Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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Viaggiatori senza orologio

Ari, la contessa rocker in trasferta brasileira
La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

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Lillo è il nichilista assoluto,
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mercoledì, 24 settembre 2008
Lost

[Camminare nella notte buia verso il supermercato, passando tra i vicoli di una periferia poco illuminata; sotto la felpa, brividi e umori altalenanti che seguono il ritmo del passo spedito.]

Nei pochi attimi in cui tutto è buio hai la percezione di ritrovarti addosso qualcosa in meno di quello che dovrebbe. Si mischiano leggerezze ed esitazioni, non riesci a formulare pensieri coerenti, straparli, ti zittisci, in ogni caso è raro avere in bocca parole appropriate (ancora). Senti il rumore del vuoto nella tua testa, mentre ti affanni a raspare il loro involucro trasparente.
Cominci dalle parole e finisci per scordarti proprio di tutto il resto.
Te ne sei resa conto oggi in biblioteca, quando hai rivisto una ragazza che devi aver incontrato in facoltà in questi ultimi 3 giorni o due settimane fa; ricordavi il volto, ma nulla, assolutamente nulla di quando, come o dove vi foste viste in precedenza. Dunque, hai iniziato a preoccuparti.

Ormai conosci questi momenti, i cali d'attenzione alla vita e al mondo; sarà il periodo migliore per rischiare di perdere portafogli, occasioni, incontri, ti passasse sotto il naso un maiale viola non lo noteresti e finiresti per non registrare quell'odore o quel titolo che avrebbe colpito nel segno in un altro momento.
Semplicemente non ci sei.
Hai lasciato in mano il tuo involucro di pelle e nervi al pilota automatico, che ti sbatacchia qua e là tra sedi d'esame, biblioteche e pause caffè. Affidatagli la tua agenda piena di post it e promemoria, sei evidentemente fuggita altrove a giocare a nascondino, troppo divertita ad inseguire un'ape cicciona per accorgerti che la tua vita sta girando senza che tu te ne accorga.

Si inserisce qui il seguente annuncio:

AAA Cercasi persona sana di mente e di corpo, ma soprattutto di spirito, che riporti la qui presente sul pianeta della realtà. No perditempo e masochisti.
Sì erasmus, fumatori e non, ingegneri.

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sklero gratuito, quotidiano animale

sabato, 20 settembre 2008
Modelli di coerenza

Ieri, notizia che vede il presidente del Senato Schifani nel suo primo viaggio europeo, in visita ad Auschwitz.

Oggi Borghezio si presenta al "congresso contro l'islamizzazione" che avrebbe dovuto svolgersi a  Colonia.

Senza dubbio, un governo che presenta una coesione e una coerenza interna invidiabili.

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la terra dei cachi, politicamente

mercoledì, 17 settembre 2008
Misto di pensieri alla julienne

Zen mood. Assodato che hai perso del tutto la calma guadagnata ad agosto, ora puoi dichiarare di essere ufficialmente impazzita e ricominciare a lavorarci sopra.

Amicizie. A seguito della tua improvvisa perdita di qualsiasi fiducia e della successiva incapacità d'intendere, non passa giorno senza che le tue amiche ti riportino sulla terra, sfoderando per te la frase giusta al momento giusto.
Per questo non smetterai di ringraziarle da mattina a sera (AvciDuca, si senta incluso).

Occasioni. Ce n'è una enorme deposta sulla tua scrivania in questi giorni. La prima conferenza, che implicherebbe tornare in Messico, poter studiare in pace per la tesi, rivivere per un mese in quell'atmosfera, la cui assenza ha iniziato a farti sentire sospesa e malinconica.

Occhiali. Sono la tua piccola difesa intellettuale per affrontare le giornate fuori. Li ringrazi, oltre che per questo anche perché ti ricordi che, seduta alla scrivania, dove sai fare meglio ciò che ti piace, puoi ancora toglierli.

Skype. Da qualche mese, con il tuo professore-relatore parlate anche via skype e, ogni volta, ti sembra una tra le divertenti assurdità della giornata. Vi lasciate brevi chat, sul genere “lascio skype aperto, quando vedi il messaggio chiamami” e ormai conti che è quasi uno di famiglia.
Giusto ieri ha ben pensato di dirti che la suddetta “conferenza” potrebbe durare anche una o due ore; l'assenza di una webcam l'ha privato dell'espressione scioccata che ti si è dipinta addosso nell'immediato. Dopodichè hai passato due ore con le mani nei capelli pensando "noncelafacciononcelafacciononcelafacciononcelafaccio".


Digestivo. Alzarti, bere un caffè con calma, sentire che non è più così freddo come negli ultimi giorni e ricominciare da capo.


[C'è un'immagine che ti ha trasmesso di nuovo una certa tranquillità. L'hai impostata come sfondo al vecchio pc, sperando di non dimenticare]

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sklero gratuito, laureanda con giudizio, quotidiano animale

domenica, 14 settembre 2008
A risparmio

"Prologo-quasi esplicativo-ma non necessariamente" la cui lettura è a vostra discrezione.

[Vivo con i nervi a fior di pelle da una settimana, dormo poco, non sogno e sono stanca già dal pomeriggio. Ho grandi notizie ma mi trovo senza il coraggio di dar loro voce, per paura che sfumino prima di averle afferrate davvero a due mani.
Per un momento, questa settimana, ho sentito il battito cardiaco sfondarmi le orecchie e lo stomaco calpestato da un elefante impazzito. Nel pieno di quella notte, ho deciso che se non riuscivo a risparmiare sulle emozioni, potevo farlo su altre cose.]

Su tante cose, soprattutto, sulle parole.
Sfinirsi di discorsi: su quanto si usino male, le conosciamo poco, si raffazzonino una dietro l'altra, senza saper bene dove stiano di casa la consequenzialità e il senso; perchè il pensiero si confonde troppo facilmente, si arrotola e annoda senza che ci sia verso di districarlo.

Allora meglio star zitti, risparmiare aria inutile che servirà, piuttosto, a dare ossigeno al cervello.
Per parlare ci vuole tempo, pazienza, chiarezza, eppure non si fa altro che vomitare discorsi inutili uno sopra l'altro e, quel che è peggio, senza rendersene nemmeno conto si potrebbe andare avanti tutto un giorno.

Piuttosto un silenzio, evitare di affrettarsi a scucire la frase sbagliata, di blaterare castronate e rischiare di annoiare.


Non saprei spiegare, ultimamente mi va di contare fino a 10.
1
2
3
4
5
...


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sabato, 06 settembre 2008
Taking it easy

Svegliarsi la mattina.
E' sempre così difficile alzarsi presto la mattina. Ci riesce giusto quell'essere peloso del mio cane, che ogni tanto inizia a raspare davanti alla porta per darmi un buongiorno a base di uggiolii che dicono "allora?! Mi dai da mangiare o cosa??". Dopodichè si assesta e se ne rimane lì, sul pianerottolo in cima alle scale, in attesa del momento in cui io apra la porta e rischi di capitombolargli sopra l'ennesima volta.

Cazzeggio. Un sacco, troppo, maledetto internet e maledetto wireless che ora ha raggiunto anche camera mia, grazie agli ordigni della tecnologia odierna e dunque, addio me, addio concentrazione. Intanto, il mantra che mi tiene l'occhio aperto davanti al caffè la mattina è: la tesi non si sta scrivendo da sola, apúrate tonta!*

Si prova la patente, stavolta sul serio. Ho dedotto di aver buone speranze per la mia futura preparazione, visto l'occhio lungo e lumacone del gestore della scuolaguida che, tra l'altro, oltre a darmi qualche libro nuovo per i test ogni volta che passo, mi attacca degli enormi bottoni sul nulla cosmico. Seguito a fare quello che mi riesce meglio: faccio sìsì col capo e sorrido.

La mancanza inizia a farsi sentire. Ascolto I Fabulosos e mi si apre uno squarcio di malinconia nello stomaco, ma non riesco a farne a meno; in treno, a casa, la sera prima di andare a dormire, mi si imprimono in testa palabras che hanno il sapore dolceamaro dell'assenza. Ripenso, ormai sempre più spesso, alle festicciole all'appartamento della Legion Extranjera, al Pinche Marco che è riuscito a farmi imparare qualche passo di salsa, alle lunghe chiacchiere col Capo, all'immensa Ciudad Universitaria. Ripenso ad una vita che era fatta di tutt'altro eppure, raschiando sul fondo, aveva lo stesso miscuglio dinamico e vitale di energie. La malinconia non si sfoga, non traspare, non si racconta a chi non ha condiviso almeno un pezzo di quel vivere insieme a te, perchè a parole si scolorisce, pierde su sentido; sembra fatta per essere cullata dolcemente tra le braccia, fatta per imparare a portarsela in collo come un bebè e ad apprezzarla, proprio per quel retrogusto che sa di limone salato e piccante, che abbandona tra un pensiero e l'altro.

Forse è anche per questo che sono qui a casa da 5 giorni e mi sembra di non uscire da un mese. In realtà risale a lunedì sera l'ultima sgranchita di gambe, una chiacchiera in centro a Parma con la Paraguaya e altre amiche. Facendo due conti realizzo, di nuovo e con stupore, che la vita dell'eremo ha quell'incredibile capacità di appiattire il tempo; così mi accorgo che mi sento scissa tra città e campagna.
Dell'una mi mancano le passeggiate serali, uscire per una chiacchierata in piazza, la scampanellata di chi passa a trovarti di tanto in tanto e gli incontri casuali in biblioteca; poi, una volta laggiù, inizio a non sopportare il rumore, il caldo e l'umidità, il traffico e la cafonaggine cittadina. Eppure, dopo una settimana trascorsa qui, trovare la stazione affollata, arrivare ovunque a piedi e riscoprire il caos settembrino dei rientri e dei nuovi arrivi, trovare una nobildonna di passaggio, riprendere momentaneo possesso della routine universitaria... fa venire voglia di rimettersi sul treno e, una volta di più, ripartire.


*muoviti, tonta!

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quattro sotto un tetto, vida de barrio, quotidiano animale

martedì, 02 settembre 2008
Dell'imparare a tornare

Quando sei un aficionado delle valige e dei treni, delle partenze con o senza troppa emozione, c'è anche da ricordare che ogni partenza ha come conseguenza un arrivo. Caso speciale, quando l'arrivo non è solo un mettere i piedi ovunque tu sia, ma abbracciare con gli occhi un paesaggio ben noto.
La cosa che mi piace, del ritornare in Trentino, è che pregusti il momento quando iniziano a crescerti davanti le montagne e intorno riconosci già la valle dell'Adige. Seppur nelle loro forme alte e indifferenti, pare che ci sia nell'aria una sorta di abbraccio scomodo, che non t'aspetti.
I primi pensieri sulla città che ho più frequentato nei miei ultimi anni di liceo sono stati: è davvero troppo civilizzato. Strade pulitine e pavimentazione di porfido impeccabile, rotonde con i fiori, ordine e soprattutto un caldo piacevole, arioso. Passare dal fresco della campagna toscana, all'afa bolognese, sino a raggiungere questi 25 perfettissimi gradi mi pare l'equivalente di un rozzo slalom dantesco tra le stazioni metereologiche del centro-nord.

Tornare a Trento, immergendosi nell'atmosfera di sempre dopo anni di latitanza, è stato stranamente naturale: due ore e sembrava non me ne fossi mai andata; tutto questo malgrado le novità, i ragazzini che sono diventati maschi e i maschi che diventano uomini. Quello che non cambia è la prevalenza acuta di testosterone che aleggia tra aria e corpi, incorniciato da un "caos calmo" (cit) di videogiochi, fumetti e discorsi su anime che mi sono persa. Sono state giornate di oscillazione tra quello che eravamo e quello che stiamo diventando, racconti di amici che si sono persi per strada e lunghi discorsi davanti a un negozio, una sigaretta e qualche caffè che facevano dimenticare cose fosse la noia.

C'è voluto un po', bisogna ammetterlo, ma s'impara anche a riscivolare dentro a un mondo che, nel modo più stupido e ottuso possibile, era stato sepolto sotto la croce che un'unica persona meritava. E l'affetto che ti ha circondata in questi giorni, le confessioni, le birrette, le risate stesa sul divano a leggere un fumetto assolutamente geniale, ti hanno riportata indietro per ricordarti cosa c'era di meraviglioso in tutto questo e perchè è bastato così poco, per farti capire quanto ne avessi davvero sentito la mancanza.

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on the road, la terra dei cachi




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin