Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake
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SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Disse l'AVciDuca Sgrevio.
C'era una volta un post che avrebbe potuto parlare di un tale, che potremmo battezzare il Vesuviano, presenza fissa da circa 7 anni a questa parte, animatore di tempeste interiori (ben poco ormonali e di molto cerebrali) e irragionevoli leggerezze dell'essere.
Un post che avrebbe potuto narrare la lunga storia di codesto tale, appartenente alla grande categoria dei Luimaiuscoli (la Signora Edi mi conceda il prestito), che si rifà vivo di punto in bianco, dopo che ci si era convinti entrambi, con tanto di pacchetta sulla spalla e saluto finale tragico, che i cammini per questa volta non si sarebbero più incrociati. Punto.
Naturalmente, grazie a firefox, non verrete tediati da un simile "romanzetto melenso in potenza", perchè il post in questione si è cancellato.
Nel vuoto del cervello, dove metà neuroni stanno in letargo per il mal di testa e l'altra metà stanno facendo finta di studiare della sana sociologia letteraria, risuona ancora un'eco lontana.
Annunciaziò Annunciaziò!
... ma il blogghe aiuta, un po'.
Ecco, mentre mi ripigliavo dai bagordi del weekend edinico* e dagli ultimi ripassi, m'è venuta questa bella pensata "ma io che facevo un anno fa, in questo stesso giorno?". Ora, il bello del blogghe è che, se aggiorni con certa assiduità, potresti anche rischiare di saperlo.
E allora sappiamolo.
Domenica, 22 gennaio 2006.
"[...] La domenica invece, vedendo sin dalle prime ore del mattino una bella giornata e una attività cerebrale troppo alta e tendente al demoralizzamento, mi vede partire per un tour de force a piedi di circa 4 ore: un giro bellissimo tra il mio quartiere, Ashton Court, un parco immenso nella zona nord-est della città, per poi riscendere da Clifton Village e ritornare a casa chiudendo il cerchio... alla fine ero distrutta, non ho potuto fare a meno di ordinare cinese e addormentarmi di fronte a the bourne identity!!"
Tempi in cui non avevo orali da preparare, questi curiosi personaggi non popolavano ancora il piccolo mondo di Parruccolandia - che all'epoca non era stato manco lontanamente immaginato, pensa un po'! - e non c'era nemmeno la casa dell'AVciDuca ad ospitare i ritrovi mangerecci, con la scusante della venuta della Signora dall'Asburgionia profonda.
Stavo in un altro paese, probabilmente reduce dalla nottata di lavoro e successivi bagordi coi colleghi, nella mia cameretta tutta rosa pesca, dove ancora non conoscevo il gelo invernale delle case bolognesi a piano terra.
Mi ricordo precisamente quella giornata, in cui sicuramente faceva freddo, ma sulla Vecchia Isola c'era il sole; ed io, equipaggiata di tutto punto con tanto di thermos e merenda, mi sono avventurata per una passeggiata lunghissima, accompagnata dalla fedele macchina fotografica.
Ricordo anche che la sera, addormentandomi davanti al film, me ne stavo accoccolata su questo enorme puff, tipicamente inglese e dunque posh da matti; al risveglio sui titoli di coda, mi sono ritrovata l'ossame dolorante e attorcigliato su se stesso come non mai.
Erano tempi di letti matrimoniali, camerette calde calde, del coinquo pazzo e buffo, dell'università inerpicata su per la collina di Park Street, di quel negozio di dischi dove costavan tutti 5 pounds, della 10° serie di Friends vista per la prima volta.
Oggi è tempo di giornate umide combattute a litri di tisane e coperte, treni che partono, febbriciattole che ti stendono a letto per qualche ora, messaggini assurdi, esami incombenti e Doctor House.
*dicesi Weekend Edinico il momento in cui la Signora Edi decide di inerpicarsi su per lo stivale, scansando qualsiasi gastrite e tremolio d'aereo, per raggiungere i suoi adora(n)ti amichetti.

Note a bordo pagina di una vacanza siciliana
[almost...]
Il diario della Marchesa così recitava: "Il Quinto Giorno si riposarono."
E che si pretende?! Dopo 4 giorni di stravizi, la nobiltà necessita delle sue tregue. Così, si è passato il pranzo all'Arciduchesca Dimora, mentre la Signora Mamma aveva imbastito uno dei suoi tanti meravigliosi pranzi che lei chiama "alla veloce" - e a quel punto La Signora ed io ci si è guardate come a dirci: quando ci riusciremo noi, i mapi cresceranno anche in Alto Adige-.
Il pomeriggio è scivolato nel più totale e assoluto relax, più o meno indotto, mentre si chiacchierava abbattuti sui letti del bedendbrecfast arciduchesco, che gentilmente ha dato rifugio ai nostri poplidi alle ore più impensate del giorno e della notte. Tisana, torta al pistacchio -ma che aveva molto poco di pistacchiesco-, chiacchiere, sino a che non s'è finiti a ronfare sonoramente tutti quanti.
Il risveglio tardo e gli stomaci ululanti ci hanno spinto a fare due passi per procurarsi delle pizze. E mentre l'AVciDuca abbandonava la sua natura di sgrevio per quella di malatino-per-una-notte, il trio dei reduci recidivi si era già lanciato in lunghe mani a scopa sino a notte inoltrata.
In silenzio sarebbe arrivato anche il Giorno 6, quasi di sottecchi, ma neanche troppo, visto che la finestra della stanza si affacciava sulla piazza e nella piazza ci stavano gli operai che si davan gran da fare per sistemare a suon di trapani la pavimentazione. Tutto questo dalle 7 di mattina in poi.
Perso il sonno, l'Avciduca mi ha condotta per l'ultimo giro della sua città natale, a rivedere le tante chiese, annusare dietro le porte dei fornai, gironzolando a caccia di cartoline e qualche foto da scattare.
Dopo l'ultimo pasto all'Arciduchesca Dimora, congedati dalla Signora Mamma a suon di Macco e arancini, La Signora, Il Principe ed io ci si allontana verso Catania sull'asburgico mezzo, salutando il ragusano assolato e volgendo il muso verso un'improvvisa nuvolaglia che aveva preso dimora pochi kilometri oltre l'arciducato.
Ma prima di congedarci...
"I Mapini di Montabbano" - ossia, l'angolo delle parecchie cazzate, passibile di aggiornamenti:
Solo l'AVciDuca può spiegare come da "Tè nel deserto" possa aver capito "Tenente Sert". Nascono da questo fraintendimento siculo-napoletano i personaggi del Tenente Sert e dell'appuntato Pera, paladini squinternati della legge sahariana, alter ego africani del commissario Montabbano e compagnia.
La Signora che faceva pessima pubblicità alla gente in attesa di trovare posto nella medesima trattoria di Ortigia dove cercavamo di entrare anche noi.
Le scritte sulla sabbia di Scoglitti e la nostra fervida fantasia:
AVciDuca: "Ho scritto t'ano sulla sabbia..."
Marchesa: "Pensa te se domani ci trovi un numero di telefono!".
AVciDuca - sorrisino malizioso: ^____^
Si ringraziano per la calorosa e ilare partecipazione:
i cannellini, tutti gli Anateeeeemi che ci sono stati scagliati (e che hanno miracolosamente mandato a monte qualsiasi speranza di viaggi di ritorno in tutta serenità), il TomTom Satellitare, la Fassicar che ci ha gentilmente scarrozzati a destra e a monte, ma soprattutto la seconda; il bedendbrecfast "Sotto la cappella", il fratello arciduchesco e la sua adorabile fanciulla, che ci hanno accuditi e coccolati durante la nostra permanenza, la Signora Mamma e il Dottore, che ci hanno sfamati e intrattenuti a suon di chiacchiere, manicaretti e caffè, il poster di Bobby Solo sulla porta di un bar, le calze coi fiocchi di neve di provenienza asburgica, indossate sotto i 25 gradi di un quasi-capodanno.
Note a bordo pagina di una vacanza siciliana
[...riprendiamo dal Giorno 3]
il Giorno 3, ossia il 31, non ha smesso di rivelare sorprese sino al pomeriggio del giorno successivo. Degnamente ci ha salutato questo 2006, mentre gli stomaci dei cinque prodi (Signora, Principe Asburgico, AVciduca e Luminosa) macinavano quintalate di pesce squisiterrimo: ogni piatto, un campo di battaglia.
S'arrivò al secondo giusto in tempo per stappare le bottiglie e brindare - due volte, perchè tra il padrone del ristorante che vociava "5,4,3..." e la radio che trasmetteva il suo conteggio finale, c'erano giusto quei 10 secondi di differenza... ma tant'è, secondo più, secondo meno, il 2007 alla fin fine sarebbe arrivato anche da noi -.
Il punto indimenticabile della serata fu l'epica lotta tra il mio buon senso animalista e la metà di riccio marino che divincolava i pungiglioni sul mio piatto, puntandomeli contro peggio del "j'accuse'" di zoliana memoria.
Io me - senso di colpa mode on - : "non posso non posso non posso..." T____T
AVciduca: "Ma se si muove vuol dire che è freschissimo"
Io me (sconvolta): "ma se gli spremo sopra il limone mi si muove nel piatto!!" O_______O
Dopo qualche minuto, Principe Fas ha spiegato il perchè sia fisicamente possibile che un riccio di mare tagliato a metà riesca ancora a muovere l'aculeo e, contemporaneamente, a farti sentire una serial killer della peggior specie.
Il tutto si è risolto con l'AVciduca, più sgrevio che mai, che mi ha sostituito Riccio Accusatore con uno clinicamente morto e se lo è tranquillamente calato, senza batter ciglio.
Giorno 4: Un tardo pomeriggio ha visto i quattro cavalieri del Mapo saltare sulla Fassicar alla volta di Ortigia. La città ci ha accolto già immersa nella notte, illuminata dai riflessi arancioni delle luci del porto.
Sull'isola il mare sbuca improvvisamente dietro a qualsiasi angolo; svolti una strada ed eccotelo lì, come t'avesse fatto Tana a nascondino.
Si gironzolava per i vicoletti, per poi rimanere dei minuti col naso all'insù, di fronte al duomo bianchissimo. Ed io continuavo a ripetermi - ma a me, il Barocco, non m'era mai piaciuto... - con l'aria un po' idiota.
S'è chiacchierato di teatro greco, di stili artistici, la Signora ci ha deliziati con un discorsino confezionato sul momento sul periodo pre-giolittiano alla fonte Aretusa, s'è discusso di contadi, marche e ducati chiedendosi, in fondo, che differenza mai ci fosse.
Il ritorno è trascorso in balia del Tom Tom per tutte le consecutive due ore e mezza di viaggio. Bisogna sapere che il TomTom Navigatore della Fassicar ha tanti pregi e non ti fa perdere mai, in compenso però ama le statali abbandonate da dio e gli sterrati da pascolo. Fatto sta che,tra mezzanotte e le due di mattina del 2 gennaio 2007, ci siam "smarriti" su pei Monti di Mapolandia.
Il momento da non dimenticare sono stati i 5 minuti di risata isterica collettiva quando all'orizzonte non si vedeva nient'altro che buio e la strada sembrava proseguire a vuoto per kilometri e kilometri.
[continua -ancora,... Pazientate, via.-]
Note a bordo pagina di una vacanza siciliana
Giorno 1:
La prima sorpresa mi coglie in volo. Un cucuzzolone, tipo panettone spolverato di zucchero a velo, emerge dai nuvoloni che coprono mare e terra. L'Etna. Non posso fare a meno di fotografarlo modello turista nippico, saltellando sul sedile, mentre il giovine romanazzo al posto C mi guarda vagamente esterefatto; ma io lo ignoro - della serie "Embè?!".
Il passo successivo però non sono nè il primo meraviglioso arancino della mia vita, nè le focaccine, nè il traffico dell'areoporto o i quartieracci di Catania dove ci si finisce per infilare affidandoci al Navigatore Satellitare TomTom della Fassicar.
Ma le palme. In città. Ci sono le palme. Cazzo.
Erano secoli che non vedevo le palme in città.
La successiva realizzazione è stata: ho vissuto troppo tempo su suoli centro nordici dell'entroterra nostrano, per considerare normale la presenza delle palme.
Neanche i fichi d'india mi fanno così impressione.
Fatto sta che è tutto un Oooooohhhh e Aaaaaaahhhhhh a ogni angolo di piazza, tanto che a un certo punto quasiquasi sospetto che potrebbero prendermi a scarpate in fronte se non fermo questa specie di regressione infantile inarrestabile.
Giorno 2:
L'ennesima sorpresa arriva quando, dal paese, si sbuca sulla spiaggia di Scoglitti.
Il mare. Blu. Quasi 25 gradi, le maniche lunghe di cotone, gonnellina e stivali.
E la dimensione orizzontale.
A forza di vivere in città, nel centro, in mezzo ai palazzi di almeno due piani si perde la dimensione orizzontale. La spiaggia e il mare sembrano così insoliti da disorientarmi nella loro assoluta calma e piattezza.
L'odore di iodio, le conchiglie che raccogliamo, il sole caldo, un po' di brezza, ma soprattutto l'orizzonte che mi ha ricordato la sua esistenza e tutto il suo fascino.
E poi ancora Punta Secca e casa Montabbano, il faro, i paesi sul mare, il gelato di Marina di Ragusa, la casa a mare dell'AVciduca, le case dei sogni della Marchesa, Scicli, Modica. E il freddo della sera che, per fortuna o forse no, cala anche nel profondo sud.
Giorno 3:
Ibla: un piccolo paradiso di perfezione, abbarbicato sulle spalle della sorella maggiore Ragusa. Dire quale sia stata più affascinante tra Ibla, Modica e Scicli sarebbe come scegliere tra caramelle dei tuoi gusti preferiti. A ciascuna le sue sfumature.
Intanto, è proprio qui che La Signora ha trovato la nuova dipendenza golosa del periodo: le caramelline zuccherate con cuore di cannella, dette anche "cannellini". Omettiamo qui le conseguenze psichiche scatenatesi nelle menti dei poveri amichetti di gita.
[continua... - Marchesa sopraffatta dal sonno-]
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin