Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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Viaggiatori senza orologio

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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
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La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

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mercoledì, 30 maggio 2007
Niña pequeña chiquita hermosa preciosa linda niñita

Hiding dreams in a multicoloured messy box...

Oggi s'è aperto di uno spiraglio in più la grande scatola dei sogni nel cassetto.
E' arrivata la documentazione dalla Universidad che accoglie con una cerimoniosissima lettera di benvenuto. Hai parlato con IL Prof. che ha detto tante belle cose sul prossimo futuro, si prospettano progetti a lungo termine e possibilità che potrebbero aprire porte. Ancora non ci si vuole sbilanciare, ma nella testa, bisogna ammettere, un pensiero è passato: oggi vuol dire un passo in più verso uno di quei tuoi obiettivi che, rigirati tra una mano e l'altra, sembrano farsi contemplare un po' più da vicino.

In questi giorni sei tornata a casa e hai aperto una scatola dove avevi occultato accuratamente una serie di lettere del Vesuviano. Hai riletto l'ultima che vi eravate scritti, finita la tua maturità, il tutto senza effetti catastrofici sul tuo umore.
Tuttavia codesto bipede è ancora fonte di pensieri pazzi. L'idea di rivedersi prima di partire gioca a nascondino tra un neurone e l'altro, ma ormai hai cancellato il suo numero di cellulare e dunque sai benissimo che non chiamerai... malgrado ricordi di averlo ricopiato su una delle tue rubriche salvavita.

Tutto ciò viene messo a tacere dai 5 minuti di gaudio passati nello studio del tuo "dottore" preferito. E' grazie a summae di questi momenti che mantieni la sanità mentale, continui a credere di riuscire a dare altri 6 esami in questa sessione e leggi a ritmi impossibili plichi di fotocopie pesantissimi, che trasformano la tua borsa in una specie di minaccia per l'umanità (tipo oggi, quando hai assassinato il piede di una ragazza in copisteria, mentre la tua borsa si sfracellava al suolo spargendo penne e matitine da tutte le parti).
La Bettina brutta non avrebbe saputo fare di meglio, ma in questi giorni basta anche solo una canzone per sentirsi da un'altra parte ed evitare di cozzare con spiacevoli realtà.

[...] la alegría, tú cantas consuelo,
tú cantas esperanza, tú cantas remedios,
espera que un día yo pueda decirte:
"te quiero pequeña, chiquita, preciosa,
hermosa, piccola, piccola, piccola, piccola,
pico, pico, pico...

Remedios - Gabriella Ferri


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giovedì, 24 maggio 2007
Basically Obsessed



Se digiti il nome della futura CapitalCity in cui si troverà la Marchesa tra 56 giorni
questa è la prima immagine che appare.

(in dissolvenza: Immagine della nobildonna sconvolta.
-56?... 56?!!!!
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHH!!!)




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on the road, sklero gratuito

lunedì, 21 maggio 2007
24 hours

Contiamo sui ditini:
9 ore di sonno, interrotto solo da qualcuno che stamani spazzava rumorosamente lo spazio comune a piano terra. Alle 7 di mattina. Maremma@##§**...!!
10 ore davanti al piccì a cavarsi diottrie, per otto paginette di analisi in spagnolo (di cui una è l'intestazione, sia chiaro).
2 ore di pausa pranzo per preparare un polpettone, che è risultato più grasso colante che ciccia ed è stato proverbialmente spazzolato dal DeNiro e dalla qui presente.
1 ora di pulizie bagno-cucina, in questa dimora dove la polvere presiede rivolte con folle oceaniche sul pavimento e non c'è panno swiffffer o mocio che tenga.
1 ora e mezza di pausa cena, in compagnia del DeNiro, di Fazio, di un signor sconosciuto, Ronaldo e della Litti che si trattiene... anche troppo. Chissà perchè. ehm.

Contando la mezz'ora per scrivere un post che si è testè cancellato, siamo a 24.
Direi che ora posso anche spegnere luce e cervello, raccogliere qualche esanime neurone dalla scrivania e arrampicarmi verso il letto per sprofondarci a peso morto.



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martedì, 15 maggio 2007
Elementi per una teoria a punti sul maschio italiano

Genesi:

Questi ultimi mesi di "storielle", esperienze della cricca di donnine nobili, episodi, racconti, bidoni, telefonate attese hanno portato alla formulazione di una serie di ipotesi, per la nascita di una teoria sulla situazione maschile italiana presente.
Le ultime settimane sono servite a esporre suddetti elementi a un gruppo sufficientemente ampio di donne, sì da poter comprendere se non si trattasse delle solite elucubrazioni della contorta mente femminile o se invece tutto ciò sia realtà vera e tangibile (nonché allarmante!).

Disclaimer n°1: tutto quello che segue è applicabile solo ed esclusivamente al maschio italiano.
Disclaimer n°2: il suddetto maschio italiano deve potersi includere nella fascia tra i 20 e i 40 anni.
Disclaimer n°3: suddetta teoria è valida solo per nobildonne che rifiutano di piegarsi alla becera e trita idea del doversi accontentare;
Prego astenersi: donnette acide, attivisti di scientology ed esseri privi di senso dell'umorismo.


 La Nuova Teoria della Marchesa sul maschio italiano – ossia, del perché la donna italiana tende alla perpetua lamentatio sine qua non può intraprendere una qualsiasi conversazione.


Tra gli uomini italiani compresi nella fascia a portata della Marchesa e delle sue esimie colleghe, ossia tra i 25 e i 35 anni, la casistica esaminata porta alle seguenti conclusioni:

A) i migliori sono già presi, possibilmente sulla via della convivenza con qualche rara fortunata o sono stati di fresco scaricati e non desiderano compagnia.
Nella fascia A è incluso il coinquilino detto il DeNiro: quest’uomo è praticamente adorabile in tutte le sue vesti sociali, coinquiliniche e (supporrei) anche nella sua versione amatoria. Non sporca, non abbaia, occupa poco spazio, è dotato di spiccato senso dell’umorismo, bella presenza, lettore interessante e interessato, condivide la tua fede politica e un ateismo di fondo, ha una cultura musicale che affascina, adora l’Irlanda, ucciderebbe per un concerto degli U2.
Ti proponessero di sposarlo domani ci metteresti la firma subito.
Ed è ovviamente fidanzato, tanto che tra poco si svestirà dei suoi panni di coinquilino per tramutarsi in amico-convivente con fidanzata.

B) I migliori non inclusi nella categoria A vengono dirottati al gruppo B, in cui si annovera una nutrita schiera di amichetti gaii con cui amiamo tanto uscire e condividere il nostro tempo libero, con cui si possono trascorrere ore e ore a parlare, spaziando dalla letteratura, alla musica, al diritto di successione sino alle peggiori paturnie femminili e non. Ma appunto, di amichetti si tratta: ergo, l’amichetto non è oggetto di proponimenti di breve, media o lunga durata; l’amichetto non è oggetto di desiderio erotico; l’amichetto è l’amichetto ed è adorabile per questo.

Esaminando il gruppo degli Appena Ventenni, essi si presentano in maniera pischielliforme, sbarbina e tendono a preferire il disimpegno; tra questi scegliamo alcuni prototipi esasperati, a rappresentanza del variegato panorama fornito dalla intensa vita sociale vissuta sotto i portici:

C.1) Se sono propensi all’accoppiamento senza compromessi e allorquando la nobildonna in questione si dimostrasse consenziente, spesso tendono a non essere dotati della sufficiente sensibilità (o “educazione”?) per evitare di farti sentire “l’ennesima scopata del mese”. Il che è male.

C.2) I timidi. Coloro che non sanno gestire. Qui è meglio stendere veli su veli pietosi. A coloro cui è capitato il cronico introverso, suggeriamo di trovare una scusa per liberarsene al più presto la mattina successiva.

C.3) Quelli che stanno sempre facendo un'altra cosa, alias, I Difficili; coloro con cui, per riuscire a prendere un caffè, devi capitare alla stessa ora, nel medesimo bar, nel momento in cui loro stanno ordinando, perché altrimenti restano sempre troppo impegnati per.

C.4) Quelli che saranno perennemente innamorati di un’altra (che –è ovvio- è stronza e non li caca). Attenzione. Questa categoria si rivela di una pericolosità incredibile, proprio per l’attrazione masochistica della nobildonna verso “colui che non la vuole”. Indubbiamente avere contatti con un appestato provocherebbe minori danni psicofisici, perciò è bene mantenere delle distanze sentimentali di sicurezza.

Infine, andiamo ad esaminare l’ultimo grande gruppo di uomini che restano, escludendo i migliori già presi/sofferenti/gaii e i pischielli Ventenni . Tra le nutrite (?) schiere di valenti omini italici restano gli over 35; nel qual caso, è molto probabile che, dopo un paio di cene piacevoli in cui avete già cominciato a interessarvi a loro, sono perfettamente in grado di uscirsene con un divorzio, un paio di figliole e l’ultima donna che ha rovinato loro la vita e magari il conto in banca. Si tratta di ottime frequentazioni per passare serate gradevoli, ma, tutto sommato, sarebbe forse meglio tenere a mente che non ci si possono riporre troppe speranze;c’è da dire che a distanza di tempo, costoro tendono a non perdere smalto e a rimanere sempre vagamente affascinanti. Il che E’ molto male.


Per trarre conclusioni, suggerimenti, insulti garbati, polemiche e messaggi d’amore, prego cliccare al pulsantino commenti e liberare la fantasia.

 

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sklero gratuito, laureanda con giudizio, quisquilie e vanità, io e ormone pallato

mercoledì, 09 maggio 2007
nighty night

... infilare la chiave nella toppa, dare il giro cinque volte e sentire lo scatto da dietro la maniglia, sistemare la catenella prima di salire i gradini, spingere la porta con un sospiro e sentirsi felici di essere a casa dopo una giornata lunga. Crogiolarsi nei pensieri del film appena visto, nella diversità fraterna e nel tuo essere un po' sorella-figlia unica a modo tuo... ripensare che, malgrado tanti anni persi, quel fratello ti chiama dalla Grecia dopo tre settimane di silenzio per dirti che tornerà in pochi giorni.
Ascoltare le canzoni con chitarra e voce piena, mentre questo film dolce, retorico, violento, ironico ti fà sentire un odore che non c'è, un profumo che non sai a chi appartenga, ma che, sei certa, in quel momento puoi percepire solo tu. Contare i passi lungo la via, sentirsi stanchi, sapere che domani sarà una giornata stremante e pensare solo al letto e a quello che ti attende una volta spente le luci. Guardare i libri accumulati intorno a te, il segno dei mesi che passano, dei giri in libreria che si sono ammonticchiati negli angoli della stanza, sul divano, a fianco alla libreria, il marchio più piacevole di uno scorrere continuo.
Togliere gli orecchini, estrarre la salvietta e passarla sugli occhi mentre ti godi il fresco contatto sulla pelle e l'odore finto ma gradevole di erbe e cosmetica, slacciare le collane e finalmente pensare solo al piacere del silenzio notturno, pieno e avvolgente...

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la mia famiglia e altri animali, pellicolacea

martedì, 08 maggio 2007
Felicidade precisa vento sem parar...

Quella passata è stata la decina di giorni più culturale - e felice di esserlo - dall'inizio del 2007.
Tutto è cominciato con la Mostra dei Simbolisti a Ferrara il 25 aprile, è continuato con la permanenza nelle terre della Granduchessa e, il 30, con un giro al gusto "Piero della Francesca" nell'aretino; si è poi conclusa con 3 giornate di incontri per le Novas Escritas Portuguesas, organizzate dalla Facoltà e dalla combriccola dei portoghesisti.
Le giornate culturali ci fanno sentire molto belle e intelligenti, il che è bene, l'umore è alto, ci sono tante battute che avremmo dovuto scrivere a imperitura memoria e che abbiamo già scordato, tanti discorsi frivoli e idioti da alternare all'arietta compunta e attenta delle lunghe ore di conferenza.

Anche se il gruppetto ha perso qualche elemento, le tre giornate sono trascorse all'insegna di uscite in pizzeria la sera, dibattiti sulla fotografia ad alto grado soporifero, aperitivi che vedono coinvolti anche professori e assistenti, scrittori quarantenni in mezzo alla pista di un locale, con tanto di musica orribile e martellante, che danno gran filo da torcere alla schiera di pischielli tutt'intorno. Dulcis in fundo, il sapore di un whiskey a fine serata, accampati sul letto di un'unica stanza, quando si finisce a parlare di spocchie, bizzarrie e voyerismi di grandi scrittori.

Ad alimentare la felicità del presente:
uscire da un noto negozio di telefonia con un cellulare nuovo in mano e senza aver speso una lira (il tutto legalmente!);
uscire dalla libreria Feltrinella con un pacco di 5 libri avendo speso solo 6 miseri euri (sempre e comunque legalmente);
le insalatone d'orzo della signora Contessa e le risate in fase digestiva.

Passano in secondo piano seccature da vaccinazioni, grandi litigi in casa finiti in una bolla d'aria, il volo del GrandeViaggio che ancora non ti viene confermato dall'agenzia, le milllllllle tesine da scrivere e gli infiniti esami prima della partenza...

A felicidade é como a pluma
Que o vento vai levando pelo ar
Voa tão leve
Mas tem a vida breve
Precisa que haja vento sem parar

La felicità è come la piuma
che il vento va portando nell'aria
Vola così lieve
Ma ha vita breve
Ha bisogno che ci sia sempre vento

A Felicidade - Tom Jobim





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giovedì, 03 maggio 2007
Le bugie hanno le gambe corte

e il naso lungo, si diceva. A volte hanno persino il passo talmente breve che vengono fuori dopo mezz'ora. E ti fanno sorridere un po'.

M
i siedo davanti al pc e sento gli occhi dell'esserino dipinto sulla tela verde della lampada etnica che comincia ad osservarmi. E' uno sguardo eloquente nel suo silenzio dipinto, sembra voler mettere in questione la trafila di pensieri che devono essere impressi a chiare lettere sulla mia fronte, illuminata dalla luce bianca dello schermo.
Sei perplessa - sembra chiedermi - perchè?

Gli racconto del bisogno di mentire, di quando questa esigenza si è sopita, di quanto stupisca percepirla negli altri, quando non ce ne sarebbe alcun bisogno.
In fondo, indica forse una qualche assenza di fiducia?
Si mente per il bene altrui? Per egoismo? Empatia, timore, insicurezza, curiosità, cortesia, eccessi della fantasia?
Si mente per sentirsi meglio o per sentirsi peggio? Per rendere le cose più semplici o più complicate? Per sentirci in colpa e sapere che sotto sotto abbiamo sbagliato? O per nasconderci tutti dietro al dito sottile delle mezze verità?

Lui resta fermo, un ramarro al sole bianco della lampada che penzola dalla scaletta del soppalco. Riesce a dire tutto e niente nel silenzio ovattato di questa quasi-mezzanotte. Ha tutte le risposte e nessuna risposta.

Stasera sei il mio eteronimo pessoano che bisbiglia nella notte quartine in rima alternata...

Se tudo o que há é mentira,                                  
É mentira tudo o que há,                                          
De nada nada se tira,                                                
A nada nada se dá.                                                    

Se tanto faz que eu suponha                                   
Uma coisa ou não com fé,                                       
Suponho-a se ela é risonha,                                   
Se não é, suponho que é.

Que o grande jeito da vida
É pôr a vida com jeito.
Fana a rosa não colhida
Como a rosa posta ao peito.

Mais vale é o mais valer,
Que o resto ortigas o cobrem
E só se cumpra o dever
Para que as palavras sobrem.


Fernando Pessoa



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Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin