Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologioCondisco le giornate di lunghi momenti a pancia all'aria a pensare, ma senza troppi rimuginii del caso; porto a spasso il cane e lascio che sia lui a trascinare me per un po', a piantare il naso per cinque minuti buoni in qualche punto tra l'erba, dove si concentrano odori nascosti. Lascio che il passo sia il suo, mentre ci avviamo per le strade poco battute di questa campagna toscana inondata di sole e di caldo.
Risistemata la stanza dal caos primordiale che l'aveva invasa la prima settimana, ora riesco ad essere qui e un po' più presente. Racimolo pezzi di me passati e presenti, fotografie, cartoline, biglietti di treno, regali, libri e cerco di rincollarli insieme per formare un qualche insieme coerente. Anche se ora come non mai Insieme e Coerente mi sembrano parole enormi e pesanti.
Una settimana, due concerti, uno jazz, l'altro blues e un cinema all'aperto. Ci si godono i festival estivi come non mai, almeno per quest'anno. Se ripenso alle estati passate credo di non essere mai stata qui per più di due settimane e si vede.
La disseminazione dei paesini della val d'Era sono ancora, per me, una specie di mistero che si snoda tra i colli e la piana, si confondono nomi, vie, posti. Eppure quando sali sulla vespa e ti perdi a guardare la valle che si abbassa mentre arranchi per la salita di sterrato , il susseguirsi di case di campagna e di alberi, ulivi, cipressi, pini marittimi, campi gialli di erba seccata dal caldo e di grano, sparisce qualsiasi inquietudine, qualsiasi pensiero e non resta che fotografare il momento, incorniciato dal rumorino vispo del motore e dal mormorare sordo delle macchine sulla Fi-Pi-Lì.
Ieri sera s'è toccato l'apice. J.W. Williams (basso e voce), Luca Giordano (chitarra), Vince Vallicelli (batteria) e Pippo Guarnera (hammond), in piazza a Pontedera.
Il concerto è andato avanti due ore e ci s'aveva tutti la gambina che batteva imperterrita il tempo dei loro blues caldi e divertiti. Alla fine nessuno ce l'ha fatta più: sugli ultimi pezzi sono arrivati tutti sotto il palco, giovani, adulti e nonni.
Ora mi toccherà smettere di dire che questo posto è un buco...
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin