Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
E sia chiaro che ciò vale, nell'ordine, per uomini, vestiti e le peggiori cazzate da cartoleria.


Una delle scene più meravigliose ed emozionanti della storia del cinema mi fa da sottofondo, mentre ripenso al pomeriggio e alla serata di oggi.
Questa pagina la si dedica alla Signora che mi è stata di deliziosa compagnia per il pomeriggio letterario e l'intima serata.
Di cui si racconterà domani.... yawn.
Del perchè non si può non amare Bologna nelle giornate come oggi (cit.)
Immaginiamoci una personcina piccola e incazzata che si scapicolla giù dal suo lettino a soppalco con l'eleganza di un elefante moribondo, alle ore 8 e 40 di un mercoledì mattina.
Ossame dolente a causa degli allenamenti, rantola verso la cucina a caccia di qualcosa per la colazione. Il malumore inizia a dissolversi, ma con lentezza, solo dopo aver preparato per benino cereali, latte, yogurt e succo d'arancia. La colazione della salute. Naturalmente, niente caffè, solo orzo.
Poi si apre la finestra e il tepore del mattino, aiuta a far sparire definitivamente il broncio.
La visita alla Relatrice delle 10 e mezza ha fatto spuntar la lacrimuccia, così come controllare gli statini per gli esami e vedere la pagina vuota e desolata - che hai finito te lo ripeti mille volte al giorno, ma non ti è sembrato mai così vero - questo, per poi uscire dalla facoltà con qualche obra minuscola di mascara colato.
E a proposito di mascara. Come non adorare questa donna, che è riuscita a far presenziare A. e me ad una prova trucco con tanto di telecamera, luci, banco e cotillons. In verità, io sarei stata più che propensa ad andarmene, ma nella sua avanscoperta sotto i portici di Bologna, quando ha iniziato ad agitare le manine per richiamare la nostra attenzione, ho cancellato l'idea di divano e sonnellino. Il tutto è valso la pena per tre motivi:
Il culino del cameriere dal pantalone nocciola, ripetutamente osannato poichè sfidante qualsiasi legge della gravità terrestre;
il secondo cameriere che gentilmente porgeva l'acqua ad una signora; alle ripetute richieste della medesima su che cosa le stesse servendo, egli, tra una spiegazione e l'altra, sibilò tra i denti: "Amplifon?"... suscitando l'ilarità di noi donzelle della fila posteriore.
Dulcis in fundo, l'esserne uscite con un mascara della MAC Cosmetics a testa, aggratis.
E poi non ditemi che non è un vero Tesoro.

"Credo solo agli atti, amore mio. Ai piccoli atti. Piccolissimi. Cazzuti. Quelli che fanno la felicità del giorno e del perimetro, niente di più. Quando alle parole.... Abbiamo parlato tanto, io e la mia generazione, proprio tanto... Lo vedi il risultato?"
"E i sentimenti?" domandava Tatiana.
"Sensazioni che hanno preso la parola."
"E' bello da sentire. Viva l'amore..."
"L'amore, amore mio, è una somma di piccoli atti che raccontano in silenzio una storia precaria..."
Signori Bambini - D. Pennac
Oggi ho deciso che domani sarà un buon giorno per dare una sistemata al ciuspo di ricci che sta rapidamente affollandosi sulla mia testa.
Dunque, ho iniziato ad occhieggiare il numero di parrucchieri che si trovano nella mia zona - alias, Andrea Costa e adiacenze -...
Da non crederci... nella mia viuzza, lunga circa un centinaio di metri, ce ne sono 5.
Non 1, non 2, signori, ma 5!
Più altri due a 50 metri dalla suddetta via, sullo stradone principale... naturalmente a 10 passi l'uno dall'altro.
Perciò, d'ora in poi, io ribattezzo questa zona Parruccolandia.
E ora, lasciate che le forbici vengano a me...
E' il tuo momento boh.
Cosa sia il momento boh, lo impari vivendo con D. per qualche mese, perchè quella è la sua risposta a molte domande. Che non sono necessariamente le tue.
Ma attenzione, non è solo un'intercalare: trattasi di vera e propria sindrome con determinati (e determinanti) effetti.
Quali siano, devi scoprirlo da te.
Fatto sta che, dopo aver rimirato il tuo svogliatissimo pasto scodellato in tempo 10 minuti (non siamo ancora alla classica padellata salvavita di "tonno e piselli", ma poco ci manca), te lo sei proprio detta: ecco, ci sei cascata!
Sembra che nell'aver apposto il marchio al lavoro di 4 mesi, o forse di 3 anni, la tua forza di volontà si sia improvvisamente presa delle sane vacanze, lasciandoti però indietro, a continuare la tua opera.
Insomma, diciamocelo: tu sei una persona organizzata.
Non consegni mai i lavori l'ultimo giorno, se proprio non ti casca un organo; ti alzi un'ora e passa prima per andare a lezione in tempo, se arrivi in ritardo è solo perchè sai che l'altra persona non se la prenderà (teoria che non sempre funzica, ma vale il rischio); organizzi le tue simpatiche giornate sulla pseudo moleskine di turno.
E' solo che quando poi le guardi, le tue belle cosine da fare, tutte allineate, catalogate con le etichette di colori diversi, organizzate in ordine alfabetico per scompatini e cassetti... ti viene solo una gran voglia di appenderti in fronte un cartello di Chiusura per Ferie, rimettendoti al caldo sotto le coperte.
Insomma, vaffanculo a tutto e tutti: io oggi resto qui, ferma.
Oggi o altri due giorni, tanto che vi frega?
Cosa cambia se un esame lo dai domani o tra due mesi? Cosa cambia se, veramente, per una volta decidi di non concedere il tuo tempo ad una persona che, sebbene conosci da due giorni e ti è pure parecchio simpatica, chiede il tuo aiuto nel momento sbagliato. Casca il mondo se ho proprio deciso che con te, non la tipa simpatica, ma te!, sì, con te non ci voglio parlare?! E magari passerà anche qualche mese. E' che tutto sommato, mi costa parecchio e quindi ti dico: Presto, ma mica adesso.
Insomma, posso scioperare anch'io? Però mica come i bus bolognesi, che sino alle 9 e mezza e poi, dalle 4 e mezza alle 7 e mezza, fanno servizio!
Io Non faccio servizio.
Non sono gentile, non sono disponibile, non ho voglia di fare compere, bere caffè, andare a pranzo, cucinare, fare la spesa buona. Io mi faccio i cazzi miei.
Va bene?
Ovviamente, no.
Ovviamente no perchè oggi ti sei fregata con le tue belle manine. Adesso non si torna indietro. O meglio, tu lo sai che si può tornare indietro, che esiste la remota possibilità, ma c'è qualcosa, qualcosa che ti porti al collo da tutta la vita, un principio, una coerenza che raramente hai trasgredito e che dice: ci hai messo la firma? Adesso andiamo sino in fondo, insieme: io e te, te e io. Adesso - bisbiglia -, prendi il toro per le corna e lo affronti. E ciò che ti fa andare avanti è la consapevolezza, che ti ricorda come l'hai fatto altre volte. Sì, l'hai già vissuta e sei sopravvissuta benone... perchè forse, hai il pregio di riuscire a fartele piacere, quelle cose.
Ma oggi ti pesa, non la puoi ignorare. Ti soffoca, ti stringe forte al collo, ti colpisce dove fa più male. Allora non funzioni più.
Ecco, non funzioni più e basta.
Poi continui a vivere, a respirare, a credere di essere contenta, ma il piccolo macigno nello stomaco resta.
E' iniziato il momento boh.*
*questo post richiede di esulare da commenti di compatimento, pacchettine con sguardo alla "ti capisco" e sdolcinatezze mielosamente diabetiche (chiaro no?) . Ne potremo parlare, volendo, davanti al famoso caffè che verrò comunque a prendermi. Ma offrite voi.

E molte altre storie.
La settimana del cambiamento: ovvero, quella passata.
Ci sono settimane dove non puoi far altro che cambiare: cambiare casa, cambiare orari, cambiare ritmi, pensieri, mood... Allora cominci dal sabato, in cui hai traslocato, per passare poi al lunedì, quando è cominciato il corso di pallavolo del cusb e hai riprovato l'ebbrezza di tirare qualche bordata da fondocampo; martedì, la prima lezione della specialistica (alle 8 e 30!) e la cena blogger. Mercoledì al Cassero con l'altra Signora; Giovedì, Venerdì e Sabato: tre lunghe nottate a spasso per le strade arancioni della Dotta, tra una cena indiana e i concerti in piazza con milllle altre persone
(e ovviamente su queste mille tu Dovevi incrociare di sfuggita Mister Intellectual-Radical chic! Ma anche un amico che non vedevi da anni, con cui proseguire e tirare tardi di nuovo, che non c'è mai abbastanza tempo per raccontarsi quanto si ha gioito-sofferto-amato-odiato-pensato-e-ripensato-riso-e-scherzato in 365 giorni).
Oggi
Dopo i ritmi pazzi prima o poi bisognerà tirare il fiato. Ed è così che nemmeno l'Appuntamento con la tua Segreteria di Facoltà, la fatidica ora X che ogni Laureando attende con ansia mista a senso di liberazione, vuole schiodarti dal letto... ma sono già le 8 passate ed è ora di mettersi in marcia, abbandonando lettuccio caldo e piumino appena inaugurato. Cammini per via del Pratello e incroci in tutto 5 esseri viventi, di cui due canini...Affondando denti e papille in un cornetto alla crema ti rendi conto che senza il caffè non è lo stesso.
Sei entrata anche tu nel circolo?
Ancora no, ma a quanto pare, farsela a piedi dalla regal casetta sino alla zona universitaria senza caffeina, non ti aiuta a funzionare come si deve; non alle 9 del mattino, per lo meno.
A passo moderato, prosegui, osservando sulla via la varietà umana che ti passa a fianco.
Consegnata la tesi, è tutto più ufficiale e più leggero. E' finita: finitafinitafinita. Forse è già finitafinita mentre sleggiucchi il tuo novello Milenio Carvalho, seduta al bar davanti al caffè a cui non hai saputo dire no, in attesa che passino i minuti prima della consegna. Ma è definitivamente andata, con tanto di calcio sul popò!, quando guardi la faccia del segretario che, per stavolta, ha la tua compassione, sapendo che passerà la mattinata a mettere timbri su tesi anonime, facendo un rumore che manco un elefante dal 3* piano.
Sbam! Sbam! Sbam!
Su quel rumore resta impresso il pensiero di un epilogo non ancora scritto, forse perchè s'è già deciso che qualcosa ha da seguire.
Aspettiamo domani a dirlo.
Mille e mille cose da raccontare su questi giorni: la serata blogger, il Cassero con la Edi e gli episodi esilaranti della notte bolognese transgender, la Marchesa dal dentista che si ostina a volerle estrarre i denti del giudizio, la tesi ormai fresca di stampa che riposa sul mio giallodivano, gli ultimi acquisti libreschi.
Ma, (puntini) non posso: il ritorno alla vita sociale mi impedisce di trovare tempo per l'usuale blatero virtuale.
Ergo, vò che ora mi chiude la Còp.

Mai e dico, mai, prender casa con coppie.
2 giorni di permanenza e siamo già alla seconda discussione...
Ora, qualcuno mi spieghi perchè si tende a rifare gli stessi errori due volte. Eccheccacchio!... meglio andare a sfogare il tutto su un campo pieno di palloni e allegra gioventù.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin