Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
Appartamento Misto
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Blu notte giallo limone
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Io, Funambola
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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
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Rimettere i piedi in casa non vuol dire solo fare un passo oltre la porta. Rimettere i piedi in casa significa soprattutto cercare di fare ordine a ciò che è rimasto. Si parte con cose piccole, una stanza, una valigia, le foto di una vita, si continua con altro, un armadio quasi esploso e la libreria che non ti contiene più. A seguire, con pazienza, c'è la lista dei conflitti irrisolti, delle cose lasciate a mezzo; tutto ciò che è rimasto indelebile, registrato nella memoria come una segreteria la cui lucetta rossa è lì e lampeggia.
Quest'anno forse una cosa buona l'ha fatta: regalarmi una momentanea calma dopo il viaggio, sufficiente per poter riprendere in mano tutto, una cosa alla volta.
Sono passate due settimane e continuo ancora a dire che sono 10 giorni, segno che il tempo sta assumendo la dimensione relativa dei giorni in campagna, un poco uguali a se stessi. Nel mezzo, un'infinità di cose: un viaggio a Roma, il matrimonio di Mio Cugggino, il regionale delle 3 e 15 per Firenze leggendo Ernesto Sabato, la città sempre bellissima malgrado le masse di turisti, tanto che ci si rifugia nell'Oltrarno per scoprire mostre gratuite bellissime.
Poi c'è Bologna e un'aria decisamente familiare. S'è appurato che ancora ricordo quali sono gli autobus anche se sulla topografia ci sono parecchi problemi. Aria familiare, dicevo, di amicizie, di volti che restano uguali o cambiano, ma mai tanto da renderli sconosciuti. Bologna, aria di birrette fresche e caciara notturna, perchè di giorno s'è già svuotata e il Pratello alle 10 di mattina è più che mai silenzioso. A quell'aria ci sono rimasta incollata, aprendole le braccia e cercando di riconoscere, di annusare tutto come fosse l'anno scorso, come se qualcuno avesse chiesto una lunga Pausa e ora si apprestasse a ripremere il bottone.
Lì nel mezzo, sotto le acque chete, scorrono dodici mesi in piena: ricordi straripanti e carne viva.
Mi querido México:
quedan pocas horas y tengo miedo de no saber decirte todo lo que esta empujando para salir de mi garganta. Me destroza, se derrama hacia arriba y llega a los ojos como lagrimas y picor; solo te pido que no me pidas pararlo ahí.
Lo que pasó entre nosotros creo que podemos saberlo solo tú y yo. Sería una miserable tentativa eso de traducirlo en palabras. Me has regalado amigos intrañables, un gusto nuevo hacia el viajar al azar, hacia la que considero la profesión de mis sueños, otro amor para la literatura y lo desconocido, una puerta abierta sobre América Latina, una conciencia renovada de que es abajo y a la izquierda que está el corazón.
Nunca podré agradecerte lo suficiente pero eso te puedo prometer: de todo lo que pasó, nada va a ser borrado, olvidado, puesto en un cajón descuidando de su llave. Voy a guardarlo con celos y respeto, con el amor y la dedicación de que nosotros solos podemos estar capaces.
Al final de la larga aventura llevo conmigo dos tatuajes: en la mano derecha un Gracias, en la izquierda, la que me dijeron está más cerca del corazón, mi Te Quiero.
Con toda el alma, esperando poder abrazar con la mirada tu Valle otra vez.
A meno 24 ore dalla partenza ho capito che se inizio a fare le lavatrici senza metterci il sapone, c'è un problema. Che forse stavolta la valigia pesa un pochino di più dell'andata ma anche che sono pronta a scannare a morsi l'Iberia, o chi per essa, si frapponga fra me e i miei chili di troppo.
Che la giornata "bah" era dettata dal fare cose qualsiasi per non pensare ogni momento che quel gesto, quel piatto, quel posto li avresti vissuti per l'ultima volta. I molti arrivederci di questi giorni si sommano alla consapevolezza che non potrò tornare qui tanto presto come speravo, che per il momento è andata così e c'è solo di che farsene una ragione. Non resta insomma che attaccarsi ad un (inesistente) piano B e incrociare le dita.
Siamo a -24 e ho finito di impacchettare quasi tutto, restano fuori... computer, pigiama e spazzolino.
Tipo che mancano 2 giorni alla partenza e sono state già organizzate rispettivamente una fiesta de despedida e una cena. Entrambe ben riuscite poichè mi dicono che si sia raggiunto l'obiettivo: sbronza collettiva e pance piene.
Ormai posso dire che quest'anno messicano è riuscito almeno in qualcosa: a farmi venire enormi dubbi sull'ortografia italiana (ma pance ce l'ha la i...?)
A due giorni dalla partenza posso solo pensare che "Nothing is real and nothing to get hung about".
E alle 2 di notte, una notte in cui ha davvero piovuto parecchio e il DF si sta allagando mentre noi siamo rimasti qui a chiacchierare, a mangiare, a ridere, a questi benedetti due giorni dalla partenza, dal ritorno, quello definitivo, il giorno X, non posso fare a meno di ascoltare insistentemente i beatles, scrivere email cretine con domande cretine e chiedermi se è poi così stupido addormentarsi abbracciando un libro ricevuto in regalo.
Bah.
Camminare per Tlalpan, per il puro piacere di fare un salto a una libreria, vedere un amico, gironzolare per le stradine in un pomeriggio che odora di pioggia.
Incontrare un ruffiano grigio a quattro zampe che non la smetteva di strusciarsi, mandando in fumo qualsiasi tentativo di fargli una foto. Un signore seduto su una panchina fumando una pipa, la sua veneranda età marcata nel metallo e sorretta dal bastone da passeggio.
Chiedere un huarache e rendersi conto che disteso sulla piastra a cuocersi non sembrava così enorme come una volta servito nel piatto.
Chiedere l'ennesima di molte birre, non rendersi conto che è veramente tardi e non pensare nemmeno a che ore siano.
Intanto ha smesso di piovere e mentre cammini con lui al fianco, verso la macchina, non c'è odore di preoccupazione alcuna nell'aria.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin