Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
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SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.

Solita musica, divano diverso.
Stesso pc, una nuova finestra da cui sbirciare uno scoiattolo che si arrampica.
I soliti jeans stinti e sdruciti, la pasta al tonno e Nutini che lallalalalalalalalaaa.
Dall'altra parte di quel muro, dietro il giardino, una delle città più grandi del mondo: El Monstruo, la chiamano. E sebbene dall'aereo non si riuscisse davvero a scoprirne la fine, a guardarla da dentro non pare poi così mostruosa.
Sarà normale essere innamorata del principio che sta alla base dei mezzi di trasporto di qui?
Un caos allegro e in continuo movimento, in cui è facile perdersi, ma senza troppa preoccupazione.
Ci sono i combi, i vecchi furgoncini wolkswagen che ti caricano a qualsiasi angolo di strada, con le nonnine messicane che attaccano bottone, mentre il chofer lancia una serie di pendejos e di pinche qua e là sfrecciando in un traffico che ha molto di napoletano.
E il metro su ruote, dove quando piove, e magari è ora di punta, ci si mette un'ora ad arrivare nei pressi di casa, perchè tutto rallenta. Rallenta, fermi dei minuti alle stazioni e loro, gli autoctoni che sonnecchiano senza la minima preoccupazione.
Cambierei l'efficienza di tutti i tram di Bologna per i peseros e la varietà di mondo che ci sale ogni singolo giorno, l'orientarsi tra mille direzioni e infinite linee mentre le giornate passano, e se in certi momenti pare di esser qui da mesi, altre volte sembra siano trascorse solo poche ore.
Sta finendo la prima settimana nel Monstruo, si ripristinano lentamente equilibri, il ritmo scorre su onde diverse, ci si inizia ad abituare all'idea che mentre tu arrivi a casa nel tardo pomeriggio, di là c'è chi è già nel mondo dei sogni.
Manca poco all'essere Di Là.
Domani attende una lunga, lunghissima giornata di viaggio e poi, chissà.
Come s'è detto ieri più volte "A volte partire è assolutamente necessario".
Per rendersi conto di quanti e quali rapporti genuini si nascondano sotto le fesserie e le paturnie della nostra quotidianità.
C'è stato un momento ieri in cui si sono raccolti i frutti di quest'anno -che da quando è quando nella testa resta aperto tra l'estate precedente e quella successiva, un tempo scolastico, un tempo accademico-. L'abbiamo chiamato l'anno dei rapporti nati e consolidati, degli incontri e delle amicizie importanti. Le telefonate, le visite, l'affetto che si esterna tra un abbraccio, un augurio, un libro dedicato che fa più piacere di mille parole.
La palma fedeltà va a quel fratello che, ieri, dopo mille peripezie nel weekend, è venuto qui, dalla Città Dantesca, sopportando i ritardi dell'andata, quelli del ritorno e una motrice rotta a Prato a mezzanotte, per passare con me quei pocopiù che 60 minuti. Sulla panchina squallida di fronte alla stazione, tra un barbone e un ragazzetto che chiede soldi inventandosi una storia assurda, ha lasciato due abbracci stretti e un talismano greco per un po' di fortuna.
Siamo scaramantici, signorimiei. E in famiglia è noto.
Resta ancora qualche ora da riempire, un forse-pranzo, un forse-dopo pranzo. E poi a cena fuori, con i pochi intimi con cui è indispensabile trascorrere quest'ultima serata bolognese.
Ci si risente presto, questa volta dall'altra sponda dell'Atlantico.
Disclaimer: si avvisa la gentile clientela che la cerebralità di questo blog andrà peggiorando nei prossimi giorni. La direzione si prende piena responsabilità di eventuali concettismi inspiegabili e annesse riflessioni paturnia-centriche. In caso di irritazione, vi preghiamo di ripassare più avanti, grazie.
E meno sei...
Approdare a Bologna, e ti investe un caldo... che non è poi così torrido come pensavi.
Nel giro di due ore essere di nuovo fuori a saltellare qui e là, da un portico all'altro, da una casa di amici all'altra, sino alle 7 di sera. Arrivare e recuperare il figlioccio multimediale che permette il contatto col mondo, di solito indispensabile, ma che, in questa settimana di ritiro nell'eremo toscano e disintossicazione da adsl, non ha poi fatto sentire troppo la propria mancanza.
Bologna e il suo chiasso, i contatti con quel mondo che per una settimana era rimasto fuori, tutte quelle persone, ti investono. Mentre si muovono al battere di un ritmico tamtam, ti sembra di procedere in direzione contraria, in un tempo solo tuo, dove a percorrere 200 metri, sotto il sole bollente delle 6 della sera ci metti un'eternità e un quarto, ma ci vogliono 7 minuti di orologio per provvedere a una spesa contenuta.
Adesso, qui, c'è solo una stanza semivuota, una valigia per terra che ricorda altre valigie e altre stanze che stavano per essere lasciate. I muri spogli fanno da testimoni ai lunghi silenzi in cui è facile perdersi, di questi tempi.
E tuttavia c'è del lavoro da sbrigare, ricerche, traduzioni, una serata improvvisata nel momento stesso in cui hai messo giù il piede dal treno. In questo allegro vortice instancabile, i pensieri restano relegati a una dimensione loro, cui la città e tutto il mondo che vi gira attorno non appartengono.
Stanno semplicemente fuori, in attesa.
La Marchesa avanza rapidamente verso la linea di fine pagina, dribla un trio di correzioni automatiche, manda a vuoto un paio di tentativi di placcaggio delle referenze bibliografiche... sfiora la fine di pagina sei e segna l'ultimo punto!!!!!!!
Metaaaaaaaaaaa Metaaaaaaaaaaaa!!!!
(heeeeeeeee, marchesa in delirio... heeeeeeeee!!!!!! Heeeeeeeeeeeee!!!!)
***Ecco cosa succede ad aver finito la VI di 6 tesine nel giro di un mese e mezzo***
Il collasso su divano è ora ga-ran-ti-to.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin