Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità, i minuti e le sciocche banalità, "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Viaggiatori senza orologio

Ari, la contessa rocker in trasferta brasileira
La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake

Incisioni sul tavolaccio

utente anonimo in Orologi nel cassetto...

Siamo sintonizzati su

RadioSopa

l'animale di pezza


Lillo è il nichilista assoluto,
lo snobismo fatto a peluche,
l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa.
-in gentile adozione da
la Bambina Filosofica-

Il vicinato consiglia

passaparola

Io non mi faccio inciabattare.

Feeds

  • Powered by Splinder

Hanno deposto l'orologio

*loading* passanti

Benvenuti a Sin-Reloj

. Creative Commons License
SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.

venerdì, 21 novembre 2008
Meet me in Montauk

Eternal Sunshine Of the Spotless Mind (each prayer accepted, each wish resigned).
Se il film in sé è una delle poche vicende a tema amoroso che abbia considerato, visto, rivisto e amato, c'è una scena di Joel che, sin dalla prima volta, mi si è crocifissa in testa.
Chiede:

Are we like those bored couples you feel sorry for in restaurants?
Are we the dining dead?

Ho finito per farmi questa domanda a ogni cena a due.

Mi ricordo una cena che lasciava presagire qualcosa, una taverna messicana di certe pretese, musica latina, atmosfera calda, poca gente, resto al tavolo mentre lui si alza. Mi spunta nella testa come un sussurro leggero: "Are we the dining dead?".
Rimango a fissare il vuoto, lasciandola riecheggiare, sino a che non torna a sedersi e riprendiamo la conversazione.

Ricordo un'altra cena, seduta al tavolo in un bellissimo ristorante: situazione ideale, lumi di candela che si riflettono negli occhi altui, un certo venticello estivo per dare respiro, altre coppie ai tavoli intorno e rumore di bicchieri e chiacchiere animate. Silenzio al tavolo, posate in azione, nella mia testa sorge la domanda, come uno sparo alla tempia:
"Are we the dining dead?".
Bum!
"Are we the dining dead?"
BUM!



I film a volte sono una vera maledizione.


-Eppure questo è un inno al carpe diem, alla vita, al cogliere le occasioni e alla fiducia negli altri. Malgrado tutto. Because "adults are, like, this mess of sadness and phobias". E i film sono una delle medicine che abbiamo a disposizione.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (3) |
pellicolacea

mercoledì, 05 novembre 2008
"que la brisa marineira me oriente en el destino"

...y que el primer barco que pase, me lleve mar adentro.
Concha Buika - Jodida pero contenta

Il pensiero di oggi è: in fondo, è bello lasciarsi trasportare dagli eventi.
Questi giorni sono un'esplosione di novità. Ti riempi di canti, di musica, di festeggiamenti del "dia de muertos" e il colore dei fiori cempaxuchitl si riflette in quello della tua maglietta, passano per la pelle: ti si accende intorno, addosso, tra i capillari, sotto le unghie.
Emozioni che sono corpo, che si riscoprono negli occhi vivi di chi ha la medesima passione e il medesimo entusiasmo. (E ti sorge un brivido, una minuscola inquietudine sentimentale).

Ascolti la voce vibrante del son jarocho e del huapango di San Luis Potosì, saltelli a ritmo tentando di imitare il zapateado di queste regioni; laggiù, dove tre radici si mescolano e, ti spiegano, i tamburi africani sono stati sostituiti con il battere ritmico dei piedi.
Ormai ti muovi a tuo agio, parli sinceramente e avanzi piccole critiche costruttive, sperando che siano accettate per ciò che sono.
Hai per le mani offerte di quasi-lavoro, di concretizzare il teorico nel pratico, vedere pagine impresse con la soddisfazione che siano nate da te, ma che non restino solo "per te"; la spirale di eventi ti risucchia e non puoi non sentirti persa, almeno per un momento.
Serve distanza; allora ti lasci portare da un aereo verso l'ovest. Una città sconosciuta, uno stato mai visitato, di cui non sai nulla e da cui non puoi aspettarti nulla.

Nel frattempo, in queste giornate convulse, sei riuscita finalmente a vedere Wall-E ed è stato proprio come ti aspettavi. C'è chi ne ha parlato dicendo tutto in poche righe e ti sembra inutile ripeterti e reinventare.
Un signore antico e di un'età indefinita, qualche giorno fa ti ha ricordato:
meglio guardare che vedere, meglio ascoltare che sentire,
zittirsi quando c'è da zittirsi e parlare quando c'è da parlare.


spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (2) |
on the road, free listening, pellicolacea, vida de barrio, quotidiano animale

lunedì, 16 giugno 2008
Solitari per scelta e non per professione.

Due giorni in cui me ne sono andata a spasso per Tlalpan, quartierino coloniale che non sta a troppi eoni di distanza dalla casetta gialla e dunque, massì, mi è garbato di farci un salto.
Scarpina scarpina: intorno ci sono case colorate della borghesia defectuosa, gli alberelli ai lati della strada, i marciapiedi e le strade strette, poca gente in giro, un sole debole che presto si trasformerà nell'ennesimo temporale.
Con la Reggiana s'è condiviso un film: Control.
Nel buio del cinema, reduci da due quesadillas buonerrime, ci hanno intrattenute una fotografia da paura, un film che tutto sommato stava più che in piedi e ci garbò parecchio e della musica, beh sarebbe scontato parlare di una gran colonna sonora. C'è chi mi commenta che il punto di vista sulla storia è filtrato dall'occhio della moglie di Ian Curtis, che ha collaborato al film. Da brava ignorante in materia non esprimo e segnalo.
E poi patatine, birretta, foto, ciarle sino a tardi.

Oggi invece è vigilia di partenza, si passa la giornata altalenando tra l'ozioso e l'indaffarato. Intanto or'ora mi passano King Kong alla televisione e già dopo mezz'ora ho iniziato a sbadigliare, smettendo di cacare il film e dedicandomi ad altro. Manca ancora lo zaino, quello da buttarsi in spalla domani.
Perchè domani è la scoperta dell'Honduras, con la coinqua Ecologica, con cui ci riabbracceremo dopo appena 10 giorni, a San Pedro Sula.

In viaggio ancora non ho ben deciso che mi porto, sicuramente una canzone, questa.

ojala que la aurora no de gritos que caigan en mi espalda
ojala que tu nombre se le olvide a esta voz
ojala las paredes no retengan tu ruido de camino cansado
ojala que el deseo se vaya tras de ti
a tu viejo gobierno de difuntos y flores.

ojala se te acabe la mirada constante
la palabra precisa, la sonrisa perfecta
ojala pase algo que te borre de pronto
una luz cegadora, un disparo de nieve
ojala por lo menos que me lleve la muerte
para no verte tanto para no verte siempre
en todos los segundos y en todas las visiones
ojala que no pueda tocarte ni en canciones

E che il viaggio ancora una volta sappia anestetizzare e sbiadire sentimenti e amarezze lasciate indietro, per ripassare una mano di lucido su quanto valga la pena portare con sé.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti |
free listening, pellicolacea, vida de barrio

lunedì, 19 maggio 2008
Things I've seen

e che consiglio assolutamente. Storie delicate, ironiche, mordaci, fantasiose, che rompono la rutina tra un libro e l'altro.

Persepolis

 Juno

C
artoline da Leningrado (Postales de Leningrado)

                lo Scafandro e la Farfalla.


Sto leggendo, con sommo gaudio:
La Virgen de los Sicarios, di Fernando Vallejo


...Tutto sommato, la clausura da fine semestre, con annessa presentazione del progetto di tesi al seminario di Maestria, ha i suoi lati positivi.


[E in mezzo a tutto il bisogno di circondarsi di film e libri che siano miei, ti vedo e mi chiedo un po' cosa tu ci faccia in mezzo a tutto questo. Che a guardarci da fuori pare che non s'abbia proprio nulla in comune. Tu che scherzi sul fatto che studio a Filosofia y Hierbas, mentre io ti vedo fare lo slalom tra lavoro in banca, un corso di sviluppo sostenibile e un altro di economia politica.
Binari di pensiero paralleli e inversamente orientati; io filmdipendente, tu che citi a memoria "l'era glaciale". Io compulsiva consultatrice di biblioteche e libri di ogni genere, che per me spostarsi senza un libro è bestemmia, tu che sbirci curioso la quantità di libri che dovrò rimandare a casa e te la ridi.
E' vero che ridiamo tanto, assieme, che in fondo seduti ad un tavolino a parlare ci possiamo stare le ore, senza i gelidi momenti d'imbarazzante silenzio. Che sotto sotto quanto esci dalla porta della casetta gialla sento un piccolo vuoto aprirsi. Ma ci convivo bene, perchè dopo un po' stare assieme mi asfissia.
Forse è questa sensazione, questo senso di piccolo fastidio: non mi tolgo dalla testa che resti una parentesi, una delle innumerevoli, seppure tra le più durature, una piacevole parentesi di due mesi, che si chiuderà silenziosamente, quando metterò il primo piede in aeroporto.]

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (5) |
carta bianca, pellicolacea, doctors corner, vida de barrio, quotidiano animale

mercoledì, 30 aprile 2008
Cinema e letteratura

Perchè un mondo di letteratura ha finito per rovinarmi un certo amore per il cinema.
[Attenzione, questo post si compone di: 70% spoilers, 30% una certa orgogliona presunzione]


Robots.
Mi piazzo davanti alla tv, domenica nel tardo pomeriggio e danno il suddetto film disney; penso - perfetto per staccare dallo studio. Arriva alla metà e cosa succede?
Succede che, dietro ai disegni in movimento, finisco per vederci la società della Postmodernità, il dominio del Mercato e dell'interesse economico su tutto il resto, la società del consumo portata all'estremo, la morte del soggetto jamesoniana, la casualità dei sentimenti e la perdita dei modelli di profondità.
Il tutto ricoperto dall'appiccicoso e luccicante buonismo made in disney.
E questa era una.


Definitively, maybe
Mettiamo che la "ContraddizioneInTermini che non so se mi piace" m'ha invitata al cinema. Arriviamo per vedere il film di Sean Penn, che ovviamente qui hanno proibito, e questo è il meno peggio che passano (ditemi se dopo 8 mesi d'astinenza da poltroncina rossa debbo io pagare per vedere qualcosa del genere... mapperfavore!).
Orsù, ormai oltre la metà gli spiffero già chi sarà la donna della vita del tipo.
Sbaglio, ma non del tutto e il finale mi darà ragione. Come lo sapevi? -chiede lui.
E io inizio a spiegargli che "se ritornano sempre, c'è un motivo", che hanno lasciato una questione tra loro in sospeso, che lei era senza dubbio il personaggio più accattivante e fuori dal mondo del signor protagonista rispetto alle altre due, sebbene una sia pure l'ex-moglie. Ma appunto, ex per un motivo.
Aggiungo che la forma in cui la riconquista portandosi la figlietta è veramente orrenda e subdola e il ruolo della suddetta figlietta m'ha disgustata abbastanza.
[Dopo dieci minuti di sbrodolata e critiche sul film inizio a chiedermi perchè sia ancora lì ad ascoltarmi e mi scuso ridacchiando - Sai, sono un po' critica... - Pare che l'avesse notato. Pare.]


The Illusionist
Considerazioni personali e ormonocentriche: amo Edward con quella barbetta, è un film figherrimo pieno di luci, teatro e magia.
Andate e godetevelo! [ed evitate di leggere oltre...]

********************************************

Ne avevo visto una parte a casa di un amico e abbiamo interrotto - causa orario notturno improbabile e attacchi di sonno (suoi) - sul punto più bello. Lei, la Jessica-PalettoDiLegno-Biel, muore. (Perdio!)

Mi procuro questo piccolo gioiellino e, mentre il Burro è all'opera, discuto con la Coinqua Ecologica che l'ha già visto. Mi sfida ad indovinare il finale.
A)Considerato che Eisenheim è troppo intelligente, lei non può essere morta davvero e dunque finiranno per fuggire insieme con qualche trucco ingegnoso.
B)Considerato che Eisenheim è troppo figo, lei è morta e lui si vendicherà sul Principe tenebroso e abietto, soverchiandolo a suon di magia e furia popolare.
La Coinqua sorride e dice che una delle due è vera. E mi frega, perchè ho sottovalutato Eisenheim. Ossia:
C) Considerato che Eisenheim è troppo figo e un sacco intelligente, l'ammazza, la resuscita e la mette in salvo. Intanto, fingendosi straziato dalla sua morte, frega il Cattivone e salva il paese. Poi, sparisce nel nulla e si rifugia sul cucuzzolo della montagna col suo amore eterno.

A questo punto, una serie di considerazioni:
il Cinema non è più quello di una volta, ovvero il 90% sono film "gringhi" (e fin qui...).
Il Cinema non è più quello di una volta e ho letto troppi libri (che finiscono comunque per esser troppo pochi).
Il Cinema non è più quello di una volta e io posso mettermi, per lo meno, a scrivere copioni, per poi comprarmi una capannetta in Yucatan, proprio dietro alle rovine di Tulum, e vivere in armonia con i Caraibi.


Conclusioni: assicurati di non portarti mai una laureanda in lettere al cinema. Finirebbe sicuramente per rovinarti il finale.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (10) |
pellicolacea, laureanda con giudizio, doctors corner, vida de barrio

lunedì, 31 marzo 2008
Della sociopatia

Pasqua: 15 persone, 3 macchine, un viaggio di 5 giorni accampando a zonzo per lo stato di San Luis Potosi; nonchè, infinite ore con i vestiti appiccicati al sedile e i finestrini abbassati, tanta musica e pensieri preconfezionati che si lasciano cadere sull'asfalto.
Per questa lunga strada si è perso il conto di molte cose e se ne sono raccolte altre.

Questa settimana: due cene con vari partecipanti, una sera dopo l'altra; numerosi caffè, colazioni, pranzi fuori, momenti di euforia e di estrema preoccupazione sin dal primo lunedì mattina; ho persino creduto di essermi presa una cotta mostruosa, ho persino creduto che avrei davvero sbattuto forte la porta in faccia a qualcuno. Fortunatamente no e, in ogni caso, è il momento di tirare un lungo sospiro (di sollievo).
Si apprende il fascino nascosto della relatività dei comportamenti umani.

Sabato&Domenica: qui la gente si stupisce che nel finesettimana mi rinchiuda in casa a vedere film, leggere libri e lasciare che l'umore abbia tutti gli altiebassi che vuole, senza condizionamento alcuno. Questo solo perchè è Sabato, mentre io insisto che, Davvero, non mi va di avere intorno nessun altro, che non sia la coinqua Ecologica.
Chè va bene stare in gruppo, ma sto gruppo, ogni tanto... ducojoni.


In Sintesi:
Beatles, Revolver
Everybody seems to think I'm lazy. I don't mind, I think they're crazy...

M. Gondry, Eternal sunshine of the spotless mind (che con un titolo così meraviglioso ci sia toccata una traduzione tanto orrenda, non si può spiegare.)
...you stop listening to what is true, and what is true is constantly changing.

J. Jarmusch, Coffee and cigarettes;
Iggy: Cigarettes and coffee, man, that's a combination.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (7) |
sklero gratuito, free listening, pellicolacea, vida de barrio

lunedì, 21 maggio 2007
24 hours

Contiamo sui ditini:
9 ore di sonno, interrotto solo da qualcuno che stamani spazzava rumorosamente lo spazio comune a piano terra. Alle 7 di mattina. Maremma@##§**...!!
10 ore davanti al piccì a cavarsi diottrie, per otto paginette di analisi in spagnolo (di cui una è l'intestazione, sia chiaro).
2 ore di pausa pranzo per preparare un polpettone, che è risultato più grasso colante che ciccia ed è stato proverbialmente spazzolato dal DeNiro e dalla qui presente.
1 ora di pulizie bagno-cucina, in questa dimora dove la polvere presiede rivolte con folle oceaniche sul pavimento e non c'è panno swiffffer o mocio che tenga.
1 ora e mezza di pausa cena, in compagnia del DeNiro, di Fazio, di un signor sconosciuto, Ronaldo e della Litti che si trattiene... anche troppo. Chissà perchè. ehm.

Contando la mezz'ora per scrivere un post che si è testè cancellato, siamo a 24.
Direi che ora posso anche spegnere luce e cervello, raccogliere qualche esanime neurone dalla scrivania e arrampicarmi verso il letto per sprofondarci a peso morto.



spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (3) |
pellicolacea, laureanda con giudizio, quattro sotto un tetto, quotidiano animale

mercoledì, 09 maggio 2007
nighty night

... infilare la chiave nella toppa, dare il giro cinque volte e sentire lo scatto da dietro la maniglia, sistemare la catenella prima di salire i gradini, spingere la porta con un sospiro e sentirsi felici di essere a casa dopo una giornata lunga. Crogiolarsi nei pensieri del film appena visto, nella diversità fraterna e nel tuo essere un po' sorella-figlia unica a modo tuo... ripensare che, malgrado tanti anni persi, quel fratello ti chiama dalla Grecia dopo tre settimane di silenzio per dirti che tornerà in pochi giorni.
Ascoltare le canzoni con chitarra e voce piena, mentre questo film dolce, retorico, violento, ironico ti fà sentire un odore che non c'è, un profumo che non sai a chi appartenga, ma che, sei certa, in quel momento puoi percepire solo tu. Contare i passi lungo la via, sentirsi stanchi, sapere che domani sarà una giornata stremante e pensare solo al letto e a quello che ti attende una volta spente le luci. Guardare i libri accumulati intorno a te, il segno dei mesi che passano, dei giri in libreria che si sono ammonticchiati negli angoli della stanza, sul divano, a fianco alla libreria, il marchio più piacevole di uno scorrere continuo.
Togliere gli orecchini, estrarre la salvietta e passarla sugli occhi mentre ti godi il fresco contatto sulla pelle e l'odore finto ma gradevole di erbe e cosmetica, slacciare le collane e finalmente pensare solo al piacere del silenzio notturno, pieno e avvolgente...

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (10) |
la mia famiglia e altri animali, pellicolacea

sabato, 17 marzo 2007
Guide to recognizing an easy-to-live time

Ora ti verrebbe da pensare che l'Università sia la piccola isola felice di questi vent'anni.

Come ieri, quando s'è deciso di festeggiare il nostro fantastico Riportino, esimio professorone che ci accompagna sin dal nostro primo anno. Armate di borse della spesa, gli abbiamo depositato con nonchalance un paio di bottiglie, una torta e del salame al cioccolato sui banchi della prima fila e abbiamo atteso la reazione.

Dopo aver sfoderato uno dei suoi migliori sorrisi dice: posso parlare a bocca piena?

L'università è "piccola isola felice" quando, in attesa fuori dall'aula, te ne stai a chiacchierare con le colleghe e ti pieghi dal ridere ricordando vecchi episodi sul solito professore.
R. : tipo vi ricordate quando al II anno stava scrivendo alla lavagna "Brasil". Poi s'è girato e ha cominciato "pepèpepepepeèèèè"...
E noi a ridere, ridere, ridere.

E ancora, quando dopo l'ultima lezione del venerdì, insieme ad altre due coraggiose, si decide di rimanere fuori per andare a vedere un film degno di nota. Così, ci si accomoda sui gradini di Piazza Santo Stefano, smangiucchiando gli ultimi resti dei dolcetti e chiacchierando di inquietanti personaggi della notte bolognese, mentre il tempo passa e la piazza si riempie di voci nuove.

Guida per riconoscere i tuoi santi è uno di quei film che ti prende a schiaffi e ti appiccica al muro, un pugno sferrato alla bocca dello stomaco. Ti tocca dove altri non sono riusciti a scalfirti e costringe a comprimere mille emozioni in meno di due ore.
Malgrado un finale arrivato troppo in fretta, ci ha incollate alle poltroncine rosse sino all'ultimo. La curiosità è troppa e oggi la voglia di impossessarsi immediatamente del libro cresce a vista d'occhio. Specie quando regista e autore coincidono e ti raccontano una storia autobiografica.
Sprazzi di autoreferenzialità che tutto sommato non pesano troppo, specie quando ci si ritrova immersi nell'atmosfera bollente dei quartieri del Queens, dove ogni dramma sembra davvero troppo reale per essere vero.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (5) |
pellicolacea, laureanda con giudizio, quotidiano animale

domenica, 03 dicembre 2006
Sunday morning

" There's always someone around you who will call..."

I risvegli di domenica mattina, assaporati con giusta calma e lentezza, sono davvero i migliori. In settimana c'è sempre quel pianificare le giornate, gli impegni, il lavoro, i pensieri; ma la domenica...
La domenica resta una piccola oasi di felicità tra la notte brava del sabato e il pensiero del lunedì.

La sveglia interrompe un sogno alle 9 e mezza, la casa è silenziosa, nessuno in giro, sono tutti fuori per il weekend. Dopo cinque minuti passati a godersi il calduccio sotto al piumino aleggia il pensiero della proposta per una "colazione tutti insieme da me", di ieri sera... e che, dunque, toccano le pulizie prima dell'arrivo delle truppe.
Sono le 11 passate quando la Signora annuncia l'imminente arrivo, proprio mentre sto mettendo l'alluce nella doccia profumata e fresca di candeggina al limone.

I tempi si prolungano, scorrono le chiacchiere e lo stomaco inizia a reclamare. E' di dovere il giretto al bar-pasticceria più grande e goloso di Parruccolandia. Procurati panini, dolcetti e biscotti, messa su la moka e il caffè d'orzo, le ciarle spaziano dai massimi sistemi, al futuro, alle "maledizioni di moteczuma" che ci hanno colte in questi ultimi giorni. Si unisce anche il Tenero G., scatta un altro giro di tisane e caffè, mentre la conversazione prosegue animata.

Alle 5 ci aspetta
Happy Feet al monosala (!) di Parruccolandia.

Marchesa - scusi, la sala è questa? ^___^     - indicando l'entrata di fronte-
Omino strappabiglietto - ?_____? (sguardo interrogativo) ne vede altre?


Nell'intervallo La Signora si sbellica alle mie imitazioni del porcellino Lyndon, mentre mi nascondo dietro alle manine e le faccio
"Bu!" - ... a mia discolpa sosterrei che l'età media in sala era nell'ordine dei 10 anni... -
Usciti dal cinema nessuno sembra dell'idea di tornare a casa: altro giro di tisane nella dimora marchesonica (ebbasta con ste tisane, direte voi) e poi, all'arrivo della coppietta di coinqui, ci si sposta fuori casa, verso un'osteria tipica nelle vicinanze.

All'allegra brigata si unisce l'Amico Astrofisico Nucleare e, sul tardi, M. e La Coppietta di Tronisti-Mariastyle.
Dopo un'attesa che ci sembra più o meno infinita - chè sebbene abbiamo spizzicato tutto il giorno, G, La Signora e io avevamo ancora un discreto appetito - si aprono gli stomaci con un primo giro di tigelle. Segue l'arrivo dei primi piatti, più o meno spartiti in allegria, annaffiati di Sangiovese e tante sanissime risate.
Crepi l'avarizia, dopo un'elogio della 46 paventato dall'Amico Astrofisico Nucleare, si ordinano secondi e contorni a volontà, mentre La Signora ed io iniziamo ad inneggiare al rotolino da buona cucina - di fronte allo sguardo storto della componente femminile della Coppietta di Tronisti.
Alla nostra tavolata ciarliera si unisce il gestore dell'osteria, che per tutta la serata continua a sfornarci piatti meravigliosi e ad intrattenerci con queste sue battute un po' ruvide, ma esilaranti.
Ci tiene a raccontarci che lui, il suo lavoro, lo fa da cinquant'anni, fiero della cucina amorevole e invogliante della moglie, dei suoi pronipoti e della raccolta infinita di articoletti di giornale assurdi riposta accuratamente dietro alla cassa.
E' lui che, aiutandomi ad infilare il cappotto, mentre mi lamento che "ormai certe cose non capitano più oggigiorno", mi sussurra: "ma questa è vecchia scuola, quella vera!"; uno di quelli che ancora saluta stringendo la mano a tutti, ringraziando e augurando buone feste.

Passate le 10 e mezza, nel freddo di una Bologna che ha finalmente accolto l'inverno a braccia aperte, il gruppetto si scioglie, in una perfetta conclusione per una domenica dicembrina all'insegna di dolcezze, una compagnia affettuosa e spensierata e dell'ottima cucina, come la si trova solo in quei posti alla buona, coi tavolacci e vecchi poster che tappezzano le pareti.

spifferato all'animale di pezza da Bristalian | link | commenti (16) |
pellicolacea, quattro sotto un tetto, quotidiano animale




Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin