Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

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lunedì, 05 gennaio 2009

John Mayer - Gravity

Bologna apre i suoi pomeriggi migliori, cielo terso e freddo che schiaffeggia la faccia. Dalla finestra si vede che la poca neve caduta ancora non s'è sciolta e c'è da godersi la visuale di qualche tetto imbiancato verso i colli. Casa mi àncora a sé e mi tiene stretta, coi suoi divani comodi e la temperatura ideale, ma guardando fuori è troppa la voglia di due passi.
Musica nelle orecchie per cancellare la gravità a suon di passi spediti.

Gravity it's working against me.
Dicembre è stato un mese di piombo. Di notti insonni a rigirarsi a letto con i medesimi pensieri fissi in testa e tanta incapacità di quietarli e farli -puff- sparire. Risvegli con le occhiaie e ricacciare la stanchezza indietro a forza, a colpi di caffè durante le mattinate eterne. Di sguardi abbassati, frustrazione, rabbia, pianti silenziosi e non voluti, per non poter spiegare, per non riuscire a spiegarsi perchè.
Aggrapparsi con le unghie ai sentire positivi, stordirsi in compagnia per arrivare dove l'inquietudine non avesse accessi nè diritti.
Il respiro di sollievo è arrivato con il Natale, il cambio d'aria, d'atmosfera, la famiglia che, senza volerlo, ha operato uno swing all'umore e ho potuto, infine, dormire una notte intera senza svegliarmi.

Just keep me where the light is.

Da inizio anno s'è deciso di mettere da parte quelle sensazioni e vivere più leggeri. Per ogni mese del 2008 ho eletto simbolicamente una paturnia, una gioia, un incubo, una malinconia, un'inquietudine immotivata, una lezione da imparare.

Gennaio: e mai più permettersi delusioni da chi non merita neanche rispetto.
Febbraio: la gioia del viaggiare e riscoprirsi.
Marzo: capire che, a volte e solo a volte, la sociopatia è preziosa e necessaria per una sana vita sociale.
Aprile: l'infinito fascino della letteratura e dell'intraprendere un'avventura imprevedibile.
Maggio: la morte di un'ipocrisia, con una sprangata di intolleranza.
Giugno: cassare le indecisioni. Le prorie e, se concesso, anche le altrui.
Luglio: un viaggio lungo una vita, o forse solo 14 ore, che insegna a tornare.
Agosto: incapacità di perdono. ancora.
Settembre: quella sensazione lì - un formicolio, un brivido. l'attesa e il respiro trattenuto a forza. sfiorarsi appena -.
Ottobre: imparare a fare l'amore con un'enorme Città, Signora capricciosa e decadente; imparare a fare l'amore con la Provincia: Fanciulla con grandi aspirazioni e di infinita saggezza.
Novembre: sognare e scegliere.
Dicembre: sentirsi affogare, spingere sempre più giù e sgomitare per risalire ogni volta a galla. E scoprire che sono io quella che si lega i sassi ai piedi.

E Gennaio è appena agli inizi, ma promette già molto di buono.
C'mon keep me where keep me where the light is...

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (7) |
free listening, quotidiano animale

venerdì, 02 gennaio 2009
Correva l'anno... e correva senza alcuna fretta

Bologna ti apre i portici e le braccia alle porte del 2009. In questo secondo giorno di gennaio il Mercato delle Erbe e il banchetto preferito non sono mai stati così vuoti; stupisce vedere le commesse di Limoni languire sul bancone mentre le clienti, per una volta, sono loro numericamente inferiori.
A salire per via Nosadella pensi ogni volta che la discesa sembri sempre di molto più rapida, specie quando le borse della spesa ci sono e pesano; le vetrine illuminate per i pochi rimasti in città ti scorrono a fianco lente, così come, dall'altro lato, scorre il poco traffico a riempire le strade inumidite degli ultimi segni di neve. Ti imbaccucchi di rosso vestita e procedi con un sacco di verdure e cibi "sani" per compensare gli stravizi di Capodanno (come una mezza teglia di tiramisù fatta fuori in tempi record); si fanno promesse da 3 ore di piscina a settimana e capitoli di tesi da terminare in tre giorni.
Vedremo chi la spunterà.

L'anno nuovo è cominciato da sotto il piumone di casa fraterna: i nostri piedi spuntavano dal fondo del letto e lui indossava i calzini ridicoli e a righe coloraterrime, regalati dalla sorella folle per l'occasione. E' capodanno e siamo l'incarnazione della pigrizia: cucina moderata, stuzzichini, quintali di lenticchie e uno zampone che ci guarda sconsolato, presentendo la sorte bollente che gli toccherà. A chiudere il tutto, vinello, il tiramisù sopraccitato e un prosecco per festeggiare.
Però siamo semplicemente bellissimi: lui col maglione pesante tibetano, e tu con il vestitino viola di max e compagnia, appena comprato.

Affrontando quella che pensavamo dovesse diventare una lunga notte, ci stupiamo di quanto seppur ci separino 11 anni, Herby il maggiolino accomuni le nostre infanzie, forse grazie a un babbo che non s'è stancato mai di vederlo (con lui al cinema, con me in tv e cassetta).
Al secondo film di Herby, passiamo a Blob e lì ci fossilizziamo.
Letteralmente: dopo poche telefonate di rito alla famiglia, la mezzanotte e il brindisi, gli auguri, gli auspici, i desideri, le risate per il genio di Ghezzi, i discorsi di uomini... all'1 sei schiantata di sonno, assassinata dal dolce peso del piumino e dal suo teporino ammaliante.

Il giorno dopo sono ulteriori pigrizie: due concerti di capodanno in tv, una passeggiata per l'Oltrarno e arrivare sino a Porta Romana; vedersi Come dio comanda al cinema e rimanere un po' silenziosi, straniti, senza grandi commenti da fare, per una volta.
La sera, dopo il terzo pasto a base di lenticchie giuri che non le vorrai vedere per due mesi almeno.
L'anno nuovo si condisce con sensazioni casalinghe, urli notturni di cui non capisci granchè -ma per un momento t'è parso che nulla di buono stesse accadendo, nella strada di sotto-, ritardi col treno compensati da un inaspettato signore alto un tappo e un cacio, che ti sistema in alto i cadaveri di valigie e poi, arrivata, te le rimette anche a terra e saluta agitando la mano come i bimbi.

L'anno nuovo si apre, finalmente, con la promessa di distanze che presto si colmeranno e con i progetti per una nuova Casa dove mettere almeno una minuscola punta di radice. Anche fosse per poco.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
la mia famiglia e altri animali, quotidiano animale




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin