Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
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L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
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Lillo è il nichilista assoluto, lo snobismo fatto a peluche, l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa. -in gentile adozione da la Bambina Filosofica-
*loading* passanti

SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Ogni tanto in questa GranCiudad alzi lo sguardo e, appese ai fili onnipresenti della luce, vedi un paio di scarpe. Capita spesso di vederle, qualsiasi sia il barrio, appese per i loro lacci.
L'Animale di Pezza. Ve lo ricordate l'Animale di Pezza?
Che poi mica è il suo nome vero. Nono. Ma visto che qui tutti hanno i loro pseudonimi allora perchè negarglielo.
L'Animale di Pezza me l'aveva regalato Zit, il coinquo più pazzo della casetta inglese. E ci aveva scritto a fianco: per i momenti di tristezza e nevrosi cerebrale, ma se ci hai da fare a letto, per favore tappagli gli occhi.
L'Animale di Pezza è passato dall'Inghilterra, all'Italia ed è arrivato sino in Messico, è un emigrante clandestino rifugiato tra la valigia e il letto. E dato che peserà una cinquantina di grammi il tutto gli viene abbastanza bene.
E tu mi dirai, un gorilla di 50 grammi?!
Sisi, dico io, un gorilla di 50 grammi.
L'Animale di Pezza ogni tanto sparisce a passeggio per il letto e non si sa dove venga risucchiato. L'altra mattina l'ho ritrovato nascosto tra un gomitolo di polvere e una busta.
Lo guardo, gli dico: Animale di Pezza, ma che fine avevi fatto?
Lui ricambia lo sguardo con il suo occhino furbo, ma se ne sta zitto.
Così me lo accollo e lo ripongo nel suo angolo preferito, mentre io me ne torno a studiare.
-Cosa fai?
-Studio.
-Ah.
-Devo fare degli schemi di alcuni saggi.
-Ah.
Tictac tititic tac tac
-Me li fai vedere?
-Se non ti annoi...
-Fammi spazio però.
----
-Comunque Berlin non mi è piaciuto.
-Nemmeno a me.
-E adesso?
-Adesso cosa?
-Adesso basta studiare, vieni qua e ci vediamo un film.
Una tazza di tè, la luce soffusa, le coperte calde e una sensazione che fa tanto casa.
Credits: foto di Gregory Colbert.
San Valentin en la GranCiudad es:
una locura di stelline e cuoricini, cartelloni e dichiarazioni d'amore eterno, mariachis che cantano e studentini mano nella mano che camminano ai 2 all'ora mentre tu pensi solo alla bistecca in frigo, che è dalle 12 che muori di fame e sono già le 3; cerchi di sorpassare ma te lo impediscono altri due studentini che arrivano in senso opposto con altri palloncini saltellanti alle loro spalle.
- Continui a camminare a denti stretti, sgusci tra loro e riesci finalmente a allontanarti con uno sprint. Ti lasci alle spalle una scia di sangue mentre un santo si è appena sfracellato sulla coppietta A -
Viabilità - Camminare per le strade è come cercare di evitare piccioni in piazza San Marco, manco ti fossi tramutata in un seme di mais gigante. Il peggio arriva sul pesero: li vedi come si barcamenano con questi cosi colorati e cuoriformi che manco riescono a passare dalle porte, figurati te una volta che son salite 4 coppiette e lo spazio vitale già s'è azzerato.
Ma ti pare che io debba ritardare il Mio Pranzo perchè sulla combi ci sono più palloncini che persone e al fondo c'è un angiolone con la testa fuori dal finestrino, che tra l'altro risulta essere tre volte la tipa che se lo accolla, occupando metà dei seggiolini minuscoli?
Ciudad Universitaria - Nemmeno qui si scampa. Inizi a chiederti se tutti stamani abbiano buttato il cervello dentro i bidoni dell'organico. Che qua si fa il differenziato eh.
Ti guardi in giro e li vedi: lui, lei e un coso gigante che svolazza al loro fianco.
Ma dico io, grullo d'un uomo, ma le puoi regalare un orso yogi grandezza naturale alle 8 de mattina, che poi finite a scarrozzarvelo, te e quella tappa della tu' fidanzata, tutto il giorno da un'aula all'altra?
Che poi alle lezioni ci viene anche lui e magari vuole pure partecipare, mentre io sono seduta per terra che non c'è un buco dove infilarsi.
E dire che, prima di notare tutto questo (ribadiamo, tu, alle 11 di mattina e senza del caffè in corpo hai il livello d'attenzione di un'ameba svenuta), stava quasi per scapparti un invito a pranzo a un tale che, per scarsa disponibilità, potremmo ribattezzare ScusaPronta.
C'ha pensato il cellulare a non inviare il messaggio (forse per intasamento delle linee? Forse).
- Meglio così. Non vorresti essere fraintesa. Il tuo cervello è ancora ben saldo alla scatola cranica. -
How do you feel by the end of the day?
-dopo una serata di despedida e aver dormito cinque ore scarse. La risposta è dentro di te... cruda!-
C'è un oceano che si apre sotto la pancia di un aereo. Immagino, la luce dal finestrino, le riviste sparse sul sedile vuoto a fianco, la musica nelle orecchie. Una colonna sonora costante anche per questo viaggio, i pezzi ripetuti ossessivamente tanto da averli imparati a memoria in pochi giorni.
I've just seen a face I can't forget
Ripercorro in direzione ostinata e contraria; ore che sanno di quotidiano nel DF, l'università, camminare con lentezza lungo corridoi conosciuti eppure così lontani nei ricordi. Alzarsi presto la mattina e vedere il coprimaterasso arricciato e le coperte litigate durante la notte. Una lezione, due lezioni, mezz'ora di ritardo al metro e inizio a preoccuparmi seriamente. Rivedere facce amiche dopo un mese, un bacio, un abbraccio, un filo sottile di imbarazzo: spaccati del mio mondo, passato e presente.
I want you so bad it's driving me mad
Mattina: la luce che entra dalla finestra a sinistra del letto; il caffè è già pronto in tavola, insieme ai biscotti troppo dolci e al latte. Cantare fino a stancarsi, una doccia compartida, giocare a scopa -mazzo, ori, settebello, rebello, primiera- e sentirsi un po' comadres nella casa vuota, dove risuonano solo le nostre voci.
"Got to be a jocker he just do what he please" - Uno sguardo complice, uno scambio sottile di battute. Passi che scendono lungo le scale, una chiave che gira nella toppa (suspence). Mille birre consumate con un bicchiere comunitario e, chissà come mai, le cose si incastrano così perfettamente che non ci si può credere.
"Ti prego, portami a fare shopping"; un pranzo vegetariano, un paio di compere, un sarape piccino e coloratissimo, due passi sino al mirador. Accollarsi gli zaini sulle spalle un'altra volta, with every mistake we must surely be learning, decidere che si riparte.
Ridere forte, ridere a cuore aperto, per concentrare tutto quello che questi mesi hanno sottratto e sapere che ci siamo, che siamo vive e sopratutto presenti.
Cambiare i piani all'ultimo -per riadattarci, ci diciamo-: una decisione al volo alla stazione del bus e Zacatecas, con i muri colorati, le stradine in salita e una legione di extranjeros allegri e alticci all'ostello.
The sun is up, the sky is blue, it's beautiful and so are you
Giorni di sole, spiaggia, docce fredde a mezzogiorno, un caffè espresso fuori dalla civiltà e lunghe chiacchiere che fanno scorrere più veloci le ore, specie dopo il calar del sole.
La pelle si colora, si scotta, si screpola. Giorni di ruvidità, occhiaie e sconforti, contando le ore di viaggio che ci avrebbero atteso: alla fine ci siamo fermate a 52 in 2 settimane, da vere mochileras.
Sopravvissute alle punture recidive, alla sabbia che non ti si scolla di dosso neanche dopo 3 giorni, al non truccarsi, a Gilberto, l'amico a 8 zampe che aveva presidiato il soffitto del bagno di San Blas, alle lenzuola sozze, ai cambi dell'ora tra uno stato e l'altro, agli autisti che mettono contemporaneamente musica e un film alle 2 di notte: don't you know it's gonna be all right.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin