Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Il rumore dello scotch che si scolla dalla parete mentre un angolo di poster si affloscia intristito; le pale del ventilatore che vanno anche se ormai sta iniziando a fare freschino la sera, mentre una zanzara si ostina a sbattere violentemente contro la lampada sulla scrivania.
Ciao Bologna, sono tornata.
Con la chiave che gira nel portone, ormai riparato dopo 3 mesi che è rimasto aperto al "pubblico"; il rumore del mio trolley sulla stradina arancione quasi di fronte a casa mia... e io che smadonno nella speranza che il borsone (senza ruote ma pur sempre poggiante sulla mia spalla) non mi stacchi quel che resta della scapola sinistra. E' il rito del ritorno, che un po' sono già l'uno nell'altro.
L'arrivo in stazione: sembrava di essere assorbiti nel silenzio del lunghissimo corridoio sotterraneo - la gente, valigie, parlottio, rumore di ruote, treni, annunci, era tutto ovattato e lontanissimo. Salendo le scale: è lì l'esplosione. La piazza della stazione invasa di persone, voci,luci arancioni, autobus in manovra, rumori di traffico, un boato del quotidiano a cui mi sembra di essermi disabituata nell'ultimo mese e mezzo.
Ma è tutto lì, pronto a riaccoglierti a braccia aperte. Domani cominciano le danze: la tesi da finire, gli ultimi due esami, cercare coinquilini per l'appartamento da lasciare... e una casa accogliente per i prossimi 10,12 mesi, che poi si vedrà.
E' deciso, dopo averci pensato a lungo, resto. Mi fermo e mi godo il panorama per un po', quel tanto da capire perchè sarò felice di partire e ancor più di tornare.
Di ritorno dal "giardino d'Inghilterra", con la sicurezza di aver recuperato bagaglio e macchina fotografica dalle grinfie di quel buco nero che è la Malpensa, mi accingo a riprendere la vita tra i comuni mortali che fanno sono un mezzo km a piedi al giorno.
La vita della guida, signori miei, è stressante. Come spiegava il Capo, se tutto va bene e liscio, negli ultimi due giorni si forma una specie di vortice, un imbuto che porta ogni cosa a precipitare verso il peggio. Lei la chiama "soglia di sopportazione". Fatto sta che in tutto questo, i miei compagni di viaggio hanno avuto saggio della mia incredibile calma apparente (basta constatare l'attuale stato delle mie unghie per capire quanto sia stato distruttivo il viaggio di ritorno... sigh)
Paesaggi bellissimi, un gruppo di persone estremamente gradevoli, a parte la solita rompipalle che non manca mai, e tanti, tanti kilometri... da cui derivano i miei piedi piatti, l'acquisto immediato di sali da bagno e l'immensità di materia da bucato che mi sono riportata a casa. La consolazione è che sono stata la più minimalista di tutti (seppur pagando qualche sconto... ), con i miei 10 kg scarsi di bagaglio.
Com'è e come non è, nei miei 9 giorni di assenza, siamo stati benedetti dal tempo. Dopo essermi inzuppata a mò di pulcino il primo giorno, passeggiando sulle scogliere della bella Isle of Thanet, nel nord est del Kent, la settimana successiva ci ha garantito piogge quasi sempre notturne e poco altro. I campi del Kent riempiono gli occhi a ogni passo: una distesa di orzo e grano dietro l'altra, mentre sulla North Downs Way, si percorrevano i kilometri della Francigena tra Canterbury e Dover, respingendo il sole caldissimo sotto le ombre delle arcate di alberi più verdi che mai. Canterbury è sempre incantevole, finalmente ho visto la cattedrale (anche se ancora resto perplessa dal prezzo del biglietto... ma ne vale davvero la pena, giusto per vedere qualche vetrata e colonna normanna originale!).
Dover è stata un po' La Delusione, ma quando tutti ti dicono che la città è bruttina un motivo ci sarà. Sembra che qui conoscano meglio di noi la speculazione edilizia... in compenso, dall'alto delle scogliere, abbandonato il porto e i passanti stradali, è tutta un'altra cosa.
Anche Londra, al ritornare dopo un anno tondo tondo, è più sfavillante che mai... tanto da sorprendermi con una magnifica mostra su Modì alla Royal Academy of Arts. Insomma, passi per Picadilly, comincia a piovere (e che altro potrebbe fare a Londra, su!) e ti trovi davanti la sponsorizzazione della mostra... chi avrebbe detto di no? A seguito, dopo un salto ad un affollatissimo e impossibile British, mi sono infilata al giapponese per due sushi come si deve, per finire in una libreria di Soho di moda e grafica a osservare un libro sulle Manolo, pensando: "Sarebbe un regalo perfetto per qualcuno di mia conoscenza...". Ma peso e prezzo (ah, vil denaro, anzi... vil sterlina!) mi hanno costretta a desistere. E poi i parchi di St. James e Green Park, la Tate (Britain), che a quel punto della giornata mi sembrava infinitamente lontana da ogni cosa e il caos di Victoria station tra le 5 e le 6 pm.
Forse la prima volta che penso che magari in questa città potrei anche riuscire a viverci.
In fondo basta trovare la propria dimensione, nella sua immensità, i punti fissi: una casa, un lavoro, il supermercatino di fiducia, il pachistano del news agent all'angolo della strada, il parco dove farsi qualche corsetta la mattina. Vedo chi vive lì da 10 anni e osservo, con segreta ammirazione, che forse potrei riuscirci anch'io.
Torno a chiedermi perchè, malgrado l'amore per i paesi latini, questa Inghilterra, con il suo accento british e i suoi modi tanto gentili quanto freddi, un aploamb incorruttibile e le sue mezze stagioni eterne, mi attiri ancora tanto.
Fatto sta che ora c'è gente che mi gira intorno, mi infastidisco e interrompo qui la mia trafila di pensieri. Però è stato davvero un bel viaggio...
E si riparte. Dio mio quante valigie quest'anno, non le conto più. Così arriva l'ennesimo viaggio che mi conduce, sorpresa sorpresa, ancora una volta nel Regno Unito. Voglio dire, c'era forse qualche dubbio su questo? Ma stavolta l'esperienza si preannuncia diversa dal solito. Saremo io, un agile valigino per i 9 giorni di permanenza, nonchè un bel paio di scarpe da trekking e altri 16 cumpagni di viaggio che faranno riferimento al Capo e a me per qualsiasi cosa.... Ah, non dimentichiamo ombrello e keeway, sia mai!
Così, malgrado le notizie di oggi su Heathrow, che guarda caso è proprio l'aeroporto dove si vola noi!, si va. A conferma, oggi pomeriggio il messaggio dal Capo è stringato: Sentito Alitalia. Voli confermati, ci vediamo domani in aeroporto. Come a dire: non concedo repliche. Che poi diciamolo pure, non che mi faccia remore a partire. Specie dopo il 2005 e l'averla vissuta sulla pelle... l'esperienza insegna: i giorni successivi sono sempre i più sicuri.
Al ritorno ci penseremo poi.
ehm ...Intanto però ci si premunisce!...
Ci si rivede il 19!
In primis, trovarsi di fronte ad un film francese in lingua con tanto di sigla finale a suon di rutti, bambino posseduto e un titolo che è tutto un programma di per sè: "bastardo dentro".
Guardare l'ultimo Batman, che la passione per fumetti e supereroi affini non muore facilmente, e dirsi che i cattivi di Burton erano un'altra classe.
Scoprire di avere diritto alla tessera della Biblioteca Nazionale di Firenze perchè, finalmente, la residenza in toscana ha portato qualcosa di davvero utile, a parte il paesaggio collinare e il leopardiano isolamento.
Infine: scoprire che gli europei di Budapest sono un ottimo passatempo pomeridiano e che, come Batman, la gara di tuffi maschili e la staffetta sono sempre state le tue preferite in assoluto...

Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin