Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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Viaggiatori senza orologio

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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

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Lillo è il nichilista assoluto,
lo snobismo fatto a peluche,
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-in gentile adozione da
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sabato, 28 ottobre 2006
I fall in love too easyly, I fall in love too fast


E sia chiaro che ciò vale, nell'ordine, per uomini, vestiti e le peggiori cazzate da cartoleria.



La giornata di ieri ha visto me e la Signora, bardate di tutto punto per l'incontro con il signor Irvine Welsh, alla presentazione del suo novello I segreti erotici dei grandi chef. Dopo una premessa dell'Egregio Siòr Professor S. della mia facoltà (un pazzo adorato da tutti i suoi studenti. Peccato non poterli seguire, i suoi corsi sui Beatles...), questo omone scozzese ci ha intrattenuto per due ore di letture, domande e commenti esilaranti.
Immaginiamoci il tipico scozzese: un metro e novanta di omo, con pelata secsi, panciottame da anni di assidua frequentazione da pub e questa parlata che solo i nati sotto la croce di St. Andrew possono avere (e che oltre ad essere incomprensibile nei primi due minuti di lettura, quando ci fai l'orecchio, diventa immensamente divertente e - nuovamente - secsi).

Mentre io e la Signora commentiamo, sghignazziamo, estremamente divertite dalla lettura in lingua che pochi sembrano aver orecchio per intendere, bisogna dire che questo signore non leggeva: ti intratteneva, interpretava, esprimeva tutto quello che c'era tra un urlo e una sottile ironia, tenendoti saldo alla tua bella seggiolina.
Due ore meravigliose che difficilmente dimenticherò, anche per le fantastiche risposte che è riuscito a dare a domande che andavano dall'assolutamente banale all'assurdità accademica... e che io e la Signora non ci siamo assolutamente risparmiate di porre... perchè si sa, se poi la domanda non la fai, finisci per mangiarti le mani dopo.

Quanto all'argomento, oggi io e la Signora abbiamo trovato IL Vestito di laurea (originale e sfizioso), nonchè il vestito per la Festa di laurea (assolutamente voluttuoso e ammiccante).
Il tutto rimarrà gran segreto sino al grande giorno, quindi, niente spoiler!

In conclusione, in questi due giorni, mi sono innamorata in successione: di uno scrittore, del suo libro e di un vestito.
E se questa non è un'intensa vita sentimentale, allora spiegatemelo voi, come dovrei chiamarla!

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laureanda con giudizio, quisquilie e vanità, io e ormone pallato, quotidiano animale

venerdì, 27 ottobre 2006
Dog, sir? Oh, not just now

Una delle scene più meravigliose ed emozionanti della storia del cinema mi fa da sottofondo, mentre ripenso al pomeriggio e alla serata di oggi.

Keating passes by Todd and the others and gets to the back of the
classroom before Todd leaps up from his seat and turns to face him.

TODD
Mr. Keating! They made everybody sign
it.

Mr. Nolan gets up from his desk and approaches Todd.

MR. NOLAN
Quiet, Mr. Anderson.

TODD
You gotta believe me. It's true.

KEATING
I do believe you, Todd.

MR. NOLAN
Leave, Mr. Keating.

TODD
But it wasn't his fault! (to Mr. Nolan)

MR. NOLAN
Sit down, Mr. Anderson!

Todd reluctantly returns to his seat.

MR. NOLAN
One more outburst from you or anyone
else, and you're out of this school!
Leave, Mr. Keating.

Keating hesitates at the back of the classroom.

MR. NOLAN
I said leave, Mr. Keating.

Keating slowly turns and heads to the door. As he opens
it, Todd, stands upon his desk and turns to Keating.

TODD
O Captain! My Captain!

MR. NOLAN
Sit down, Mr. Anderson!

Keating pauses at the door and looks back at Todd on his desk.

MR. NOLAN
Do you hear me? Sit down! Sit down! This
is your final warning, Anderson. How
dare you? Do you hear me?

After a moment of indecision, Knox climbs up onto his desk.

KNOX
O Captain! My Captain!

MR. NOLAN
Mr. Overstreet, I warn you! Sit down!

Pitts climbs up onto his desk, followed by several others,
including Meeks.

MR. NOLAN
Sit down! Sit down. All of you. I want
you seated. Sit down. Leave, Mr.
Keating.

More students stand on their desks until half the class is standing.

MR. NOLAN
All of you, down. I want you seated. Do
you hear me?

MR. NOLAN
Sit down!

Keating stands in the doorway, staring up at the boys in wonder. A
smile comes to his face.

KEATING
Thank you, boys. Thank you.
   

Questa pagina la si dedica alla Signora che mi è stata di deliziosa compagnia per il pomeriggio letterario e l'intima serata.
Di cui si racconterà domani.... yawn.

*** questo post non esplicita il titolo del film per implicita presunzione della Marchesa,
che ritiene impossibile il poter vivere anni e anni senza averlo mai visto ***
- E ora tacciatemi di immodesto intellettualismo! -

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pellicolacea

mercoledì, 25 ottobre 2006
vain and fair

Del perchè non si può non amare Bologna nelle giornate come oggi (cit.)

Immaginiamoci una personcina piccola e incazzata che si scapicolla giù dal suo lettino a soppalco con l'eleganza di un elefante moribondo, alle ore 8 e 40 di un mercoledì mattina.
Ossame dolente a causa degli allenamenti, rantola verso la cucina a caccia di qualcosa per la colazione. Il malumore inizia a dissolversi, ma con lentezza, solo dopo aver preparato per benino cereali, latte, yogurt e succo d'arancia. La colazione della salute. Naturalmente, niente caffè, solo orzo.
Poi si apre la finestra e il tepore del mattino, aiuta a far sparire definitivamente il broncio.

La visita alla Relatrice delle 10 e mezza ha fatto spuntar la lacrimuccia, così come controllare gli statini per gli esami e vedere la pagina vuota e desolata - che hai finito te lo ripeti mille volte al giorno, ma non ti è sembrato mai così vero - questo, per poi uscire dalla facoltà con qualche obra minuscola di mascara colato.

E a proposito di mascara. Come non adorare questa donna, che è riuscita a far presenziare A. e me ad una prova trucco con tanto di telecamera, luci, banco e cotillons. In verità, io sarei stata più che propensa ad andarmene, ma nella sua avanscoperta sotto i portici di Bologna, quando ha iniziato ad agitare le manine per richiamare la nostra attenzione, ho cancellato l'idea di divano e sonnellino. Il tutto è valso la pena per tre motivi:
Il culino del cameriere dal pantalone nocciola, ripetutamente osannato poichè sfidante qualsiasi legge della gravità terrestre;
il secondo cameriere che gentilmente porgeva l'acqua ad una signora; alle ripetute richieste della medesima su che cosa le stesse servendo, egli, tra una spiegazione e l'altra, sibilò tra i denti: "Amplifon?"... suscitando l'ilarità di noi donzelle della fila posteriore.
Dulcis in fundo, l'esserne uscite con un mascara della MAC Cosmetics a testa, aggratis.

E poi non ditemi che non è un vero Tesoro.


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quisquilie e vanità

lunedì, 23 ottobre 2006
Signori bambini

"Credo solo agli atti, amore mio. Ai piccoli atti. Piccolissimi. Cazzuti. Quelli che fanno la felicità del giorno e del perimetro, niente di più. Quando alle parole.... Abbiamo parlato tanto, io e la mia generazione, proprio tanto... Lo vedi il risultato?"

"E i sentimenti?" domandava Tatiana.
"Sensazioni che hanno preso la parola."
"E' bello da sentire. Viva l'amore..."
"L'amore, amore mio, è una somma di piccoli atti che raccontano in silenzio una storia precaria..."

 

Signori Bambini - D. Pennac

Oggi osservavi una coppia giovane in treno, proprio mentre finivi di leggere le ultime pagine di questo libro. Li osservavi dietro le lenti degli occhiali e pensavi a quanto è facile scordarsi cosa significhino, i piccoli atti. Come è facile non volerli vedere più, abituarsi, lasciar correre.

Ultimamente, quei piccoli atti, hai paura di esserteli dimenticati.
Se ti metti a contare sembra passato chissà quanto tempo.
Pensi "E se domani ti capitasse di sbattere contro un aspirante Marchese e non ci facessi caso?". Insomma, e se gli passassi di fronte mentre stai guardando da tutt'altra parte? Naturalmente, lui non ci penserebbe nemmeno di tirarti l'orlo della manica, che non sta bene - già, perchè i marchesi non fanno di queste cose! -.
Pensa se passando di lì, gli pestassi l'alluce del piede, all'aspirante Marchese, proprio mentre guarda distratto qualcosa al di là della strada... e dopo le formali scuse, lui si soffermasse con lo sguardo... mettiamo poi che tu fossi troppo in imbarazzo per accorgerti di quello sguardo e filassi via a capo chino.

Sono quelle cose che realizzi tre nanosecondi troppo tardi:
un soffio, il tempo di uno sbattere di palpebre... ed è già tardi per poter tornare indietro.

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quotidiano animale

giovedì, 19 ottobre 2006
Peluqueros, qué pasión!

Oggi ho deciso che domani sarà un buon giorno per dare una sistemata al ciuspo di ricci che sta rapidamente affollandosi sulla mia testa.

Dunque, ho iniziato ad occhieggiare il numero di parrucchieri che si trovano nella mia zona - alias, Andrea Costa e adiacenze -...
Da non crederci... nella mia viuzza, lunga circa un centinaio di metri, ce ne sono 5.
Non 1, non 2, signori, ma 5!
Più altri due a 50 metri dalla suddetta via, sullo stradone principale... naturalmente a 10 passi l'uno dall'altro.

Perciò, d'ora in poi, io ribattezzo questa zona Parruccolandia.

E ora, lasciate che le forbici vengano a me...

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quattro sotto un tetto

martedì, 17 ottobre 2006
tre lettere, comincia per B...

E' il tuo momento boh.

Cosa sia il momento boh, lo impari vivendo con D. per qualche mese, perchè quella è la sua risposta a molte domande. Che non sono necessariamente le tue.
Ma attenzione, non è solo un'intercalare: trattasi di vera e propria sindrome con determinati (e determinanti) effetti.
Quali siano, devi scoprirlo da te.

Fatto sta che, dopo aver rimirato il tuo svogliatissimo pasto scodellato in tempo 10 minuti (non siamo ancora alla classica padellata salvavita di "tonno e piselli", ma poco ci manca), te lo sei proprio detta: ecco, ci sei cascata!

Sembra che nell'aver apposto il marchio al lavoro di 4 mesi, o forse di 3 anni, la tua forza di volontà si sia improvvisamente presa delle sane vacanze, lasciandoti però indietro, a continuare la tua opera.
Insomma, diciamocelo: tu sei una persona organizzata.
Non consegni mai i lavori l'ultimo giorno, se proprio non ti casca un organo; ti alzi un'ora e passa prima per andare a lezione in tempo, se arrivi in ritardo è solo perchè sai che l'altra persona non se la prenderà (teoria che non sempre funzica, ma vale il rischio); organizzi le tue simpatiche giornate sulla pseudo moleskine di turno.

E' solo che quando poi le guardi, le tue belle cosine da fare, tutte allineate, catalogate con le etichette di colori diversi, organizzate in ordine alfabetico per scompatini e cassetti... ti viene solo una gran voglia di appenderti in fronte un cartello di Chiusura per Ferie, rimettendoti al caldo sotto le coperte.

Insomma, vaffanculo a tutto e tutti: io oggi resto qui, ferma.

Oggi o altri due giorni, tanto che vi frega?
Cosa cambia se un esame lo dai domani o tra due mesi? Cosa cambia se, veramente, per una volta decidi di non concedere il tuo tempo ad una persona che, sebbene conosci da due giorni e ti è pure parecchio simpatica, chiede il tuo aiuto nel momento sbagliato. Casca il mondo se ho proprio deciso che con te, non la tipa simpatica, ma te!, sì, con te non ci voglio parlare?! E magari passerà anche qualche mese. E' che tutto sommato, mi costa parecchio e quindi ti dico: Presto, ma mica adesso.

Insomma, posso scioperare anch'io? Però mica come i bus bolognesi, che sino alle 9 e mezza e poi, dalle 4 e mezza alle 7 e mezza, fanno servizio!
Io Non faccio servizio.
Non sono gentile, non sono disponibile, non ho voglia di fare compere, bere caffè, andare a pranzo, cucinare, fare la spesa buona. Io mi faccio i cazzi miei.

Va bene?
Ovviamente, no.
Ovviamente no perchè oggi ti sei fregata con le tue belle manine. Adesso non si torna indietro. O meglio, tu lo sai che si può tornare indietro, che esiste la remota possibilità, ma c'è qualcosa, qualcosa che ti porti al collo da tutta la vita, un principio, una coerenza che raramente hai trasgredito e che dice: ci hai messo la firma? Adesso andiamo sino in fondo, insieme: io e te, te e io. Adesso - bisbiglia -, prendi il toro per le corna e lo affronti. E ciò che ti fa andare avanti è la consapevolezza, che ti ricorda come l'hai fatto altre volte. Sì, l'hai già vissuta e sei sopravvissuta benone... perchè forse, hai il pregio di riuscire a fartele piacere, quelle cose.

Ma oggi ti pesa, non la puoi ignorare. Ti soffoca, ti stringe forte al collo, ti colpisce dove fa più male. Allora non funzioni più.
Ecco, non funzioni più e basta.

Poi continui a vivere, a respirare, a credere di essere contenta, ma il piccolo macigno nello stomaco resta.


E' iniziato il momento boh.*



*questo post richiede di esulare da commenti di compatimento, pacchettine con sguardo alla "ti capisco" e sdolcinatezze mielosamente diabetiche (chiaro no?) . Ne potremo parlare, volendo, davanti al famoso caffè che verrò comunque a prendermi. Ma offrite voi.

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sklero gratuito, laureanda con giudizio

venerdì, 13 ottobre 2006
ça va sans dire

Da oggi si comincia a lavorare sul progettino che d'ora in poi mi occuperà testa e scrivania per il prossimo mese. E poichè la scaramanzia non è mai troppa, questo è il primo indizio:




[Specchio, sono io il più bello?
Siete il più idiota!
...
Questo già lo sapevo!]

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lunedì, 09 ottobre 2006
della pecorella che tornò all'ovile

E molte altre storie.

La settimana del cambiamento: ovvero, quella passata.

Ci sono settimane dove non puoi far altro che cambiare: cambiare casa, cambiare orari, cambiare ritmi, pensieri, mood... Allora cominci dal sabato, in cui hai traslocato, per passare poi al lunedì, quando è cominciato il corso di pallavolo del cusb e hai riprovato l'ebbrezza di tirare qualche bordata da fondocampo; martedì, la prima lezione della specialistica (alle 8 e 30!) e la cena blogger. Mercoledì al Cassero con l'altra Signora; Giovedì, Venerdì e Sabato: tre lunghe nottate a spasso per le strade arancioni della Dotta, tra una cena indiana e i concerti in piazza con milllle altre persone

(e ovviamente su queste mille tu Dovevi incrociare di sfuggita Mister Intellectual-Radical chic! Ma anche un amico che non vedevi da anni, con cui proseguire e tirare tardi di nuovo, che non c'è mai abbastanza tempo per raccontarsi quanto si ha gioito-sofferto-amato-odiato-pensato-e-ripensato-riso-e-scherzato in 365 giorni).

Oggi

Dopo i ritmi pazzi prima o poi bisognerà tirare il fiato. Ed è così che nemmeno l'Appuntamento con la tua Segreteria di Facoltà, la fatidica ora X che ogni Laureando attende con ansia mista a senso di liberazione, vuole schiodarti dal letto... ma sono già le 8 passate ed è ora di mettersi in marcia, abbandonando lettuccio caldo e piumino appena inaugurato. Cammini per via del Pratello e incroci in tutto 5 esseri viventi, di cui due canini...Affondando denti e papille in un cornetto alla crema ti rendi conto che senza il caffè non è lo stesso.
Sei entrata anche tu nel circolo?
Ancora no, ma a quanto pare, farsela a piedi dalla regal casetta sino alla zona universitaria senza caffeina, non ti aiuta a funzionare come si deve; non alle 9 del mattino, per lo meno.
A passo moderato, prosegui, osservando sulla via la varietà umana che ti passa a fianco.
Consegnata la tesi, è tutto più ufficiale e più leggero. E' finita: finitafinitafinita. Forse è già finitafinita mentre sleggiucchi il tuo novello Milenio Carvalho, seduta al bar davanti al caffè a cui non hai saputo dire no, in attesa che passino i minuti prima della consegna. Ma è definitivamente andata, con tanto di calcio sul popò!, quando guardi la faccia del segretario che, per stavolta, ha la tua compassione, sapendo che passerà la mattinata a mettere timbri su tesi anonime, facendo un rumore che manco un elefante dal 3* piano.

Sbam! Sbam! Sbam!


Su quel rumore resta impresso il pensiero di un epilogo non ancora scritto, forse perchè s'è già deciso che qualcosa ha da seguire.

Aspettiamo domani a dirlo.

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laureanda con giudizio, quotidiano animale

giovedì, 05 ottobre 2006
vorrei ma... non posso!

Mille e mille cose da raccontare su questi giorni: la serata blogger, il Cassero con la Edi e gli episodi esilaranti della notte bolognese transgender, la Marchesa dal dentista che si ostina a volerle estrarre i denti del giudizio, la tesi ormai fresca di stampa che riposa sul mio giallodivano, gli ultimi acquisti libreschi.

Ma, (puntini) non posso: il ritorno alla vita sociale mi impedisce di trovare tempo per l'usuale blatero virtuale.
Ergo, vò che ora mi chiude la Còp.


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lunedì, 02 ottobre 2006
qualche saggio disse..

Mai e dico, mai, prender casa con coppie.

2 giorni di permanenza e siamo già alla seconda discussione...

Ora, qualcuno mi spieghi perchè si tende a rifare gli stessi errori due volte. Eccheccacchio!... meglio andare a sfogare il tutto su un campo pieno di palloni e allegra gioventù.

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laureanda con giudizio, quattro sotto un tetto




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin