Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Il fatto di avere letto Proust poi, è davvero un'altra storia; però 'sta storia dell'effetto madelaine un po' l'avremo provata tutti e poi, venendo da una serata in cui si son rimembrati i tempi del liceo e di maturità, questa è solo la punta dell'iceberg.
Dicevo: spuntano. Prima piano piano, partono dallo stomaco mentre il lettore segna la canzone numero 1. Le parole sono vagamente sbiadite nella memoria, malgrado questi siano istanti di pochi mesi fà e il cd porti profondi segni di ripetuto ascolto. Canticchi a mezza voce, qualche sensazione cresce con il ticchettio della batteria e segue gli alti e bassi della voce maschile.
Le sensazioni tornano a ondate;
questa la ascoltavo sempre prima di dormire, quella non mi piace e non dice nulla, la prossima è la mia preferita e dietro di lei ci sono le acque chete delle notti fredde, luci arancioni riflesse qua e là, il freddo che sferza sulle guance, ci sono i pomeriggi a passeggiare nel parco alla luce del tramonto di domenica.
Tutti i momenti di tristezza che l'hanno avuta come colonna sonora, mentre i suoni restano custoditi in una preziosa scatoletta rossa e lucida: lì ogni battuta, ogni parola, ogni singolo accordo raccoglie e corrisponde a una sensazione, a un fermoimmmagine preciso e nitido, sfocato nella memoria visiva ma impresso dagli altri sensi. Tutto si ricollega, la luce del comodino della lampada blu, comprata in uno dei primi pomeriggi in città da Wilkinson "perchè costa meno". Le pareti di un insopportabile rosa pesca, la scrivania ad angolo col mio pc sopra, i libri, lo specchio da tavolo tondo, la colonnina per i cd che straripa.

Oggi, dopo aver adempito ai doveri di brava cittadina, ho messo per la prima volta il delizioso popò sul sedile di guida della Twingo di casa.
Inutile sottolineare la presenza del Baldobabbo al posto della suocera o enumerare le volte in cui il motore è morto tra una frizione mollata troppo presto e un acceleratore che non sembra aver intenzione di obbedirmi.
Signori, è ufficiale: tira aria di patente!
...con del ritardo, ma arriverò in 4 ruote pure io, prima o poi.
ps. i Toscani stamani a mezzogiorno avevano votato in pochelli e ciò dà da pensare: un misero 10%...
Neurone-al-guinzaglio - No no no, questo è un periodo decisamente impegnato, troppe cose da fare, ma insomma è per una giusta causa (si, la mia laurea, dico io). E poi fa caldo, proprio caldo, non ti vedo in faccia una maschera da due settimane, le sopracciglia in condizioni pietose e si necessita urgentemente di un salto dall'estetista... capisci ammè?! Mi vergogno a portarti in giro in queste condizioni...
D. (il compagno di stanza) - Certo che fai veramente schifo. Vita sociale zero, eh? Guarda che non ti fa bene...
I commenti dei coinquilini - Già, la gente normale esce, lavora, fa cose, vede gente. Tu invece dai esami. Tutti i giorni.
Ari - Poche balle. Tu stasera esci e vieni con me alla cena dei bloggers.
Potevo dirle di no? tono perentorio, mani sui fianchi, sguardo deciso. "Eh" sospiro e mi arrendo all'evidenza. D'altronde non c'era dubbio che ne sarebbe valsa la pena e poi... quando anche il neurone collassa chiedendo pietà, che altro ci sarebbe stato da fare?!
Istantanee pre-cena: l'ari svaccata sul divano, gambe all'aria e il ghiaccio in scatola che gira per sopravvivere al caldo bolognese. La mia preparazione ultrarapida, spaccando i 20 minuti netti. Le palline sulle punte delle scarpe che sballonzolano mentre camminiamo dirigendoci verso il Celtic Druid: birrino di rito, visto che "siamo in anticipo e le nobildonne non arrivano mai in anticipo". La kilkenny strong che non mi ricordavo mi fosse mancata così tanto.
Angolo della SaudaGI - ari: "Alcuni tra i migliori momenti della mia vita li ho passati in questo pub".
marchesa: "I momenti migliori della mia, li ho passati nei pub irlandesi...".
In pochi minuti scendiamo lungo via Indipendenza commentando vetrine, prezzi e prospettive per i saldi imminenti. Al Rosso troviamo già la Kay e Paloma. Si aprono le danze e inizia ad arrivare sempre più gente... al solito qualche faccia nota e altre meno, ma intanto il giro di presentazioni e chiacchiera ha preso a muoversi. Le crescentine e il vino smuovono gli animi e riempiono lo stomaco; foto di rito, che diventano sempre più nel corso della serata (e io che penso - bah, tanto gli occhi chiusi non me li toglie nessuno!). Curiosamente alla mia destra si assiepa un discreto gruppetto femminile, tutte mangianti, gran sorrisi, felici e innamorate. Saranno gli effetti tardivi della primavera? Ci raggiungono latifah, marlowe and lenticchia e poco dopo anche edi. La socializzazione prosegue, tra un "mi passi lo stracchino" e offerte di crescentine irrinunciabili: indimenticabili racconti di referrers, l'acclamata e iper-fotografata maglietta della contessa, commenti tra il surreale e il realisticamente ilare.
Saziati gli spiriti più temerari, si chiude tra gelati e granite. Purtroppo il trio milanese dei progenitori splinderiani ci abbandona, mentre i bloggers proseguono il passeggio verso il cuore di Bologna. Altre chiacchiere, risate, consigli di letture: ottima cura per l'ansia pre esami. Dopo le ultime foto e l'arrivo di abbo, l'allegra brigata si scioglie nelle 4 direzioni.
edi: Ma come fai ad andare avanti così?
marchesa: beh, che so, mi sorreggerà lo spirito santo... - giusto il tempo per mettere la ballerina in fallo e rischiare la classica scivolata su piede di banana - ecco, visto?! - risate in sottofondo...
Epilogo: gli esami sono andati, passati tutti e tre e con somma soddisfazione, malgrado la lenta digestione mi abbia vista prender sonno alle 2. Son cose, signora mia!
Un grazie ai commensali: Ari, Kay, Paloma, Paolino, Robertino e Ocrampal, Latifah, Marlowe e Lenticchia, Simak, Edi, Rafaeli, Faremor, Ego, Notuno e Rotaciz. Adesso consiglio un postumo, sano digestivo e...
... a rileggerci!

La deconcentrazione di questi giorni lascia il tempo che trova. Si ottengono risultati e nel mentre si fissano mete nuove; diventa sempre più difficile restare con i piedi bene ancorati a terra, terminare quello che si è cominciato. I pensieri sfuggono dalle punte delle dita e non si lasciano acchiappare, forse verso nuovi inizi, forse solo per prendere aria.
Citando chi mi è molto vicino... "Stare qua [...] è uno stato/quotidiano e inafferrabile...". Sono preda di una fuga di pensieri che corrono verso un'unica meta:

"Signori miei, mi piglio una breve vacanza e mi trasferisco alla magione paterna per qualche giorno. Esami che incombono, risultati che si fanno aspettare e qualche incazzatura per un'epopea spedizionistica che meriterà un racconto a parte. un saluto dal giardino di casa immerso nel sole!"
...lasciate un messaggio dopo il biiiiip!


Radio in sottofondo. Sola nella stanza con la lucina da comodino accesa a ciecarsi gli occhi leggendo le fotocopie per l'esame. Io e un'insalatina pomodori, ricotta e tonno.
Stasera proprio non c'è bisogno di nient'altro.
Diagnosi: gli esami mi portano a evitare il contatto umano.
Sarà grave, dottore? O forse no. Forse è solo che ho troppe cose da fare, troppe cose per la testa per essere persona da riuscire bene in tutto contemporaneamente; così ogni tanto è necessario prendere il respiro e per farlo serve anche prendere le distanze: dalle prossime ventiquattro ore, da quello che accadrà, dalle parole dette ieri, da quelle che forse si continueranno a seminare domani.
In tutto questo non faccio che affogare i pensieri in una "And all I really want" e mi dico che, sì, andrà tutto bene.
... riprendendo un pensiero nato da MegrezM, per risollevare il morale ingrigito dalla pioggia riportata dalla notte, ma senza consiglio.
Mi piace cantare.
Mi piace scrivere e vedere le righe della pagina che si riempiono lentamente.
Mi piace il sole che entra dalle scuri la mattina, i rumori delle città appena sveglie e ancora senza traffico. Mi piace il pane, tutto, culetto e mollica. Mi piacciono le fiabe, i racconti di fantasia e i libri per bambini.
Mi piacciono i sogni che ricordo dopo aver mangiato i peperoni. Mi piace guardare fuori dalla finestra sul cortile e vedere la vita dei condomini che scorre, i biscotti al cioccolato dell’equosolidale, Piazza Maggiore nelle notti d’estate, che sembra di stare lontano dal mondo. Mi piace la musica che accompagna il passo rapido della mattina, la sensazione di pienezza di un libro appena finito e la curiosa aspettativa per quello ancora da cominciare; mi piacciono i ricordi e le foto, anche quelle sfuocate.
Mi piace la gente che sorride per la strada, quelli che si fermano e quelli che continuano. Quelli che si chiedono se sia davvero possibile fare ugualmente bene, due cose insieme.
Mi piace la stanchezza gioiosa dopo i concerti, il piccolo brivido alla partenza dell’aereo, l’eccitazione dopo aver appena deciso di andare in vacanza. Mi piacciono la crema di pistacchi con il cacao insieme, le cose vecchie ritrovate per caso in una scatola, le telefonate inattese. Mi piace il ticchettio della pioggia sui vetri della mansarda a Lingue, mi piace l’arancione, le nocciole sul mio quaderno di appunti, la lampada rosa-plastica del comodino. Mi piace la penna e il fatto di non poter cancellare. Mi piacciono i piumoni tirati fuori dall’armadio e gli asciugamani di mare ficcati nel borsone.
Mi piace il mio cappellino batik delle superiori. Mi piace fare la voce da bambina. Mi piace andare al cinema e spaparanzarmi il più possibile, mi piace commentare qualsiasi cosa se il film è noioso. Mi piace immaginare, mi piace il verde dei bambù di fronte alla mia finestra e mi piace camminare. Sola e in compagnia. Per rabbia e per piacere. Mi piacciono i segnalibri, mi piace il profumo del glicine, mi piace la poesia. Mi piace il torrone. Mi piace tornare da dove sono venuta. Mi piace collezionare. Mi piace il taccuino nero, mi piacciono i miei occhiali, la confusione tra lingue e la gente che è di tutto il mondo; le confidenze al femminile e il rugby, rigorosamente sul divano, con la birrina e la buona compagnia. Mi piacciono le notti di neve. Mi piacciono i capelli spettinati, i pensieri scoordinati, le cose mignon. Mi piace la spremuta a letto quando ho la febbre, i pastelli a olio, i colori vivaci. Mi piace appendere le cose al muro quando non sto bene con me stessa, mi piace il caos che creo per rimetterlo poi in ordine. Mi piace la rima ingenua e quella cruda. Il bianco e il nero, il silenzio imperfetto.
Mi piace addormentarmi mentre qualcuno mi parla a bassa voce.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin