Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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mercoledì, 30 aprile 2008
Cinema e letteratura

Perchè un mondo di letteratura ha finito per rovinarmi un certo amore per il cinema.
[Attenzione, questo post si compone di: 70% spoilers, 30% una certa orgogliona presunzione]


Robots.
Mi piazzo davanti alla tv, domenica nel tardo pomeriggio e danno il suddetto film disney; penso - perfetto per staccare dallo studio. Arriva alla metà e cosa succede?
Succede che, dietro ai disegni in movimento, finisco per vederci la società della Postmodernità, il dominio del Mercato e dell'interesse economico su tutto il resto, la società del consumo portata all'estremo, la morte del soggetto jamesoniana, la casualità dei sentimenti e la perdita dei modelli di profondità.
Il tutto ricoperto dall'appiccicoso e luccicante buonismo made in disney.
E questa era una.


Definitively, maybe
Mettiamo che la "ContraddizioneInTermini che non so se mi piace" m'ha invitata al cinema. Arriviamo per vedere il film di Sean Penn, che ovviamente qui hanno proibito, e questo è il meno peggio che passano (ditemi se dopo 8 mesi d'astinenza da poltroncina rossa debbo io pagare per vedere qualcosa del genere... mapperfavore!).
Orsù, ormai oltre la metà gli spiffero già chi sarà la donna della vita del tipo.
Sbaglio, ma non del tutto e il finale mi darà ragione. Come lo sapevi? -chiede lui.
E io inizio a spiegargli che "se ritornano sempre, c'è un motivo", che hanno lasciato una questione tra loro in sospeso, che lei era senza dubbio il personaggio più accattivante e fuori dal mondo del signor protagonista rispetto alle altre due, sebbene una sia pure l'ex-moglie. Ma appunto, ex per un motivo.
Aggiungo che la forma in cui la riconquista portandosi la figlietta è veramente orrenda e subdola e il ruolo della suddetta figlietta m'ha disgustata abbastanza.
[Dopo dieci minuti di sbrodolata e critiche sul film inizio a chiedermi perchè sia ancora lì ad ascoltarmi e mi scuso ridacchiando - Sai, sono un po' critica... - Pare che l'avesse notato. Pare.]


The Illusionist
Considerazioni personali e ormonocentriche: amo Edward con quella barbetta, è un film figherrimo pieno di luci, teatro e magia.
Andate e godetevelo! [ed evitate di leggere oltre...]

********************************************

Ne avevo visto una parte a casa di un amico e abbiamo interrotto - causa orario notturno improbabile e attacchi di sonno (suoi) - sul punto più bello. Lei, la Jessica-PalettoDiLegno-Biel, muore. (Perdio!)

Mi procuro questo piccolo gioiellino e, mentre il Burro è all'opera, discuto con la Coinqua Ecologica che l'ha già visto. Mi sfida ad indovinare il finale.
A)Considerato che Eisenheim è troppo intelligente, lei non può essere morta davvero e dunque finiranno per fuggire insieme con qualche trucco ingegnoso.
B)Considerato che Eisenheim è troppo figo, lei è morta e lui si vendicherà sul Principe tenebroso e abietto, soverchiandolo a suon di magia e furia popolare.
La Coinqua sorride e dice che una delle due è vera. E mi frega, perchè ho sottovalutato Eisenheim. Ossia:
C) Considerato che Eisenheim è troppo figo e un sacco intelligente, l'ammazza, la resuscita e la mette in salvo. Intanto, fingendosi straziato dalla sua morte, frega il Cattivone e salva il paese. Poi, sparisce nel nulla e si rifugia sul cucuzzolo della montagna col suo amore eterno.

A questo punto, una serie di considerazioni:
il Cinema non è più quello di una volta, ovvero il 90% sono film "gringhi" (e fin qui...).
Il Cinema non è più quello di una volta e ho letto troppi libri (che finiscono comunque per esser troppo pochi).
Il Cinema non è più quello di una volta e io posso mettermi, per lo meno, a scrivere copioni, per poi comprarmi una capannetta in Yucatan, proprio dietro alle rovine di Tulum, e vivere in armonia con i Caraibi.


Conclusioni: assicurati di non portarti mai una laureanda in lettere al cinema. Finirebbe sicuramente per rovinarti il finale.

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pellicolacea, laureanda con giudizio, doctors corner, vida de barrio

lunedì, 28 aprile 2008
Delle oscillazioni

Dormo troppo, leggo parecchio, adoro il mio corso di letteratura italiana contemporanea, Fenoglio, la Morante (anche se ha ragione chi mi dice: ma dovevi arrivare fino qui per studiare proprio la letteratura del tuo paese? Sto zitta e penso che non si smette mai d'imparare). Mi lascio confondere dagli orari, scambio la notte per il giorno, sogno di viaggi e assurde navi spaziali, suggestionata da Philip Dick. Mi dedico solo alle cose che mi piacciono per scacciare le inquietudini del momento, a costo di lasciar da parte qualcuno, seppur con dispiacere.

Mi cullo al pensiero dell'ultimo viaggio, giù nello stato di Oaxaca e a quanto siamo state bene, laggiù, la coinqua Ecologica ed io. Rivedo tutto come se l'avessi vissuto ieri e  mi si spacca in due lo stomaco al pensiero, tanto s'è riempito di meraviglia e bellezza. Anche se è passata qualche settimana è tutto vivo, si mantengono freschi colori e impressioni, come nelle fotografie che stanno già ben ordinate, nella loro cartella " aprile 2008". L'unica macchia è la pelle colorita che piano piano se ne sta andando via, uno strato dopo l'altro.
D'altra parte osservo gente con cui ho viaggiato, "la banda della Huasteca": vado a una loro festa con La Contraddizione In Termini e, per la prima mezz'ora, osservo loro, osservo il vuoto che mi si fa intorno e penso che, davvero, anche sforzandosi non c'è molto da spartire e non c'è spazio per me.
Il che non mi da il minimo dispiacere.

Oscillo tra trasporto e diffidenza, pensando che accantonare le Indecisioni fa bene, anche se il tutto si sviluppa quasi per selezione naturale. Signor Darwin, un inchino e molte grazie!
Per una volta, però, servono i piedi di piombo e scelgo la cautela, perchè a sciogliere totalmente le difese non mi sento pronta; sebbene, ci siano momenti in cui mi dico "è un mese che ti chiedi se sia vero o meno, ne restano solo altri due", preferisco oscillare, senza pentirmi.
E' che quest'imperativo del vivere minuto per minuto ha i suoi effetti collaterali; perciò preferisco prendermi tempo e sbirciare cosa succede dietro la spontanea allegria che lanci addosso a tutti, con questa risata forte, profonda e riconoscibile a qualsiasi distanza.
Penso che mi fa piacere guardarti, mettendo due passi di distacco tra noi, per capire cosa succede.
E' così che ti ho descritto una settimana fà a una persona amica: "mi piace perchè mi tratta bene". Ora posso aggiungere che, malgrado l'appartenenza politica opposta, c'è anche qualcosa di più che unisce, sia esso una commediola banale e quantomai opinabile, una lunga chiacchierata davanti a una birra a notte tarda o il bracciale bianco e rosso che porto al polso sinistro.

La coinqua ecologica torna da un viaggio e, appena le racconto del finesettimana, si pronuncia: "Ti piace e si vede". Invece io mi questiono, chiedendomi se davvero sia così.
Perchè so cosa succede quando tutto viene vissuto sotto l'imperativo dell'impulso, quando non si vuole capire che significhi "stare a vedere"; ci sono solo la fretta, l'urgenza, l'ansia prima di vedersi e il nodo allo stomaco che si scioglie all'incrociarsi degli sguardi.
E qui, nel Monstruo, sotto il tetto della casetta gialla, non c'è nulla di tutto questo. Non è solo sesso, non è neanche un pallido amore. E' un certo affetto rassicurante a cui non mi va di mettere etichette, per evitare l'errore meschino di legarlo a qualcosa o, ancor peggio, a qualcuno.

[Immersa nelle trafile di pensieri, in queste settimane comporre due righe sembrava la cosa più difficile. Meglio la lettura, mi sono detta, meglio lasciare che altri esprimano quando la propria voce ha solo bisogno di zittirsi.]


"E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che  in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza."
Elsa Morante - Aracoeli

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carta bianca, io e ormone pallato, vida de barrio, quotidiano animale

mercoledì, 16 aprile 2008
Inquietudini senza sorprese

Questa non è solo l'ennesima vittoria del Nano Malefico dal sorriso di plastica.
Non è semplicemente il fatto che Bossi stavolta ha preso più di Rifondazione all'ultimo giro.
E nemmeno che si siano già riaperti i dialoghi con l'Amico Gringo per antonomasia.

Quello che mi sciocca della nostra Italietta è questo.


E adesso...?

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (7) |
la terra dei cachi, politicamente

domenica, 06 aprile 2008
Inframezzo di amorose amenità

Mi siedo alla caffetteria di Architettura e aspetto. C'è un intimo piacere in questi minuti concessi tra me e me, i libri da un lato, un tè alla cannella e la bottiglia d'acqua; c'è la tensione sottile dei minuti che passano, la certezza che non manca molto e il non sapere -o forse il non voler sapere.
Continuo a scrivere sulla moleskine per riempire il tempo e imprimere l'attesa sulla pagina bianca, per evitare che il tuo arrivo mi colga in un momento di noia, o spazientita (tu e ritardo cronico potreste far addirittura rima), o, ancor peggio, in evidente attesa.
Sorge qualche dubbio, ma in fondo so che arriverai. Ti siederai di fronte a me, cominciando a parlare e sfumacchiare, mi racconterai del finesettimana fuori dal Defectuoso, ti racconterò della sociopatia, si chiacchiererà del più e del meno, di qualche film, di qualche architetto di cui mi avevi accennato. Così, passano le ore senza che ce ne rendiamo conto e mi dai la sensazione che potremmo continuare ancora a lungo, se non ci fosse nulla ad interromperci.


Avalliamo la teoria di Coinqua Ecologica, inutile mentire: qui si sta installando un Harem.
Tutto ciò sarebbe godibile e positivo per l'autostima, se non fosse che, quando la teoria dell'Harem si coniuga e potenzia con delle fortuite (?) coincidenze, si possono incrociare persone e complicare situazioni: perso per strada uno ScusaPronta, si aggiungono altri due personaggi.

L'uno, il Fideo -così definito per la sua corporatura atipica (fonti rivelano un'eredità di geni tedeschi che portano ad esclamare: e si vede!) -, conosciuto durante la settimana pasquale, con tanto di damoiselle francese parecchio scassacazzi appresso. Una volta saputo che si era alleggerito di cotando peso, è venuto naturale un invito ad un caffè che, per il momento, si va rinnovando di settimana in settimana.

Segue la già menzionata contraddizione in termini, il CubanoPanista, che si è rifatto vivo e conferma tutti i sentori di cui ci s'era temporaneamente dimenticati. In questa dimensione, sembra troppo semplice passare da una festa, a un limone sul balcone guardando la vista della città dal settimo piano, sino a un invito a fermarsi a dormire. La mattina seguente, qualche postumo è accompagnato da un piccolo senso di insofferenza, una punta di fastidio a condividere risveglio e coperte. Eppure ci vuole poco a farlo sparire, tra una risata a vedergli indossare i tuoi pantaloni del pigiama, di un fucsia intenso, qualche tenerezza e due occhi scuri che ti guardano riappisolarti, con ancora addosso l'ombra di una cruda. [Tutto ciò manda ovviamente a rotoli qualsiasi Legge Assoluta, decretata e confermata con la Paraguaya, quando si diceva: mai a letto con Il Nemico.]

Ebbene, siccome il DF e ventitre milioni di persone non sono sufficienti a tenere separate le conoscenze di un Harem, basta poco a scoprire che il gruppo con cui avete viaggiato alla Huasteca è lo stesso che frequenta il CubanoPanista.
O per meglio dire, le conoscenze incrociate non sono freno sufficiente alle catene di eventi che si possono generare da una festa di compleanno, a cui Tu hai invitato il Cubano e durante la quale Tu e la coinqua aveste insistito che venisse a dormire da voi, per evitargli un rientro solitario nel pieno della notte.
Quando si dice, mettersi nei casini con le proprie mani.

Sento muoversi delle sedie ma non alzo lo sguardo, lo faccio solo qualche instante dopo, con la certezza che non ci sei. Una coppia si sta sedendo ad un tavolo: lui, alto, sottile, guero in tutti i sensi; lei, il tipico botolo messicano dai lunghi capelli neri e le misure di una 4x4. La conversazione pare amichevole ma stenta a decollare; eppure, si vede, non è una prima uscita. Lui gira un poco la testa nella mia direzione, proprio mentre li sto fissando e, una volta accortosi del mio sguardo curioso, sposta d'immediato la vista altrove. Sembra inamidato, così come il collo della sua camicia.
Mi ricordano una di quelle coppie di cui parlano in Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
"Are we the dining dead?"
Chissà se ciascuno di loro, per una volta nella vita, seduti ad un tavolo piccolo l'uno di fronte all'altro, si è posto la questione.
E se c'è una cosa che mi piace e mi interessa di te è il fatto che tu, dell'ometto inamidato, non hai proprio nulla.

Arrivi all'improvviso mentre sono assorta in queste riflessioni; le prime parole che mi rivolgi sono "cosa stai scrivendo?", con cui riesci a strapparmi un sorriso malizioso e poco più che una risposta evasiva.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (5) |
io e ormone pallato, vida de barrio




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin