuccio caldo caldo e qualcuno che mi coccola portandomi una spremutina ogni tanto...
che l'essay lo devo ancora finire
che voglio VOGLIO partire per Dublino perchè ho bisogno di un viaggio nel viaggio...
che sono felice di non lavorare qualche giorno, finalmente!
Che la tv del lunedì mattina inglese è davvero un sacco squallida... così come il martedì, e il mercoledì, e il giovedì...
Che è un periodo da pensieri di carta, ma non riesco a buttar giù nemmeno una parola.
Che dovrei dedicare un post alla Moleskine, perchè senza non vivrei.
Che ora forse riesco a tirare un po' il fiato...
Ebbene sì, a 2 giorni dalla partenza per Dublino... vengo colpita da stupidissima febbre (giusto in tempo per rovinarmi il weekend con le truppe italiane... sigh sigh) Parte la richiesta per suggerimenti di modo da far passare la febbre il priiiiiiiiiiima possibile... 3-2-1 VIAAAAAA!!!
(o anche ai fortunati che ne hanno ben 2, indovinate chi?!)...
dunquo dunquo. Per tutti quelli come moi e sciroccata che subiscono le gioie del suddetto "coiquo rompicojoni"... ricordate che un po' di sense of humor, fà!!! Scoperta del giorno: oggi la casa fa decisamente schifo e io non avrei minimamente tempo di mettermi a fare le pulizie generali, ad ogni modo si fà perchè l'ospite è sacro e va trattato bene (anche se mi conosce da una vita e avrà sospetti a vedere tutta questo immacolato ordine in giro... ehmehm).
Ora, i 2 coinqui polacchi (una coppietta decisamente fastidiosa e di poche parole) adottano il metodo dei simpatici bigliettini in cucina se c'è qualcosa da dirsi. Benissimo. Lo faccio anch'io!!!... altrimenti mi sento esclusa...
Una volta si arrivò al "clean please, the house is fucking dirty"... ora, c'è modo e modo (soprattutto, da quando please e fuckin nella stessa frase?! va beh). Non che io abbia la tendenza a censurarmi sulla suddetta parola, anzi, ma vedersela lì scritta da chi già ti infastidisce di per sè, quadruplica il giramento di marrroni.
La risposta di oggi ai fastidiosi coinqui: "If I find another message saying that the house is f*ckin' dirty (perchè io Sò Signora!), I'm going to remember you that the one who cleaned living room and kitchen today was Not the Holy Spirit!!! ps. hey, I was almost the only one who didn't left any message in here YET, so I was starting to feel excluded!
Yours Sincerely, Jesus Christ (Amen)".
^______^ Sense of humor, beat 'em all!!
sottotitolo: peeeeeee pepèpepèreèèèèèèèèè pepépepépepéééééééé!!
Oggi nell'ordine devo: mettere insieme il maledetto essay che ormai è diventato il mio incubo notturno (le coperte in questi giorni le ritrovo attorcigliate nei modi più impensati... sigh), pulire casa visto che qua la coppietta polacca rompe le palle sui due piatti da lavare e poi lascia un macello in soggiorno
, sistemare camera mia di modo che possa accogliere almeno 3 persone (me inclusa, wé!), andare a fare provvigioni per stasera e domani a colazione,... e poi recuperare i rinforzi alla fermata dell'autobusss!!!
Sto già contando le ore... -10! (cominciamo presto
hihi)
Trovo questa simpatica sfida alla segreta identità di ogni donna che si cela nelle nostre borsette, sul sito di Coniglia. E per una come me, che da quando ha 15 anni sente la borsa come propria "appendice"... beh, non ho assolutamente potuto resistere. L'appendice-ossessione del momento (perchè per me funziona così, spesso e volentieri le uso a periodi, sfruttandole per qualsiasi, qualsiasi cosa...) è la iper-comoda borsa di tela dell'Alma Mater. Un acquisto che sorpassa decisamente il suo preSSo...

Veniamo ai contenuti (dall'alto a sinistra):
il mio portafogli da uscita serale (quello in cui mancano tre quarti dei documenti e delle cavolate che normalmente rendono il mio portafogli l'equivalente di un Mattone, e che già di per se esclude l'uso di borsine microscopiche...!)
fazzolettini
astuccino cinese per burrocacai vari
astuccio dei trucchi
il Nokietto
lettore cd
portaocchiali
mazzone di chiavi
scontrino della spesa
l'ultimo cd di Jack Johnson, anch'esso ossessione del periodo...
Arriverà il momento in cui riuscirai a dire Basta! a te stesso, credendoci davvero
in cui smetterai di controllare compulsivamente la casella email nella speranza di un microbo e stupidissimo segno di vita
in cui l'odore di una notte svanirà dal tuo letto troppo presto
in cui riuscirai a non farti coinvolgere da un bacio ricevuto in un momento di debolezza (o, aggiungo, da uno dato in un istante di euforia).
Arriverà il momento in cui la concentrazione tornerà a piovere dal cielo, e con essa la voglia di fare qualcosa in una domenica di pioggia
in cui l'attesa di due giorni non sembrerà poi dannatamente lunga
in cui non ti sentirai così confuso e infelice, topo ballerino sulle note della tua instabilità.
I wish I could tell you all this.

Estratto di una lettera indirizzata ad una amica 16 anni fa da Francesco Borelli, mediano del CUS Firenze recentemente scomparso, ripresa dalla bacheca del sito biancorosso (dal sito del Siena Rugby).
In questa lettera voglio parlarti anche di rugby: sarà una cosa abbastanza lunga, ma voglio che tu senta quello che io sento, che tu capisca quello che penso quando spesso sto da solo e non con gli altri in classe, vogglio che tu mi comprenda. Quando uno ti dice che gioca a rugby in genere tu pensi: "Ma chi è questo? ma è scemo a praticare uno sport che non gli dà niente?". Mi dà tanto, invece, veramente tanto. Il mondo del rugby ha sempre avuto contro estremisti, delle cui opinioni si nutre, traendone linfa vitale per la propria esistenza; la stampa, sempre in malafede, che dedica al rugby sempre solo due righe, ma quando qualche volta si verificano risse generali o episodi di cronaca nera gli articoli diventano di 4 colonne, in neretto, tendenti palesemente a screditare il rugby e il suo mondo. Perchè non cercano invece di convincere se stessi prima di tutto e poi i lettori che il rugby, uno sport sopravvissuto in queste condizioni nei secoli, si nutre dell'esaltazione dei valori più nobili della personalità umana? E poi l'indifferenza della massa, lo stereotipo divulgato che è quello rugby = sport violento (...). La grande colpa della società è quella di non aver capito che il rugby lo si raggiunge solo con grande sofferenza e sacrificio: non è cosa da persone normali. Infatti non è solo eccellenza atletica, ma anche coraggio, fatica, sprezzo del pericolo, sforzo fisico e psichico immenso. Placcare e essere placcati, fare decine di mischie chiuse e aperte non è cosa da tutti, non si può mettersi da parte quando la lotta e l'impegno per la conquista del pallone diventano più accesi. Il gioco è spietato nella sua continuità, quante volte abbiamo visto degli avanti boccheggianti per una serie di mischie o di touches correre lo stesso sul punto dove il pallone sarà di nuovo giocato, sentirsi morire, ma non cedere un palmo di terreno, per non perdere la faccia davanti ai compagni, per non essere considerato un vigliacco, per non mancare alla parola di impegno data all'inizio, "fino allo spasimo, fino all'ultimo respiro, fino all'ultima goccia di sudore". Cadi, il contatto per terra non è precisamente una piuma, ma con una smorfia di dolore serri i denti e dici: "Non è nulla, passa subito, devo continuare a tutti i costi". Solo chi ha giocato a rugby può capire simili drammi, che hanno qualcosa di sovrumano, eppure sono ingredienti costanti di ogni partita, qualsiasi sia il suo livello e la poista in palio. Chi esce da un incontro ha dato tutto se stesso, non ha nemmeno la forza di parlare, sogna soltanto il momento beato in cui sarà sotto il getto caldo e ritemprante della doccia. Il rugby non è esaltazione come il calcio (...), un rugbysta dopo aver segnato una meta, al massimo riceve un abbraccio dal compagno più vicino o una pacca sulle spalle, secondo me non esiste premio più gratificanmte di questo. (...) Un rugbysta è leale, coraggioso e ricco di personalità, oltre che altruista, perchè una squadra di rugby è formata da un gruppo saldo e omogeneo di amici e compagni (come poi confermato da legami indistruttibili nella vita civile), perchè si gioca, si vince o si perde tutti inseme. A fine stagione si fanno feste e cene, si è tutti amici, si vorrebbe che il tempo non passasse mai. A volte un grande dolore colpisce l'ambiente, ci si ritrova commossi all'estremo saluto e si vive per qualche attimo come in una fossa, con visi incredibili, poi la vita riprende il suo corso e si torna al campo sportivo, dove i figli occupano il posto dei padri per la gloria della squadra, di stagione in stagione, di vita in vita. Questa è la splendida realtà del rugby. Simili contrasti hanno prodotto una razza inossidabile nei tempi, quella del rugbysta. Abbiamo contratto le febbre ovale, ci è entrata nel sangue come e più del bacio di una ragazza, e non riusciremo più a togliercela di dosso, serpeggierà sotto la pelle tutta la vita. L'indifferenza della massa non ci sfiora minimamente, cerchiamo solo la compagnia e la solidarietà dei nostri simili, sentiamo che il rugby non è solo uno sport, ma il più bello di tutti, uno stile di vita, una scuola di comportamento e di etica. Il rugby con la sua intima filosofia può essere apprezzato solo da chi lo pratica o lo ha praticato, solo un rugbysta può capire perchè il suo fascino non l'abbandonerà mai, perchè tutti i rugbysti di una squadra sono come fratelli, perchè il ricordo di una dura partita, di un coro sfrontato e di risate sarà sempre ricordato con immenso piacere. Gioco anch'io, ci sono anch'io, faccio rugby, ho veri amici, fidati, quelli che il rugby mi ha dato.
Ecco, il rugby è tutto questo, e anche di più, qualcosa che nemmeni io so spiegare, qualcosa di bellissimo.
Alla terza giornata del Sei Nazioni mi sono resa conto di non avere ancora pubblicato nulla sulla mia passione sportiva. Il rugby. Non solo uno sport, ma una vera filosofia di vita. Potrei dilungarmi ore sul significato e sulle meraviglie di questo sport, su cosa vuol dire sostegno, terzo tempo e su come si sfati il mito della "pratica violenta". Ma ormai la partita Francia-Italia è già cominciata da un pezzo e non vorrei proprio perdermela!!! 
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin