Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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Lillo è il nichilista assoluto, lo snobismo fatto a peluche, l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa. -in gentile adozione da la Bambina Filosofica-
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SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Eternal Sunshine Of the Spotless Mind (each prayer accepted, each wish resigned).
Se il film in sé è una delle poche vicende a tema amoroso che abbia considerato, visto, rivisto e amato, c'è una scena di Joel che, sin dalla prima volta, mi si è crocifissa in testa.
Chiede:
Due giorni in cui me ne sono andata a spasso per Tlalpan, quartierino coloniale che non sta a troppi eoni di distanza dalla casetta gialla e dunque, massì, mi è garbato di farci un salto.
Scarpina scarpina: intorno ci sono case colorate della borghesia defectuosa, gli alberelli ai lati della strada, i marciapiedi e le strade strette, poca gente in giro, un sole debole che presto si trasformerà nell'ennesimo temporale.
Con la Reggiana s'è condiviso un film: Control.
Nel buio del cinema, reduci da due quesadillas buonerrime, ci hanno intrattenute una fotografia da paura, un film che tutto sommato stava più che in piedi e ci garbò parecchio e della musica, beh sarebbe scontato parlare di una gran colonna sonora. C'è chi mi commenta che il punto di vista sulla storia è filtrato dall'occhio della moglie di Ian Curtis, che ha collaborato al film. Da brava ignorante in materia non esprimo e segnalo.
E poi patatine, birretta, foto, ciarle sino a tardi.
Oggi invece è vigilia di partenza, si passa la giornata altalenando tra l'ozioso e l'indaffarato. Intanto or'ora mi passano King Kong alla televisione e già dopo mezz'ora ho iniziato a sbadigliare, smettendo di cacare il film e dedicandomi ad altro. Manca ancora lo zaino, quello da buttarsi in spalla domani.
Perchè domani è la scoperta dell'Honduras, con la coinqua Ecologica, con cui ci riabbracceremo dopo appena 10 giorni, a San Pedro Sula.
In viaggio ancora non ho ben deciso che mi porto, sicuramente una canzone, questa.
e che consiglio assolutamente. Storie delicate, ironiche, mordaci, fantasiose, che rompono la rutina tra un libro e l'altro.
Persepolis

Pasqua: 15 persone, 3 macchine, un viaggio di 5 giorni accampando a zonzo per lo stato di San Luis Potosi; nonchè, infinite ore con i vestiti appiccicati al sedile e i finestrini abbassati, tanta musica e pensieri preconfezionati che si lasciano cadere sull'asfalto.
Per questa lunga strada si è perso il conto di molte cose e se ne sono raccolte altre.
Questa settimana: due cene con vari partecipanti, una sera dopo l'altra; numerosi caffè, colazioni, pranzi fuori, momenti di euforia e di estrema preoccupazione sin dal primo lunedì mattina; ho persino creduto di essermi presa una cotta mostruosa, ho persino creduto che avrei davvero sbattuto forte la porta in faccia a qualcuno. Fortunatamente no e, in ogni caso, è il momento di tirare un lungo sospiro (di sollievo).
Si apprende il fascino nascosto della relatività dei comportamenti umani.
Sabato&Domenica: qui la gente si stupisce che nel finesettimana mi rinchiuda in casa a vedere film, leggere libri e lasciare che l'umore abbia tutti gli altiebassi che vuole, senza condizionamento alcuno. Questo solo perchè è Sabato, mentre io insisto che, Davvero, non mi va di avere intorno nessun altro, che non sia la coinqua Ecologica.
Chè va bene stare in gruppo, ma sto gruppo, ogni tanto... ducojoni.
In Sintesi:
Beatles, Revolver
Everybody seems to think I'm lazy. I don't mind, I think they're crazy...
M. Gondry, Eternal sunshine of the spotless mind (che con un titolo così meraviglioso ci sia toccata una traduzione tanto orrenda, non si può spiegare.)
...you stop listening to what is true, and what is true is constantly changing.
J. Jarmusch, Coffee and cigarettes;
Iggy: Cigarettes and coffee, man, that's a combination.
Contiamo sui ditini:
9 ore di sonno, interrotto solo da qualcuno che stamani spazzava rumorosamente lo spazio comune a piano terra. Alle 7 di mattina. Maremma@##§**...!!
10 ore davanti al piccì a cavarsi diottrie, per otto paginette di analisi in spagnolo (di cui una è l'intestazione, sia chiaro).
2 ore di pausa pranzo per preparare un polpettone, che è risultato più grasso colante che ciccia ed è stato proverbialmente spazzolato dal DeNiro e dalla qui presente.
1 ora di pulizie bagno-cucina, in questa dimora dove la polvere presiede rivolte con folle oceaniche sul pavimento e non c'è panno swiffffer o mocio che tenga.
1 ora e mezza di pausa cena, in compagnia del DeNiro, di Fazio, di un signor sconosciuto, Ronaldo e della Litti che si trattiene... anche troppo. Chissà perchè. ehm.
Contando la mezz'ora per scrivere un post che si è testè cancellato, siamo a 24.
Direi che ora posso anche spegnere luce e cervello, raccogliere qualche esanime neurone dalla scrivania e arrampicarmi verso il letto per sprofondarci a peso morto.

... infilare la chiave nella toppa, dare il giro cinque volte e sentire lo scatto da dietro la maniglia, sistemare la catenella prima di salire i gradini, spingere la porta con un sospiro e sentirsi felici di essere a casa dopo una giornata lunga. Crogiolarsi nei pensieri del film appena visto, nella diversità fraterna e nel tuo essere un po' sorella-figlia unica a modo tuo... ripensare che, malgrado tanti anni persi, quel fratello ti chiama dalla Grecia dopo tre settimane di silenzio per dirti che tornerà in pochi giorni.
Ascoltare le canzoni con chitarra e voce piena, mentre questo film dolce, retorico, violento, ironico ti fà sentire un odore che non c'è, un profumo che non sai a chi appartenga, ma che, sei certa, in quel momento puoi percepire solo tu. Contare i passi lungo la via, sentirsi stanchi, sapere che domani sarà una giornata stremante e pensare solo al letto e a quello che ti attende una volta spente le luci. Guardare i libri accumulati intorno a te, il segno dei mesi che passano, dei giri in libreria che si sono ammonticchiati negli angoli della stanza, sul divano, a fianco alla libreria, il marchio più piacevole di uno scorrere continuo.
Togliere gli orecchini, estrarre la salvietta e passarla sugli occhi mentre ti godi il fresco contatto sulla pelle e l'odore finto ma gradevole di erbe e cosmetica, slacciare le collane e finalmente pensare solo al piacere del silenzio notturno, pieno e avvolgente...
Ora ti verrebbe da pensare che l'Università sia la piccola isola felice di questi vent'anni.
Come ieri, quando s'è deciso di festeggiare il nostro fantastico Riportino, esimio professorone che ci accompagna sin dal nostro primo anno. Armate di borse della spesa, gli abbiamo depositato con nonchalance un paio di bottiglie, una torta e del salame al cioccolato sui banchi della prima fila e abbiamo atteso la reazione.
Dopo aver sfoderato uno dei suoi migliori sorrisi dice: posso parlare a bocca piena?
L'università è "piccola isola felice" quando, in attesa fuori dall'aula, te ne stai a chiacchierare con le colleghe e ti pieghi dal ridere ricordando vecchi episodi sul solito professore.
R. : tipo vi ricordate quando al II anno stava scrivendo alla lavagna "Brasil". Poi s'è girato e ha cominciato "pepèpepepepeèèèè"...
E noi a ridere, ridere, ridere.
E ancora, quando dopo l'ultima lezione del venerdì, insieme ad altre due coraggiose, si decide di rimanere fuori per andare a vedere un film degno di nota. Così, ci si accomoda sui gradini di Piazza Santo Stefano, smangiucchiando gli ultimi resti dei dolcetti e chiacchierando di inquietanti personaggi della notte bolognese, mentre il tempo passa e la piazza si riempie di voci nuove.
Guida per riconoscere i tuoi santi è uno di quei film che ti prende a schiaffi e ti appiccica al muro, un pugno sferrato alla bocca dello stomaco. Ti tocca dove altri non sono riusciti a scalfirti e costringe a comprimere mille emozioni in meno di due ore." There's always someone around you who will call..."
I risvegli di domenica mattina, assaporati con giusta calma e lentezza, sono davvero i migliori. In settimana c'è sempre quel pianificare le giornate, gli impegni, il lavoro, i pensieri; ma la domenica...
La domenica resta una piccola oasi di felicità tra la notte brava del sabato e il pensiero del lunedì.
La sveglia interrompe un sogno alle 9 e mezza, la casa è silenziosa, nessuno in giro, sono tutti fuori per il weekend. Dopo cinque minuti passati a godersi il calduccio sotto al piumino aleggia il pensiero della proposta per una "colazione tutti insieme da me", di ieri sera... e che, dunque, toccano le pulizie prima dell'arrivo delle truppe.
Sono le 11 passate quando la Signora annuncia l'imminente arrivo, proprio mentre sto mettendo l'alluce nella doccia profumata e fresca di candeggina al limone.
I tempi si prolungano, scorrono le chiacchiere e lo stomaco inizia a reclamare. E' di dovere il giretto al bar-pasticceria più grande e goloso di Parruccolandia. Procurati panini, dolcetti e biscotti, messa su la moka e il caffè d'orzo, le ciarle spaziano dai massimi sistemi, al futuro, alle "maledizioni di moteczuma" che ci hanno colte in questi ultimi giorni. Si unisce anche il Tenero G., scatta un altro giro di tisane e caffè, mentre la conversazione prosegue animata.
Alle 5 ci aspetta Happy Feet al monosala (!) di Parruccolandia.
Marchesa - scusi, la sala è questa? ^___^ - indicando l'entrata di fronte-
Omino strappabiglietto - ?_____? (sguardo interrogativo) ne vede altre?
Nell'intervallo La Signora si sbellica alle mie imitazioni del porcellino Lyndon, mentre mi nascondo dietro alle manine e le faccio "Bu!" - ... a mia discolpa sosterrei che l'età media in sala era nell'ordine dei 10 anni... -
Usciti dal cinema nessuno sembra dell'idea di tornare a casa: altro giro di tisane nella dimora marchesonica (ebbasta con ste tisane, direte voi) e poi, all'arrivo della coppietta di coinqui, ci si sposta fuori casa, verso un'osteria tipica nelle vicinanze.
All'allegra brigata si unisce l'Amico Astrofisico Nucleare e, sul tardi, M. e La Coppietta di Tronisti-Mariastyle.
Dopo un'attesa che ci sembra più o meno infinita - chè sebbene abbiamo spizzicato tutto il giorno, G, La Signora e io avevamo ancora un discreto appetito - si aprono gli stomaci con un primo giro di tigelle. Segue l'arrivo dei primi piatti, più o meno spartiti in allegria, annaffiati di Sangiovese e tante sanissime risate.
Crepi l'avarizia, dopo un'elogio della 46 paventato dall'Amico Astrofisico Nucleare, si ordinano secondi e contorni a volontà, mentre La Signora ed io iniziamo ad inneggiare al rotolino da buona cucina - di fronte allo sguardo storto della componente femminile della Coppietta di Tronisti.
Alla nostra tavolata ciarliera si unisce il gestore dell'osteria, che per tutta la serata continua a sfornarci piatti meravigliosi e ad intrattenerci con queste sue battute un po' ruvide, ma esilaranti.
Ci tiene a raccontarci che lui, il suo lavoro, lo fa da cinquant'anni, fiero della cucina amorevole e invogliante della moglie, dei suoi pronipoti e della raccolta infinita di articoletti di giornale assurdi riposta accuratamente dietro alla cassa.
E' lui che, aiutandomi ad infilare il cappotto, mentre mi lamento che "ormai certe cose non capitano più oggigiorno", mi sussurra: "ma questa è vecchia scuola, quella vera!"; uno di quelli che ancora saluta stringendo la mano a tutti, ringraziando e augurando buone feste.
Passate le 10 e mezza, nel freddo di una Bologna che ha finalmente accolto l'inverno a braccia aperte, il gruppetto si scioglie, in una perfetta conclusione per una domenica dicembrina all'insegna di dolcezze, una compagnia affettuosa e spensierata e dell'ottima cucina, come la si trova solo in quei posti alla buona, coi tavolacci e vecchi poster che tappezzano le pareti.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin