Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Viaggiatori senza orologio

Ari, la contessa rocker in trasferta brasileira
La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

Incisioni sul tavolaccio

utente anonimo in Orologi nel cassetto...

Siamo sintonizzati su

RadioSopa

l'animale di pezza


Lillo è il nichilista assoluto,
lo snobismo fatto a peluche,
l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa.
-in gentile adozione da
la Bambina Filosofica-

Il vicinato consiglia

passaparola

Io non mi faccio inciabattare.

Feeds

  • Powered by Splinder

Hanno deposto l'orologio

*loading* passanti

Benvenuti a Sin-Reloj

. Creative Commons License
SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.

venerdì, 27 giugno 2008
de abajo a arriba y de arriba abajo

Il cielo del DF resta grigio sporco in questi giorni, poche le ore di sole per potersi mettere un paio di sandali e gironzolare sbrigando la burocrazia universitaria. Nulla a che vedere con i cieli azzurri e il verde, troppo verde, verde accecante, verdeverde, dell'Honduras.
Tra una notte a San Pedro Sula, città dove non trovi nessuno fuori dopo le 6 di sera, perchè cala il sole e la notte si fa padrona tra bande e narcos, un giro nel paesello turistico di Copan Ruinas, l'isola di Utila, le sue 3 strade e i prezzi un po' improponibili, la settimana se n'è scappata anche troppo rapidamente.
Abbiamo, in gran disordine, patito (ed è davvero la parola giusta) una mareggiata di ritorno dall'isola, trovato due putas sull'autobus, abbiamo abbassato tutti i prezzi possibili e immaginabili degli ostelli, dormito abbracciate a ventilatori per il caldo insopportabilmente umido che faceva a qualsiasi ora e latitudine.
Si sono incontrati nuovi amici, ed il calore e la disponibilità degli Honduregni è davvero qualcosa di avvolgente e rassicurante, s'è costatato che gli uomini per la strada son di gran lunga più "descarados" dei messicani, s'è conosciuti degli australiani pazzi che seguivano un corso da subbacqui all'isola di Utila e uno di loro, prima del viaggio, faceva il costruttore di navi. Abbiamo anche incontrato un eccentrico signore francese che vive a oggi a cavallo tra Marsiglia, Nizza e la sua casina nella medesima isola honduregna, con tanto di mare azzurro e spiaggia bianca con palme a due metri dall'uscio. Tiè.
Poi non mancano mai gli incontri con i paisà. Ed ecco un sardo buffo con cui ci ritroviamo all'ostello al pueblito di Tela.

Scena.
Pablo, nostro amico, parla con qualcuno dal balcone. "Blablabla, Ah, si tenemos una compañera italiana... - e subito lo sento chiedermi - Costanza, de qué ciudad eres en Italia?"
Gli rispondo Firenze, come a tutti in generale, ma intanto allungo l'orecchio.
Sento allora un'altra voce: "No... porque... yo también... blabla". L'accento è inconfondibile.
"Pablo - dico io - no es que hay un gwey italiano por ahi??". Confermato il dubbio, mi alzo dalla posizione a quattro di bastoni sul letto e, troppo incuriosita, vò a vedere. Così, per caso, si accoda un altro compañero all'allegra combriccola.

Insieme a tutto ciò c'è sempre tanto, troppo da raccontare, roba che potrei occupare dieci, quindici pagine manoscritte per riportare almeno le cose più importanti.
Perchè i viaggi con la coinqua ecologica sono sempre dei tour di mirabolanti avventure e grandi risate, sembra perciò che nella penna, o nella tastiera, non ci siano mai abbastanza parole per descriverli. E doverla salutare, alle 4 di un martedì mattina, davanti ad un taxi impaziente, lascia una sottile sbavatura di tristezza a questa vacanza. Ma va bene così.

 In vacanza ho scoperto anche un libro (che si aggiunge agli altri 5 in sospeso che ho rinviato ai prossimi mesi): Alla cieca, Claudio Magris. Difficile riassumerlo in poche parole, senza averlo terminato e sentendo che è una delle letture che hanno toccato corde tanto profonde: un libro sul viaggio, sulla Storia, che gioca tra oscillazioni temporali improbabili, scambi di nomi, intrecci di avventure e prigionie strazianti, riflessioni che possono sfiorare appena con una carezza o scuotere e far rabbrividire: di paura, di piacere, d'inquietudine e vitalità. Sicchè tutto ciò si racchiude in un dolce non sapere dove ti vuol condurre, seppur certo che non ne vuoi perderne nemmeno un passo, una virgola.

Infine, in internet trovo questa citazione di Magris, che spazza via una volta di più qualsiasi dubbio sul fatto che ci sia qualcosa di male nel continuare così, nel sentirsi anime irrequiete, tanto malleabili da poter vivere ovunque, eppure incapaci di fermarsi in nessun luogo:
"Per avviarsi verso la verità e l'amore bisogna sradicarsi, andar via e lontano da casa, strapparsi da ogni legame immediato e da ogni religio dell'origine".
E ancora: "Ogni viaggio [...] è una resistenza alla privazione, perché si viaggia non per arrivare ma per viaggiare e fra gli indugi brilla il puro presente" (da Danubio).

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (6) |
on the road, carta bianca, vida de barrio

lunedì, 16 giugno 2008
Solitari per scelta e non per professione.

Due giorni in cui me ne sono andata a spasso per Tlalpan, quartierino coloniale che non sta a troppi eoni di distanza dalla casetta gialla e dunque, massì, mi è garbato di farci un salto.
Scarpina scarpina: intorno ci sono case colorate della borghesia defectuosa, gli alberelli ai lati della strada, i marciapiedi e le strade strette, poca gente in giro, un sole debole che presto si trasformerà nell'ennesimo temporale.
Con la Reggiana s'è condiviso un film: Control.
Nel buio del cinema, reduci da due quesadillas buonerrime, ci hanno intrattenute una fotografia da paura, un film che tutto sommato stava più che in piedi e ci garbò parecchio e della musica, beh sarebbe scontato parlare di una gran colonna sonora. C'è chi mi commenta che il punto di vista sulla storia è filtrato dall'occhio della moglie di Ian Curtis, che ha collaborato al film. Da brava ignorante in materia non esprimo e segnalo.
E poi patatine, birretta, foto, ciarle sino a tardi.

Oggi invece è vigilia di partenza, si passa la giornata altalenando tra l'ozioso e l'indaffarato. Intanto or'ora mi passano King Kong alla televisione e già dopo mezz'ora ho iniziato a sbadigliare, smettendo di cacare il film e dedicandomi ad altro. Manca ancora lo zaino, quello da buttarsi in spalla domani.
Perchè domani è la scoperta dell'Honduras, con la coinqua Ecologica, con cui ci riabbracceremo dopo appena 10 giorni, a San Pedro Sula.

In viaggio ancora non ho ben deciso che mi porto, sicuramente una canzone, questa.

ojala que la aurora no de gritos que caigan en mi espalda
ojala que tu nombre se le olvide a esta voz
ojala las paredes no retengan tu ruido de camino cansado
ojala que el deseo se vaya tras de ti
a tu viejo gobierno de difuntos y flores.

ojala se te acabe la mirada constante
la palabra precisa, la sonrisa perfecta
ojala pase algo que te borre de pronto
una luz cegadora, un disparo de nieve
ojala por lo menos que me lleve la muerte
para no verte tanto para no verte siempre
en todos los segundos y en todas las visiones
ojala que no pueda tocarte ni en canciones

E che il viaggio ancora una volta sappia anestetizzare e sbiadire sentimenti e amarezze lasciate indietro, per ripassare una mano di lucido su quanto valga la pena portare con sé.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti |
free listening, pellicolacea, vida de barrio

venerdì, 13 giugno 2008
donna in decostruzione

Sto scrivendo il mio primo "avance" (tipo capitolo provvisorio) di tesi.
Consegna domani.
Lavori iniziati: oggi alle 11 di mattina, dopo un risveglio alquanto depressogeno, i cartoni e aver sistemato un racconto sfornato ieri di fresco.
Devo ancora pranzare e sono 5 ore e mezza che non mi schiodo dalla sedia, niente doccia, niente lavaggio dei denti dopo colazione.
Ormai manca solo l'ultimo paragrafo e le conclusioni. Certo una settimana di inserramento in biblioteca è servita, quanto meno per chiarire qualsiasi idea possibile e immaginabile.
Non c'è da stupirsi poi se il figlio dei padroni di casa passi a salutarmi e dopo commenti: "Ti vedo stanca". Ma non mi dire... eppure ecco una cosa che mi fa resistere. Facendo Questo lavoro potrei continuare le ore senza sentirne eccessivamente il peso. E mi sento bene, mi sento brava, non penso alle Contraddizioni in Termini e non mi rendo conto del tempo che passa, della fame, della pioggia e di quanto sia grigia e deprimente questa giornata.

Si ringraziano:
la compu Yoda, che anche se vecchietta, regge.
Le schede bibliografiche usate per i riassunti - che qui, se non usi le suddette fichas, non sei nessuno.-
Il mio buon Cronista, i domenicani, i collegi d'insegnamento del secolo XVI e tutti i libri scritti a proposito.
Per finire, il supermercato vicino a casa, il caffè mandato dalla MammaMarchesa e i film pirata di Filosofia, che saranno fondamentali per la mia serata e la lunga notte che le seguirà.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (4) |
laureanda con giudizio, doctors corner, vida de barrio

mercoledì, 11 giugno 2008
Proposte Travagliate

Non è che siamo alla frutta, direi più alle briciole finite per terra e date in pasto ai cani.





...c'è da arrivare in fondo, gli ultimi quattro minuti vi varranno una stempiatura precoce gratis!

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |

martedì, 10 giugno 2008
omaggi

C'ho da dire giusto una cosa...
Questa parla da sé.


Dedicato a tutte le Contraddizioni In Termini incrociate per la strada,
un gentile omaggio da questa corte.


Invece un grazie a chi ha saputo essere sincero, ha colto l'occasione e ha mantenuto una promessa (a cui non avevo per nulla creduto), il tutto nel giro di una serata e una lunga, lunga notte.
Erase una vez... un cuore rosso che era rimasto a guardare il paesaggio dall'alto di un mirador. C'è chi scommette che domenica mattina, sulle 5 e mezza, l'hanno visto passare il cancello della casina gialla di avenida de las torres.
Dice che forse ci sarà un'altra despedida prima della partenza ufficiale. Dice, che ci terrebbe tanto e io continuando a ripetergli, a ripetermi: a ver, a ver.
Eh si, staremo a vedere.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
io e ormone pallato, vida de barrio

sabato, 07 giugno 2008
this is the end of the world as we know it

Partenze

La coinqua Ecologica ha lasciato l'appartamento. Abbiamo messo in piedi una despedida con i fiocchi e con quasi tutti gli amici che avrebbe voluto ci fossero, s'è ridotto l'appartamento a una specie di bordello alcolico di prima categoria; ci sono state: le solite birre rovesciate, la musica sino alle 5 di mattina, qualcuno cadaverico sul divano a dormire, qualcuno a darsi da fare nel bagno a notte alta.
Tutto sommato si può dire che è riuscita bene.
E' stato un addio a tante cose, posti, persone, altri pensieri sul ritornare che galleggiano tra un neurone e l'altro e un regalo preparato in fretta e furia: un quaderno pieno di foto e colori, pagine bianche riempite di ogni singola cazzata venuta in mente nel giro di un pomeriggio.
Noi ci si rivede in Honduras tra una settimana (dopo innumerevoli momenti di pippame mentale causa consegna di un primo "avance" della tesi e sparizione improvvisa della ContraddizioneInTermini, ho deciso che merito una vacanza. Complice un andata e ritorno a modesto prezzo) e nel frattempo ci s'è già mandate un paio di email per sapere che è arrivata in Guatemala e tutto bene.

Magia portalo via

Come dicevo, la suddetta Contraddizione è sparita. Sarà forse un bene; eppure, ciò che disturba è l'assenza di qualsiasi spiegazione logica che ha scatenato profonde altalene umorali negli ultimi 10 giorni. S'è passati dall'imbestialimento isterico, alla preoccupazione sconsolata sino a giungere alla coscienza scontenta del fatto che, se uno inizia a non risponderti e ti ha riaggangiato due volte il telefono sul muso, non è propenso alla comunicazione.
Penso che prima o poi ci sarà la resa dei conti e io sarò decisamente più zen di qualche giorno fa; che la vendetta è un piatto freddo e i miei bollenti spiriti avrebbero rovinato la combinazione di sapori.
Dunque mi vesto di giallo, nascondo una spada simil nipponica nell'armadio a fianco all'entrata di casa e... attendo.

"Ma c'è una vita dopo il Messico?"

E' la domanda spontanea che nasce dalle nostre chiacchiere da "overseas" alle ultime settimane qui. Forse eravamo un tantino alticce ma sono ormai convinta che, in fondo, tutte ci siamo seriamente poste la dannata questione. Che sarà di noi, dopo? E sebbene ci sia tutto un bel daffare a darsi scadenze, a pensare all'immediato da farsi, sappiamo in fondo che non saremo più noi. Almeno non come siamo qui, non tutte insieme, non così, già pienamente immerse nel mondo latino e nella sua spirale di contrasti e umorismo surreale.
Stiamo a cercare di immaginarcela, quella vita, cercando di non perdere comunque i momenti "nostri", l'hic et nunc messicano.
Stranamente, in quest'ultima decina di giorni, consegnati compiti e terminati i corsi, è sparita persino l'insofferenza al DeFectuoso. Le settimane corrono la loro maratona e noi si farebbe volentieri resistenza. Siamo qui e stiamo a contemplare un bivio.
Abbiamo

ottimi motivi per tornare, ottimi motivi per restare.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
quattro sotto un tetto, io e ormone pallato, vida de barrio, quotidiano animale

domenica, 01 giugno 2008

Creo que al amor se le perdio el Encanto.
- O eso nos hace creer. -

Elegimos de ser tan ciegos que ni conseguimos entreverlo, en el mas simple gesto, en la primera luz del dia.
Tan perdidos en nuestra misma red cocida con el hilo de la frialdad, que hasta el calor de una mano puede llegar a quemarnos la piel.
Tan sordos, que aun si nos cuchicheara su sutil presencia, no tendriamos el oido tan fino para poderlo escuchar. Nos picaria tantito la oreja, tendriamos la sensacion de que algo, algo ahi habia. Pero con eso nos conformamos.
Tan mudos que ni sabemos decir "te quiero", sin que sean dos palabras entre muchas otras. Como si el empaque de la tablita de chocolate nos garantiera un amargo al 99% y al abirlo, -ai! triste revelacion - solo fuera un palido sucedaneo.
Tan hundidos en la mierda, que cuando se nos acerca un olor verdadero, un olor de cuerpo y de sensacion, un olor fuerte y envolviente, no lo reconocemos. Apenas volteamos, en nuestros rostros un relampago de vivez... Y sin duda un instante es suficiente, para que nos fundamos otra vez con el vacio que nos pertenece, en el mercado de cuerpos que cruza estas calles a diario.

Destrozados, por haber dejado fallar cada uno de los cinco sentidos. -Y aun si hubiera habido un sexto, femenino o intuitivo, no nos importa, ya se ha perdido en el cajon sin fundo de las banalidades comunes y corrientes.-

Alli, entre una y otra, se encuentra ese encanto: escondido entre los millares de codigos de una computadora, aplastado en un billete caido en el andador de cualquier calle, apunalado en el globo que quedo tristemente prisionero de algun palo de la luz. En cada pliegue de un vestido de esposa que pasara de la tienda del centro a aquella del barrio, hasta llegar al ultimo mercado de la ultima plaza, sin que nadie se haya volteado una unica vez a verlo.



En eso pensaba yo,
poniendome mi mascara de Pierrot,
antes de salir al Gran Baile de las
Formalidades y Cortesanerias:
una linea de lapiz negro para calmar la acidez y cierto disgusto
frente a mi misma hipocrisia.
[Por otra noche seré tu sonriente
bailarina complaciente y
sentiré de tener encima
el peso insoportable
de los dos pesos que valgo.]
El negro se fue mesclando con la sal y el agua de una silente protesta de mi cuerpo ante lo inevitable. Decidi callarlo con un escrito sin fin y sin cabeza.

Queda ahora una sombrita, debajo del ojo derecho. Pero ya, es hora de irse.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
vida de barrio




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin