Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Lillo è il nichilista assoluto, lo snobismo fatto a peluche, l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa. -in gentile adozione da la Bambina Filosofica-
*loading* passanti

SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Bologna ti apre i portici e le braccia alle porte del 2009. In questo secondo giorno di gennaio il Mercato delle Erbe e il banchetto preferito non sono mai stati così vuoti; stupisce vedere le commesse di Limoni languire sul bancone mentre le clienti, per una volta, sono loro numericamente inferiori.
A salire per via Nosadella pensi ogni volta che la discesa sembri sempre di molto più rapida, specie quando le borse della spesa ci sono e pesano; le vetrine illuminate per i pochi rimasti in città ti scorrono a fianco lente, così come, dall'altro lato, scorre il poco traffico a riempire le strade inumidite degli ultimi segni di neve. Ti imbaccucchi di rosso vestita e procedi con un sacco di verdure e cibi "sani" per compensare gli stravizi di Capodanno (come una mezza teglia di tiramisù fatta fuori in tempi record); si fanno promesse da 3 ore di piscina a settimana e capitoli di tesi da terminare in tre giorni.
Vedremo chi la spunterà.
L'anno nuovo è cominciato da sotto il piumone di casa fraterna: i nostri piedi spuntavano dal fondo del letto e lui indossava i calzini ridicoli e a righe coloraterrime, regalati dalla sorella folle per l'occasione. E' capodanno e siamo l'incarnazione della pigrizia: cucina moderata, stuzzichini, quintali di lenticchie e uno zampone che ci guarda sconsolato, presentendo la sorte bollente che gli toccherà. A chiudere il tutto, vinello, il tiramisù sopraccitato e un prosecco per festeggiare.
Però siamo semplicemente bellissimi: lui col maglione pesante tibetano, e tu con il vestitino viola di max e compagnia, appena comprato.
Affrontando quella che pensavamo dovesse diventare una lunga notte, ci stupiamo di quanto seppur ci separino 11 anni, Herby il maggiolino accomuni le nostre infanzie, forse grazie a un babbo che non s'è stancato mai di vederlo (con lui al cinema, con me in tv e cassetta).
Al secondo film di Herby, passiamo a Blob e lì ci fossilizziamo.
Letteralmente: dopo poche telefonate di rito alla famiglia, la mezzanotte e il brindisi, gli auguri, gli auspici, i desideri, le risate per il genio di Ghezzi, i discorsi di uomini... all'1 sei schiantata di sonno, assassinata dal dolce peso del piumino e dal suo teporino ammaliante.
Il giorno dopo sono ulteriori pigrizie: due concerti di capodanno in tv, una passeggiata per l'Oltrarno e arrivare sino a Porta Romana; vedersi Come dio comanda al cinema e rimanere un po' silenziosi, straniti, senza grandi commenti da fare, per una volta.
La sera, dopo il terzo pasto a base di lenticchie giuri che non le vorrai vedere per due mesi almeno.
L'anno nuovo si condisce con sensazioni casalinghe, urli notturni di cui non capisci granchè -ma per un momento t'è parso che nulla di buono stesse accadendo, nella strada di sotto-, ritardi col treno compensati da un inaspettato signore alto un tappo e un cacio, che ti sistema in alto i cadaveri di valigie e poi, arrivata, te le rimette anche a terra e saluta agitando la mano come i bimbi.
L'anno nuovo si apre, finalmente, con la promessa di distanze che presto si colmeranno e con i progetti per una nuova Casa dove mettere almeno una minuscola punta di radice. Anche fosse per poco.
Quest'anno a Natale hai cercato di guardarli tutti dal di fuori: la casa riecheggiava più o meno ogni cinque minuti del nome di qualcuno, la tv sintonizzata su Dottor House con zia Genoa che provava ad ascoltarlo, in sottofondo altri mille rumori e chiacchiericci. Mentre si preparavano i pranzi si pensava anche alla cena e allora via, un budino da preparare al volo, col cioccolato che si fondeva nel latte mentre il dottore isterico ingoiava pillole e zio passava per la cucina scandendo: "Foreman, la biopsia!".
Hai immaginato casa con in mezzo qualcuno di estraneo per vederli e, infine, hai concluso che li trovi tutti sommamente divertenti; Cugino, futuro prossimo papà, è già subissato dalle richieste per chiamate appena Cugina metta piede in ospedale a gennaio. Dal canto mio, la prima cosa è stata chiedergli che nome avrà il pupo. Così, tanto per sapere di che perculate potrà soffrire in futuro. Dicono si chiamerà Alexander Leonardo, sicchè noi s'è annunciato che, oltre a doppio nome e cognome, gli affibieremo anche un Magno, da Vinci a completare il tutto.
[Leggende: si dice che al telefono, quando nacqui, nonna avesse capito che avrei dovuto chiamarmi Costantino e si mise a piangere.
Si dice anche che tastandomi avesse pronosticato: ha il pettino alto, avrà delle belle poppe.
Forse non disse proprio poppe, ma sul resto c'azzeccò.]
Ci sono questi pomeriggi interi passati a giocare al paroliere e in queste cose nessuno sembra invecchiare di un anno. Intanto, NonnoBerto bofonchia in soggiorno chiedendosi com'è possibile che si possano passare 4 ore di fila a giocare a un tavolo facendo casino per 10. Una mano si allunga a scavare il panettone lasciato nelle vicinanze, i cani se ne stanno placidi sulle brandine vicino ai fuochi e, anche se diminuiamo piano piano con gli anni, in attesa dei cambi generazionali l'atmosfera è sempre quella.
Non sembra passato il tempo nemmeno quando zio, che è sempre stato un freddoloso, si cala i pantaloni di pile in mezzo alla cucina e dice: "guarda, come sono bello" e sotto ha questi fouseau aderenti grigini da sotto-tuta da sci.
Eppure gli anni passano eccome e ora sono io la prima a svegliarmi e l'ultima ad andare a letto; prima delle 10 del mattino nessuno appare in cucina, ma nel giro di mezz'ora abbiamo già messo su 3 caffettiere e scaldato una decina di fette di pane per la colazione.
Roba che ti giri 2 minuti e il caffè che avevi lasciato lì è già sparito.
Famiglia che non c'era lo scorso anno, mentre camminavamo la sera del 24 per le vie di Patzcuaro illuminate e semi vuote; famiglia che c'è quest'anno ed è bello ritrovare, uguale e diversa da come è sempre stata, ma tutto sommato fedele al suo modo di essere.
... infilare la chiave nella toppa, dare il giro cinque volte e sentire lo scatto da dietro la maniglia, sistemare la catenella prima di salire i gradini, spingere la porta con un sospiro e sentirsi felici di essere a casa dopo una giornata lunga. Crogiolarsi nei pensieri del film appena visto, nella diversità fraterna e nel tuo essere un po' sorella-figlia unica a modo tuo... ripensare che, malgrado tanti anni persi, quel fratello ti chiama dalla Grecia dopo tre settimane di silenzio per dirti che tornerà in pochi giorni.
Ascoltare le canzoni con chitarra e voce piena, mentre questo film dolce, retorico, violento, ironico ti fà sentire un odore che non c'è, un profumo che non sai a chi appartenga, ma che, sei certa, in quel momento puoi percepire solo tu. Contare i passi lungo la via, sentirsi stanchi, sapere che domani sarà una giornata stremante e pensare solo al letto e a quello che ti attende una volta spente le luci. Guardare i libri accumulati intorno a te, il segno dei mesi che passano, dei giri in libreria che si sono ammonticchiati negli angoli della stanza, sul divano, a fianco alla libreria, il marchio più piacevole di uno scorrere continuo.
Togliere gli orecchini, estrarre la salvietta e passarla sugli occhi mentre ti godi il fresco contatto sulla pelle e l'odore finto ma gradevole di erbe e cosmetica, slacciare le collane e finalmente pensare solo al piacere del silenzio notturno, pieno e avvolgente...
Il lettino soppalcato scricchiola ogni volta che ci salgo su, con tutta l'innata grazia che i nobili genitori m'han concesso.
L'influenza m'ha colta - e io che quasi festeggiavo l'inverno trascorso praticamente indenne da raffreddori, tossi, infreddature e bacilli di varie forme e nature...! - e stesa.
Un bel placcaggio e la Madame mi ha schiacciata a terra, proprio mentre io mi stavo lanciando nella mia solita marcia di milllle-cose-da-fare e giusto in vista dei prossimi esami. Sbonf!, manco il tempo di dire "maremma..." che già rotoli per terra.
Inutile il tentativo di ignorarla andando a lezione stamani.
Inutile la signora Tachipirina che m'ha assistita stanotte.
A poco sono valsi i piatti dell'infanzia (riso in bianco e stelline in brodo con l'uovo a straccetti,... da malata potrei uccidere per queste cose!), in cui l'allegra coppietta di Coinqui s'è felicemente associata.
Il lato positivo è che l'Ormonepallato sembra essersi completamente sedato. Maschi? Cosa sono? Grattacapi? Mai sentiti...? Iddu non risponde ai messaggi? Ronf! Tanto son talmente rincoglionita che dormo ugualmente 12 ore di fila.
Considerati tutti i precedenti l'Animale di Pezza consiglia:
ore imprecisate e massiccie di riposo,
due kili di letture sotto calde e morbide coperte,
litri e litri di spremutine della salute
e la III serie del Dottore più cinico dell'ultima generazione.
Ci si risente quando riuscirò a scrivere un post senza che mi coli il naso ogni tre secondi...
L'Animale di pezza popola raramente questo blog, malgrado la sua presenza sia di importanza capitale nella vita del Marchesato di Parruccolandia.Il ritorno al paesello mi fa sempre un certo effetto. L'ultima volta ci son passata quest'estate, giusto in tempo per arrivare e ripartire per i colli della Capitale nel giro di mezz'ora. Una sbirciata al lago e alle isole, là lontano, un saluto alla piazza e alla casa dei nonni.
Il ritorno al paesello fa un po' quell'effetto Guareschi, che sotto sotto non guasta mai. Manca solo che sbuchino sindaco e pretino che si pigliano a bastonate dietro qualche angolo di strada e il quadretto sarebbe bell'e che completo.
Prima del ritorno ci sarà la puntata a Firenze, e ancor prima i risultati dell'Overseas.
Nell'attesa di qualsiasi segno, tenete incrociate le dita dei piedi e non lasciatemi sola la bambina filosofica... che malgrado il cinismo, resta sempre un'adorabile peste!

La gita fiorentina è durata poco più di 24 ore, ma già si respirava un clima diverso. Il Brò, impegnato nel lavoro, mi ha lasciata a ronfare sonoramente sul divano per buona parte del primo pomeriggio, smaltendo stress e stanchezza degli ultimi giorni. Con scatto felino malriuscito, alle 6 e 10, rotolo malamente giù dal divano per recuperare i mangiarini per la cena. Si preannuncia anche la presenza di un ospite australiano, conoscente del Brò, che si fermerà qualche giorno.
Mi dice: "Un artistoide, l'ho conosciuto a Roma.. bla bla bla"
Insomma, mi ritrovo di fronte questo australianone alto un buon metro e 90, biondiccio con l'occhio azzurro e si inizia a chiacchierare amabilmente, mentre il Brò gironzola per casa. Basta poco perchè saltino fuori le mie recenti litigate con l'ufficio tirocini e la ditta milanese per cui ho lavorato l'anno scorso, che si passi poi ai viaggi, al futuro e alle aspirazioni. Mi dice: "E' che sto cercando di tenermi aperte tutte le porte possibili, senza escludere nulla...". Ci si guarda e io mi rendo conto che capisco benissimo.
La sera: tavolata imbandita di pizze e pizzette, pane a volontà, stracchino, affettati vari, mozzarelline e olive piccanti. Con la chiacchiera, ci si perde i primi 8 minuti di partita, ma fa' nulla, recuperiamo subito.
Ci si lamenta, c'è tensione nell'aria ma niente, la maledetta palla non entra. Al solito, verso i supplementari io tendo ad avere l'occhiatto addormentato, quando, lanciando un'occhiata vacua allo schermo e già rassegnata ai rigori, vedo la palla in rete e Grosso che corre come un pazzo. hanno segnato. Hanno segnato?!? Oh, HANNO SEGNATO????
Brò e Aussie che si esibiscono in contenuti gridolini di gioia e io che inizio a schiaffeggiarmi per riprendermi dal sonno e dallo shock. Non faccio in tempo a darmi il 4° schiaffetto che Del Piero mi segna di nuovo, ciliegina sulla torta, smacco agli abitanti di cruccolandia e gente che inizia a correre per strada al piano di sotto dove, nel giro di poco, si scatena un discreto macello.
Brò - che ha vissuto nella capitale di Cruccolandia e ha intrattenuto strette relazioni con la popolazione locale - Però un po' mi dispiace per i ted...
Moi, sempre più nobile - mavvvvaaaaaaaaaaaaaaiiiiiii!
Usciamo per un gelato al Vivoli e per far godere all'Aussie l'italianità di una vittoria così sospirata: gente arrampicata sulla fontana di piazza s. Croce, bandiere e canti oh ohohohohooohoooh. Al palazzo sotto cui si concentrava il casino, c'era anche una vecchina al 2° piano che guardava di sotto, ormai rassegnata a perdere il sonno per una notte. E' rimasta lì tutto il tempo che ci siamo fermati in piazza, a guardare nel vuoto della folla.
Il giorno dopo è già ora di prendere il treno. La mattina scorre tra una pigra lettura a letto e una colazione prolungata dalle chiacchiere con l'Aussie, mentre il Brò ancora lavora. Mi racconta del Sud America, di Berlino, della Spagna e io sogno ad occhi aperti e tiro lunghi sospiri.
Quasi quasi vado a fare l'artistoide anch'io, penso tra me e me. Ma per intanto prenoto il prossimo biglietto, che oggi, valigia in mano, si riparte! Dopo i salti per Bologna di ieri, dopo la festicciola di laurea di R. ... la mia prima amica di facoltà che vedo laurearsi e, detto inter nos, fà un po' specie e un po' piacere...
... o una viaggiatrice? Che poi, è pomeriggio o sera? o semplicemente tardo pomeriggio?
Torno a casa, il cervello che rotola dietro di me, trascinato al guinzaglio. Solo uscire dal bunker della facoltà mi fa sentire più leggera, malgrado i kili di libri sulle spalle. Passo dal supermercato, giusto per due cose al volo, che ultimamente vivo di piccole spese essenziali e non ho mai nulla in casa. Davanti a me la solita sciura che si espande non permettendomi di poggiare nemmeno le cose sul rullo... ma dopo un principio di rannuvolamento mi viene da pensare che ho altro per la testa: Ecchissenefré.
Il buco nello stomaco è enorme e viene sedato dallo yogurtino dietetico e da una fetta biscottata... alla voglia di una seconda mi dico no e, per far passare il tempo, visto che il cervello sta nella cuccia a leggere il giornale sul trono, ... leggiucchio i blog dove non sono passata nelle ultime settimane.
Così il tempo sembra passi più in fretta e magari... magari poi comincio anche a fare la cena.
In questi giorni non ho avuto tempo e testa per nient'altro che studiare.
Previsioni dei prossimi mesi: piogge di esami concentrate tra fine maggio e primi di luglio, con forti raffiche di orali se si sopravvive all'allagamento... il tutto (possibilmente) senza tregua e con un po' di sabbia dal deserto, tanto per gradire, graziepregomadichèsifiguri.
A lezione mi nominano i caraibi per sbaglio e sbarello. Altro che sogni alliemcbealiani.
Dovrei studiare anche la notte. Invece mi prendono le serate scazzo, ergo non c'è verso di combinare nulla, ergo mi arrotolo nel letto a mezzanotte e affondo qualche piccola angoscia nel cuscino.
Ma la filosofia del "tutto è possibile" in questo periodo mi ha contagiata. Che tanto a demolirti ci pensano gli altri e la mattina dopo tutto si lava via insieme allo shampo.
Poco fa pulivo i fagiolini... mi abbandona il salutismo e torna in mente all'improvviso quando aiutavo la Nonna Ella a pulire i fagioli sulla verandina di casa sua. Un ricordo un po' madelaine... l'acqua fredda, lei piccola piccola e pure di una forza incredibile. Con la sua treccia lunghissima, i capelli sempre raccolti e la voce acuta da soprano.
Mi è anche venuta in mente una cosa oggi.
Preparo un esame di traduzione e come ben si sa, esistono concetti che non possono identificarsi in "sinonimi secchi", dice Eco (2004),... ovvero che talora risultano intraducibili da lingua a lingua con un'unica parola, così come sono espressi in originale.
In tali casi si ricorre a espedienti, giri di parole, perifrasi.
Il portoghese porta vari esempi; ma forse il più esemplare e senza dubbio uno dei più affascinanti è l'idea di Saudade. Cito Teixeira de Pascoaes (poeta fondatore del movimento Saudosismo, 1877-1952), che la definisce come "un vecchio ricordo che genera nuovo desiderio"*.
Dunque non nostalgia, non malinconia, non solo un concetto negativo, ma che implica in sè anche uno slancio verso il futuro, l'altro, l'aspirazione.
E dunque, visto che rimane concetto intraducibile, potremmo forse considere la saudade come il modo tutto portoghese di vivere la nostra (più italiana e meno problematica) nostalgia? Aggiungendole dunque quel tocco di portoghesità, complice una storia e una cultura immense, che tramuta e arricchisce?
*"uma velha lembrança gerando um novo desejo"
Quella che si può chiamare una "tough week": e non bastava l'influenza, non bastava la tonsillite, adesso il nervo destro della mia faccia ha deciso di infiammarsi e quindi la bocca ha cominciato a "behave funny", la "p" e la "b" assomigliano più a una via di mezzo tra f e v, mi lacrima un'occhio e a volte anche l'altro, mi sbrodolo quando bevo e mi vergogno come un cane a mangiare davanti ad altri... (sempre odiato lo spettacolo truce di chi non chiude la bocca masticando...). Per non parlare del fatto che avendo l'occhio lacrimante tendo a diventare emozionale per autosuggestione!
Ma queste sono inezie. E io mi sono stufata di stare male. Non avevo fatto due settimane di malattia da anni e ora la mia testolina ha detto basta. Quindi, dopo l'ultima gita all'NHS (pronto soccorso) di stamani e la visita dal bel dutur della mutua autoctona oggi pomeriggio, speriamo che sia finita. E lasciamo perdere mammaPadella che sclera e vuole mandarmi l'essere babbesco qui col primo volo. Suggerendomi caldamente la cosa per email oltretutto. Maffiguriamoci. Parli di infezione e sembra già una paralisi. (corna!). D'altronde la sindrome da genitore senza controllo la passano tutti, prima o poi.
Dicevo. Queste sono inezie. In questi giorni sto seguendo le notizie dal nostro bel paese e non posso che gioire con un mezzo sorriso (purtroppo l'altra metà è fuori uso...). Sul sito della BBC, gentilmente segnalato da MegrezM, ho avuto modo di vedere un commento all'intervista del Cavaliere, che direi è stato decisamente disarcionato dall'Annunziata. Ho seguito il dibattito e le cronache dello scontro con Diliberto... per non parlare della lettera di Mieli (applausi!!!); ora non si può far altro che attendere domani con ansia... magari lo trasmettessero su indernett...!!!
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin