Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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*loading* passanti

SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Ieri, notizia che vede il presidente del Senato Schifani nel suo primo viaggio europeo, in visita ad Auschwitz.
Oggi Borghezio si presenta al "congresso contro l'islamizzazione" che avrebbe dovuto svolgersi a Colonia.
Senza dubbio, un governo che presenta una coesione e una coerenza interna invidiabili.
Quando sei un aficionado delle valige e dei treni, delle partenze con o senza troppa emozione, c'è anche da ricordare che ogni partenza ha come conseguenza un arrivo. Caso speciale, quando l'arrivo non è solo un mettere i piedi ovunque tu sia, ma abbracciare con gli occhi un paesaggio ben noto.
La cosa che mi piace, del ritornare in Trentino, è che pregusti il momento quando iniziano a crescerti davanti le montagne e intorno riconosci già la valle dell'Adige. Seppur nelle loro forme alte e indifferenti, pare che ci sia nell'aria una sorta di abbraccio scomodo, che non t'aspetti.
I primi pensieri sulla città che ho più frequentato nei miei ultimi anni di liceo sono stati: è davvero troppo civilizzato. Strade pulitine e pavimentazione di porfido impeccabile, rotonde con i fiori, ordine e soprattutto un caldo piacevole, arioso. Passare dal fresco della campagna toscana, all'afa bolognese, sino a raggiungere questi 25 perfettissimi gradi mi pare l'equivalente di un rozzo slalom dantesco tra le stazioni metereologiche del centro-nord.
Tornare a Trento, immergendosi nell'atmosfera di sempre dopo anni di latitanza, è stato stranamente naturale: due ore e sembrava non me ne fossi mai andata; tutto questo malgrado le novità, i ragazzini che sono diventati maschi e i maschi che diventano uomini. Quello che non cambia è la prevalenza acuta di testosterone che aleggia tra aria e corpi, incorniciato da un "caos calmo" (cit) di videogiochi, fumetti e discorsi su anime che mi sono persa. Sono state giornate di oscillazione tra quello che eravamo e quello che stiamo diventando, racconti di amici che si sono persi per strada e lunghi discorsi davanti a un negozio, una sigaretta e qualche caffè che facevano dimenticare cose fosse la noia.
C'è voluto un po', bisogna ammetterlo, ma s'impara anche a riscivolare dentro a un mondo che, nel modo più stupido e ottuso possibile, era stato sepolto sotto la croce che un'unica persona meritava. E l'affetto che ti ha circondata in questi giorni, le confessioni, le birrette, le risate stesa sul divano a leggere un fumetto assolutamente geniale, ti hanno riportata indietro per ricordarti cosa c'era di meraviglioso in tutto questo e perchè è bastato così poco, per farti capire quanto ne avessi davvero sentito la mancanza.
Condisco le giornate di lunghi momenti a pancia all'aria a pensare, ma senza troppi rimuginii del caso; porto a spasso il cane e lascio che sia lui a trascinare me per un po', a piantare il naso per cinque minuti buoni in qualche punto tra l'erba, dove si concentrano odori nascosti. Lascio che il passo sia il suo, mentre ci avviamo per le strade poco battute di questa campagna toscana inondata di sole e di caldo.
Risistemata la stanza dal caos primordiale che l'aveva invasa la prima settimana, ora riesco ad essere qui e un po' più presente. Racimolo pezzi di me passati e presenti, fotografie, cartoline, biglietti di treno, regali, libri e cerco di rincollarli insieme per formare un qualche insieme coerente. Anche se ora come non mai Insieme e Coerente mi sembrano parole enormi e pesanti.
Una settimana, due concerti, uno jazz, l'altro blues e un cinema all'aperto. Ci si godono i festival estivi come non mai, almeno per quest'anno. Se ripenso alle estati passate credo di non essere mai stata qui per più di due settimane e si vede.
La disseminazione dei paesini della val d'Era sono ancora, per me, una specie di mistero che si snoda tra i colli e la piana, si confondono nomi, vie, posti. Eppure quando sali sulla vespa e ti perdi a guardare la valle che si abbassa mentre arranchi per la salita di sterrato , il susseguirsi di case di campagna e di alberi, ulivi, cipressi, pini marittimi, campi gialli di erba seccata dal caldo e di grano, sparisce qualsiasi inquietudine, qualsiasi pensiero e non resta che fotografare il momento, incorniciato dal rumorino vispo del motore e dal mormorare sordo delle macchine sulla Fi-Pi-Lì.
Ieri sera s'è toccato l'apice. J.W. Williams (basso e voce), Luca Giordano (chitarra), Vince Vallicelli (batteria) e Pippo Guarnera (hammond), in piazza a Pontedera.
Il concerto è andato avanti due ore e ci s'aveva tutti la gambina che batteva imperterrita il tempo dei loro blues caldi e divertiti. Alla fine nessuno ce l'ha fatta più: sugli ultimi pezzi sono arrivati tutti sotto il palco, giovani, adulti e nonni.
Ora mi toccherà smettere di dire che questo posto è un buco...
Ciò che è successo ieri m'ha lasciata sulla sedia, nel soggiorno giallo, di fronte ad una lista di nomi che mi veniva da piangere al solo scorrere senza leggere.
I Ministeri.
Calderoli alla Semplificazione (un semplicione, alla semplificazione, c'è del giusto)
Bossi alle riforme (così, una volta per tutte, se avrai i bisnonni turchi o africani ti toglieranno cittadinanza, lavoro e ti rispediranno da dove meriti di essere venuto! Tié! Che ci togli il lavoro agli italiani veri, quelli da 10 generazioni!)
Ignazio la Russa... che neanche a leggere mi viene da chiedermi, ma perdio, esiste ancora? perchè non torna a farsi pigliare per il culo ai programmi di satira, chè gli andava sicuramente meglio?
Tremonti è tornato a scaldare la poltrona.
Lasciamo perdere tutti gli altri, una quantità di nomi già visti che si sono giocati a shangai il posto, tra cui le famose 4 quotine rosa che dovrebbero incarnare la rappresentanza femminile.
Piuttosto cambierei sesso, che quelle son tutto men che femmine.
Cara Italietta, adoro passeggiare per le tue stradine, vederti dal basso e dall'alto, camminarti sulle spiagge, continuare a studiare nelle tue università, ma vederti col cappio al collo mentre ti stanno lentamente togliendo la sedia da sotto i piedi, non dà solo pena, no, fa proprio una tristezza da star male.
Il fidanzato della Coinqua Antropologa commenta: tutti gli italiani che sono qui erano davvero sconvolti. Non mi stupisce, ci sarà un motivo se la gente è emigrata, eppure allo sfascio ci son limiti e tutti abbiamo ancora il diritto di stupirci. -Meglio approfittare, prima che ci tolgano anche quello.-
Il fratello racconta: si è portato in viaggio un gruppo di una decina di persone. A cena, in mezzo a greci, scoperta la comune appartenenza politica, si son rilassati e han finito a cantar tutti Bella Ciao e l'Internazionale.
L'altro giorno, con la Paraguaya e la Coinqua Antropologa, nel mezzo di un soggiorno, per l'esasperazione s'è intonata Contessa e Bandiera Rossa.
Forse allora possiamo dirci una cosa. Che la Sinistra italiana è dagli anni 50 che sta emigrando all'estero. E pare non abbia nessuna intenzione di tornare.
[L'effetto è quello di vedere le cose attraverso un vetro : accedere ai giornali online digitando www. e senza impiastricciarsi le dita del nero dell'inchiostro, ascoltando la voce di Chavela Vargas che arriva dall'altra stanza.]
Questa non è solo l'ennesima vittoria del Nano Malefico dal sorriso di plastica.
Non è semplicemente il fatto che Bossi stavolta ha preso più di Rifondazione all'ultimo giro.
E nemmeno che si siano già riaperti i dialoghi con l'Amico Gringo per antonomasia.
Quello che mi sciocca della nostra Italietta è questo.

C'è da rinunciare giusto a quei cinque minuti in più sotto la doccia, al tempo dedicato a pensare a vuoto o a guardare un programma insulso. E perdere mezz'ora (è tanto, mezz'ora, su 24 ore, 48 mezz'ore.. sì è tanto) o guadagnarla, a seconda dei punti di vista.
Quello che succede da QUESTA parte dell'Oceano. E sui giornali nemmeno una traccia:
http://www.verosudamerica.com/2007/11/urgente-aiutiamo-tabasco.html
http://luiro.blogspot.com/2007/11/villahermosa-non-new-orleans.html
E visto che a volte le parole non bastano, perchè stiamo diventando sordi a tutto: http://www.flickr.com/photos/8zil/
Quello che succede dall'ALTRA parte dell'Oceano. Quella lì, la vostra.
E lascia un amaro in bocca che fa domandare se, vivendoci dentro, si possa davvero continuare a chiudere gli occhi di fronte a tutto ciò.
http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Novembre-2007/art2.html
http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Novembre-2007/art6.html
"[...] Mi si obietta: ma se le forze di sinistra voteranno contro potrà cadere il governo Prodi e si aprirebbe la via al ritorno di Berlusconi. Questo rischio c'è, ma forse è preferibile un ritorno di Berlusconi a una berlusconizzazione di noi stessi. "
Valentino Parlato.
Questo blog normalmente non si mette in cose di politica, discussione, storia.
Sino ad oggi.
Oggi sono passati quarant'anni da che è accaduto e mi sveglio la mattina con una certa voglia di ricordare. Apro le pagine dei giornali, prima quelli italiani, per vedere se Qualcuno l'ha pensata come me.
Il nostro Quotidiano Comunista ci mette un pizzico di volontà e lo infila in ultima pagina. La Repubblica, nella sua versione online, neanche un rigo. Resta l'Ansa con i suoi articoli stringati.
Neanche mi chiedo quello che passeranno per tv oggi. Forse la RAI si degnerà di programmare "i Diari della motocicletta".
Passano 40 anni e il portale Libero mi dice che il gatto del Papa racconta la storia di Joseph in un libro per bambini...
Passano 40 anni e Repubblica mi dice dei nuovi film della Kidman, di dove vanno in vacanza i nostri politici, della California e i mondiali della zucca. E i lettori stanno ancora discutendo l'addio a Pavarotti e gli stipendi dei professori...
Da qui non riesco a non storcere un po' il naso, di fronte a questi olezzi che si percepiscono oltreoceano. Siamo ancora una volta la Terra dei Cachi. Per chi ha voglia di dire qualcosa, osi qui sotto. Per tutti gli altri vi rimetto agli omaggi del Signor Verosudamerica, che oggi ha scritto qualcosa di davvero commovente e che per questo voglio ringraziare.

Per me Italia vuol dire cene. La terra dove stare seduti alla stessa tavola crea complicità, discussioni, scambi, risate collettive. E' questo che mi manca qui, perchè arrivare a casa la sera alle 10 e dovere ancora cucinare a volte è davvero snervante. Consumare i pasti in facoltà sola o in compagnia, di fronte a una torta (panozzo) un taco o un alambre, standosene arroccati sullo sgabello Ikea d'esportazione... non dà la medesima soddisfazione.
Così stasera si gioca in casa.
Stasera s'allarga un invito a cena che prevede una percentuale altissima di messicani qui, nella casina di Avenida de las Torres. E ciò implica che potremo essere un numero imprecisato tra le 10 e le 20 persone, ma non lo sapremo comunque prima del loro arrivo.
Così stamani sembra di rituffarsi nei ricordi del passato recente, nella Bologna delle cene bloggers alla casa di via dell'Inferno, pomeriggi a preparare timballi di riso, torte, paste fredde, i quintali di cibo avanzati da ripartire tra i volenterosi della forchetta, a fine serata.
Allora da brava italiana, preda di sindromi da "oddio, ci sarà da mangiare a sufficienza, meglio che preparo anche qualcos'altro...?", io mi incarico della preparazione dei mangiarini.
Loro, gli autoctoni, forniscono musica e litri di birra.
Se domani la casa è ancora in piedi vi racconto.
Postilla*: c'è da dire che stasera presenzieranno sia il Mulino-a-vento che l'amico Indio Verde. Precisiamo allora che se anche la "tenutaria" (Signora©) uscirà viva dalla serata, il resoconto sarà assicurato.
Note a bordo pagina di una vacanza siciliana
[almost...]
Il diario della Marchesa così recitava: "Il Quinto Giorno si riposarono."
E che si pretende?! Dopo 4 giorni di stravizi, la nobiltà necessita delle sue tregue. Così, si è passato il pranzo all'Arciduchesca Dimora, mentre la Signora Mamma aveva imbastito uno dei suoi tanti meravigliosi pranzi che lei chiama "alla veloce" - e a quel punto La Signora ed io ci si è guardate come a dirci: quando ci riusciremo noi, i mapi cresceranno anche in Alto Adige-.
Il pomeriggio è scivolato nel più totale e assoluto relax, più o meno indotto, mentre si chiacchierava abbattuti sui letti del bedendbrecfast arciduchesco, che gentilmente ha dato rifugio ai nostri poplidi alle ore più impensate del giorno e della notte. Tisana, torta al pistacchio -ma che aveva molto poco di pistacchiesco-, chiacchiere, sino a che non s'è finiti a ronfare sonoramente tutti quanti.
Il risveglio tardo e gli stomaci ululanti ci hanno spinto a fare due passi per procurarsi delle pizze. E mentre l'AVciDuca abbandonava la sua natura di sgrevio per quella di malatino-per-una-notte, il trio dei reduci recidivi si era già lanciato in lunghe mani a scopa sino a notte inoltrata.
In silenzio sarebbe arrivato anche il Giorno 6, quasi di sottecchi, ma neanche troppo, visto che la finestra della stanza si affacciava sulla piazza e nella piazza ci stavano gli operai che si davan gran da fare per sistemare a suon di trapani la pavimentazione. Tutto questo dalle 7 di mattina in poi.
Perso il sonno, l'Avciduca mi ha condotta per l'ultimo giro della sua città natale, a rivedere le tante chiese, annusare dietro le porte dei fornai, gironzolando a caccia di cartoline e qualche foto da scattare.
Dopo l'ultimo pasto all'Arciduchesca Dimora, congedati dalla Signora Mamma a suon di Macco e arancini, La Signora, Il Principe ed io ci si allontana verso Catania sull'asburgico mezzo, salutando il ragusano assolato e volgendo il muso verso un'improvvisa nuvolaglia che aveva preso dimora pochi kilometri oltre l'arciducato.
Ma prima di congedarci...
"I Mapini di Montabbano" - ossia, l'angolo delle parecchie cazzate, passibile di aggiornamenti:
Solo l'AVciDuca può spiegare come da "Tè nel deserto" possa aver capito "Tenente Sert". Nascono da questo fraintendimento siculo-napoletano i personaggi del Tenente Sert e dell'appuntato Pera, paladini squinternati della legge sahariana, alter ego africani del commissario Montabbano e compagnia.
La Signora che faceva pessima pubblicità alla gente in attesa di trovare posto nella medesima trattoria di Ortigia dove cercavamo di entrare anche noi.
Le scritte sulla sabbia di Scoglitti e la nostra fervida fantasia:
AVciDuca: "Ho scritto t'ano sulla sabbia..."
Marchesa: "Pensa te se domani ci trovi un numero di telefono!".
AVciDuca - sorrisino malizioso: ^____^
Si ringraziano per la calorosa e ilare partecipazione:
i cannellini, tutti gli Anateeeeemi che ci sono stati scagliati (e che hanno miracolosamente mandato a monte qualsiasi speranza di viaggi di ritorno in tutta serenità), il TomTom Satellitare, la Fassicar che ci ha gentilmente scarrozzati a destra e a monte, ma soprattutto la seconda; il bedendbrecfast "Sotto la cappella", il fratello arciduchesco e la sua adorabile fanciulla, che ci hanno accuditi e coccolati durante la nostra permanenza, la Signora Mamma e il Dottore, che ci hanno sfamati e intrattenuti a suon di chiacchiere, manicaretti e caffè, il poster di Bobby Solo sulla porta di un bar, le calze coi fiocchi di neve di provenienza asburgica, indossate sotto i 25 gradi di un quasi-capodanno.
Note a bordo pagina di una vacanza siciliana
Giorno 1:
La prima sorpresa mi coglie in volo. Un cucuzzolone, tipo panettone spolverato di zucchero a velo, emerge dai nuvoloni che coprono mare e terra. L'Etna. Non posso fare a meno di fotografarlo modello turista nippico, saltellando sul sedile, mentre il giovine romanazzo al posto C mi guarda vagamente esterefatto; ma io lo ignoro - della serie "Embè?!".
Il passo successivo però non sono nè il primo meraviglioso arancino della mia vita, nè le focaccine, nè il traffico dell'areoporto o i quartieracci di Catania dove ci si finisce per infilare affidandoci al Navigatore Satellitare TomTom della Fassicar.
Ma le palme. In città. Ci sono le palme. Cazzo.
Erano secoli che non vedevo le palme in città.
La successiva realizzazione è stata: ho vissuto troppo tempo su suoli centro nordici dell'entroterra nostrano, per considerare normale la presenza delle palme.
Neanche i fichi d'india mi fanno così impressione.
Fatto sta che è tutto un Oooooohhhh e Aaaaaaahhhhhh a ogni angolo di piazza, tanto che a un certo punto quasiquasi sospetto che potrebbero prendermi a scarpate in fronte se non fermo questa specie di regressione infantile inarrestabile.
Giorno 2:
L'ennesima sorpresa arriva quando, dal paese, si sbuca sulla spiaggia di Scoglitti.
Il mare. Blu. Quasi 25 gradi, le maniche lunghe di cotone, gonnellina e stivali.
E la dimensione orizzontale.
A forza di vivere in città, nel centro, in mezzo ai palazzi di almeno due piani si perde la dimensione orizzontale. La spiaggia e il mare sembrano così insoliti da disorientarmi nella loro assoluta calma e piattezza.
L'odore di iodio, le conchiglie che raccogliamo, il sole caldo, un po' di brezza, ma soprattutto l'orizzonte che mi ha ricordato la sua esistenza e tutto il suo fascino.
E poi ancora Punta Secca e casa Montabbano, il faro, i paesi sul mare, il gelato di Marina di Ragusa, la casa a mare dell'AVciduca, le case dei sogni della Marchesa, Scicli, Modica. E il freddo della sera che, per fortuna o forse no, cala anche nel profondo sud.
Giorno 3:
Ibla: un piccolo paradiso di perfezione, abbarbicato sulle spalle della sorella maggiore Ragusa. Dire quale sia stata più affascinante tra Ibla, Modica e Scicli sarebbe come scegliere tra caramelle dei tuoi gusti preferiti. A ciascuna le sue sfumature.
Intanto, è proprio qui che La Signora ha trovato la nuova dipendenza golosa del periodo: le caramelline zuccherate con cuore di cannella, dette anche "cannellini". Omettiamo qui le conseguenze psichiche scatenatesi nelle menti dei poveri amichetti di gita.
[continua... - Marchesa sopraffatta dal sonno-]
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin