Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Mi cullo al pensiero dell'ultimo viaggio, giù nello stato di Oaxaca e a quanto siamo state bene, laggiù, la coinqua Ecologica ed io. Rivedo tutto come se l'avessi vissuto ieri e mi si spacca in due lo stomaco al pensiero, tanto s'è riempito di meraviglia e bellezza. Anche se è passata qualche settimana è tutto vivo, si mantengono freschi colori e impressioni, come nelle fotografie che stanno già ben ordinate, nella loro cartella " aprile 2008". L'unica macchia è la pelle colorita che piano piano se ne sta andando via, uno strato dopo l'altro.Questa non è solo l'ennesima vittoria del Nano Malefico dal sorriso di plastica.
Non è semplicemente il fatto che Bossi stavolta ha preso più di Rifondazione all'ultimo giro.
E nemmeno che si siano già riaperti i dialoghi con l'Amico Gringo per antonomasia.
Quello che mi sciocca della nostra Italietta è questo.

Mi siedo alla caffetteria di Architettura e aspetto. C'è un intimo piacere in questi minuti concessi tra me e me, i libri da un lato, un tè alla cannella e la bottiglia d'acqua; c'è la tensione sottile dei minuti che passano, la certezza che non manca molto e il non sapere -o forse il non voler sapere.
Continuo a scrivere sulla moleskine per riempire il tempo e imprimere l'attesa sulla pagina bianca, per evitare che il tuo arrivo mi colga in un momento di noia, o spazientita (tu e ritardo cronico potreste far addirittura rima), o, ancor peggio, in evidente attesa.
Sorge qualche dubbio, ma in fondo so che arriverai. Ti siederai di fronte a me, cominciando a parlare e sfumacchiare, mi racconterai del finesettimana fuori dal Defectuoso, ti racconterò della sociopatia, si chiacchiererà del più e del meno, di qualche film, di qualche architetto di cui mi avevi accennato. Così, passano le ore senza che ce ne rendiamo conto e mi dai la sensazione che potremmo continuare ancora a lungo, se non ci fosse nulla ad interromperci.
Avalliamo la teoria di Coinqua Ecologica, inutile mentire: qui si sta installando un Harem.
Tutto ciò sarebbe godibile e positivo per l'autostima, se non fosse che, quando la teoria dell'Harem si coniuga e potenzia con delle fortuite (?) coincidenze, si possono incrociare persone e complicare situazioni: perso per strada uno ScusaPronta, si aggiungono altri due personaggi.
L'uno, il Fideo -così definito per la sua corporatura atipica (fonti rivelano un'eredità di geni tedeschi che portano ad esclamare: e si vede!) -, conosciuto durante la settimana pasquale, con tanto di damoiselle francese parecchio scassacazzi appresso. Una volta saputo che si era alleggerito di cotando peso, è venuto naturale un invito ad un caffè che, per il momento, si va rinnovando di settimana in settimana.
Segue la già menzionata contraddizione in termini, il CubanoPanista, che si è rifatto vivo e conferma tutti i sentori di cui ci s'era temporaneamente dimenticati. In questa dimensione, sembra troppo semplice passare da una festa, a un limone sul balcone guardando la vista della città dal settimo piano, sino a un invito a fermarsi a dormire. La mattina seguente, qualche postumo è accompagnato da un piccolo senso di insofferenza, una punta di fastidio a condividere risveglio e coperte. Eppure ci vuole poco a farlo sparire, tra una risata a vedergli indossare i tuoi pantaloni del pigiama, di un fucsia intenso, qualche tenerezza e due occhi scuri che ti guardano riappisolarti, con ancora addosso l'ombra di una cruda. [Tutto ciò manda ovviamente a rotoli qualsiasi Legge Assoluta, decretata e confermata con la Paraguaya, quando si diceva: mai a letto con Il Nemico.]
Ebbene, siccome il DF e ventitre milioni di persone non sono sufficienti a tenere separate le conoscenze di un Harem, basta poco a scoprire che il gruppo con cui avete viaggiato alla Huasteca è lo stesso che frequenta il CubanoPanista.
O per meglio dire, le conoscenze incrociate non sono freno sufficiente alle catene di eventi che si possono generare da una festa di compleanno, a cui Tu hai invitato il Cubano e durante la quale Tu e la coinqua aveste insistito che venisse a dormire da voi, per evitargli un rientro solitario nel pieno della notte.
Quando si dice, mettersi nei casini con le proprie mani.
Sento muoversi delle sedie ma non alzo lo sguardo, lo faccio solo qualche instante dopo, con la certezza che non ci sei. Una coppia si sta sedendo ad un tavolo: lui, alto, sottile, guero in tutti i sensi; lei, il tipico botolo messicano dai lunghi capelli neri e le misure di una 4x4. La conversazione pare amichevole ma stenta a decollare; eppure, si vede, non è una prima uscita. Lui gira un poco la testa nella mia direzione, proprio mentre li sto fissando e, una volta accortosi del mio sguardo curioso, sposta d'immediato la vista altrove. Sembra inamidato, così come il collo della sua camicia.
Mi ricordano una di quelle coppie di cui parlano in Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
"Are we the dining dead?"
Chissà se ciascuno di loro, per una volta nella vita, seduti ad un tavolo piccolo l'uno di fronte all'altro, si è posto la questione.
E se c'è una cosa che mi piace e mi interessa di te è il fatto che tu, dell'ometto inamidato, non hai proprio nulla.
Arrivi all'improvviso mentre sono assorta in queste riflessioni; le prime parole che mi rivolgi sono "cosa stai scrivendo?", con cui riesci a strapparmi un sorriso malizioso e poco più che una risposta evasiva.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin