Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Ho ancora i paesaggi del Chiapas che rimbalzano nella testa e già ci prepariamo ad affrontare un altro viaggio. Sono anni che non ci si piglia una vacanza lunga, con amici, alla buona, a pascolare per ostelli con il naso all'insù di fronte a qualche posto nuovo.
Come dicono amici della chilanga banda, solo il Chiapas può insegnarti qualcosa del Chiapas. Una natura da spalancare gli occhi, passando per lagune e cascate immense e impressionanti, sino alla Selva Lacandona vicino a Palenque e al confine con il Guatemala: scimmie urlatrici nel mezzo delle rovine maya del periodo classico, mille italiani che scalano i templi più conosciuti; un incontro interessante, a dimostrazione del fatto che i chilangos sono veramente ovunque, anche nel profondo sud... .
Torni e tutti chiedono "Ma allora l'hai visto il Sub?". Sfortunatamente quando eravamo a Palenque lui stava a San Cristobal e quando siamo tornate era già ora di partire. Sarà per la prossima, caro Marcos.
Arrivo al DF dopo 13 ore di camión e non averne dormite più di 5 per il freddo e l'aria condizionata a palla; lì ad accogliermi, un volto amico che, malgrado la stanchezza, mi ha scarrozzata sino all'Aeroporto per recuperare la prima truppa bolognese che abbia solcato suolo messicano. La Granduchessa è giunta; ci abbiamo messo tutte e due un po' a realizzare che siamo di nuovo insieme, che è tutto uguale ma anche del tutto diverso.
E' il 20, arrivano i 23 che si festeggiano con la truppa chilanga. Pochi ma buoni e ne usciamo tutti un po' crudi la mattina dopo. Il Mulino mi regala un libro di Saramago, con tanto di tre pagine di dedica, un poema di Kavafis e una frase di Jodorovsky; è un libro sui viaggi, guarda caso.
C'è il tempo per un giro in centro. Al Palacio Nacional, sempre presidiato da guardie e militari, incontriamo un nonnino che per una modesta cifra ci prende per mano illustrandoci i Murales della Storia del Messico dipinti da Rivera. Passo passo rispolveriamo nomi, date, personaggi, civiltà, ci spiegano i mille impieghi del mais, dell'agave e del maguey, il cacao, bevanda degli dei - e delle dee (aggiunge il nonnino strizzandoci l'occhio!) -. In serata ci spingiamo sino alla Plaza de las Tres Culturas; è notte, il posto resta abbastanza inquietante, si respira un aria strana. 2 de Octubre, no se olvida. E' Capo che più tardi ci racconterà per filo e per segno cos'ha significato questo posto dal '68 sino ad oggi.
Ed eccoci qui, stamani, pronte per una nuova meta.
Ho dormito dentro una felpa che sa di buono, abbiamo il bagno intasato da ieri, devo ancora iniziare un saggio da consegnare al ritorno a Gennaio, il caffè non ha avuto l'effetto sperato.
Tutto sommato non importa, c'è ancora tempo, per tutto e per molto altro.
Confusion never stops
Closing walls and ticking clocks
Gonna come back and take you home
I could not stop that you now know singing
Come out upon my seas,
Cursed missed opportunities
Am I a part of the cure
Or am I part of the disease, singing
Domani consegno due saggi e ritiro un voto. Un appuntamento con l'adjunto bono del profe di Teoria della letteratura (kulero, ancora deve finire la licenciatura e già da qualche lezione...) alle 10 davanti alla caffetteria zapatista di Filos.
La scusa ufficiale è ritirare il risultato del corso...
Domani cucino per un amico con cui ho tanta voglia e molto bisogno di chiacchierare un po' tra noi.
Di scaricare e ascoltare in silenzio.
Domani preparo uno zaino che non voglio sia troppo pesante.
Per viaggiare leggera e senza pesi; lasciare qui nel Distrito caotico le cerebralità cbe ti ancorano ai luoghi. Andare in Vacanza.
Finalmente.
Vedere luoghi, conoscere, gironzolare con il naso all'insù tra i mercati di un'altra città. Bonampac, Palenque, le lagune di Montebello, Sancris...
Il Chiapas, il Sud, andare, andare andare.
Comincio da sola e piano piano mi raggiungeranno tutti gli altri. Ma l'importante è cominciare.
Del sentirsi felicemente "desubicada":
Oggi una amica ha scritto una cosa illuminante. Dice:
Parti sempre e torni sempre. Ma non sai mai da dove parti e dove torni.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin