Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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When september ends...
Non capita tutti i giorni, certo, che dopo 8 anni di conoscenza, un amico, più virtuale (di penna e telefono, invero) che reale, ti compaia alla stazione con due notizie bomba: ho trovato lavoro a Bologna. Mi stabilisco qui per un po'.
Stung! La voce che prende spessore e si trasforma nella persona: le espressioni, la risata, i mille discorsi... girare ancora per la città, in mezzo ad annunci, telefonate ed affitti (ma adesso, giuro, basta!). E la sua flemma di bravo vesuviano che si sprigiona un po' da tutti i pori... a partire dal passeggio placido lungo i portici, anche quando siamo in ritardo.
It's something unpredictible but in the end it's right
Poi, poi insieme a questo ci son quelli che un po' vanno via; non per sempre, magari in un'altra città, per seguire il giusto ritmo di una vita che si separa dalla tua. E sebbene ci si conosca da sei mesi, vissuti a stretto contatto quotidiano, ti rendi conto che non sei pronto a cambiare. Che questa persona ti è entrata sottopelle quasi più di quelle che incroci da una vita e che lì rimarrà, almeno per un po'... o magari per quanto più a lungo sia possibile.
E' nel momento in cui ti trovi di fronte la realtà dei fatti che non puoi più ignorare l'elefante che ti troneggia sul comodino; se ne sta lì, concreta, tra un mare di valigine e scatole ammassate nella stanza; aleggia tra i poster arrotolati che lasciano spazio a qualche segno sul muro e ad una parete che non è mai stata così vuota.
Così, sono due giorni che ti tieni il groppino in gola e pensi ad altro, sino a che non inizi a piagnucolare in silenzio più o meno ovunque, preda di queste ondate di malinconia che non vogliono proprio farsi controllare. Poi una sera, quella che sarà l'ultima, ma non lo sai..., torni a casa e hai solo questa infinita voglia di restare lì nella vostra stanza, anche senza dire una parola, seduti sul divano che vi è costato qualche improperio e mille risate.
Ma c'è la gente, c'è da fare, ed esprimersi senza che le emozioni prendano il sopravvento sembra un'impresa.
Ricordo il primo giorno come fosse ieri, il poster di Taxi Driver che troneggiava in soggiorno, la tovaglia di fragole e il suo buon umore, la libreria incasinata… tutto esattamente com’è ora. Eppure non facevi parte di tutto questo, no? Non avevi ancora vissuto sulla tua pelle il significato del vivere qui.
Ma se i posti li fanno le persone, quelle confidenze, quelle risate prima di andare a letto, le tue “emissioni di gas” mattutine, quelle me le porterò appresso a lungo. Perché in fondo non mi reputo una “da singola”. E’ che, lo sai bene, dormo male quando me ne sto nel silenzio assoluto della camera buia; ma quando qualcuno parla, magari a voce bassa, non faccio in tempo a toccare il cuscino: nelle parole già indistinte, scompaiono tutte le gioie e i problemi di un’intera giornata.
Così, non sono pronta a girarmi dalla sedia e vedere il tuo lato della stanza svuotato, nè a svegliarmi senza quel "buon giorno" assonnato dall'altro angolo della camera. Per questo in parte sono felice di andare via da questo posto.
So, good night and good luck.
Per dignità verso me stessa, questa sciagurata mattina non avrà testimoni.
All'attivo:
2, e dico 2, denti del giudizio
una gengiva a pallone aerostatico
tè e biscottini tipo plasmon - perchè masticare è offlimits! -
una sciarpa calda (rigorosamente Rosa e rigorosamente sfumato fashion) intorno alla testa
1 bustina di nimesulide che ovviamente, a parte rovinarmi il fegato per i futuri 20 anni, non sta facendo il minimo effetto.
Sitting - Seduta al tavolo, la tesi che si conclude quasi da sola, sembra troppo facile che a ogni capitolo vada tutto così liscio. Waiting - Aspettare con la musica alta quel qualcosa che non sai. Wishing - sperare solo che l'ispirazione giusta arrivi presto, per chiudere e tirare anche le ultime conclusioni.
Situation number one, it's the one that's just begun but evidently it's too late.
Telefonate inaspettate e la sensazione che sei tu a non aver perso il treno,... almeno per questa volta; il tutto misto a quella sorpresa che ti lascia così intontita da non sapere nemmeno bene cosa dire dopo i pochi minuti di conversazione, ma ti squarcia i pensieri e fà sentire molto meglio.
Situation number two, it's the only chance for you it's controlled by denizens of hate.
Lunedì, a proposito di laurea imminente, si attende la risposta ufficiale: il tirocinio darà l'ardua sentenza sulle lettere presentate sino ad ora.
Ardua sentenza, possibilmente non per i posteri, altrimenti qua si fà muffa!
Naturalmente, insieme a tante incertezze la laurea sta portando anche una punta di giudizio in più... o forse due. Fatto sta che oggi sono uscita a comprare antinfiammatori e aspirine in farmacia, pronta per la battaglia all'ultimo dente.
Situation number three, it's the one that noone sees all too often dismissed as fate.
Grande caos mentale, più passa il tempo e speri che scenda il tasso di confusione quanto a prospettive future e piani a lungo o medio-lungo termine. Ma tutto resta uguale.
Situation number four, the one that left you wanting more it tantalized you with its bait.
Voglia di partire un po' a cavolo e senza bene sapere dove, trasferirsi un altro po' altrove e cominciare qualcosa di nuovo... da una parte questa voglia che ti strappa la pelle di dosso, dall'altra il mare di dubbi su quante cose sono in procinto di cominciare qui, perchè è sufficiente volerlo; è sufficiente che tu dia il là e una buona dose di sicurezze potrebbero pioverti dal cielo insieme a uno schiocco di dita. Ma allora cosa aspetti?
La tra prima offerta di traduzione seria.
Proseguire studi e amicizie nella Bologna di sempre, dove non ti manca proprio nulla.
Una casa nuova, con persone ancora da conoscere e il tuo piccolo spazio solo per te.
Il Brò a poche ore di treno - ti fa sempre così bene sapere che almeno lui resta più sensato di te, anche quando se ne sta a letto con febbre e raffreddore da fieno.
La tua facoltà, con le macchinette che conosci a memoria, le scale, le salette nascoste, i passaggi imbucati per arrivare a lezione sempre e comunque in tempo. Eppure.
The west winds often last too long
And when they calm down, Nothing ever feels the same.
Shletered under the Kamani tree, Waiting for the passing rain
Clouds keep moving to uncover the sea
Of stars up above us chasing the day away.
A way to find the stories that we sometimes need
Listen close enough and all else fades away... fades away....
Brezny, mio fedele oroscopiere, questa settimana dichiara [a seguito di lunga e pomposa citazione da Elias Lonsdale ... che a noi ci piace cul-turale! ]:
È giusta l'ipotesi di Lonsdale? (E dovrei saperlo io?! Sbaglio o sei tu quello dalla parte della tastiera, al momento?) Personalmente non ho la saggezza necessaria per confermarla (E ciò spiega molto... by the way, andiamo avanti). So solo una cosa: l'eterna guerra tra il bene e il male che era in corso "dentro di te" è finita, e il male ha perso (EH?!). D'ora in poi le forze della bellezza, della verità, dell'amore e della giustizia acquisteranno sempre maggior potere.
Ora ditemi, sono io o questo oroscopo aspetta solo la comparsa di Guerriere Sailor da una riga all'altra?!


Lui, lei, coperte vagamente malmesse – Neurone in sottofondo.
Lei torna dopo una puntata in bagno e nota una ruga della preoccupazione, proprio lì in mezzo alla fronte di questo signor “Occhio scuro-ho viaggiato-sono di sinistra, ho pure dei neuroni intelligenti e non me ne vergogno”.
Lei – A che pensi?
N - domanda da un milione di dollari, ora ti risponde la luna, vedrai…
Lui – E tu a che pensi che io stia pensando?
N - … ma stai scherzando vero? Non dirmi che rischi di finire con uno che risponde alle domande con le domande, te lo proibisco!
Lei – No dai, le domande con le domande no… minchia, ha ragione il neurone.
Lui – ecco… pensavo alla mia ragazza…
Lei - Ecco, dai, dillo dillo, neuronedelcazzo, prova a dire “lo sapevo” e potrei zittirti a suon di craniate contro il muro, provaci, dai provaci! – poi, con fare subdolamente disinvolto e imprecando silenziosamente – Ah… … … ti manca?
N – certo però che anche tu potevi dire qualcosa di intelligente eh.
Magari stare zitta.
Lui – blablablabla… - discorso cancellato ma che includeva i topic dell’amore, la lontananza, la correttezza, il fatto che
Lei – Mmmmm – si immerge in silenziosa meditazione - certo però che non mi sono saltata addosso da sola...
Lui (continua) – ecco, non so nemmeno bene io perché l’ho fatto, insomma, sono innamorato, amo la mia ragazza, stiamo insieme da un anno, ho preso la singola apposta perché ora si ferma da me e bblabblate varie, ...e ancora lei e poi ancora io.
Lei – Sì, in effetti non ti facevo uno sciupafemmine.
N – evviva la sincerità... vado a nascondere il cianuro intanto?
Lui – E perché, che tipo pensavi che fossi?
N – Questo è proprio un pirla, dai su, forse ti è andata anche bene che non devi nemmeno chiedergli il numero…
Lei – Lo so, neurò, però almeno questo l’era bono e baciava pure decentemente!
N – Ma ti pare una buona scusa? Per due pomiciate?
Lei – Dobbiamo discuterne adesso?! – con lo sguardo verso Mr. “oddio cos’ho fatto, povera la mia puccipucci che non se lo meritava, ho lo sguardo meditabondo e sono pieno di dubbi”…
N – Non avrà mica intenzione di dormire qui? Le sue menate sembrano ingombranti…
Lei - Per non dire che sta occupando tre quarti del letto.
Sull'uscio di casa:
Lei – Allora in bocca al lupo per l’esame.
Lui – Crepi… - lui guarda lei, lei guarda lui, sorrisini imbarazzati e quant'altro.
N – Bene, questo momento è stato sufficientemente imbarazzante…
Lui si avvicina, le da un bacio sull’angolo della bocca e scompare dietro la porta.
Lei - … - perplessa.
N – sì, lo so a cosa stai pensando, ma non cambia idea.
Lei – Uffa… - si infila a letto, manda un sms all’amica nobile, smadonnando nel dormiveglia contro le fidanzatissime, il dilagare dell’amore romantico, di quello a distanza e García Márquez.
Il giorno dopo – mattina, interno giorno e pc acceso sul blog:
Prima riga di un post cancellato – Questa è una di quelle mattine dove lanciare un sonoro Vaffanculo nel silenzio del cortile sembra il minimo che tu possa fare.
Dieci minuti dopo:
Antefatto - Sms al coinquo nella notte – Torni stasera?
Coinquo – 9 del mattino dopo – No, perché, hai cuccato?
Nessuna risposta.
Coinquo torna all’attacco – Vabbè, comunque quando mi hai mandato l’sms ero già a nanna,quindi non ho risposto. Hai avuto problemi?
Risposta delle 10 del mattino – no nessun problema. Il tizio ha avuto i rimorsi… [parte censurata]
Coinquo telefona immediatamente:
Coinquo– No, dai…
Marchesa – già, già.
Coinquo – E quindi niente?
Marchesa – già.
Coinquo – Beh, almeno ti sei fatta una pomiciata…
Marchesa lancia uno sguardo bieco al neurone, nascosto dietro il giornale della domenica mattina.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin