Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Lillo è il nichilista assoluto, lo snobismo fatto a peluche, l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa. -in gentile adozione da la Bambina Filosofica-
*loading* passanti

SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Zen mood. Assodato che hai perso del tutto la calma guadagnata ad agosto, ora puoi dichiarare di essere ufficialmente impazzita e ricominciare a lavorarci sopra.
Amicizie. A seguito della tua improvvisa perdita di qualsiasi fiducia e della successiva incapacità d'intendere, non passa giorno senza che le tue amiche ti riportino sulla terra, sfoderando per te la frase giusta al momento giusto.
Per questo non smetterai di ringraziarle da mattina a sera (AvciDuca, si senta incluso).
Occasioni. Ce n'è una enorme deposta sulla tua scrivania in questi giorni. La prima conferenza, che implicherebbe tornare in Messico, poter studiare in pace per la tesi, rivivere per un mese in quell'atmosfera, la cui assenza ha iniziato a farti sentire sospesa e malinconica.
Occhiali. Sono la tua piccola difesa intellettuale per affrontare le giornate fuori. Li ringrazi, oltre che per questo anche perché ti ricordi che, seduta alla scrivania, dove sai fare meglio ciò che ti piace, puoi ancora toglierli.
Skype. Da qualche mese, con il tuo professore-relatore parlate anche via skype e, ogni volta, ti sembra una tra le divertenti assurdità della giornata. Vi lasciate brevi chat, sul genere “lascio skype aperto, quando vedi il messaggio chiamami” e ormai conti che è quasi uno di famiglia.
Giusto ieri ha ben pensato di dirti che la suddetta “conferenza” potrebbe durare anche una o due ore; l'assenza di una webcam l'ha privato dell'espressione scioccata che ti si è dipinta addosso nell'immediato. Dopodichè hai passato due ore con le mani nei capelli pensando "noncelafacciononcelafacciononcelafacciononcelafaccio".
Digestivo. Alzarti, bere un caffè con calma, sentire che non è più così freddo come negli ultimi giorni e ricominciare da capo.
Sto scrivendo il mio primo "avance" (tipo capitolo provvisorio) di tesi.
Consegna domani.
Lavori iniziati: oggi alle 11 di mattina, dopo un risveglio alquanto depressogeno, i cartoni e aver sistemato un racconto sfornato ieri di fresco.
Devo ancora pranzare e sono 5 ore e mezza che non mi schiodo dalla sedia, niente doccia, niente lavaggio dei denti dopo colazione.
Ormai manca solo l'ultimo paragrafo e le conclusioni. Certo una settimana di inserramento in biblioteca è servita, quanto meno per chiarire qualsiasi idea possibile e immaginabile.
Non c'è da stupirsi poi se il figlio dei padroni di casa passi a salutarmi e dopo commenti: "Ti vedo stanca". Ma non mi dire... eppure ecco una cosa che mi fa resistere. Facendo Questo lavoro potrei continuare le ore senza sentirne eccessivamente il peso. E mi sento bene, mi sento brava, non penso alle Contraddizioni in Termini e non mi rendo conto del tempo che passa, della fame, della pioggia e di quanto sia grigia e deprimente questa giornata.
Si ringraziano:
la compu Yoda, che anche se vecchietta, regge.
Le schede bibliografiche usate per i riassunti - che qui, se non usi le suddette fichas, non sei nessuno.-
Il mio buon Cronista, i domenicani, i collegi d'insegnamento del secolo XVI e tutti i libri scritti a proposito.
Per finire, il supermercato vicino a casa, il caffè mandato dalla MammaMarchesa e i film pirata di Filosofia, che saranno fondamentali per la mia serata e la lunga notte che le seguirà.
Ogni tanto in questa GranCiudad alzi lo sguardo e, appese ai fili onnipresenti della luce, vedi un paio di scarpe. Capita spesso di vederle, qualsiasi sia il barrio, appese per i loro lacci.Due settimane, quattro saggi, un esame.
Il piano è. Uscirne in forma e senza i nervi a pezzi solo per lasciarsi il Distrito Federal alle spalle e, con lui, tutti questi primi 4 mesi, di un'intensità che ha molto del cucchiaio affondato in questa specie di cioccolata calda messicana, che si chiama Atole - e si può fare anche con latte e riso -.
Sa di cioccolato e farina, è dolce eppure non lo è; ha qualcosa di una carezza delicata sulla gola.
Conto i giorni.
Mi spavento contanto i giorni.
Mi calmo di nuovo contando i giorni. Seguo i consigli zen del Maestro preferito e conto dell'altro.
Un respiro, due respiri, tre respiri...
Ci siamo rivisti ieri e sembra tutto normale.
I mantra del "lo que pasa en México se queda en México" valgono anche nei letti delle case altrui e mi sento sollevata. Ci sentiamo per telefono, quasi stai dormendo. Ci rivediamo oggi.
Scelgo di non volerci credere, perchè potrei.
Di non volermici abituare, alle minuscole attenzioni.
Scelgo di non pensare (eppure se sono qui a scrivere è perchè lo faccio. O semplicemente perchè sono affetta da grafomania da stress e finisco per scrivere di qualsiasi cosa).
In Francia dicono: avere il culo su due sedie. Meglio che il piede in due scarpe, tutto sommato si sta più comodi, non ti pare?
Delle settimane che finiranno per farmi diventar matta...
Inizi a malapena a districarti tra le mille aule di Filosofia y Letras, cominci a capire come funzionano i bus dentro la Città Universitaria e a intuire dove trovare fotocopie e materiali vari, quando ivieni immediatamente subissato dai compitini. Noi, la Compagnia Emigranti Italiane e il signor Verosudamerica siamo tornati a soffrire la sindrome liceale dei compiti per casa.
E la letturina di questo e il riassuntino di quello, scrivi un commento, digerisciti questi tre libri di narrativa in due giorni, dai un'occhio alle dispense dei corsi da "oyente"... ed ecco che una settimana ti passa con uno schiocco di dita e tu manco hai iniziato ad aprire i saggi della prima materia.
In mezzo succedono cose.
Tipo che si va in 10 al concerto di Caetano Veloso e mi mangio le mani che è un Auditorium e non si può ballare. All'entrata m'hanno anche sequestrato la macchina fotografica, sebbene il mio biglietto dicesse "sono una povera studentessa con un posto in culo ai lupi". Niente da fare, nono, la macchina fotografica non entra.
Il signor AyayayayayyyPaloma è ancora sufficientemente in forma da saltellare qui e là per il palco e sballonzolare per quasi due ore. Sono tante le canzoni dall'ultimo cd e pochi i vecchi successi, ma quando ci si mette sa far vibrare la colonna vertebrale di brividi e tutto ciò è più che sufficiente. Seguono unos tacos tra i migliori mai provati, insieme al gruppo di amici italo-paraguay, che ci fa tardare sino alle 2.
Per il venerdì è prevista una cena a casa della Companera Reggiana e, sfidando l'uragano Dean che imperversa sulla città, le strade allagate e il traffico impazzito, ci si dirige verso la casa senza indugi, visto che per una puttanesca fatta come si comanda gli uragani ci fanno un baffo.
Cuciniamo per 14 ed è gran successo.
Si rientra, tardi, ma io di più. Soprattutto per aver trovato un tassista appassionato di musica italiana. E mentre il primo pensiero che mi attraversa il cervello è "adesso mi borseggia" e mi tengo pronta a tirargli in capo il padellone da 15 persone (via, sono le 3 di mattina e sei su uno di quei taxi che tutti sconsigliano), lui inizia a canticchiarti Grignani in spagnolo, qualche ranchera e un paio di canzoni mariachi. Finisce che, con l'occhio che si chiude, si fanno le 4 a chiacchiera amichevole e ho trovato il mio tassista economico di fiducia. Si, perchè tra una chiacchiera e l'altra ha persino insistito a non cobrarmi nulla.
Il sabato è: alzataccia tardi, lavatrici e pulizia della casa per poi fiondarsi dalla Paraguaya a studiare, organizzare un giro al supermercato e dirigerci a un altra casa di amici per l'ennesima cena. Tra un tiramisù arrangiato e riaggiustato che non ci convince e l'ennesima birretta, ci si ritira verso Copilco per buttarsi sul materasso qualche ora prima di riprendere la metro verso Teotihuacan.
Succede che a Teotihuacan riesco a uscirne ustionata malgrado il cielo resti coperto quasi tutto il tempo e sia pure stagione delle pioggie. La Paraguaya combatte contro l'istinto di buttare giù dai gradoni il nostro III companero di gita, mentre scherziamo sul fatto che qui possiamo anche fare le turiste fotomaniache, tanto siamo circondate.
La città è enorme e ci passiamo quasi 5 ore a girare, principalmente saliamo e scendiamo gradini, a beneficio dei nostri poplidi e discapito dei polpacci e dei piedi, che finiranno per urlare vendetta in nahuatl al rientro nel tardo pomeriggio.
Depositate le membra stanche sotto la doccia, incremata sino alle punte dei capelli, nel silenzio della casina mexicana, restano solo le tareas... che urlano vendetta dalla scrivania. Pauuuura eh?
La Marchesa avanza rapidamente verso la linea di fine pagina, dribla un trio di correzioni automatiche, manda a vuoto un paio di tentativi di placcaggio delle referenze bibliografiche... sfiora la fine di pagina sei e segna l'ultimo punto!!!!!!!
Metaaaaaaaaaaa Metaaaaaaaaaaaa!!!!
(heeeeeeeee, marchesa in delirio... heeeeeeeee!!!!!! Heeeeeeeeeeeee!!!!)
***Ecco cosa succede ad aver finito la VI di 6 tesine nel giro di un mese e mezzo***
Il collasso su divano è ora ga-ran-ti-to.
Delle tesine scritte in due giorni.
Arriva la mezzanotte dopo una giornata al pc.
La notizia buona è che distogli finalmente gli occhi dallo schermo perchè arriva un messaggio della AmicaStorica che ti narra un esilarante gossip su un exexex.
Dopodichè, fissando i fogli sparpagliati sulla scrivania e contando 10 ore tra studio e tastini in cui ti è volata la giornata, ripeti come un mantra:
Contiamo sui ditini:
9 ore di sonno, interrotto solo da qualcuno che stamani spazzava rumorosamente lo spazio comune a piano terra. Alle 7 di mattina. Maremma@##§**...!!
10 ore davanti al piccì a cavarsi diottrie, per otto paginette di analisi in spagnolo (di cui una è l'intestazione, sia chiaro).
2 ore di pausa pranzo per preparare un polpettone, che è risultato più grasso colante che ciccia ed è stato proverbialmente spazzolato dal DeNiro e dalla qui presente.
1 ora di pulizie bagno-cucina, in questa dimora dove la polvere presiede rivolte con folle oceaniche sul pavimento e non c'è panno swiffffer o mocio che tenga.
1 ora e mezza di pausa cena, in compagnia del DeNiro, di Fazio, di un signor sconosciuto, Ronaldo e della Litti che si trattiene... anche troppo. Chissà perchè. ehm.
Contando la mezz'ora per scrivere un post che si è testè cancellato, siamo a 24.
Direi che ora posso anche spegnere luce e cervello, raccogliere qualche esanime neurone dalla scrivania e arrampicarmi verso il letto per sprofondarci a peso morto.

Genesi:
Questi ultimi mesi di "storielle", esperienze della cricca di donnine nobili, episodi, racconti, bidoni, telefonate attese hanno portato alla formulazione di una serie di ipotesi, per la nascita di una teoria sulla situazione maschile italiana presente.
Le ultime settimane sono servite a esporre suddetti elementi a un gruppo sufficientemente ampio di donne, sì da poter comprendere se non si trattasse delle solite elucubrazioni della contorta mente femminile o se invece tutto ciò sia realtà vera e tangibile (nonché allarmante!).
Disclaimer n°2: il suddetto maschio italiano deve potersi includere nella fascia tra i 20 e i 40 anni.
Disclaimer n°3: suddetta teoria è valida solo per nobildonne che rifiutano di piegarsi alla becera e trita idea del doversi accontentare;
Prego astenersi: donnette acide, attivisti di scientology ed esseri privi di senso dell'umorismo.
A) i migliori sono già presi, possibilmente sulla via della convivenza con qualche rara fortunata o sono stati di fresco scaricati e non desiderano compagnia.
Nella fascia A è incluso il coinquilino detto il DeNiro: quest’uomo è praticamente adorabile in tutte le sue vesti sociali, coinquiliniche e (supporrei) anche nella sua versione amatoria. Non sporca, non abbaia, occupa poco spazio, è dotato di spiccato senso dell’umorismo, bella presenza, lettore interessante e interessato, condivide la tua fede politica e un ateismo di fondo, ha una cultura musicale che affascina, adora l’Irlanda, ucciderebbe per un concerto degli U2.
Ti proponessero di sposarlo domani ci metteresti la firma subito.
Ed è ovviamente fidanzato, tanto che tra poco si svestirà dei suoi panni di coinquilino per tramutarsi in amico-convivente con fidanzata.
B) I migliori non inclusi nella categoria A vengono dirottati al gruppo B, in cui si annovera una nutrita schiera di amichetti gaii con cui amiamo tanto uscire e condividere il nostro tempo libero, con cui si possono trascorrere ore e ore a parlare, spaziando dalla letteratura, alla musica, al diritto di successione sino alle peggiori paturnie femminili e non. Ma appunto, di amichetti si tratta: ergo, l’amichetto non è oggetto di proponimenti di breve, media o lunga durata; l’amichetto non è oggetto di desiderio erotico; l’amichetto è l’amichetto ed è adorabile per questo.
C.1) Se sono propensi all’accoppiamento senza compromessi e allorquando la nobildonna in questione si dimostrasse consenziente, spesso tendono a non essere dotati della sufficiente sensibilità (o “educazione”?) per evitare di farti sentire “l’ennesima scopata del mese”. Il che è male.
C.2) I timidi. Coloro che non sanno gestire. Qui è meglio stendere veli su veli pietosi. A coloro cui è capitato il cronico introverso, suggeriamo di trovare una scusa per liberarsene al più presto la mattina successiva.
C.3) Quelli che stanno sempre facendo un'altra cosa, alias, I Difficili; coloro con cui, per riuscire a prendere un caffè, devi capitare alla stessa ora, nel medesimo bar, nel momento in cui loro stanno ordinando, perché altrimenti restano sempre troppo impegnati per.
C.4) Quelli che saranno perennemente innamorati di un’altra (che –è ovvio- è stronza e non li caca). Attenzione. Questa categoria si rivela di una pericolosità incredibile, proprio per l’attrazione masochistica della nobildonna verso “colui che non la vuole”. Indubbiamente avere contatti con un appestato provocherebbe minori danni psicofisici, perciò è bene mantenere delle distanze sentimentali di sicurezza.
Per trarre conclusioni, suggerimenti, insulti garbati, polemiche e messaggi d’amore, prego cliccare al pulsantino commenti e liberare la fantasia.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin