Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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lunedì, 05 gennaio 2009

John Mayer - Gravity

Bologna apre i suoi pomeriggi migliori, cielo terso e freddo che schiaffeggia la faccia. Dalla finestra si vede che la poca neve caduta ancora non s'è sciolta e c'è da godersi la visuale di qualche tetto imbiancato verso i colli. Casa mi àncora a sé e mi tiene stretta, coi suoi divani comodi e la temperatura ideale, ma guardando fuori è troppa la voglia di due passi.
Musica nelle orecchie per cancellare la gravità a suon di passi spediti.

Gravity it's working against me.
Dicembre è stato un mese di piombo. Di notti insonni a rigirarsi a letto con i medesimi pensieri fissi in testa e tanta incapacità di quietarli e farli -puff- sparire. Risvegli con le occhiaie e ricacciare la stanchezza indietro a forza, a colpi di caffè durante le mattinate eterne. Di sguardi abbassati, frustrazione, rabbia, pianti silenziosi e non voluti, per non poter spiegare, per non riuscire a spiegarsi perchè.
Aggrapparsi con le unghie ai sentire positivi, stordirsi in compagnia per arrivare dove l'inquietudine non avesse accessi nè diritti.
Il respiro di sollievo è arrivato con il Natale, il cambio d'aria, d'atmosfera, la famiglia che, senza volerlo, ha operato uno swing all'umore e ho potuto, infine, dormire una notte intera senza svegliarmi.

Just keep me where the light is.

Da inizio anno s'è deciso di mettere da parte quelle sensazioni e vivere più leggeri. Per ogni mese del 2008 ho eletto simbolicamente una paturnia, una gioia, un incubo, una malinconia, un'inquietudine immotivata, una lezione da imparare.

Gennaio: e mai più permettersi delusioni da chi non merita neanche rispetto.
Febbraio: la gioia del viaggiare e riscoprirsi.
Marzo: capire che, a volte e solo a volte, la sociopatia è preziosa e necessaria per una sana vita sociale.
Aprile: l'infinito fascino della letteratura e dell'intraprendere un'avventura imprevedibile.
Maggio: la morte di un'ipocrisia, con una sprangata di intolleranza.
Giugno: cassare le indecisioni. Le prorie e, se concesso, anche le altrui.
Luglio: un viaggio lungo una vita, o forse solo 14 ore, che insegna a tornare.
Agosto: incapacità di perdono. ancora.
Settembre: quella sensazione lì - un formicolio, un brivido. l'attesa e il respiro trattenuto a forza. sfiorarsi appena -.
Ottobre: imparare a fare l'amore con un'enorme Città, Signora capricciosa e decadente; imparare a fare l'amore con la Provincia: Fanciulla con grandi aspirazioni e di infinita saggezza.
Novembre: sognare e scegliere.
Dicembre: sentirsi affogare, spingere sempre più giù e sgomitare per risalire ogni volta a galla. E scoprire che sono io quella che si lega i sassi ai piedi.

E Gennaio è appena agli inizi, ma promette già molto di buono.
C'mon keep me where keep me where the light is...

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mercoledì, 05 novembre 2008
"que la brisa marineira me oriente en el destino"

...y que el primer barco que pase, me lleve mar adentro.
Concha Buika - Jodida pero contenta

Il pensiero di oggi è: in fondo, è bello lasciarsi trasportare dagli eventi.
Questi giorni sono un'esplosione di novità. Ti riempi di canti, di musica, di festeggiamenti del "dia de muertos" e il colore dei fiori cempaxuchitl si riflette in quello della tua maglietta, passano per la pelle: ti si accende intorno, addosso, tra i capillari, sotto le unghie.
Emozioni che sono corpo, che si riscoprono negli occhi vivi di chi ha la medesima passione e il medesimo entusiasmo. (E ti sorge un brivido, una minuscola inquietudine sentimentale).

Ascolti la voce vibrante del son jarocho e del huapango di San Luis Potosì, saltelli a ritmo tentando di imitare il zapateado di queste regioni; laggiù, dove tre radici si mescolano e, ti spiegano, i tamburi africani sono stati sostituiti con il battere ritmico dei piedi.
Ormai ti muovi a tuo agio, parli sinceramente e avanzi piccole critiche costruttive, sperando che siano accettate per ciò che sono.
Hai per le mani offerte di quasi-lavoro, di concretizzare il teorico nel pratico, vedere pagine impresse con la soddisfazione che siano nate da te, ma che non restino solo "per te"; la spirale di eventi ti risucchia e non puoi non sentirti persa, almeno per un momento.
Serve distanza; allora ti lasci portare da un aereo verso l'ovest. Una città sconosciuta, uno stato mai visitato, di cui non sai nulla e da cui non puoi aspettarti nulla.

Nel frattempo, in queste giornate convulse, sei riuscita finalmente a vedere Wall-E ed è stato proprio come ti aspettavi. C'è chi ne ha parlato dicendo tutto in poche righe e ti sembra inutile ripeterti e reinventare.
Un signore antico e di un'età indefinita, qualche giorno fa ti ha ricordato:
meglio guardare che vedere, meglio ascoltare che sentire,
zittirsi quando c'è da zittirsi e parlare quando c'è da parlare.


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venerdì, 31 ottobre 2008
a sei kilometri di curve dalla vita

"...che preferisci rimanere solo qua
nella provincia denuclearizzata,
a sei chilometri di curve dalla vita
e dire a tutti che sto bene, sto benissimo..."



A più di sei kilometri di curve dalla vita, si apre la provincia del Valle, dove ogni distretto conta circa gli abitanti di Bologna, sparsi tra un paesino e l'altro. Ed è proprio lì che arrivi a capire davvero che, se casa la fanno le persone, casa sarà dove sarai tu e dovunque costruirai qualcosa: così nascono nuove relazioni, scambi, chiacchierate notturne davanti a un brodo caldo, per riscaldare gli animi pungolati dal vento freddo, quello stesso vento che si leva la notte all'ombra dei vulcani del Valle de México; quello stesso vento che gonfiava il tendone del Festival di Chalco in queste ultime sere.

Qui ti accolgono come una figlioccia, ospite in casa di una vera matrona messicana, che non ti fa uscire la mattina senza una colazione "come si deve" -ossia, come si deve in Messico-: e dunque, si riscalda al volo la carne, il riso e le tortillas, un poco di tè e pan de muertos, così da affrontare la lunga giornata e le ore che separano dal pranzo, che arriva solitamente tra le 5 e le 6.
Qui, ti fanno prolungare la permanenza di un giorno, per tornare al DF a sbrigare delle cose, con la voglia di raggiungerli nuovamente nel finesettimana, per i festeggiamenti dei Dia de Muertos. Vedere funzionare un Festival Culturale dall'interno ti fa pensare a un eventuale futuro, a qualcosa di costruttivo e concreto che funzioni a partire dalla gente e per la gente. Osservi l'energia, l'impegno e le risorse umane che ci vogliono, parli un po' con tutti ed eserciti qualcosa di rinnovato: la fiducia in un circolo di semi-sconosciuti che ti prende per mano. E in questi casi, lasciarsi portare diventa piacevole e affatto faticoso: non ci sono balletti di formalità, anzi, ti danno la libertà di chiedere, accompagnare, partecipare con volontà o anche solo con la propria presenza. In fondo, se quello che ti domandano è di presentarti come straniera e laureata, per dar lustro al loro Festival, tutto ciò che ti è dato in cambio è impagabile: tempo, dedizione, un tetto e un pasto caldo, sempre, interesse umano e sincero.

Rientrare verso il Monstruo ti fa capire quanto ci sia di maschile in questa città: ti prende e ti accoglie tra le sue braccia come il più dolce degli amanti, per poi esser capace di rifiutarti con i suoi silenzi (E ormai hai ben chiaro che i silenzi possono sì amplificare le emozioni, tanto quanto riescono a ucciderle). Allora la odi, ci litighi, ti impazzisce, mentre fiumi di gente e auto ti scivolano intorno e pensi solo ad essere altrove.
Eppure, basta una mattinata di sole, un gracias all'edicola e un caffè per tornare a fare la pace con se stesse. Tra una salita nel Tren Ligero e una discesa nelle gallerie del Metro, ti lasci incantare dai riflessi del sole sui palazzi sgarrupati; il pensiero corre alle proposte che ti stanno facendo in questo paese e ti metti di fronte a una nuova realtà possibile. Qui vedi una te stessa diversa: meno mediocre, meno pesante e con un numero decisamente inferiore di paturnie a strozzarti le emozioni in gola. Allora ti chiedi cosa sia più giusto fare: se restare e approfittare delle occasioni, impulsi e sensazioni che ti stanno dando qui e che non sono pochi, o piuttosto imparare a portarsi dietro questa nuova te, per saperla vivere anche oltreoceano.

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martedì, 07 ottobre 2008
Niente da capire.

Dedicato a Paganini

Hold my head inside your hands,
I need someone who understands.
I need someone, someone who hears,
For you, I've waited all these years. [...]

In your tears and in your blood,
In your fire and in your flood,
I hear you laugh, I heard you sing,
"I wouldn't change a single thing."


 

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venerdì, 01 agosto 2008
And I feel good

Condisco le giornate di lunghi momenti a pancia all'aria a pensare, ma senza troppi rimuginii del caso; porto a spasso il cane e lascio che sia lui a trascinare me per un po', a piantare il naso per cinque minuti buoni in qualche punto tra l'erba, dove si concentrano odori nascosti. Lascio che il passo sia il suo, mentre ci avviamo per le strade poco battute di questa campagna toscana inondata di sole e di caldo.

Risistemata la stanza dal caos primordiale che l'aveva invasa la prima settimana, ora riesco ad essere qui e un po' più presente. Racimolo pezzi di me passati e presenti, fotografie, cartoline, biglietti di treno, regali, libri e cerco di rincollarli insieme per formare un qualche insieme coerente. Anche se ora come non mai Insieme e Coerente mi sembrano parole enormi e pesanti.

Una settimana, due concerti, uno jazz, l'altro blues e un cinema all'aperto. Ci si godono i festival estivi come non mai, almeno per quest'anno. Se ripenso alle estati passate credo di non essere mai stata qui per più di due settimane e si vede.
La disseminazione dei paesini della val d'Era sono ancora, per me, una specie di mistero che si snoda tra i colli e la piana, si confondono nomi, vie, posti. Eppure quando sali sulla vespa e ti perdi a guardare la valle che si abbassa mentre arranchi per la salita di sterrato , il susseguirsi di case di campagna e di alberi, ulivi, cipressi, pini marittimi, campi gialli di erba seccata dal caldo e di grano, sparisce qualsiasi inquietudine, qualsiasi pensiero e non resta che fotografare il momento, incorniciato dal rumorino vispo del motore e dal mormorare sordo delle macchine sulla Fi-Pi-Lì.

Ieri sera s'è toccato l'apice. J.W. Williams (basso e voce), Luca Giordano (chitarra), Vince Vallicelli (batteria) e Pippo Guarnera (hammond), in piazza a Pontedera.
Il concerto è andato avanti due ore e ci s'aveva tutti la gambina che batteva imperterrita il tempo dei loro blues caldi e divertiti. Alla fine nessuno ce l'ha fatta più: sugli ultimi pezzi sono arrivati tutti sotto il palco, giovani, adulti e nonni.

Ora mi toccherà smettere di dire che questo posto è un buco...

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la terra dei cachi, free listening, quotidiano animale

lunedì, 16 giugno 2008
Solitari per scelta e non per professione.

Due giorni in cui me ne sono andata a spasso per Tlalpan, quartierino coloniale che non sta a troppi eoni di distanza dalla casetta gialla e dunque, massì, mi è garbato di farci un salto.
Scarpina scarpina: intorno ci sono case colorate della borghesia defectuosa, gli alberelli ai lati della strada, i marciapiedi e le strade strette, poca gente in giro, un sole debole che presto si trasformerà nell'ennesimo temporale.
Con la Reggiana s'è condiviso un film: Control.
Nel buio del cinema, reduci da due quesadillas buonerrime, ci hanno intrattenute una fotografia da paura, un film che tutto sommato stava più che in piedi e ci garbò parecchio e della musica, beh sarebbe scontato parlare di una gran colonna sonora. C'è chi mi commenta che il punto di vista sulla storia è filtrato dall'occhio della moglie di Ian Curtis, che ha collaborato al film. Da brava ignorante in materia non esprimo e segnalo.
E poi patatine, birretta, foto, ciarle sino a tardi.

Oggi invece è vigilia di partenza, si passa la giornata altalenando tra l'ozioso e l'indaffarato. Intanto or'ora mi passano King Kong alla televisione e già dopo mezz'ora ho iniziato a sbadigliare, smettendo di cacare il film e dedicandomi ad altro. Manca ancora lo zaino, quello da buttarsi in spalla domani.
Perchè domani è la scoperta dell'Honduras, con la coinqua Ecologica, con cui ci riabbracceremo dopo appena 10 giorni, a San Pedro Sula.

In viaggio ancora non ho ben deciso che mi porto, sicuramente una canzone, questa.

ojala que la aurora no de gritos que caigan en mi espalda
ojala que tu nombre se le olvide a esta voz
ojala las paredes no retengan tu ruido de camino cansado
ojala que el deseo se vaya tras de ti
a tu viejo gobierno de difuntos y flores.

ojala se te acabe la mirada constante
la palabra precisa, la sonrisa perfecta
ojala pase algo que te borre de pronto
una luz cegadora, un disparo de nieve
ojala por lo menos que me lleve la muerte
para no verte tanto para no verte siempre
en todos los segundos y en todas las visiones
ojala que no pueda tocarte ni en canciones

E che il viaggio ancora una volta sappia anestetizzare e sbiadire sentimenti e amarezze lasciate indietro, per ripassare una mano di lucido su quanto valga la pena portare con sé.

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lunedì, 31 marzo 2008
Della sociopatia

Pasqua: 15 persone, 3 macchine, un viaggio di 5 giorni accampando a zonzo per lo stato di San Luis Potosi; nonchè, infinite ore con i vestiti appiccicati al sedile e i finestrini abbassati, tanta musica e pensieri preconfezionati che si lasciano cadere sull'asfalto.
Per questa lunga strada si è perso il conto di molte cose e se ne sono raccolte altre.

Questa settimana: due cene con vari partecipanti, una sera dopo l'altra; numerosi caffè, colazioni, pranzi fuori, momenti di euforia e di estrema preoccupazione sin dal primo lunedì mattina; ho persino creduto di essermi presa una cotta mostruosa, ho persino creduto che avrei davvero sbattuto forte la porta in faccia a qualcuno. Fortunatamente no e, in ogni caso, è il momento di tirare un lungo sospiro (di sollievo).
Si apprende il fascino nascosto della relatività dei comportamenti umani.

Sabato&Domenica: qui la gente si stupisce che nel finesettimana mi rinchiuda in casa a vedere film, leggere libri e lasciare che l'umore abbia tutti gli altiebassi che vuole, senza condizionamento alcuno. Questo solo perchè è Sabato, mentre io insisto che, Davvero, non mi va di avere intorno nessun altro, che non sia la coinqua Ecologica.
Chè va bene stare in gruppo, ma sto gruppo, ogni tanto... ducojoni.


In Sintesi:
Beatles, Revolver
Everybody seems to think I'm lazy. I don't mind, I think they're crazy...

M. Gondry, Eternal sunshine of the spotless mind (che con un titolo così meraviglioso ci sia toccata una traduzione tanto orrenda, non si può spiegare.)
...you stop listening to what is true, and what is true is constantly changing.

J. Jarmusch, Coffee and cigarettes;
Iggy: Cigarettes and coffee, man, that's a combination.

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sklero gratuito, free listening, pellicolacea, vida de barrio

giovedì, 13 marzo 2008
Cruda (bis)

Se già precedentemente s'era espresso il concetto di "cruda", bisogna ribadire ora una cosa.

[Che di allegre serate infrasettimanali magari, d'ora in poi, meglio evitare.
Che le donne di Sinaloa sono tra le migliori compagne di borracheras conosciute sino ad ora.
Che il dormire con qualcuno non è una cosa così scontata, anche se si tratta solo di dormire.]

Que no hay nada mejor que un litro de té y unas quesadillas con huevos pa curar la cruda al dia siguiente.

Detto ciò, pvlisco casa, stvdio, vado a smvovere qualche peso et, dulcis in fvndo, mi preparo per il Concerto dei Café Tacvba.


Por eso ahora tendré que obsequiarte
un par de balazos, pa' que te duela.
Y aunque estoy triste por ya no tenerte
voy a estar contigo en tu funeral.
-Ingrata-

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giovedì, 07 febbraio 2008
All about a girl who came

How do you feel by the end of the day?
-dopo una serata di despedida e aver dormito cinque ore scarse. La risposta è dentro di te... cruda!-
C'è un oceano che si apre sotto la pancia di un aereo. Immagino, la luce dal finestrino, le riviste sparse sul sedile vuoto a fianco, la musica nelle orecchie. Una colonna sonora costante anche per questo viaggio, i pezzi ripetuti ossessivamente tanto da averli imparati a memoria in pochi giorni.

I've just seen a face I can't forget

Ripercorro in direzione ostinata e contraria; ore che sanno di quotidiano nel DF, l'università, camminare con lentezza lungo corridoi conosciuti eppure così lontani nei ricordi. Alzarsi presto la mattina e vedere il coprimaterasso arricciato e le coperte litigate durante la notte. Una lezione, due lezioni, mezz'ora di ritardo al metro e inizio a preoccuparmi seriamente. Rivedere facce amiche dopo un mese, un bacio, un abbraccio, un filo sottile di imbarazzo: spaccati del mio mondo, passato e presente.

I want you so bad it's driving me mad

Mattina: la luce che entra dalla finestra a sinistra del letto; il caffè è già pronto in tavola, insieme ai biscotti troppo dolci e al latte. Cantare fino a stancarsi, una doccia compartida, giocare a scopa -mazzo, ori, settebello, rebello, primiera- e sentirsi un po' comadres nella casa vuota, dove risuonano solo le nostre voci.
"Got to be a jocker he just do what he please" -
Uno sguardo complice, uno scambio sottile di battute. Passi che scendono lungo le scale, una chiave che gira nella toppa (suspence). Mille birre consumate con un bicchiere comunitario e, chissà come mai, le cose si incastrano così perfettamente che non ci si può credere.
"Ti prego, portami a fare shopping"; un pranzo vegetariano, un paio di compere, un sarape piccino e coloratissimo, due passi sino al mirador. Accollarsi gli zaini sulle spalle un'altra volta, with every mistake we must surely be learning, decidere che si riparte.
Ridere forte, ridere a cuore aperto, per concentrare tutto quello che questi mesi hanno sottratto e sapere che ci siamo, che siamo vive e sopratutto presenti.
Cambiare i piani all'ultimo -per riadattarci, ci diciamo-: una decisione al volo alla stazione del bus e Zacatecas, con i muri colorati, le stradine in salita e una legione di extranjeros allegri e alticci all'ostello.

The sun is up, the sky is blue, it's beautiful and so are you
Giorni di sole, spiaggia, docce fredde a mezzogiorno, un caffè espresso fuori dalla civiltà e lunghe chiacchiere che fanno scorrere più veloci le ore, specie dopo il calar del sole.
La pelle si colora, si scotta, si screpola. Giorni di ruvidità, occhiaie e sconforti, contando le ore di viaggio che ci avrebbero atteso: alla fine ci siamo fermate a 52 in 2 settimane, da vere mochileras.
Sopravvissute alle punture recidive, alla sabbia che non ti si scolla di dosso neanche dopo 3 giorni, al non truccarsi, a Gilberto, l'amico a 8 zampe che aveva presidiato il soffitto del bagno di San Blas, alle lenzuola sozze, ai cambi dell'ora tra uno stato e l'altro, agli autisti che mettono contemporaneamente musica e un film alle 2 di notte: don't you know it's gonna be all right.

The minute you let her under your skin
Di corsa, verso l'aeroporto. Quattro chiamate perse, già sento le tue bestemmie. Mi aggiro per il Benito Juarez e non ci sei. Tre secondi di panico.
Guardarsi e riguardarsi, presentire la strana sensazione che un pezzo di quello che era, adesso è qui. Eppure ci mettiamo un po' a rendercene conto, a recuperare, in questa dimensione enorme e diversa, quello che c'era.

Hai vissuto al centro della grande cornucopia che è il Messico, sei entrata nella sua pancia di balena, sguazzandoci dentro, vissuto le intensità di cui tanto ho scritto e parlato. Vedi, there's
Nothing you can make that can't be made.
No one you can save that can't be saved.
Nothing you can do but you can learn to be you in time.
It's easy.


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mercoledì, 16 gennaio 2008
Me tirò dos besos... uno por mejilla

Considerazioni sul 2007 con tempistica latina: due settimane dopo il primo dell'anno

Si chiude il 2007 e invece di scorrerlo mese per mese potrei spaccarlo nettamente in 2,
prima del 18 luglio e dopo il 18 luglio.

Prima.
Bologna guarda questo 2007 che ci ha portati tutti via.
-Si sono esaurite le cene bloggers, perchè i bloggers stanno tutti a zonzo. C'è chi s'è preso per tempo e ha iniziato nel 2006 e chi invece è arrivato giusto per l'anno dispari.-
Bologna e sei mesi di piccoli equilibri che aspettano solo di essere sconvolti. Eppure è un'attesa gradevole:
le case rosse illuminate dal sole, i portici lunghi di Sant'Isaia mentre camminavo verso casa
- casa: la sala verde e arancio, la coinqua un po' isterica e un po' affettuosa, nonchè il DeNiro, che mi ha regalato passioni: la U2 obsession, Fight Club e tutte le serie di "Un medico tra gli orsi". Provare per credere. -
Il 2007 bolognese lo fanno le persone: quelle che stanno ancora lì, forse per poco; quelle che sono già partite e quelle che sono venute a trovarmi malgrado fosse passato tanto tanto tempo.
Bologna e la Bambi Haus: cosa non ha ascoltato il materasso sfondato, cosa non hanno origliato le 4 mura di quell'appartamento lungo lungo, illuminato di sole e riempito dal caldo soffocante dell'estate. E c'era Johnny, che si occupava delle colonne sonore delle nostre chiacchierate, che ci faceva proseguire discorsi nel virtuale, mezz'ora dopo una lunga sessione di ciarla dal vivo.
Cuori spezzati nessuno, ma tante feste a casa, cene, sorrisi, buona musica e film spalmati sul divano.

Dopo:
Sei mesi dall'aver calcato suolo messicano e mi ritrovo: molto meno marchesa e molto più chilanga.

Una spirale continua tra università, la casetta gialla della Legión extrangera, pranzi e festicciole del giovedì pomeriggio, amicizie che si consolidano nel virtuale per rompere distanze dettate dal Monstruo; una concentrazione di limoni che c'è chi mi dice: "non ti sto più dietro, ci rinuncio, ho perso il conto". -E c'è anche chi aggiunge: la metà di loro meritano il titolo di "pinche" (idiota). E c'ha parecchio ragione.-
La chilanga banda e Radiosopa: pomeriggi passati in ascolto scrivendo stronzate su msn, borracheras allegre e tanta tanta musica.
Le "noches de mujeres" che lasciano tavoli pieni di birre vuote e sacchetti di patatine accartocciati, posaceneri pieni e una sensazione di benessere prolungata. Nascono filosofie che si spandono a macchia d'olio: lo que pasa en México se queda en México.
La CEI, Comunità di Emigranti Italiane: coinqua Antropologa con cui ascoltiamo i podcast di Cacucci, le lunghe lunghe chiacchiere sino a notte inoltrata e una fede politica condivisa e rinnovata.
La Paraguaya e i nostri pranzetti leggeri alla buona, che anche col frigo vuoto, basta niente per imbastirli; chiacchiere di uomini, di manicaretti e di viaggi, seguendo sempre gli stessi fili: se nel presente ce qualcosa in corso, noi si sta già pensando al successivo.
La Reggina e la risata di cuore, sciolta di fronte a una bottiglia di vino, con 99 Posse, Vasco e Sud Sound System in sottofondo.
Le amicizie che, ancora una volta, si consolidano via blog e si rafforzano nel reale, qui.
I viaggi: silenzi di fronte a quanto di bello ci può essere in questo Pinche País; nuove conoscenze e presupposti per altri viaggi che si consolidano. E ancora, un bacio sul pianerottolo di un ostello che sembra un ospedale, foto rubate, le mille piramidi su cui ci siamo arrampicati sbuffando, il mare del Caribe: meraviglioso con il freddo e con il sole; pezzi di Italia che si incastrano per costruire il puzzle di questi mesi.

18 luglio: la svolta, fine e inizio di tutto.
Ieri ho comprato il biglietto del Ritorno con maiuscola.
Lascio il Messico il 17 e calcherò suolo bolognese esattamente il 18. L'ultimo giorno disponibile con il mio biglietto valido un anno.
E' il 2008 e ho una data di scadenza ufficiale: ahora ya puedo despedirme e rituffarmi nei prossimi 6 mesi.

Así que se fue, [...]
Desde el taxi, y, haciendo un exceso,
me tiró dos besos… uno por mejilla

Joaquin Sabina - 19 dias y 500 noches

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Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin