Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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Viaggiatori senza orologio

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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
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L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

Incisioni sul tavolaccio

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Lillo è il nichilista assoluto,
lo snobismo fatto a peluche,
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mercoledì, 31 ottobre 2007
Maybe i don't need the answer

Domande.

C'é bisogno di fermarsi?

In questo caos di 5, 6 ore di sonno a notte, tanto studio - che potrebbe anche essere molto di più se non fosse per -, chiacchierate notturne in msn che parlano di sesso, amore, ironie, argomenti che qualcuno dice divertenti, perchè quando ti dico "è che mi rilassa parlare con te", tu mi rispondi che ti diverte e un po' sono anche contenta
- e in sovraimpressione scorrono queste parole: per questo anche se avrei altre millemila cose da fare non vado a letto e mi sveglio (irrimediabilmente tardi!) con la faccia ridotta un cantiere di borse e occhiaie, perchè alle millemila cose da fare, alle 3 di notte, con te, non ci penso per nulla e resto, sino a che non mi crolla la palpebra-.
 - E' solo un innocente invito a pranzo con il gruppo di amici e la mia immensa voglia di distrarmi dalle paturnie. Vedremo, se dirai no anche questa volta... -

C'è bisogno di ronzare intorno agli amici del Mulino?
Questa domanda non vuole risposta, la SanitàMentale direbbe: no, non ti fà affatto bene...
Il NeuronePazzo direbbe tutta una serie di cose per cui il non porsi questa domanda dovrebbe diventare un imperativo.
Se conti i limoni, i coqueteos e i no grazie di questo mese le dita delle mani quasi non ti bastano e tutto ciò ti sembra assolutamente Strano.
-Se conti quanti di questi siano per lo meno suoi conoscenti la cosa si fa ancora più divertente e un tantino pericolosa. Ammettilo!-

C'è bisogno di ricordare?
Un anno fa, una festa di compleanno, una cifra che t'è sempre piaciuta tanto, ma che anche con il suo +1 conserva un fascino Tondo. Chissà perchè, ti ricordi esattamente i tovagliolini con le zucche colorate, la parete viola con lo specchio grande, due enormi teglie di timballo e pasta al forno, imperativi classici di quell'inverno... un regalo per cui avevate girato il centro di Bologna pur di trovare l'abbinamento giusto e il colore perfetto. Perchè se non fosse stato esattamente quello, non sarebbe piaciuto così tanto.
Forse faceva già freddo, forse stavi scegliendo il vestito di laurea e prendendo la decisione che ti avrebbe portata Qui. E laggiù, davanti alle tazze di té che ci piacevano tanto, attendevamo con ansia i Grandi Risultati.
Quest'anno invece siamo tutti a spasso, città diverse, mondi diversi.
- E' il +1 che aggiunge qualcosa e fà sembrare tutto così nitido e distante?
E' l'aver preso svolte importanti, per cambiare ogni cosa, radicalmente, nel giro di pochi mesi?-


Fatti.

Ma prima di tutto c'è bisogno di una vacanza. Un'altra.
Per questo stamani hai deciso che il finesettimana non andrai ad una partita che ti piacerebbe vedere da matti, ma hai bisogno di pensare a te. Di tornare nella casa bellissima, con il sole, il caldo, i canuzzi scodinzolanti. Di andare al Temazcal* con la coinqua Ecologica e toglierti di dosso lo strato di smog e fumi accumulato sulla pelle in tre mesi di DF intenso, vissuto a fior di pelle e con cuore e stomaco aperti a qualsiasi cosa. - E ora ti inizi a chiedere se hai fatto bene, a vivere tutto così apertamente - Di studiare in santa pace e di dormire come non mai, fare lunghe passeggiate nel verde e salire alla piramide.

E scrollarsi finalmente di dosso questa coperta di maglie pesanti, un intreccio di stanchezza infinita e sentimenti sporchi, di rancori covati che non sei brava a nascondere, di emozioni troppo dure e intense per contenerle senza lasciare qualche segno su di te, qualche ombra scura al di fuori di te.
Delle mille domande che restano senza risposta.
Delle mille domande di cui, sin da ora, dovresti imparare a non voler conoscere risposta.
Perchè devi lasciar scoprire, a questo gruppo di persone nuove che non ti conoscono, che tu non sei la Coperta, che ti ci sei seppellita dentro e avvolta per bene, ma tu non sei Questo Fagotto bruttino. Stanchezza e paturnia, sorriso forzato, aria stanca.

Rivedi una foto dello scorso finesettimana e sì, è così che ti piaci. Colorata, sorridente, il viso disteso e gli occhi brillanti. Eccoti lì, finalmente.




Temazcal*: tradizionale bagno di vapore di origine preispanico con erbe aromatiche. Braaamoooo!

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domenica, 28 ottobre 2007
Everything is illuminated

Un interruttore rosa intenso sulla parete di un bar; il desiderio intrigante di provare ad accenderlo, per "vedere di nascosto l'effetto che fà".

Un'altra settimana è volata via tra università, cene e un giro fuori dal DF, a ripulirsi i polmoni e scrollarsi di dosso la città.

Succedono Altre Cose.
Ancora una volta dovresti imparare a diffidare, invece ci ricaschi.
Ancora una volta è decisamente meglio scappare e liberarsi di situazioni strane immergendosi nel verde di un giardino, animato dalla vivacità di tre cani bellissimi. Dormire, più di 7 ore filate e senza svegliarsi, malgrado si stia in tre in un matrimoniale piccino e A. russi. Beato e sonoro.
E' il pensiero di trascorrere qui, a Tepoztlán, i festeggiamenti per Día de Muertos, seminando in lontananza città e automatismi strani di cui non vuoi diventare ingranaggio, mentre, sotto le ruote, scorrono le linee bianche della strada.
Gli amici francesi, il sole che batte e il caldo piacevole, lasciarsi alle spalle i Pensieri, l'università, i Pensieri, i mille bucati, i Pensieri, la casa che è un cesso, i Pensieri, gli amici altrui.
E' decisamente meglio un concerto in buona compagnia, emozionarsi per la musica dal vivo, canticchiare qualche canzone che ricorda la Spagna "vivo en el número siete, calle melancolía..." e lasciarsi andare, l'Auditorio Nacional pieno e tu, un piccolo puntino nel mezzo di tanti (tra cui pare ci fosse anche Gabo!), senza nient'altro da offrire che voce e applausi.

Automatismi rosa e, appena torni nel DF, ritrovi tutto esattamente dove l'avevi lasciato:
un pacco di patatine vuoto sul tavolo, un'email malinconica di Capo* che t'ha affettuosamente ribattezzata doña italochilanga, el Eje* in msn e i resoconti della festa nel fine settimana, insieme ad altre email e messaggi che pensi provengano da Iddu.

Finisci a sognare pacchetti di c*amel, flash accecanti e un losco figuro identificato come il babbo del Mulino, che cerca di psicanalizzare le tue ossessioni. A questo punto le uniche cose che ti vengono da pensare sono: ancora tre giorni di università e scappo dal delirio. E: Puntini.


*Capo, amico dalle superiori del M-a-V, che pare ti abbia presa in simpatia e confidenza, tanto da trattenerti a ciarle sino ad improbabili ore del mattino.
el Eje, amico d'infanzia del medesimo M-a-V, e che pare, anche lui, ami protrarsi in chiacchiere rubandoti ore di sonno tra una confidenza e lunghe spiegazioni sul Futbol Americano locale.

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giovedì, 25 ottobre 2007
Sonica

Stamani c'è bisogno di questo:

Liberi Tutti
               Discoteca Labirinto
                                         Nuova Ossessione

Pompate a palla nelle orecchie a ripetizione, prima di uscire e andare a una lezione davvero pallosa.

E caffè. Tanto caffè.

E' iniziato il periodo di delirio prima della fine del semestre.

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domenica, 21 ottobre 2007
It happened again

# Should I take that risk or just smile? #

Ascoltare ossessivamente quei movimenti di tasti bianchi e neri, che salgono e scendono sullo stesso ritmo dei tuoi pensieri. Svegliarsi la domenica mattina, metterci un'ora per caricare le pile e sentirsi liberi di seguire il ritmo della musica su questi medesimi tasti a lettere bianche.

If you wanna be my friend
You want us to get along
Please do not expect me to
Wrap it up and keep it there[...]

Misread... forse ci siamo letti in modo sbagliato e non c'è nulla da fare. Ti ho caricato di sovrainterpretazioni e poi mi sono stupita quando, al telefono con un tuo amico, ho scoperto ciò che realmente pensi. Malgrado la delusione, non posso cancellare le impronte lasciate sui tasti che sei riuscito a suonare, schiacciando forte le dita sul pezzo di mondo che era rimasto chiuso, sotto il copripiano di velluto rosso, protetto nel buio caldo e ovattato del silenzio.
Mi resta un'ora di pura felicità, quella ingenua e adolescenziale che ti porta a un metro da terra, dove l'aria era piena di Qualcos'altro che non fosse.
Il traffico, il rumore, le luci della sera, la Gran Ciudad in movimento, le persone che passavano incuranti, i mille autobus che non abbiamo voluto prendere, gli abarrotes e gli odori di fritto e carne e tacos e...

A friend is not a means
You utilize to get somewhere
Somehow I didn't notice
friendship is an end
What do you know
It happened again


C'è quella piccola tenerezza che non conoscevo. E nel momento poteva essere l'accordo perfetto, quello che ti vibra in testa e scende lungo la schiena, sino a scaricarsi dai piedi alla terra, per poi iniziare a spegnersi, ma len ta men te.
Adesso lo riconoscerei tra mille e, di tutto quanto è successo nelle successive settimane, quando hai deciso di smettere di suonare, è quella la cosa di cui sento di più la mancanza.

What do you know... it happened again...

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venerdì, 19 ottobre 2007
femmes et fromage

Miercoles, la noche de las mujeres.
Perchè anche qui, sull'AltraSponda, nella Gran Ciudad, c'è bisogno di quella sorellanza che solo in certe occasioni si può creare. Un tavolo con birre, pane e stuzzicherie, una pasta alle verdure in fase di cottura e un gruppo di donnine con in sottofondo la partita Messico Guatemala.

Il bello di queste serate è che non importa che non ci si conosca, non importa che ciascuna venga da un luogo diverso, che una sia un po' più "ragazza per bene" e quella seduta al suo fianco sia dichiarata -scherzosamente- la ninfomane della serata. Ci sono certe cose che restano universali e per questo ci accomunano, malgrado diversità di esperienze, paesi, uomini con cui abbiamo avuto tutte a che fare. Ci sono gusti differenti, cose che ci piacciono e non ci piacciono, scambi di opinioni che finiscono in lunghe risate catartiche, mentre ti butti indietro nella poltrona morbida e ci sprofondi un po' di più con la birra in mano. Sigarette nel posacenere, una tavola incasinata e l'aria ancora piena dei discorsi così nostri, così "da femmine".
E' l'ammettere che "sì, stai coqueteando* parecchio in giro" e sapere di non essere giudicata.
E' prendere il taxi, salutanto le tre padrone di casa, e rendersi conto di quanto ci sia bisogno anche di questo per stare Così Bene.

Jeudì, vive la France.
Forse non lo sapevate ma è da qualche giorno che, nel depa italofrancese, siamo in netta minoranza. Sono giunti, direttamente dall'oltremanica, una coppia di amici della coinqua Ecologica.
Dopo un paio di giorni di disperazione per il tragico smarrimento dello zaino con scorte di vettovaglie portentose, ieri sera s'è dichiarata la serata dei formaggi.
Per non esimerci, malgrado l'assenza di pecorini e scamorze con cui rivaleggiare sul fronte, noi s'è contribuito con una spaghettata aglio olio e peperoncino, che ha fatto il suo discreto successo a tavola ed è finita a far compagnia a due lunghe baguette. Del tutto, a fine serata, non erano rimaste che poche briciole e qualche traccia di olio sul fondo della pentolaccia.

Tre mesi senza formaggi procurano mugugnii semi-indecenti ad ogni fetta di pane spalmata, sapevatelo.

Si finisce per mettere in tavola anche un po' di messicanità, un buon mezcal con tanto di vermetto sul fondo: si aprono i rituali di iniziazione tra limone-sale piccante-e giù un sorso.
Mentre la coppietta opta per il letto dopo la mezzanotte, rimaniamo noi tre, sedute a scattarci foto sul divano, parlando degli Altri Viaggi della coinqua Antropologa.
Per la prima volta penso che una convivenza tra sole donne non è poi così terribile, mentre ridiamo della nostra poca preoccupazione di fronte a un pavimento semiindecente e al casino lasciato sul tavolo.


Pensieri sul Nord, sulla Baja California e la Barranca del Cobre, su quanti posti ci sarebbero da vedere e sulle poche uscite che ancora sei riuscita a organizzare. E ti riprometti che in dicembre e gennaio non vorrai fermarti più di un secondo.
Pensieri su un libro che ti manca e che vorresti rileggere da morire, un libro che ti hanno consigliato ed è diventato un pilastro; un libro che hai regalato a chi ha saputo davvero apprezzarlo e che ha rafforzato un'amicizia. Un libro che non ti sei portata, ma a cui in questi giorni non smetti di pensare e che non puoi fare a meno di raccontare.
[E poi resti tu, in un angolo della testa. Tu, nelle multiformi presenze dietro cui ti nascondi, malgrado i  mille tentativi di convivenza pacifica negli anni, malgrado l'avere cancellato qualsiasi tua traccia. Tu, in certi eccessi di sincerità in cui séguito a pensare che sei parte della mia vita e un giorno ci ritroveremo. E forse allora staremo insieme. Oppure imparerò finalmente a convivere con la tua assenza.]


*coquetear: serve proprio la traduzione? diciamo un giusto compromesso tra sbattimento di ciglia, due struscini e qualche numero lasciato in giro.

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lunedì, 15 ottobre 2007
apologia delle piccole cose

Che le grandi felicità altrui siano anche le tue piccole gioie
Che ci siano sempre persone che sappiano dire: "io mi fido di te"
Che ci sia qualcuno che resta sino all' 1 e mezza con te, tanto per il piacere di parlare e raccontare di intensità e avvenimenti curiosi, quando per distrarti dai piccoli abissi di tristezza notturna
Che qualcuno ti offra un biscotto al cioccolato quando ne hai davvero bisogno
Che una voce morbida, nascosta dietro ad un microfono, possa sussurrarti sonnolenta:
"vado a dormire, buona notte, ti voglio bene, un bacio, byebye"

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vida de barrio, quotidiano animale

sabato, 13 ottobre 2007
In loop with an automatic swing

Meet me in the crowd, people, people
grow your love around, love me, love me
take it into town, happy, happy
put it in the ground where the flowers grow
gold and silver shine
Automatismo numero 1
 - Due per favore.
Due cucchiaini di zucchero nel caffèlatte del sabato mattina, quando ti svegli e dopo mezz'ora stai ancora sbadigliando. Accendere il computer e, ancora una volta come ogni mattina, sperare che con lui si attivi anche il cervello.

I'd rather dance than talk with you[...]
The music's too loud and the noise from the crowd
Increases the chance of misinterpretation
So let your hips do the talking
I'll make you laugh by acting like the guy who sings
Automatismo numero 2
- Entonces, dime algo de ti.
Un venerdì sera di "pura banda", a Xochimilco, nel sud della Gran Ciudad. E' la prima uscita con la nuova coinqua francese Ecologica. Il suo amico Faccia d'Angelo arriva sul presto, dopo un paio di birre ci mettiamo in macchina, per arrivare in un posto dove tutti sballonzolano a ritmo di musica da banda con cappelli da cowboy in capo. Con la Coinqua Ecologica cominciamo a ridere più o meno di qualsiasi cosa passi sotto il nostro naso, vaqueros saltellanti con donnine appresso compresi.
Giungere presto alla conclusione che ballare un ritmo del genere con qualcuno che non sa guidare è del tutto impossibile, aggiungendo i tuoi sandali e il fatto che lui continua a pestacciarti i piedi. Malgrado tutto ciò, bastano un paio di canzoni perchè scatti il limone.

E nello stomaco è il vuoto assoluto.
Non un brivido e ti viene da pensare che state dondolando in modo ridicolo, a un passo dal ballo del mattone; che tutto viene ugualmente naturale, ma la voragine emozionale non si apre.
Pensi - Eppure non è neanche male, è carino, il limone gli viene bene - vuoto emozionale
- Mi sta accarezzando i capelli, la schiena... - vuoto emozionale
- ...sta per piazzarmi la mano sul culo?! - vuoto emozionale
- chissenefrega... - vuoto emozionale
- oddio, è l'amico della mia coinqua, cazzo sto facendo?! - vuoto emozionale -
- chissenefrega!!!!!!- vuoto emozionale -
(al tuo stomaco): ...ma proprio nulla di nulla? no...? No: Vuoto Emozionale.


Bono (live): I don't know about you,
but I feel good about the fact that
I still haven't found what I'm looking for

Pensi che dopo l'ultimo bacio, dopo l'ultimo ballo a ritmo di salsa giovedì, il mento appoggiato su una spalla che profuma di buono e ti fà girare la testa, dopo il sorriso idiota dipinto in viso, tutte le farfalle che scalpitavano nel tuo stomaco siano volate via, sulla scia di mille esplosioni.
Non ti senti in colpa perchè non te ne frega nulla, la coinqua Ecologica è il tipo che non si fà problemi e, arrivate a casa, davanti a una tisana, chiarite che la filosofia del momento è "zero paranoie e a ver qué pasa". Menti spudoratamente quando le descrivi in astratto il concetto di Vuoto Emozionale e lei ti chiede se, con Faccia d'Angelo, stasera sia stato così. Ma non importa.
Qui gli ultimi tre mesi ti fanno pensare che i messicani siano gli esseri di sesso maschile meno affidabili su questa terra e che, nel loro swing, un limone non vuol dire proprio nulla.
E allora tanto vale.


And you'll make me smile by really getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing...

In Loop with an automatic swing: Shiny happy people - REM, I'd rather dance with you - Kings of Convenience, Jaded - Aerosmith, Sweet Child o' mine - Guns, I still haven't found what I'm looking for - U2.

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martedì, 09 ottobre 2007
9 ottobre 1967

Questo blog normalmente non si mette in cose di politica, discussione, storia.
Sino ad oggi.
Oggi sono passati quarant'anni da che è accaduto e mi sveglio la mattina con una certa voglia di ricordare. Apro le pagine dei giornali, prima quelli italiani, per vedere se Qualcuno l'ha pensata come me.

Il nostro Quotidiano Comunista ci mette un pizzico di volontà e lo infila in ultima pagina. La Repubblica, nella sua versione online, neanche un rigo. Resta l'Ansa con i suoi articoli stringati.
Neanche mi chiedo quello che passeranno per tv oggi. Forse la RAI si degnerà di programmare "i Diari della motocicletta".
Passano 40 anni e il portale Libero mi dice che il gatto del Papa racconta la storia di Joseph in un libro per bambini...
Passano 40 anni e Repubblica mi dice dei nuovi film della Kidman, di dove vanno in vacanza i nostri politici, della California e i mondiali della zucca. E i lettori stanno ancora discutendo l'addio a Pavarotti e gli stipendi dei professori...

Da qui non riesco a non storcere un po' il naso, di fronte a questi olezzi che si percepiscono oltreoceano. Siamo ancora una volta la Terra dei Cachi. Per chi ha voglia di dire qualcosa, osi qui sotto. Per tutti gli altri vi rimetto agli omaggi del Signor Verosudamerica, che oggi ha scritto qualcosa di davvero commovente e che per questo voglio ringraziare.



9 ottobre 1967 - 9 ottobre 2007
 

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sabato, 06 ottobre 2007
La grande abbuffata

Per me Italia vuol dire cene. La terra dove stare seduti alla stessa tavola crea complicità, discussioni, scambi, risate collettive. E' questo che mi manca qui, perchè arrivare a casa la sera alle 10 e dovere ancora cucinare a volte è davvero snervante. Consumare i pasti in facoltà sola o in compagnia, di fronte a una torta (panozzo) un taco o un alambre, standosene arroccati sullo sgabello Ikea d'esportazione... non dà la medesima soddisfazione.

Così stasera si gioca in casa.
Stasera s'allarga un invito a cena che prevede una percentuale altissima di messicani qui, nella casina di Avenida de las Torres. E ciò implica che potremo essere un numero imprecisato tra le 10 e le 20 persone, ma non lo sapremo comunque prima del loro arrivo.
Così stamani sembra di rituffarsi nei ricordi del passato recente, nella Bologna delle cene bloggers alla casa di via dell'Inferno, pomeriggi a preparare timballi di riso, torte, paste fredde, i quintali di cibo avanzati da ripartire tra i volenterosi della forchetta, a fine serata.

Allora da brava italiana, preda di sindromi da "oddio, ci sarà da mangiare a sufficienza, meglio che preparo anche qualcos'altro...?", io mi incarico della preparazione dei mangiarini.
Loro, gli autoctoni, forniscono musica e litri di birra.

Se domani la casa è ancora in piedi vi racconto.

Postilla*: c'è da dire che stasera presenzieranno sia il Mulino-a-vento che l'amico Indio Verde. Precisiamo allora che se anche la "tenutaria" (Signora©) uscirà viva dalla serata, il resoconto sarà assicurato.

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la terra dei cachi, quattro sotto un tetto, vida de barrio

mercoledì, 03 ottobre 2007
Flojera*

E ti prende così. Un po' di mal di gola, pensieri strani, una giornata in cui, per smuoversi di casa e arrivare in facoltà, ci vorrebbe l'argano. Ti pesa il culo, insomma.

Oggi è il giorno dopo ieri e ieri sono successe tante cose.
Che a sentirsi dire "No, non ho tempo per te, mi dispiace", non è proprio una cosa gradevole.
Oggi si sciolgono le tensioni di tre giorni e ti senti quasi la febbre; ieri, giorno di lezioni pesanti e girare carica di fotocopie a mò di mulo; ieri, dove in un prato hai perso un orecchino appena comprato; ieri, dove hai conosciuto alcuni della Banda del signor Mulino-a-vento e, credi, almeno loro abbiano apprezzato
Tanto che uno degli amici del Mulino dava quasi l'impressione di volerci un po' provare. E senza pensarci tanto, chè avevi bisogno di affetto e distrazione, devi aver dato l'impressione che, beh, in fondo, non stavi affatto disdegnando.
E' in questi modi assurdi che l'Amico del Mulino, anche ribattezzato Indio Verde, ha accettato di condividere il suo auricolare del lettore mp3 con te, ha suonato la chitarra (ay, i musicisti!) e cantato con una voce profonda e piacevole, ti ha aspettata sino alle 9 e accompagnata al tuo pesero.
Come ci siano arrivati dei rametti nel mezzo dei tuoi capelli, non è lecito esplicitare.
Però c'erano. E anche nella sciarpa. E l'orecchino reduce, stava solo e triste ieri sera sul comodino.

Il buon vecchio Brezny risponde:"[...]
Evita le soluzioni parziali, per favore, i tentativi goffi e i comportamenti avventati."

Qui la vita si vive intensamente e si passa da un alto a un basso, oscillando sul ritmo di una cumbia. Poi d'improvviso la musica si ferma e tiri il fiato.
Come oggi, in cui hai rivisto l'Indio Verde e, coinqua Antropologa dice, ti ha salutata e baciata più a lungo e con un certo affetto. Oggi, in cui hai passato due ore ascoltando in radio la voce del Mulino, scherzando via msn e facendo finta di nulla. E lui parla di un giorno come il 2 de Octubre '68, il massacro di Tlatelolco e il bisogno di non dimenticare.
Ci sono cose frivole e ci sono canzoni che ancora ti fanno tremare.
Ma tutto si cura e si scioglie, con una tazza di latte, miele e un pizzico di cannella prima di andare a dormire.


*letteralmente: fancazzismo. Di quello serio e bolognese in un pomeriggio d'afa estiva. Per intenderci.

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quisquilie e vanità, io e ormone pallato, vida de barrio, quotidiano animale




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin