Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Qui ti accolgono come una figlioccia, ospite in casa di una vera matrona messicana, che non ti fa uscire la mattina senza una colazione "come si deve" -ossia, come si deve in Messico-: e dunque, si riscalda al volo la carne, il riso e le tortillas, un poco di tè e pan de muertos, così da affrontare la lunga giornata e le ore che separano dal pranzo, che arriva solitamente tra le 5 e le 6.Dedicato a Paganini
Condisco le giornate di lunghi momenti a pancia all'aria a pensare, ma senza troppi rimuginii del caso; porto a spasso il cane e lascio che sia lui a trascinare me per un po', a piantare il naso per cinque minuti buoni in qualche punto tra l'erba, dove si concentrano odori nascosti. Lascio che il passo sia il suo, mentre ci avviamo per le strade poco battute di questa campagna toscana inondata di sole e di caldo.
Risistemata la stanza dal caos primordiale che l'aveva invasa la prima settimana, ora riesco ad essere qui e un po' più presente. Racimolo pezzi di me passati e presenti, fotografie, cartoline, biglietti di treno, regali, libri e cerco di rincollarli insieme per formare un qualche insieme coerente. Anche se ora come non mai Insieme e Coerente mi sembrano parole enormi e pesanti.
Una settimana, due concerti, uno jazz, l'altro blues e un cinema all'aperto. Ci si godono i festival estivi come non mai, almeno per quest'anno. Se ripenso alle estati passate credo di non essere mai stata qui per più di due settimane e si vede.
La disseminazione dei paesini della val d'Era sono ancora, per me, una specie di mistero che si snoda tra i colli e la piana, si confondono nomi, vie, posti. Eppure quando sali sulla vespa e ti perdi a guardare la valle che si abbassa mentre arranchi per la salita di sterrato , il susseguirsi di case di campagna e di alberi, ulivi, cipressi, pini marittimi, campi gialli di erba seccata dal caldo e di grano, sparisce qualsiasi inquietudine, qualsiasi pensiero e non resta che fotografare il momento, incorniciato dal rumorino vispo del motore e dal mormorare sordo delle macchine sulla Fi-Pi-Lì.
Ieri sera s'è toccato l'apice. J.W. Williams (basso e voce), Luca Giordano (chitarra), Vince Vallicelli (batteria) e Pippo Guarnera (hammond), in piazza a Pontedera.
Il concerto è andato avanti due ore e ci s'aveva tutti la gambina che batteva imperterrita il tempo dei loro blues caldi e divertiti. Alla fine nessuno ce l'ha fatta più: sugli ultimi pezzi sono arrivati tutti sotto il palco, giovani, adulti e nonni.
Ora mi toccherà smettere di dire che questo posto è un buco...
Due giorni in cui me ne sono andata a spasso per Tlalpan, quartierino coloniale che non sta a troppi eoni di distanza dalla casetta gialla e dunque, massì, mi è garbato di farci un salto.
Scarpina scarpina: intorno ci sono case colorate della borghesia defectuosa, gli alberelli ai lati della strada, i marciapiedi e le strade strette, poca gente in giro, un sole debole che presto si trasformerà nell'ennesimo temporale.
Con la Reggiana s'è condiviso un film: Control.
Nel buio del cinema, reduci da due quesadillas buonerrime, ci hanno intrattenute una fotografia da paura, un film che tutto sommato stava più che in piedi e ci garbò parecchio e della musica, beh sarebbe scontato parlare di una gran colonna sonora. C'è chi mi commenta che il punto di vista sulla storia è filtrato dall'occhio della moglie di Ian Curtis, che ha collaborato al film. Da brava ignorante in materia non esprimo e segnalo.
E poi patatine, birretta, foto, ciarle sino a tardi.
Oggi invece è vigilia di partenza, si passa la giornata altalenando tra l'ozioso e l'indaffarato. Intanto or'ora mi passano King Kong alla televisione e già dopo mezz'ora ho iniziato a sbadigliare, smettendo di cacare il film e dedicandomi ad altro. Manca ancora lo zaino, quello da buttarsi in spalla domani.
Perchè domani è la scoperta dell'Honduras, con la coinqua Ecologica, con cui ci riabbracceremo dopo appena 10 giorni, a San Pedro Sula.
In viaggio ancora non ho ben deciso che mi porto, sicuramente una canzone, questa.
Pasqua: 15 persone, 3 macchine, un viaggio di 5 giorni accampando a zonzo per lo stato di San Luis Potosi; nonchè, infinite ore con i vestiti appiccicati al sedile e i finestrini abbassati, tanta musica e pensieri preconfezionati che si lasciano cadere sull'asfalto.
Per questa lunga strada si è perso il conto di molte cose e se ne sono raccolte altre.
Questa settimana: due cene con vari partecipanti, una sera dopo l'altra; numerosi caffè, colazioni, pranzi fuori, momenti di euforia e di estrema preoccupazione sin dal primo lunedì mattina; ho persino creduto di essermi presa una cotta mostruosa, ho persino creduto che avrei davvero sbattuto forte la porta in faccia a qualcuno. Fortunatamente no e, in ogni caso, è il momento di tirare un lungo sospiro (di sollievo).
Si apprende il fascino nascosto della relatività dei comportamenti umani.
Sabato&Domenica: qui la gente si stupisce che nel finesettimana mi rinchiuda in casa a vedere film, leggere libri e lasciare che l'umore abbia tutti gli altiebassi che vuole, senza condizionamento alcuno. Questo solo perchè è Sabato, mentre io insisto che, Davvero, non mi va di avere intorno nessun altro, che non sia la coinqua Ecologica.
Chè va bene stare in gruppo, ma sto gruppo, ogni tanto... ducojoni.
In Sintesi:
Beatles, Revolver
Everybody seems to think I'm lazy. I don't mind, I think they're crazy...
M. Gondry, Eternal sunshine of the spotless mind (che con un titolo così meraviglioso ci sia toccata una traduzione tanto orrenda, non si può spiegare.)
...you stop listening to what is true, and what is true is constantly changing.
J. Jarmusch, Coffee and cigarettes;
Iggy: Cigarettes and coffee, man, that's a combination.
Se già precedentemente s'era espresso il concetto di "cruda", bisogna ribadire ora una cosa.
[Che di allegre serate infrasettimanali magari, d'ora in poi, meglio evitare.
Che le donne di Sinaloa sono tra le migliori compagne di borracheras conosciute sino ad ora.
Che il dormire con qualcuno non è una cosa così scontata, anche se si tratta solo di dormire.]
Que no hay nada mejor que un litro de té y unas quesadillas con huevos pa curar la cruda al dia siguiente.
Detto ciò, pvlisco casa, stvdio, vado a smvovere qualche peso et, dulcis in fvndo, mi preparo per il Concerto dei Café Tacvba.

How do you feel by the end of the day?
-dopo una serata di despedida e aver dormito cinque ore scarse. La risposta è dentro di te... cruda!-
C'è un oceano che si apre sotto la pancia di un aereo. Immagino, la luce dal finestrino, le riviste sparse sul sedile vuoto a fianco, la musica nelle orecchie. Una colonna sonora costante anche per questo viaggio, i pezzi ripetuti ossessivamente tanto da averli imparati a memoria in pochi giorni.
I've just seen a face I can't forget
Ripercorro in direzione ostinata e contraria; ore che sanno di quotidiano nel DF, l'università, camminare con lentezza lungo corridoi conosciuti eppure così lontani nei ricordi. Alzarsi presto la mattina e vedere il coprimaterasso arricciato e le coperte litigate durante la notte. Una lezione, due lezioni, mezz'ora di ritardo al metro e inizio a preoccuparmi seriamente. Rivedere facce amiche dopo un mese, un bacio, un abbraccio, un filo sottile di imbarazzo: spaccati del mio mondo, passato e presente.
I want you so bad it's driving me mad
Mattina: la luce che entra dalla finestra a sinistra del letto; il caffè è già pronto in tavola, insieme ai biscotti troppo dolci e al latte. Cantare fino a stancarsi, una doccia compartida, giocare a scopa -mazzo, ori, settebello, rebello, primiera- e sentirsi un po' comadres nella casa vuota, dove risuonano solo le nostre voci.
"Got to be a jocker he just do what he please" - Uno sguardo complice, uno scambio sottile di battute. Passi che scendono lungo le scale, una chiave che gira nella toppa (suspence). Mille birre consumate con un bicchiere comunitario e, chissà come mai, le cose si incastrano così perfettamente che non ci si può credere.
"Ti prego, portami a fare shopping"; un pranzo vegetariano, un paio di compere, un sarape piccino e coloratissimo, due passi sino al mirador. Accollarsi gli zaini sulle spalle un'altra volta, with every mistake we must surely be learning, decidere che si riparte.
Ridere forte, ridere a cuore aperto, per concentrare tutto quello che questi mesi hanno sottratto e sapere che ci siamo, che siamo vive e sopratutto presenti.
Cambiare i piani all'ultimo -per riadattarci, ci diciamo-: una decisione al volo alla stazione del bus e Zacatecas, con i muri colorati, le stradine in salita e una legione di extranjeros allegri e alticci all'ostello.
The sun is up, the sky is blue, it's beautiful and so are you
Giorni di sole, spiaggia, docce fredde a mezzogiorno, un caffè espresso fuori dalla civiltà e lunghe chiacchiere che fanno scorrere più veloci le ore, specie dopo il calar del sole.
La pelle si colora, si scotta, si screpola. Giorni di ruvidità, occhiaie e sconforti, contando le ore di viaggio che ci avrebbero atteso: alla fine ci siamo fermate a 52 in 2 settimane, da vere mochileras.
Sopravvissute alle punture recidive, alla sabbia che non ti si scolla di dosso neanche dopo 3 giorni, al non truccarsi, a Gilberto, l'amico a 8 zampe che aveva presidiato il soffitto del bagno di San Blas, alle lenzuola sozze, ai cambi dell'ora tra uno stato e l'altro, agli autisti che mettono contemporaneamente musica e un film alle 2 di notte: don't you know it's gonna be all right.
Considerazioni sul 2007 con tempistica latina: due settimane dopo il primo dell'anno
Si chiude il 2007 e invece di scorrerlo mese per mese potrei spaccarlo nettamente in 2,
prima del 18 luglio e dopo il 18 luglio.
Prima.
Bologna guarda questo 2007 che ci ha portati tutti via.
-Si sono esaurite le cene bloggers, perchè i bloggers stanno tutti a zonzo. C'è chi s'è preso per tempo e ha iniziato nel 2006 e chi invece è arrivato giusto per l'anno dispari.-
Bologna e sei mesi di piccoli equilibri che aspettano solo di essere sconvolti. Eppure è un'attesa gradevole:
le case rosse illuminate dal sole, i portici lunghi di Sant'Isaia mentre camminavo verso casa
- casa: la sala verde e arancio, la coinqua un po' isterica e un po' affettuosa, nonchè il DeNiro, che mi ha regalato passioni: la U2 obsession, Fight Club e tutte le serie di "Un medico tra gli orsi". Provare per credere. -
Il 2007 bolognese lo fanno le persone: quelle che stanno ancora lì, forse per poco; quelle che sono già partite e quelle che sono venute a trovarmi malgrado fosse passato tanto tanto tempo.
Bologna e la Bambi Haus: cosa non ha ascoltato il materasso sfondato, cosa non hanno origliato le 4 mura di quell'appartamento lungo lungo, illuminato di sole e riempito dal caldo soffocante dell'estate. E c'era Johnny, che si occupava delle colonne sonore delle nostre chiacchierate, che ci faceva proseguire discorsi nel virtuale, mezz'ora dopo una lunga sessione di ciarla dal vivo.
Cuori spezzati nessuno, ma tante feste a casa, cene, sorrisi, buona musica e film spalmati sul divano.
Dopo:
Sei mesi dall'aver calcato suolo messicano e mi ritrovo: molto meno marchesa e molto più chilanga.
Una spirale continua tra università, la casetta gialla della Legión extrangera, pranzi e festicciole del giovedì pomeriggio, amicizie che si consolidano nel virtuale per rompere distanze dettate dal Monstruo; una concentrazione di limoni che c'è chi mi dice: "non ti sto più dietro, ci rinuncio, ho perso il conto". -E c'è anche chi aggiunge: la metà di loro meritano il titolo di "pinche" (idiota). E c'ha parecchio ragione.-
La chilanga banda e Radiosopa: pomeriggi passati in ascolto scrivendo stronzate su msn, borracheras allegre e tanta tanta musica.
Le "noches de mujeres" che lasciano tavoli pieni di birre vuote e sacchetti di patatine accartocciati, posaceneri pieni e una sensazione di benessere prolungata. Nascono filosofie che si spandono a macchia d'olio: lo que pasa en México se queda en México.
La CEI, Comunità di Emigranti Italiane: coinqua Antropologa con cui ascoltiamo i podcast di Cacucci, le lunghe lunghe chiacchiere sino a notte inoltrata e una fede politica condivisa e rinnovata.
La Paraguaya e i nostri pranzetti leggeri alla buona, che anche col frigo vuoto, basta niente per imbastirli; chiacchiere di uomini, di manicaretti e di viaggi, seguendo sempre gli stessi fili: se nel presente ce qualcosa in corso, noi si sta già pensando al successivo.
La Reggina e la risata di cuore, sciolta di fronte a una bottiglia di vino, con 99 Posse, Vasco e Sud Sound System in sottofondo.
Le amicizie che, ancora una volta, si consolidano via blog e si rafforzano nel reale, qui.
I viaggi: silenzi di fronte a quanto di bello ci può essere in questo Pinche País; nuove conoscenze e presupposti per altri viaggi che si consolidano. E ancora, un bacio sul pianerottolo di un ostello che sembra un ospedale, foto rubate, le mille piramidi su cui ci siamo arrampicati sbuffando, il mare del Caribe: meraviglioso con il freddo e con il sole; pezzi di Italia che si incastrano per costruire il puzzle di questi mesi.
18 luglio: la svolta, fine e inizio di tutto.
Ieri ho comprato il biglietto del Ritorno con maiuscola.
Lascio il Messico il 17 e calcherò suolo bolognese esattamente il 18. L'ultimo giorno disponibile con il mio biglietto valido un anno.
E' il 2008 e ho una data di scadenza ufficiale: ahora ya puedo despedirme e rituffarmi nei prossimi 6 mesi.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin