Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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Viaggiatori senza orologio

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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
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L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

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lunedì, 27 agosto 2007
E ora chiamatemi Chalchiuhtlicue, ... se ci riuscite

Delle settimane che finiranno per farmi diventar matta...

Inizi a malapena a districarti tra le mille aule di Filosofia y Letras, cominci a capire come funzionano i bus dentro la Città Universitaria e a intuire dove trovare fotocopie e materiali vari, quando ivieni immediatamente subissato dai compitini. Noi, la Compagnia Emigranti Italiane e il signor Verosudamerica siamo tornati a soffrire la sindrome liceale dei compiti per casa.
E la letturina di questo e il riassuntino di quello, scrivi un commento, digerisciti questi tre libri di narrativa in due giorni, dai un'occhio alle dispense dei corsi da "oyente"... ed ecco che una settimana ti passa con uno schiocco di dita e tu manco hai iniziato ad aprire i saggi della prima materia.

In mezzo succedono cose.

Tipo che si va in 10 al concerto di Caetano Veloso e mi mangio le mani che è un Auditorium e non si può ballare. All'entrata m'hanno anche sequestrato la macchina fotografica, sebbene il mio biglietto dicesse "sono una povera studentessa con un posto in culo ai lupi". Niente da fare, nono, la macchina fotografica non entra.
Il signor AyayayayayyyPaloma è ancora sufficientemente in forma da saltellare qui e là per il palco e sballonzolare per quasi due ore. Sono tante le canzoni dall'ultimo cd e pochi i vecchi successi, ma quando ci si mette sa far vibrare la colonna vertebrale di brividi e tutto ciò è più che sufficiente. Seguono unos tacos tra i migliori mai provati, insieme al gruppo di amici italo-paraguay, che ci fa tardare sino alle 2.

Per il venerdì è prevista una cena a casa della Companera Reggiana e, sfidando l'uragano Dean che imperversa sulla città, le strade allagate e il traffico impazzito, ci si dirige verso la casa senza indugi, visto che per una puttanesca fatta come si comanda gli uragani ci fanno un baffo.
Cuciniamo per 14 ed è gran successo.
Si rientra, tardi, ma io di più. Soprattutto per aver trovato un tassista appassionato di musica italiana. E mentre il primo pensiero che mi attraversa il cervello è "adesso mi borseggia" e mi tengo pronta a tirargli in capo il padellone da 15 persone (via, sono le 3 di mattina e sei su uno di quei taxi che tutti sconsigliano), lui inizia a canticchiarti Grignani in spagnolo, qualche ranchera e un paio di canzoni mariachi. Finisce che, con l'occhio che si chiude, si fanno le 4 a chiacchiera amichevole e ho trovato il mio tassista economico di fiducia. Si, perchè tra una chiacchiera e l'altra ha persino insistito a non cobrarmi nulla.

Il sabato è: alzataccia tardi, lavatrici e pulizia della casa per poi fiondarsi dalla Paraguaya a studiare, organizzare un giro al supermercato e dirigerci a un altra casa di amici per l'ennesima cena. Tra un tiramisù arrangiato e riaggiustato che non ci convince e l'ennesima birretta, ci si ritira verso Copilco per buttarsi sul materasso qualche ora prima di riprendere la metro verso Teotihuacan.

Succede che a Teotihuacan riesco a uscirne ustionata malgrado il cielo resti coperto quasi tutto il tempo e sia pure stagione delle pioggie. La Paraguaya combatte contro l'istinto di buttare giù dai gradoni il nostro III companero di gita, mentre scherziamo sul fatto che qui possiamo anche fare le turiste fotomaniache, tanto siamo circondate.
La città è enorme e ci passiamo quasi 5 ore a girare, principalmente saliamo e scendiamo gradini, a beneficio dei nostri poplidi e discapito dei polpacci e dei piedi, che finiranno per urlare vendetta in nahuatl al rientro nel tardo pomeriggio.
Depositate le membra stanche sotto la doccia, incremata sino alle punte dei capelli, nel silenzio della casina mexicana, restano solo le tareas... che urlano vendetta dalla scrivania. Pauuuura eh?

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lunedì, 20 agosto 2007
Coqueiro, brisa e fala nordestina

Passano veloci le settimane nella Città Grande. Passano veloci e il calendario dice che ormai è trascorso un mese da quando eri all'aeroporto Juarez a spacchettare la plastica protettiva dello zaino per cercare di issartelo in spalla.

Volano veloci i giorni, gli orari delle lezioni sono assurdi, tanto che la sera sprofondi in un sono pesante e senza sogni, per alzarti di nuovo presto la mattina dopo; preparare la moka, gli occhi ancora incrostati di sonno, per odorare quel caffè italiano trovato per miracolo e pagato a peso d'oro.
E dopo questo primo mese inizi a capire.
Che non sei in vacanza e che questa sarà la tua città almeno per un anno.
Che in tutto questo tempo non smetteranno di mancarti certe piccole cose, come l'AVciDuca che ti chiama e si lamenta che non rispondi mai al cellulare, o Ari e il tictac delle sue unghie laccate al pc, mentre stai per addormentarti sul materasso sfondato;
Che ci sono canzoni di cui non puoi più davvero fare a meno e lo scoprire di essertele dimenticate lascia una punta di sconforto.

Durante questa infinita settimana c'è stata anche la visita del Collettivo Emigrate Italiane alla Mostra su Frida. Lunga l'attesa, massacrante la fila, che si prolungava anche all'interno del palazzo di Bellas Artes, dove orde di persone venivano gestite ordinatamente da una serie di signori e signorine che berciavano "Mas adelante por favor" ogni due minuti, onde evitare che i novelli entranti si accatastassero intorno alle prime 5 opere.

La prossima settimana ti attende un Signor Concerto all'Auditorio Nacional e non puoi smettere di pensare che tu sarai lì giovedì sera. E il Mostro del Tropicalismo suonerà anche per te.

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lunedì, 13 agosto 2007
Domingos

A quelli che... la Domenica sarà sempre il giorno prima del Lunedì

Ci sono anche le Domeniche, in questa Città Grande. E' il primo giorno di questa, lunga, settimana in cui c'è qualcuno in casa oltre a te la notte; la prima sera con annessa cenetta insieme alla novella coinqua Antropologa.
Ci si alza con calma, intorno alle 10, si rivoluzionano le stanze a nostro piacere, per una dimensione casalinga più personale.

E' mezzogiorno passato da un pezzo quando usciamo sotto un sole caldissimo, che quasi quasi ci stava bene la canotta scollacciata, malgrado la settimana di raucedini e improbabili starnuti ogni tre secondi tre.
Gironzoliamo per il mercato di Coyoacán e ci sono mille banchettini, non tutti esattamente etnici come il mondo si immaginerebbe, ma scopriamo una buona dose di posti dove ci fermiamo pensando: "Ecco, qua si torna assolutamente".
E poi c'è il languorino delle 2 passate e questa Taquería dove ci fermiamo incuriosite, è affollata, c'è poco spazio e un puzzino di fritto tra il disgustoso e l'invitante. Nel giro di cinque minuti ci si libera un paio di buchi al bancone e prendiamo posto. Si parte con due tacos a testa da condividere dagli stessi piatti, per concludere con le quesadillas.

Usciamo da questo pomeriggio con un poster a testa, tra ispirazioni zapatiste e altre artistico riveriane e la pancia decisamente piena e soddisfatta.

Al supermercato.
Passo le ore a cercare un fantomatico stendino, sbirciando ogni singola corsia, ma pare che qui non si trovino così facilmente. Saranno oggetti rari, penso. Percorro e ripercorro anche le file di quaderni per selezionare quello giusto. Con i quadretti come piacciono a me, anche se la combinazione strappo&buchi non si fa trovare.
Domani è il "Primo Giorno di Scuola" - si parte in tromba con 7 ore di lezione, tra le 12 e le 9 di sera - e c'è una certa Strana Sensazione nell'aria.

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venerdì, 10 agosto 2007
Incontri Mancati

Ci sono giorni in cui la marchesa si ammala e si ritrova ridotta un "asco", come dicono qua. La casa viene disseminata di fazzoletti, non si parla al telefono con nessuno onde evitare domande inopportune su eventuali cambiamenti di sesso mal riusciti - la voce spezzata dal mal di gola non è esattamente allettante... considerato che il traffico della Ciudad peggiora di molto le cose appena metto la punta del naso fuori -.

Fatto sta che oggi, a parte andare alla Migliore Università del Mondo (quante volte l'avranno ripetuto nelle due ore di riunione per noi studenti scambisti, non posso dirvelo, abbiamo tutti perso il conto!). Oggi, a parte la mattinata in facoltà, doveva arrivare il signor Verosudamerica. Qui, avrebbe calcato il suolo messicano, accolto da un sorriso stiracchiato della marchesa malaticcia, garante di un tetto per la notte e di eventuale caffè mattutino.

Per organizzare il comitato d'accoglienza, la marchesa parte di casa alle ore 20 e 30. Fate conto che qui siamo nella Grangrangrandissima Ciudad, ergo: in metro ci vogliono due cambi e un'ora e mezza di viaggio per arrivare in aeroporto. Il volo deve arrivare alle 9 e mezza, controllato su internet più che in orario, partiamo tranquilli io e lo striscione.
Varcate le porte scorrevoli del Benito Juarez alle ore 22 spaccate, ci si guarda un po' intorno verso i tabelloni strabuzzando l'occhi. Volo blablabla, washington blablabla ore 1.00 DEMORADO.
Demorado, demorado.. che voleva dire demorado? Facciamo che il neurone suggerisca ottimisticamente Atterrato... Dopo mezz'ora a sbirciare con vane speranze gli arrivi sperando di vedere affiorare delle ciocche ricce pugliesi da qualche parte, rinuncio, mi piego alla mia ignoranza e domando alla signora a fianco qualche delucidazione.

Come temevo quell' 1.00A dovrebbe essere l'ora d'arrivo con ritardo annesso. Disperazione su di me, disperazione su tre generazioni dei miei posteri... non mi sono portata che un 30 pagine di saramago da finire e ci sono ancora tre ore d'attesa... Terrore.

Seguono: ore 22 - un gelato per ammorbidire la gola e consolarsi
una bottiglietta d'acqua
dalle 22 alle 23 e 30 - un 10 pagine di Saramago intervallate da invio compulsivo di messaggini con tanto di significato subliminale: "o me tapina, cacatemi per favore o morirò d'inedia".
Di fatto, invio compulsivo di messaggini con flirt messicano a cui si aggiunge la telefonata di coinqua Antropologa che, al di là del raccontarmi le vicissitudini del suo zaino disperso per il mondo,  riesce persino a consolarmi.
ore 00: un croissant e un cappuccino

Ritorno giù di sotto agli arrivi onde evitare lo squallore della musica a cui ti costringono in queste zone aperte, con tavolini tristissimi da fastfood.
Faccio due parole con un ragazzone canadese con cui ci sfoghiamo delle sfighe dettate dai voli from Gringolandia. Tempo dieci minuti, io già felice di aver trovato qualcuno con cui socializzare, arriva la sua amica.
Marchesa - sorride - (#°@$£#*...!!!)
Tempo altri 5 minuti (ore 00.10 am) arriva la telefonata del signor Verosudamerica:
sono a Miami in ostello.

Succede che il signor Verosudamerica ed io ci troviamo pienamente d'accordo nel maledire queste compagnie di yankees che i messicani fanno benissimo a detestare con assai poca cordialità, siamo entrambi molto solidali e ci salutiamo al telefono sperando che la prossima volta che ci si debba vedere ciò non comporti altri contrattempi aerei su scala internazionale.

All' 1 e qualcosa giro la chiave nella toppa e nel giro di un'ora partorisco un post sotto l'effetto della caffeina ingerita poco prima.

E Adesso... ma spiegatemi, chi me l'ha fatto fare di prendere quel cazzo di cappuccino a mezzanotte...?!!

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mercoledì, 08 agosto 2007
trash from México

Signori miei, sto guardando una telenovela mexicana, sì una di quelle vere, e c'è una donnina graziosa e dal visino dolce che sta continuando a rilasciare scoreggini in giro per i set, tanto da far sbiancare anche i suoi colleghi attori più impavidi.
Appena scopro il titolo verrà inviato un comunicato stampa ai 2(5) lettori.


Tutto ciò è meglio di Vivere e Cento Vetrine messi insieme.

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quisquilie e vanità

martedì, 07 agosto 2007
Piove, senti come piove... COFF!

Giorni di pioggia, la prima infreddatura, il primo maglione di lana comprato in loco, coloratissimo e soffice.

Ma anche la prima cena nella casetta messicana, con las compañeras italianas e i loro amici paraguaiani. La serata apre le danze a suon di birre e un mix di musica italiana e brasiliana che scaldano l'atmosfera, mentre due tegami di pollo al curry e il riso thai cercano di dare il loro meglio sui fornelli. Ad aggiungere colore al giallo aranciato del primo, un'insalatona di pomodori con melanzane grigliate e una signora macedonia.
Non sia mai che i miei ospiti si alzino da tavola con un buco nello stomaco...

E' l'ultima settimana prima dell'inizio dei corsi, ci attendono riunioni informative, innumerevoli giri a zonzo per la città, nuove conoscenze e té alla cannella per sfuggire al freddo e alla pioggia delle 5 pomeridiane.

Siamo inoltre lieti di annunciare che da sabato la coinqua francese ci ha abbandonati per trascorrere i mesi estivi sul bollente suolo europeo. A lei subentra la coinqua Antropologa, italiana di nascita e immensamente appassionata di America Latina, con cui già facciamo piani di spese per attrezzare come si deve la cucina e la casa.

Ho intuito un'immediata affinità dal momento in cui mi ha detto: "Dovremo comprare dei tegami più grandi, questi non ci bastano".
Si preannuncia un anno decisamente interessante.

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quattro sotto un tetto, vida de barrio

giovedì, 02 agosto 2007
Delle quotidiane necessità

Oggi si rifletteva sui semplici bisogni del quotidiano. Leggendo quest'altra Signora in partenza, meditavo su quanto certi oggetti dettino i ritmi della nostra vita, lasciando una serie di impressioni che, di luogo in luogo, restano uguali pur cambiando.

Le piccole abitudini in cucina, la serie di shampi e cremine varie che usi tutti i giorni, sistemare il letto prima di uscire. Ma soprattutto lei, la tazza della colazione.
Avere una propria tazza significa che in quel luogo tu ci fai stai tutti i giorni, che non è più un punto di passaggio ma inizia a comunicarti un certo senso di stabilità. Oggi, gironzolando per un supermercato nuovo, scoperto da poco, me la sono trovata di fronte. Se ne stava sullo scaffale tra un tazzone whinniepooh-forme e delle banali tazzotte con fiorellini tristi e sbiaditi.
Il bisogno di trovarsi di fronte la propria tazza, così come ne hai avuta una preferita in ogni casa in cui hai abitato.
Fosse quella marrone coi cuori regalata 4 anni fa, appositamente per la prima casa bolognese; fossero le due con Tigro comprate in Inghilterra negli ultimi viaggi e rimaste alla casa paterna. Oppure la tazza arancione portata dal DeNiro nell'ultima casetta, insieme ad altre tre di vari colori. Ma tu sceglievi sempre la stessa, appena possibile. Eccole qui, le piccole fisse che fanno di un posto Casa.

Oggi, me ne sono rimasta un paio d'ore ai Viveros di Coyoacan, altro parco nelle vicinanze di casa. Buttata a pelle d'orso sull'erba dura e pungente, leggevo il primo libro acquistato qui; curiosamente non un autore ispanofono ma portoghese. L'ultimo Saramago m'aveva già intrigata in Italia e così, me lo sono ritrovato casualmente per le mani l'altro giorno in libreria. Da lì alla cassa il passo è stato davvero breve.
Intorno, varie famiglie con numerosa prole urlante e gioiosa e un gruppo di ragazzotti autoctoni che si dilettavano in salti mortali, verticali e contorsioni multiple sull'erba, sotto il mio sguardo vagamente divertito e pronto a rituffarsi nella lettura quando attirasse troppo l'attenzione.
Il caldo, il sole, la canottiera colorata e scollatissima, i bimbi che strillano a pochi metri mentre tu ti perdi le mezz'ore a osservare questi paccottini che sgambettano in giro in quel modo buffo tutto loro; un nonno giovane, che inizialmente scambi per un papà por poi ricordarti quanto qui le cose siano diverse, e una bimba piccina scrivono con un bastoncino sulla terra battuta.
E insieme la consapevolezza che per un paio d'ore il traffico, la gente, la città possono restare fuori da questo quadrato di verde, dove puoi ancora esitare qualche minuto buono a osservare uno scoiattolo smangiucchiare noccioline su un ramo, giusto a pochi centimetri dal tuo naso.

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Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin