Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Oggi é trascorsa una giornata nella CittàdalleMillePretese: modaiola, grigetta, un po' sciura firmata, un po' ggggiovane con stile, fichetta a più non posso, antipatica quando vuole.
Amare Milano è un'impresa che lascio volentieri ai milanesi. Per me resta più impresso il sollievo del lasciarsi la stazione Centrale alle spalle.
La giornata è stata lunga e non delle migliori.
Le danze si sono aperte alle 5 e mezza con un 3 ore scarse di sonno sulle spalle e molto ottimismo in saccoccia. Treni puntuali, metropolitana efficientissima. Non per niente siamo a Milano. Bene.
Il Consulado General de México, nelle retrovie di corso Venezia, si trova in questo quartiere di bei palazzoni alti ed eleganti, dove girano mille uomini in giacca e cravatta troppo-belli-per-essere-veri e donnine a modino con borse Vuitton.
Capita anche di prendere un caffè con gente di un certo livello. Specie quando si offrono tetti sulla capoccia.
Dipartita la compagnia, non resta che far trascorrere quelle benedette 5 ore e mezza prima che sia pronto il visto. Non ricordando assolutamente nulla di questa città, mi resta solo da perdere tempo sulla via vittoriana per eccellenza: un'indigestione visiva di vetrine e negozi sbarluccicanti, da far venire la nausea persino a Paris.
Negozi, come dire, non proprio per tutti i gusti: ti vogliono alta, entro i limiti della 44, ben truccata, assolutamente accessoriata, poco ficcanaso e guai a tocchicciare la roba con quelle mani sudaticcie! ( e hai voglia a pensare: certo siamo in giugno, oh toh, un pinguino...).
Ma l'inverosimilità dell'assurdo fattosi improvvisamente realtà sotto i miei occhi è la Rinascente.
Chissà che pensavo di trovarci dentro.
Di certo non: commessi e, non dimentichiamo, buttafuori, talmente Belli che avrebbero tutti potuto concorrere al concorso mister maglietta bagnata 2007 per Armani e compagnia, se solo non fossero stati costretti in mise eleganterrime, iperaccessoriati di capello ingellato con ciuffo geneticamente modificato e occhio sornione e un tantino altezzoso. Una serie di Ken formato naturale.
Insieme a loro, truccatrici assolutamente perfette, alte, tirate a lucido e con sorriso di cortesia prestampato, guai ad avvicinarsi ad uno stand qualsiasi (tu, nella tua amata mise bolognese di jeans comodi, la magliettina azzurra che tanto adori e una borsa che pesava - come al solito - e minacciava di esplodere), senza aspettarsi che qualcuna ti si appollai sulla spalla a mò di avvoltoio.
Una ti seduce: ti rifila questo quintale inverosimile di fondotinta, una serie di ritocchini e ombreggiature che si polverizzano all'impatto col caldo cittadino, un po' di matita e mascara nonchè il rossetto adocchiato in precedenza. Fatto ciò riesce a intortarti alla grande, conducendoti alla cassa manco ti avessero momentaneamente lobotomizzata.
Molti euro in meno dopo, si trova la scortesia della gente che camminando ti urta - a volte anche un po' violentemente - per strada, e, cafona, manco si gira a chieder scusa. E ti guardi da fuori, tu che appena sfiori qualcuno sei tutta un "Mi scusi" e un "oddio, tutto a posto?" e, in questo caldo milanese noncosìterrificante ti precipita addosso questa sensazione di inadeguatezza e, successivamente, di odio profondo, tanto da non vedere l'ora di ritrasportare la tua personcina avvilita nella più accogliente e cazzona Bologna.
Forse la città dei portici non ti ha omaggiata del breve incontro con un bonone americano, poi si scopre mezzo messicano e successivamente dell'American Army, che era stato al confine nord l'anno scorso durante le "agitazioni" (sue testuali parole). Bonone che si sorprende delle tue domande sul muro (ma allora è proprio vero eh? Ma secondo loro funzionerà?) e che, nel mezzo di Centrale, si cava la camicia a righine, mettendo all'aria mercanzia di muscoli, pettorale variamente tatuato e catenazza dorata per cambiarsi la maglietta.
Ma tutto sommato qui si predilige ancora il clima della Dotta, dove alla fermata è facile trovare due ragazzi, entrambi carini, dall'aria "normale" seppure molto diversi l'uno dall'altro, che, senza abbisognare di pomatame vario e capello a regime, sanno ancora attirare la tua attenzione.
Delle tesine scritte in due giorni.
Arriva la mezzanotte dopo una giornata al pc.
La notizia buona è che distogli finalmente gli occhi dallo schermo perchè arriva un messaggio della AmicaStorica che ti narra un esilarante gossip su un exexex.
Dopodichè, fissando i fogli sparpagliati sulla scrivania e contando 10 ore tra studio e tastini in cui ti è volata la giornata, ripeti come un mantra:
Questo blog sta studiando pazzamente, cavandosi gli occhi tra ore e ore al pc, cronache e codici sull'Antico Messico.
Il mare è un lontano miraggio dietro le sbarre alla finestra.
S'è riscoperto prima il piacere nel disordine: dei capelli, della scrivania invasa da mille libri e fogli sparpagliati, dei pensieri che non si focalizzano e riportano a galla una serie di ricordi casuali e sconnessi;
poi, subito a seguire, l'anarchia - dalle riflessioni che nascono dietro alle frasi di codesto personaggio.
All the world's a stage, and everything else is vaudeville.
Noise is relative to the silence preceding it.
The more absolute the hush, the more shocking the thunderclap.
(dal film wachovskiano):
V: [Evey pulls out her mace] I can assure you I mean you no harm.
Evey: Who are you?
V: Who? Who is but the form following the function of what and what I am is a man in a mask.
Evey: Well I can see that.
V: Of course you can. I'm not questioning your powers of observation I'm merely remarking upon the paradox of asking a masked man who he is.
Nel fine settimana sono giunta alla conclusione che non comprerò mai un libro della Sveva Casati Modigliani.
La stazione di Firenze SMN offre simpatici spunti di riflessione per questo libero spazio. - Che in qualche modo va riempito.... In fondo, se scrivessi solo che mi sto ingozzando di ciliegie, rischiando macchie rosse su intonse fotocopie non sembrerebbe troppo "carino e interessante". Dicevo. -
E' trascorso l'ennesimo weekend a zonzo.
Nelle attese tra un treno e l'altro mi aggiravo tra le 4 edicole, a 20 metri di distanza l'una dall'altra, occhieggiando languidamente qualche tascabile. I motivi per cui ho deciso per rimanere sulle letture già in borsetta ("Davanti al dolore degli altri" - Susan Sontag, una raccolta di saggi incredibile sulla fotografia di guerra) li trovate a seguire.
Chiaramente i libri di Camilleri e Carofiglio spopolano a tutto andare -malgrado l'ultimo pubblicato dal papà di Montabbano abbia un prezzo un tantino "borghese" (10 iuri, cara Sellerio, 10 iuri!) per le 120 paginette che si porta appresso -. Spopolano anche più dei vari Lucarelli e Machiavelli e Guccini che non hanno ancora raggiunto gli spazi proletari nei carrellini di libri delle stazioni. Anche la Giménez Bartlett qui non è ancora approdata, forse per il nome ispanico e altisonante.
Se trovate edizioni economiche feltrinelli si tratterà sicuramente di Isabel Allende o Banana Yoshimoto. Forse uno o due della Marcela Serrano, che fa tanto lettura femminista edificante, tuttalpiù un paio di Benni, ma non nutrite speranze.
Quanto invece alle terribili edizioni di varie forme e misure, (prevalgono le tascabili), si va dal Cucchiaio Azzurro versione borsetta (chi non ha una triglia in tasca di tanto in tanto?) a Caos Calmo in terrificante mise azzurro sparato e riflettente, ma per abbordabilissimi 6 iuri, per finire sui soliti gialli tra Miss Marple e Poirot, che ormai stanno lì a prender polvere da 15 anni e si vedono ancora le impronte dell'ultimo che ha provato a disincagliarli dalla loro scomoda posizione, perennemente in basso a sinistra.
Addirittura, nella zona più centrale, mi sono ritrovata una versione mignon dell'Artusi* a fianco alla tascabile della Kinsella. L'ironia di questi edicolanti potrebbe sorprenderci un giorno.
Per l'intellettualoide, resta sempre qualche edizione di Kafka o di Svevo (l'Italo) da sleggiucchiare con occhialini in punta di naso e aria assorta.
Dulcis in fundo: la Sveva Casati, onnipresente in qualsiasi angolo uno cerchi di spulciare.
Su un sito mi dicono che è stata tradotta in 13 lingue. Facciamo finta di crederci.
Sono persino incappata in questa simpatica recensione (ciao.it), che si trova d'accordo con me e quindi troverà qui uno spazietto per dire la sua:
"Innanzitutto un cenno sull'autrice: Sveva Casati Modigliani: mai sentita; almeno, io non la ho mai sentita e a tutt'oggi non ho la più pallida idea di chi sia, né mi interessa.
Sulla quarta pagina di copertina c'è la sua foto (del 1989 quando è uscito il libro o è l'immagine attuale?): una sioratta di mezza età con due fili di perle che ti guarda dicendo: "Vedi come sono contenta? T'ho fregato sette euro e ottanta!"[...].
Il giorno in cui mi vedrete tra le mani un suo libro, anche se avessero chiuso l'ultima libreria e quella fosse l'unica lettura rimasta sulla terra, fate il piacere di prendere un qualsiasi oggetto contundente e sbattermelo sulla testa. Forte, per favore.
*manuale di cucina italiana dotato di gran senso dell'umorismo e simpatici consigli da perfette casalinghe di fine '800.
Questo blog ha un po' sonno e carenze di fantasia. Si langue.
A dispetto della vita sociale che passa tra cinema, aperitivini, giornate di studio a due di intensità inenarrabile e dove la pausa gelato, sotto la pioggerellina a sprazzi scrosciante, sembra la cosa più bella che potesse capitare.
Si scrivono tesine e gli esami non diminuiscono di una virgola, non ancora.
Ci si prepara ai viaggi e si fanno sogni strani che domani giocherai al Lotto... per la prima volta, ma tant'è.
Il visto si avvicina e il giro a Milano pure.
Ricompaiono amici di lunga data e passo più di qualche mezz'ora al telefono, cosa che non facevo dai miei 17 anni, I think.
Domani un treno, il fratellone, un finesettimana di pace nell'alta Umbria bagnata dal lago, tra fogli, computer e elucubrazioni linguistiche.
Il mondo gira e noi si gira con lui, magari a ritmo di bossa, brit pop e cantautori. E' sentirsi parte di quella sfera che gira, sulla punta del dito di qualche giocoliere pazzo e non domandarsi quanto potrebbe durare, questo vedere i colori tutti insieme, intensi e mescolati, dove ogni cosa è scia continua e senza forma.
La stanza di Bologna sa di giallo e di blu. C'è il divano col telo giallo a righe, l'armadio bianco e giallo, la porta gialla. E il termosifone, giallo anche lui.
C'è la scrivania blu, e il letto sopra, anch'esso blu. E poi il bianco delle pareti, i poster di Diego Rivera (tra poco, i suoi murales dal vivo,... potrei svenire), un geko rosso portafortuna appeso sulla porta, la radio bordeaux stile anni 70, sulla mensola a fianco al letto, insieme a pile di libri in attesa. La cassapanca blu, con gli attrezzi dei coinqui e i cuscini enormi e pesantissimi sopra, il tappeto ereditato dalla precedenza convivenza, azzurro e grigino.
La libreria sale in verticale, a fianco al termosifone, libri, appunti, dizionari, una mensola dedicata a trucchi e bijou, altri libri, il fumetto della Divina Vanna, cd e film, un i-pod infilato sopra i libri, il vecchio cellulare che ha dato ormai forfait; e infine, una scatola con le lettere da conservare, agende e rubriche salvavita per ogni evenienza, delle vecchie foto, qualche cartolina.
A fianco, tra la libreria e l'armadio, una cassettiera bianca. Ci sono candele, dei fiori finti bellissimi regalati da lei, un tahino di santodomingo, dono della Mamma Marchesa, altri bijoux, i cataloghi delle ultime due mostre viste, uno specchio ovale bellissimo e molto fine, ereditato dalla Signora, i gel per il riccio fluente e sempre in piega.
Dall'armadio penzola la borsina più frù che si possa immaginare, di pelo rosa e dall'anta scassata spunta il bordo di una gonna nera, altrettanto frù, che ricorda un halloween bristoliano. C'è il poster di Mantegna, nero su bianco, semplice e bellissimo giusto a fianco della finestra. Un calendario di Modì dietro la scrivania, che mi ricorda un'altra bella mostra vista nella City per eccellenza.
La scrivania blu, un po' scrostata e vissuta, è ricoperta dai pacchi di appunti e fotocopie di quest'ultimo semestre. Tra i due portapenne colorati si possono trovare anche un testo di avviamento alla filologia italiana, un saggio della cara Susan (Sontag) e un libro di Puig, nonchè il bilingue di portoghese. Al centro, abbandonati, giacciono quegli occhiali da sole che hai iniziato a portare solo perchè furono un omaggio. A destra, troneggia la guida del Messico, un evidenziatore azzurro e il portainutilità con su una sorridente Pucca in rosso e nero.
Al bordo del letto, appesi con tante mollettine colorate, sono ordinatamente appuntate una serie di cartoline, bigliettini e spillette di questo ultimo anno. E così sulla mensola a fianco al letto: il biglietto d'auguri per la laurea, una cartolina inviata da una delle tue più vecchie e care amiche, un paio di foto e altre due cartoline, che mi ricordano di quando noi tre si stava in angoli del mondo diversi.
Più guardo tutte queste cose disseminate e più mi rendo conto che questa camera è stata vissuta, seppure per un breve periodo. Forse non ci sono appesi tante foto e poster come desideravo, ma ogni singolo oggetto ricorda qualcosa di questi ultimi due anni, vissuti tra Bristol e le due casette bolognesi.
Ultima e non meno importante la coroncina un po' secca e afflosciata che, per ora, resta a prendere polvere in cima alla libreria, insieme ad una bellissima scatola rosa, ricordo della serata indiana per l'ultimo compleanno.
On air: Red Hot Chili Peppers - Road Trippin'
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin