Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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martedì, 10 giugno 2008
omaggi

C'ho da dire giusto una cosa...
Questa parla da sé.


Dedicato a tutte le Contraddizioni In Termini incrociate per la strada,
un gentile omaggio da questa corte.


Invece un grazie a chi ha saputo essere sincero, ha colto l'occasione e ha mantenuto una promessa (a cui non avevo per nulla creduto), il tutto nel giro di una serata e una lunga, lunga notte.
Erase una vez... un cuore rosso che era rimasto a guardare il paesaggio dall'alto di un mirador. C'è chi scommette che domenica mattina, sulle 5 e mezza, l'hanno visto passare il cancello della casina gialla di avenida de las torres.
Dice che forse ci sarà un'altra despedida prima della partenza ufficiale. Dice, che ci terrebbe tanto e io continuando a ripetergli, a ripetermi: a ver, a ver.
Eh si, staremo a vedere.

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io e ormone pallato, vida de barrio

sabato, 07 giugno 2008
this is the end of the world as we know it

Partenze

La coinqua Ecologica ha lasciato l'appartamento. Abbiamo messo in piedi una despedida con i fiocchi e con quasi tutti gli amici che avrebbe voluto ci fossero, s'è ridotto l'appartamento a una specie di bordello alcolico di prima categoria; ci sono state: le solite birre rovesciate, la musica sino alle 5 di mattina, qualcuno cadaverico sul divano a dormire, qualcuno a darsi da fare nel bagno a notte alta.
Tutto sommato si può dire che è riuscita bene.
E' stato un addio a tante cose, posti, persone, altri pensieri sul ritornare che galleggiano tra un neurone e l'altro e un regalo preparato in fretta e furia: un quaderno pieno di foto e colori, pagine bianche riempite di ogni singola cazzata venuta in mente nel giro di un pomeriggio.
Noi ci si rivede in Honduras tra una settimana (dopo innumerevoli momenti di pippame mentale causa consegna di un primo "avance" della tesi e sparizione improvvisa della ContraddizioneInTermini, ho deciso che merito una vacanza. Complice un andata e ritorno a modesto prezzo) e nel frattempo ci s'è già mandate un paio di email per sapere che è arrivata in Guatemala e tutto bene.

Magia portalo via

Come dicevo, la suddetta Contraddizione è sparita. Sarà forse un bene; eppure, ciò che disturba è l'assenza di qualsiasi spiegazione logica che ha scatenato profonde altalene umorali negli ultimi 10 giorni. S'è passati dall'imbestialimento isterico, alla preoccupazione sconsolata sino a giungere alla coscienza scontenta del fatto che, se uno inizia a non risponderti e ti ha riaggangiato due volte il telefono sul muso, non è propenso alla comunicazione.
Penso che prima o poi ci sarà la resa dei conti e io sarò decisamente più zen di qualche giorno fa; che la vendetta è un piatto freddo e i miei bollenti spiriti avrebbero rovinato la combinazione di sapori.
Dunque mi vesto di giallo, nascondo una spada simil nipponica nell'armadio a fianco all'entrata di casa e... attendo.

"Ma c'è una vita dopo il Messico?"

E' la domanda spontanea che nasce dalle nostre chiacchiere da "overseas" alle ultime settimane qui. Forse eravamo un tantino alticce ma sono ormai convinta che, in fondo, tutte ci siamo seriamente poste la dannata questione. Che sarà di noi, dopo? E sebbene ci sia tutto un bel daffare a darsi scadenze, a pensare all'immediato da farsi, sappiamo in fondo che non saremo più noi. Almeno non come siamo qui, non tutte insieme, non così, già pienamente immerse nel mondo latino e nella sua spirale di contrasti e umorismo surreale.
Stiamo a cercare di immaginarcela, quella vita, cercando di non perdere comunque i momenti "nostri", l'hic et nunc messicano.
Stranamente, in quest'ultima decina di giorni, consegnati compiti e terminati i corsi, è sparita persino l'insofferenza al DeFectuoso. Le settimane corrono la loro maratona e noi si farebbe volentieri resistenza. Siamo qui e stiamo a contemplare un bivio.
Abbiamo

ottimi motivi per tornare, ottimi motivi per restare.

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quattro sotto un tetto, io e ormone pallato, vida de barrio, quotidiano animale

lunedì, 28 aprile 2008
Delle oscillazioni

Dormo troppo, leggo parecchio, adoro il mio corso di letteratura italiana contemporanea, Fenoglio, la Morante (anche se ha ragione chi mi dice: ma dovevi arrivare fino qui per studiare proprio la letteratura del tuo paese? Sto zitta e penso che non si smette mai d'imparare). Mi lascio confondere dagli orari, scambio la notte per il giorno, sogno di viaggi e assurde navi spaziali, suggestionata da Philip Dick. Mi dedico solo alle cose che mi piacciono per scacciare le inquietudini del momento, a costo di lasciar da parte qualcuno, seppur con dispiacere.

Mi cullo al pensiero dell'ultimo viaggio, giù nello stato di Oaxaca e a quanto siamo state bene, laggiù, la coinqua Ecologica ed io. Rivedo tutto come se l'avessi vissuto ieri e  mi si spacca in due lo stomaco al pensiero, tanto s'è riempito di meraviglia e bellezza. Anche se è passata qualche settimana è tutto vivo, si mantengono freschi colori e impressioni, come nelle fotografie che stanno già ben ordinate, nella loro cartella " aprile 2008". L'unica macchia è la pelle colorita che piano piano se ne sta andando via, uno strato dopo l'altro.
D'altra parte osservo gente con cui ho viaggiato, "la banda della Huasteca": vado a una loro festa con La Contraddizione In Termini e, per la prima mezz'ora, osservo loro, osservo il vuoto che mi si fa intorno e penso che, davvero, anche sforzandosi non c'è molto da spartire e non c'è spazio per me.
Il che non mi da il minimo dispiacere.

Oscillo tra trasporto e diffidenza, pensando che accantonare le Indecisioni fa bene, anche se il tutto si sviluppa quasi per selezione naturale. Signor Darwin, un inchino e molte grazie!
Per una volta, però, servono i piedi di piombo e scelgo la cautela, perchè a sciogliere totalmente le difese non mi sento pronta; sebbene, ci siano momenti in cui mi dico "è un mese che ti chiedi se sia vero o meno, ne restano solo altri due", preferisco oscillare, senza pentirmi.
E' che quest'imperativo del vivere minuto per minuto ha i suoi effetti collaterali; perciò preferisco prendermi tempo e sbirciare cosa succede dietro la spontanea allegria che lanci addosso a tutti, con questa risata forte, profonda e riconoscibile a qualsiasi distanza.
Penso che mi fa piacere guardarti, mettendo due passi di distacco tra noi, per capire cosa succede.
E' così che ti ho descritto una settimana fà a una persona amica: "mi piace perchè mi tratta bene". Ora posso aggiungere che, malgrado l'appartenenza politica opposta, c'è anche qualcosa di più che unisce, sia esso una commediola banale e quantomai opinabile, una lunga chiacchierata davanti a una birra a notte tarda o il bracciale bianco e rosso che porto al polso sinistro.

La coinqua ecologica torna da un viaggio e, appena le racconto del finesettimana, si pronuncia: "Ti piace e si vede". Invece io mi questiono, chiedendomi se davvero sia così.
Perchè so cosa succede quando tutto viene vissuto sotto l'imperativo dell'impulso, quando non si vuole capire che significhi "stare a vedere"; ci sono solo la fretta, l'urgenza, l'ansia prima di vedersi e il nodo allo stomaco che si scioglie all'incrociarsi degli sguardi.
E qui, nel Monstruo, sotto il tetto della casetta gialla, non c'è nulla di tutto questo. Non è solo sesso, non è neanche un pallido amore. E' un certo affetto rassicurante a cui non mi va di mettere etichette, per evitare l'errore meschino di legarlo a qualcosa o, ancor peggio, a qualcuno.

[Immersa nelle trafile di pensieri, in queste settimane comporre due righe sembrava la cosa più difficile. Meglio la lettura, mi sono detta, meglio lasciare che altri esprimano quando la propria voce ha solo bisogno di zittirsi.]


"E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che  in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio. Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza."
Elsa Morante - Aracoeli

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carta bianca, io e ormone pallato, vida de barrio, quotidiano animale

domenica, 06 aprile 2008
Inframezzo di amorose amenità

Mi siedo alla caffetteria di Architettura e aspetto. C'è un intimo piacere in questi minuti concessi tra me e me, i libri da un lato, un tè alla cannella e la bottiglia d'acqua; c'è la tensione sottile dei minuti che passano, la certezza che non manca molto e il non sapere -o forse il non voler sapere.
Continuo a scrivere sulla moleskine per riempire il tempo e imprimere l'attesa sulla pagina bianca, per evitare che il tuo arrivo mi colga in un momento di noia, o spazientita (tu e ritardo cronico potreste far addirittura rima), o, ancor peggio, in evidente attesa.
Sorge qualche dubbio, ma in fondo so che arriverai. Ti siederai di fronte a me, cominciando a parlare e sfumacchiare, mi racconterai del finesettimana fuori dal Defectuoso, ti racconterò della sociopatia, si chiacchiererà del più e del meno, di qualche film, di qualche architetto di cui mi avevi accennato. Così, passano le ore senza che ce ne rendiamo conto e mi dai la sensazione che potremmo continuare ancora a lungo, se non ci fosse nulla ad interromperci.


Avalliamo la teoria di Coinqua Ecologica, inutile mentire: qui si sta installando un Harem.
Tutto ciò sarebbe godibile e positivo per l'autostima, se non fosse che, quando la teoria dell'Harem si coniuga e potenzia con delle fortuite (?) coincidenze, si possono incrociare persone e complicare situazioni: perso per strada uno ScusaPronta, si aggiungono altri due personaggi.

L'uno, il Fideo -così definito per la sua corporatura atipica (fonti rivelano un'eredità di geni tedeschi che portano ad esclamare: e si vede!) -, conosciuto durante la settimana pasquale, con tanto di damoiselle francese parecchio scassacazzi appresso. Una volta saputo che si era alleggerito di cotando peso, è venuto naturale un invito ad un caffè che, per il momento, si va rinnovando di settimana in settimana.

Segue la già menzionata contraddizione in termini, il CubanoPanista, che si è rifatto vivo e conferma tutti i sentori di cui ci s'era temporaneamente dimenticati. In questa dimensione, sembra troppo semplice passare da una festa, a un limone sul balcone guardando la vista della città dal settimo piano, sino a un invito a fermarsi a dormire. La mattina seguente, qualche postumo è accompagnato da un piccolo senso di insofferenza, una punta di fastidio a condividere risveglio e coperte. Eppure ci vuole poco a farlo sparire, tra una risata a vedergli indossare i tuoi pantaloni del pigiama, di un fucsia intenso, qualche tenerezza e due occhi scuri che ti guardano riappisolarti, con ancora addosso l'ombra di una cruda. [Tutto ciò manda ovviamente a rotoli qualsiasi Legge Assoluta, decretata e confermata con la Paraguaya, quando si diceva: mai a letto con Il Nemico.]

Ebbene, siccome il DF e ventitre milioni di persone non sono sufficienti a tenere separate le conoscenze di un Harem, basta poco a scoprire che il gruppo con cui avete viaggiato alla Huasteca è lo stesso che frequenta il CubanoPanista.
O per meglio dire, le conoscenze incrociate non sono freno sufficiente alle catene di eventi che si possono generare da una festa di compleanno, a cui Tu hai invitato il Cubano e durante la quale Tu e la coinqua aveste insistito che venisse a dormire da voi, per evitargli un rientro solitario nel pieno della notte.
Quando si dice, mettersi nei casini con le proprie mani.

Sento muoversi delle sedie ma non alzo lo sguardo, lo faccio solo qualche instante dopo, con la certezza che non ci sei. Una coppia si sta sedendo ad un tavolo: lui, alto, sottile, guero in tutti i sensi; lei, il tipico botolo messicano dai lunghi capelli neri e le misure di una 4x4. La conversazione pare amichevole ma stenta a decollare; eppure, si vede, non è una prima uscita. Lui gira un poco la testa nella mia direzione, proprio mentre li sto fissando e, una volta accortosi del mio sguardo curioso, sposta d'immediato la vista altrove. Sembra inamidato, così come il collo della sua camicia.
Mi ricordano una di quelle coppie di cui parlano in Eternal Sunshine of the Spotless Mind.
"Are we the dining dead?"
Chissà se ciascuno di loro, per una volta nella vita, seduti ad un tavolo piccolo l'uno di fronte all'altro, si è posto la questione.
E se c'è una cosa che mi piace e mi interessa di te è il fatto che tu, dell'ometto inamidato, non hai proprio nulla.

Arrivi all'improvviso mentre sono assorta in queste riflessioni; le prime parole che mi rivolgi sono "cosa stai scrivendo?", con cui riesci a strapparmi un sorriso malizioso e poco più che una risposta evasiva.

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martedì, 11 marzo 2008
Pensieri ai raggiX

Del sentirsi a casa
Tornare dopo una serie di viaggi, rimettere piede in quel posto che hai visto tutti i giorni per 5 mesi, salire lentamente i gradini, percepire i rumori familiari e portarci a spasso qualcuno che non l'aveva mai vista. E l'Università non ti era mai sembrata così bella. Tanto che ti sei regalata uno di quei braccialettini gialli e blu che dice "hecho en CU" e ti è sembrato un piccolo momento di svolta.
E' la strana felicità del ritorno, che oscilla tra un moto malinconico verso ciò che hai lasciato e le piccole abitudini che sanno di buono, riscoperte di momento in momento.

Dell'essere in Tesi
Elemento attorno al quale rota un 70% della tua attuale vita e che è diventato fonte di preoccupazione, impegni, ansie ingiustificate e non. Intanto, il fatto che il ProfessorBuho, di là dal belpaese, non risponda alle tue email inizia a causarti una serie di crisi di bipolarismo che oscillano tra il si è un'ottima persona e il peròccatzorispondi!

Delle promesse non mantenute
In questi mesi poi ci hai pensato, alla scaldabigolaggine diffusa, e ti eri ripromessa che sì, decisamente bisognava selezionare meglio.
Adesso che succede? Rientri pienamente nei ritmi universitari, metti a posto la testa sulla tesi, inizi a studiare un po' seriamente, programmi vacanze di Pasqua.
E nell'ordine riappaiono:
ScusaPronta, ovvero colui che a qualsiasi invito rispose al 90% "non posso" e che ora, apparentemente, dice sì.
l'Economista, conosciuto durante il viaggio in Chiapas, si quota con un limone che non si è da allora ripetuto (e mi unisco di fronte alla collettiva perplessità di chi si chiede perchè continui a invitarmi a prendere caffè senza che si sforzi di offrirne almeno uno)
e il Cubano-Panista, che di per sè dovrebbe essere una contraddizione in termini e, per questo, nei flussi di pensieri e di chiacchiera profusa venne ribattezzato Il Nemico. Ergo, potresti iniziare a credere di nuovo al coniglio pasquale, babbo natale e al topolino dei denti.
Dichiara: un amico conosciuto in viaggio, con cui si parla decisamente poco e che, dopo mezz'ora di discorso serio sulla sua relazione di due anni che va a rotoli, a un certo punto tira fuori un "però quando ci siam visti te mi sei garbata parecchio eh". (non che l'abbia detto esattamente così, ma la versione messicana avrebbe reso comunque meno).
Ecco, come se tu non m'avessi appena finito di raccontare della tua donna che non vuole figlioli e che questo per te è decisamente importante. Mavvia!
Da qui si rafforza la convinzione che l'arte del glissare e il senso dell'ironia siano armi fondamentali per la sopravvivenza.
E tutto ciò avviene per aver aperto per sbaglio il cosiddetto Trapolo dopo un paio di settimane di clausura dalle comunicazioni virtuali.


Ecco, quasi quasi adesso lo abbandono ancora per qualche giorno e mi dedico a me.
Poi, quello che succede, succede.

on air: "again, just for fun, I just like to sing".

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lunedì, 11 febbraio 2008
getting to know you

Ci sono cose che riescono ad arrivarti dentro nelle forme più impensate.

E' l'incazzatura politica e l'aria angosciata con cui s'incrociano sguardi con la Paraguaya parlando e disperandoci sui recenti avvenimenti. E si pensa all'espatrio.
Espatrio, nei flussi di pensieri di questi giorni, si collega direttamente ai paesi del Sudamerica, a uno in particolare. La mancanza si fa tarlo che rosicchia e crea lunghe gallerie dentro alle trafile di riflessioni che accompagnano le ore di autobus tra il DF e Angangueo.

Il gruppo dei 9 parte alla volta del Michoacan sino a scongiurare le peripezie e arrivare a destinazione, al santuario delle mariposas monarcas. Avrebbero potuto ribattezzarci la compagnia della comida, per la quantità di cose che siamo riusciti a portare e -rigorosamente- finire nel giro di 24 ore: 1 kilo di pasta fredda, 13 panini prosciutto e formaggio, svariate uova, frutta e una sfilza di tortillas paraguayane buonerrime.
L'andata acquista subito quell'atmosfera da gita scolastica: tutti seduti in fondo a commentare e ridere sonoramente dei pessimi film che hanno passato per le 4 ore e mezza di viaggio.
L'ostello e le sue stanze effetto pinguino non sono riusciti comunque a raffreddarci; dopo essere stati ospitati nel comedor, dove s'è dato fondo alla pasta a suon di vinello rosso, siamo rimasti su sino all'1 in allegro cazzeggio.

Ore 6 e 30: la sveglia suona impietosa.
Ci attende fuori una camioneta con cassone scoperto, dove ci appollaiamo, cercando di combattere il freddo assumendo posizioni il più raccolte possibili.. tipo ginocchia in bocca e gomiti conficcati nei fianchi, mentre la polvere si solleva sulle nostre teste.
Una volta giunti, rimesse in sesto le giunture congelate, ci s'è rifocillati con un paio di quesadillas e un café de olla, prima di intraprendere la ripida salita che ci avrebbe portati di fronte a uno spettacolo inimmaginabile: rami di alberi piegati da una folta chioma marrone scuro, che si sarebbe presto rivelata uno stuolo di farfalle ancora addormentate all'ombra del bosco. Solo con il calore dei primi raggi di sole, filtrati tra gli alberi, i primi gruppi iniziano a svegliarsi e piano piano ad aprire le ali congelate dal freddo.
Resistiamo due ore nella macchia semiombrosa del bosco, mentre l'umidità ci si incolla alle ossa.

Già a metà, la giornata si rannuvola e preannuncia una grandinata senza conseguenze; rinunciamo dunque agli stuoli di farfalle su prato, per farci coccolare da una coppia che prepara meravigliosa carne asada con nopal, fagioli e riso. Rimpinzati a dovere, risaliamo sulla medesima camioneta che, sballonzolando tra dossi e polverone, ci riporta a Angangueo.
Girovaghiamo assonnati e stanchissimi per il paesello, trascinandoci dietro le nostre occhiaie come bagaglio a mano, mentre il tempo sembra non voler passare più.
Lunghe attese alla fermata dell'autobus per poi scoprire che per il DF alle 5 non ci sono più camiones... mentre ogni persona a cui domandiamo continua a dirci una cosa diversa e noi non si sa più che pesci pigliare. Risolviamo con una combi per Zitacuaro, da cui riusciamo a prendere un autobus sino al buon vecchio DeFectuoso.
Passano Face Off, resto assorta tentando di dormire, mentre il pensiero volge sempre altrove: conoscersi, riconoscere limiti e debolezze, accettarle con una carezza.

Oggi: scavo nei ricordi impressi su pagina bianca, esco per distrarmi, scrivo e riscrivo - dopo tempo - in verso, casco nello sciocco tentativo di mandare un messaggio che resta senza risposta, rido delle mie paturnie e preparo gamberetti al pomodoro intrattenendo conversazioni su msn.

Ci sono persone che possono colpirti ancora e ancora, più di quanto potessi lontanamente immaginare.

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giovedì, 07 febbraio 2008
All about a girl who came

How do you feel by the end of the day?
-dopo una serata di despedida e aver dormito cinque ore scarse. La risposta è dentro di te... cruda!-
C'è un oceano che si apre sotto la pancia di un aereo. Immagino, la luce dal finestrino, le riviste sparse sul sedile vuoto a fianco, la musica nelle orecchie. Una colonna sonora costante anche per questo viaggio, i pezzi ripetuti ossessivamente tanto da averli imparati a memoria in pochi giorni.

I've just seen a face I can't forget

Ripercorro in direzione ostinata e contraria; ore che sanno di quotidiano nel DF, l'università, camminare con lentezza lungo corridoi conosciuti eppure così lontani nei ricordi. Alzarsi presto la mattina e vedere il coprimaterasso arricciato e le coperte litigate durante la notte. Una lezione, due lezioni, mezz'ora di ritardo al metro e inizio a preoccuparmi seriamente. Rivedere facce amiche dopo un mese, un bacio, un abbraccio, un filo sottile di imbarazzo: spaccati del mio mondo, passato e presente.

I want you so bad it's driving me mad

Mattina: la luce che entra dalla finestra a sinistra del letto; il caffè è già pronto in tavola, insieme ai biscotti troppo dolci e al latte. Cantare fino a stancarsi, una doccia compartida, giocare a scopa -mazzo, ori, settebello, rebello, primiera- e sentirsi un po' comadres nella casa vuota, dove risuonano solo le nostre voci.
"Got to be a jocker he just do what he please" -
Uno sguardo complice, uno scambio sottile di battute. Passi che scendono lungo le scale, una chiave che gira nella toppa (suspence). Mille birre consumate con un bicchiere comunitario e, chissà come mai, le cose si incastrano così perfettamente che non ci si può credere.
"Ti prego, portami a fare shopping"; un pranzo vegetariano, un paio di compere, un sarape piccino e coloratissimo, due passi sino al mirador. Accollarsi gli zaini sulle spalle un'altra volta, with every mistake we must surely be learning, decidere che si riparte.
Ridere forte, ridere a cuore aperto, per concentrare tutto quello che questi mesi hanno sottratto e sapere che ci siamo, che siamo vive e sopratutto presenti.
Cambiare i piani all'ultimo -per riadattarci, ci diciamo-: una decisione al volo alla stazione del bus e Zacatecas, con i muri colorati, le stradine in salita e una legione di extranjeros allegri e alticci all'ostello.

The sun is up, the sky is blue, it's beautiful and so are you
Giorni di sole, spiaggia, docce fredde a mezzogiorno, un caffè espresso fuori dalla civiltà e lunghe chiacchiere che fanno scorrere più veloci le ore, specie dopo il calar del sole.
La pelle si colora, si scotta, si screpola. Giorni di ruvidità, occhiaie e sconforti, contando le ore di viaggio che ci avrebbero atteso: alla fine ci siamo fermate a 52 in 2 settimane, da vere mochileras.
Sopravvissute alle punture recidive, alla sabbia che non ti si scolla di dosso neanche dopo 3 giorni, al non truccarsi, a Gilberto, l'amico a 8 zampe che aveva presidiato il soffitto del bagno di San Blas, alle lenzuola sozze, ai cambi dell'ora tra uno stato e l'altro, agli autisti che mettono contemporaneamente musica e un film alle 2 di notte: don't you know it's gonna be all right.

The minute you let her under your skin
Di corsa, verso l'aeroporto. Quattro chiamate perse, già sento le tue bestemmie. Mi aggiro per il Benito Juarez e non ci sei. Tre secondi di panico.
Guardarsi e riguardarsi, presentire la strana sensazione che un pezzo di quello che era, adesso è qui. Eppure ci mettiamo un po' a rendercene conto, a recuperare, in questa dimensione enorme e diversa, quello che c'era.

Hai vissuto al centro della grande cornucopia che è il Messico, sei entrata nella sua pancia di balena, sguazzandoci dentro, vissuto le intensità di cui tanto ho scritto e parlato. Vedi, there's
Nothing you can make that can't be made.
No one you can save that can't be saved.
Nothing you can do but you can learn to be you in time.
It's easy.


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martedì, 27 novembre 2007
Saggezza popolare

Due settimane, quattro saggi, un esame.
Il piano è. Uscirne in forma e senza i nervi a pezzi solo per lasciarsi il Distrito Federal alle spalle e, con lui, tutti questi primi 4 mesi, di un'intensità che ha molto del cucchiaio affondato in questa specie di cioccolata calda messicana, che si chiama Atole - e si può fare anche con latte e riso -.
Sa di cioccolato e farina, è dolce eppure non lo è; ha qualcosa di una carezza delicata sulla gola.

Conto i giorni.
Mi spavento contanto i giorni.
Mi calmo di nuovo contando i giorni. Seguo i consigli zen del Maestro preferito e conto dell'altro.
Un respiro, due respiri, tre respiri...

Ci siamo rivisti ieri e sembra tutto normale.
I mantra del "lo que pasa en México se queda en México" valgono anche nei letti delle case altrui e mi sento sollevata. Ci sentiamo per telefono, quasi stai dormendo. Ci rivediamo oggi.

Scelgo di non volerci credere, perchè potrei.
Di non volermici abituare, alle minuscole attenzioni.
Scelgo di non pensare (eppure se sono qui a scrivere è perchè lo faccio. O semplicemente perchè sono affetta da grafomania da stress e finisco per scrivere di qualsiasi cosa).

In Francia dicono: avere il culo su due sedie. Meglio che il piede in due scarpe, tutto sommato si sta più comodi, non ti pare?

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venerdì, 23 novembre 2007
Un Dì Senza Punto e A Capo

Tre ore. Dormire tre ore e sentirsi in testa un martello pneumatico. Forse era la serotonina che ieri non ti permetteva di sentirlo più di tanto, mentre ancora alle 4 te ne stavi arrotolata nel piumone con di fronte due occhi enormi e le parole continuavano a scorrere naturali
/Spesso ti chiedi come certe cose ti riescano in scioltezza solo in terra straniera:
Accovacciarsi a cucchiaio
un braccio sulla spalla
farsi cingere la vita
lasciarsi sfiorare
sentire Quella tensione crescere
(Parte dalla base della colonna spinale Raggiunge tutto lo stomaco)
/

Hai delle occhiaie che cominciano da te e arrivano sino in università, qualche pensiero nel vuoto
Voglia di uscire con le coinque a shoppo compulsivo

flash/ era da ieri che osservavo e pensavo quanto cazzo ti sta bene quel preciso tono di blu della maglietta e i jeans che ti cadono sul culino sodo Continuavo a pensarlo anche stamani mentre con gli occhi ancora stropicciati e l'aria sonnolenta ti rinfilavi la maglietta
- la luce della finestra mi faceva socchiudere gli occhi quel tanto da poter ancora intravedere//
flash/ -ma tu e l'Apatica da quanto state insieme? -Da un anno... -Ah. -E' che non sono innamorato e non sono sicuro di quello che voglio fare -Credo che sotto sotto sappiamo quello che vogliamo, forse dovremmo solo ammetterlo//

Confessione: sei qualcosa di solido e confortante, spontaneità nei gesti e nelle parole
Paranoia: martedì abbiamo lezione tu, l'Apatica e io... No, non posso saltare perchè è l'ultima
Confessione: se al mondo tutti baciassero così ci sarebbero meno professoresse frustrate la mattina presto agli esami
Paranoia:
mi dicono "guarda che le messicane sono gelosissime, peggio delle italiane"... aiuto!
Confessione: c'hai la schiena tanto spessa che mi c'appenderei a koala tutta la notte
Paranoia:
per martedì voglio un'armatura, che non si sa mai

Confessione:
oggi ho difficoltà a mettere i punti in fondo alle frasi
e credo attenderò ancora un po', prima di ricominciare

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quisquilie e vanità, io e ormone pallato, vida de barrio, quotidiano animale

martedì, 06 novembre 2007
Cominciare da A

Agnizioni:
Sentirsi bene, sentirsi male.
Per lo meno sentirsi. Per lo meno.

Anarchismi:
Remember remember the fifth of november, the gunpowder treason and plot. I know of no reason why the gunpowder treason should ever be forgot.

"And the truth is, there is something terribly wrong with this country, isn’t there? Cruelty and injustice, intolerance and oppression. And where once you had the freedom to object – to think and speak how you saw fit – you now have sensors and systems of surveillance coercing your conformity and suggesting your submission. How did this happen? Who’s to blame? Well, certainly there are those who are more responsible than others, and they will be held accountable. But, again, truth be told, if you’re looking for the guilty, you need only look into a mirror."
A. Moore - V for Vendetta

Aggiornamento estemporaneo:
Allora
... spiegami perchè continui e continui e continui???
Déjame-en-paz!

... se qualcuno ci crede, può lasciare tracce qui sotto.

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Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin