Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dà nno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con à ncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...] Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio. Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"
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Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalità , i minuti e le sciocche banalità , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.
54 - la ragazza che si sposa
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La Granduchessa di Toscana, Maestra di Couscous e anche lei ambasciatrice in Terra Brasilis
Edi, Signora dal capello sempre perfetto, ha abbandonato la Città Rossa per la seducente CapitalCity
L'AVciDuca Sgrevio del Regno di Sicilia, Bardo per la Casata della pasta al forno
La Baronessa Calzino delle terre gaeliche, fondatrice della setta Mapocake
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Lillo è il nichilista assoluto, lo snobismo fatto a peluche, l'abisso del nulla in forma morbida e pelosa. -in gentile adozione da la Bambina Filosofica-
*loading* passanti

SenzaOrologio è una repubblica dove ogni limite ha una pazienza sotto Licenza Creative Commons.
Il soggiorno illuminato da su una stradina che potrebbe essere quella di una qualsiasi città: di fronte, una casa arancione acceso e le tende azzurrognole che ricoprono ogni vetro del palazzo a fianco. Il quartiere, pieno di ristorantini etnici e qualche negozio vintage ha un'aria poco familiare e del tutto diversa dal sud della città e dal condominio dello scorso anno.
Abbiamo: una sala infinita, tre camere da letto, una cucina funzionante il cui forno non rischia di farci esplodere se messo in funzione, ben tre, e dico tre, bagni. Due con doccia. A pasturare in giro, il Signor Verosudamerica e due parigini, che ti hanno gentilmente concesso più che un angolo di pavimento per la tua permanenza.
Questa è la Condesa, uno dei quartieri bene, appoggiato tra l'enorme parco di Chapultepec e il Centro Historico della Gran Ciudad. Con i suoi viali alberati, i puestos delle edicole, le strade ben tenute, la tranquillità di una zona residenziale di un "certo tipo" e qualche parco qui e là, a tenere lontano il frastuono di traffico e gente su Insurgentes Sur.
Dopo un viaggio di dodici ore sui 50 cm x 50 offerti dalla British, nonchè una coppia di silenziosissimi e quanto mai riservati abitanti delle Highlands, non si può desiderare altro che due chiacchiere di fronte a una Negra Modelo* e dei tacos del Tizoncito (posto che sfoggia una lunga tradizione di ottimi tacos al pastor). Anche se, a buttarla sui numeri, sei in piedi dalle 6 e mezza di mattina, hai dormito poco più di 4 ore in aereo e il tuo personale fuso segna le 4 di mattina, bastano queste due cose per rimettersi in moto.
Ora non resta che smaltire il fuso, visto che ti metti a letto prima delle 10 di sera e sospetti di svegliarti intorno alle 4-5 di mattina, riprendendo sonno intorno alle 7, poco prima che l'aria si riempia dell'acqua scrosciante delle docce, i borbottii della caffettiera, un tintinnare di cucchiaini e allegri scricchiolii di porte e parquet.
Svegliarsi la mattina.
E' sempre così difficile alzarsi presto la mattina. Ci riesce giusto quell'essere peloso del mio cane, che ogni tanto inizia a raspare davanti alla porta per darmi un buongiorno a base di uggiolii che dicono "allora?! Mi dai da mangiare o cosa??". Dopodichè si assesta e se ne rimane lì, sul pianerottolo in cima alle scale, in attesa del momento in cui io apra la porta e rischi di capitombolargli sopra l'ennesima volta.
Cazzeggio. Un sacco, troppo, maledetto internet e maledetto wireless che ora ha raggiunto anche camera mia, grazie agli ordigni della tecnologia odierna e dunque, addio me, addio concentrazione. Intanto, il mantra che mi tiene l'occhio aperto davanti al caffè la mattina è: la tesi non si sta scrivendo da sola, apúrate tonta!*
Si prova la patente, stavolta sul serio. Ho dedotto di aver buone speranze per la mia futura preparazione, visto l'occhio lungo e lumacone del gestore della scuolaguida che, tra l'altro, oltre a darmi qualche libro nuovo per i test ogni volta che passo, mi attacca degli enormi bottoni sul nulla cosmico. Seguito a fare quello che mi riesce meglio: faccio sìsì col capo e sorrido.
La mancanza inizia a farsi sentire. Ascolto I Fabulosos e mi si apre uno squarcio di malinconia nello stomaco, ma non riesco a farne a meno; in treno, a casa, la sera prima di andare a dormire, mi si imprimono in testa palabras che hanno il sapore dolceamaro dell'assenza. Ripenso, ormai sempre più spesso, alle festicciole all'appartamento della Legion Extranjera, al Pinche Marco che è riuscito a farmi imparare qualche passo di salsa, alle lunghe chiacchiere col Capo, all'immensa Ciudad Universitaria. Ripenso ad una vita che era fatta di tutt'altro eppure, raschiando sul fondo, aveva lo stesso miscuglio dinamico e vitale di energie. La malinconia non si sfoga, non traspare, non si racconta a chi non ha condiviso almeno un pezzo di quel vivere insieme a te, perchè a parole si scolorisce, pierde su sentido; sembra fatta per essere cullata dolcemente tra le braccia, fatta per imparare a portarsela in collo come un bebè e ad apprezzarla, proprio per quel retrogusto che sa di limone salato e piccante, che abbandona tra un pensiero e l'altro.
Forse è anche per questo che sono qui a casa da 5 giorni e mi sembra di non uscire da un mese. In realtà risale a lunedì sera l'ultima sgranchita di gambe, una chiacchiera in centro a Parma con la Paraguaya e altre amiche. Facendo due conti realizzo, di nuovo e con stupore, che la vita dell'eremo ha quell'incredibile capacità di appiattire il tempo; così mi accorgo che mi sento scissa tra città e campagna.
Dell'una mi mancano le passeggiate serali, uscire per una chiacchierata in piazza, la scampanellata di chi passa a trovarti di tanto in tanto e gli incontri casuali in biblioteca; poi, una volta laggiù, inizio a non sopportare il rumore, il caldo e l'umidità, il traffico e la cafonaggine cittadina. Eppure, dopo una settimana trascorsa qui, trovare la stazione affollata, arrivare ovunque a piedi e riscoprire il caos settembrino dei rientri e dei nuovi arrivi, trovare una nobildonna di passaggio, riprendere momentaneo possesso della routine universitaria... fa venire voglia di rimettersi sul treno e, una volta di più, ripartire.
*muoviti, tonta!
A meno 24 ore dalla partenza ho capito che se inizio a fare le lavatrici senza metterci il sapone, c'è un problema. Che forse stavolta la valigia pesa un pochino di più dell'andata ma anche che sono pronta a scannare a morsi l'Iberia, o chi per essa, si frapponga fra me e i miei chili di troppo.
Che la giornata "bah" era dettata dal fare cose qualsiasi per non pensare ogni momento che quel gesto, quel piatto, quel posto li avresti vissuti per l'ultima volta. I molti arrivederci di questi giorni si sommano alla consapevolezza che non potrò tornare qui tanto presto come speravo, che per il momento è andata così e c'è solo di che farsene una ragione. Non resta insomma che attaccarsi ad un (inesistente) piano B e incrociare le dita.
Siamo a -24 e ho finito di impacchettare quasi tutto, restano fuori... computer, pigiama e spazzolino.
Tipo che mancano 2 giorni alla partenza e sono state già organizzate rispettivamente una fiesta de despedida e una cena. Entrambe ben riuscite poichè mi dicono che si sia raggiunto l'obiettivo: sbronza collettiva e pance piene.
Ormai posso dire che quest'anno messicano è riuscito almeno in qualcosa: a farmi venire enormi dubbi sull'ortografia italiana (ma pance ce l'ha la i...?)
A due giorni dalla partenza posso solo pensare che "Nothing is real and nothing to get hung about".
E alle 2 di notte, una notte in cui ha davvero piovuto parecchio e il DF si sta allagando mentre noi siamo rimasti qui a chiacchierare, a mangiare, a ridere, a questi benedetti due giorni dalla partenza, dal ritorno, quello definitivo, il giorno X, non posso fare a meno di ascoltare insistentemente i beatles, scrivere email cretine con domande cretine e chiedermi se è poi così stupido addormentarsi abbracciando un libro ricevuto in regalo.
Bah.
Partenze
La coinqua Ecologica ha lasciato l'appartamento. Abbiamo messo in piedi una despedida con i fiocchi e con quasi tutti gli amici che avrebbe voluto ci fossero, s'è ridotto l'appartamento a una specie di bordello alcolico di prima categoria; ci sono state: le solite birre rovesciate, la musica sino alle 5 di mattina, qualcuno cadaverico sul divano a dormire, qualcuno a darsi da fare nel bagno a notte alta.
Tutto sommato si può dire che è riuscita bene.
E' stato un addio a tante cose, posti, persone, altri pensieri sul ritornare che galleggiano tra un neurone e l'altro e un regalo preparato in fretta e furia: un quaderno pieno di foto e colori, pagine bianche riempite di ogni singola cazzata venuta in mente nel giro di un pomeriggio.
Noi ci si rivede in Honduras tra una settimana (dopo innumerevoli momenti di pippame mentale causa consegna di un primo "avance" della tesi e sparizione improvvisa della ContraddizioneInTermini, ho deciso che merito una vacanza. Complice un andata e ritorno a modesto prezzo) e nel frattempo ci s'è già mandate un paio di email per sapere che è arrivata in Guatemala e tutto bene.
Magia portalo via
Come dicevo, la suddetta Contraddizione è sparita. Sarà forse un bene; eppure, ciò che disturba è l'assenza di qualsiasi spiegazione logica che ha scatenato profonde altalene umorali negli ultimi 10 giorni. S'è passati dall'imbestialimento isterico, alla preoccupazione sconsolata sino a giungere alla coscienza scontenta del fatto che, se uno inizia a non risponderti e ti ha riaggangiato due volte il telefono sul muso, non è propenso alla comunicazione.
Penso che prima o poi ci sarà la resa dei conti e io sarò decisamente più zen di qualche giorno fa; che la vendetta è un piatto freddo e i miei bollenti spiriti avrebbero rovinato la combinazione di sapori.
Dunque mi vesto di giallo, nascondo una spada simil nipponica nell'armadio a fianco all'entrata di casa e... attendo.
"Ma c'è una vita dopo il Messico?"
E' la domanda spontanea che nasce dalle nostre chiacchiere da "overseas" alle ultime settimane qui. Forse eravamo un tantino alticce ma sono ormai convinta che, in fondo, tutte ci siamo seriamente poste la dannata questione. Che sarà di noi, dopo? E sebbene ci sia tutto un bel daffare a darsi scadenze, a pensare all'immediato da farsi, sappiamo in fondo che non saremo più noi. Almeno non come siamo qui, non tutte insieme, non così, già pienamente immerse nel mondo latino e nella sua spirale di contrasti e umorismo surreale.
Stiamo a cercare di immaginarcela, quella vita, cercando di non perdere comunque i momenti "nostri", l'hic et nunc messicano.
Stranamente, in quest'ultima decina di giorni, consegnati compiti e terminati i corsi, è sparita persino l'insofferenza al DeFectuoso. Le settimane corrono la loro maratona e noi si farebbe volentieri resistenza. Siamo qui e stiamo a contemplare un bivio.
Abbiamo
Se già precedentemente s'era espresso il concetto di "cruda", bisogna ribadire ora una cosa.
[Che di allegre serate infrasettimanali magari, d'ora in poi, meglio evitare.
Che le donne di Sinaloa sono tra le migliori compagne di borracheras conosciute sino ad ora.
Che il dormire con qualcuno non è una cosa così scontata, anche se si tratta solo di dormire.]
Que no hay nada mejor que un litro de té y unas quesadillas con huevos pa curar la cruda al dia siguiente.
Detto ciò, pvlisco casa, stvdio, vado a smvovere qualche peso et, dulcis in fvndo, mi preparo per il Concerto dei Café Tacvba.

L'Animale di Pezza. Ve lo ricordate l'Animale di Pezza?
Che poi mica è il suo nome vero. Nono. Ma visto che qui tutti hanno i loro pseudonimi allora perchè negarglielo.
L'Animale di Pezza me l'aveva regalato Zit, il coinquo più pazzo della casetta inglese. E ci aveva scritto a fianco: per i momenti di tristezza e nevrosi cerebrale, ma se ci hai da fare a letto, per favore tappagli gli occhi.
L'Animale di Pezza è passato dall'Inghilterra, all'Italia ed è arrivato sino in Messico, è un emigrante clandestino rifugiato tra la valigia e il letto. E dato che peserà una cinquantina di grammi il tutto gli viene abbastanza bene.
E tu mi dirai, un gorilla di 50 grammi?!
Sisi, dico io, un gorilla di 50 grammi.
L'Animale di Pezza ogni tanto sparisce a passeggio per il letto e non si sa dove venga risucchiato. L'altra mattina l'ho ritrovato nascosto tra un gomitolo di polvere e una busta.
Lo guardo, gli dico: Animale di Pezza, ma che fine avevi fatto?
Lui ricambia lo sguardo con il suo occhino furbo, ma se ne sta zitto.
Così me lo accollo e lo ripongo nel suo angolo preferito, mentre io me ne torno a studiare.
-Cosa fai?
-Studio.
-Ah.
-Devo fare degli schemi di alcuni saggi.
-Ah.
Tictac tititic tac tac
-Me li fai vedere?
-Se non ti annoi...
-Fammi spazio però.
----
-Comunque Berlin non mi è piaciuto.
-Nemmeno a me.
-E adesso?
-Adesso cosa?
-Adesso basta studiare, vieni qua e ci vediamo un film.
Una tazza di tè, la luce soffusa, le coperte calde e una sensazione che fa tanto casa.
Credits: foto di Gregory Colbert.
Considerazioni sul 2007 con tempistica latina: due settimane dopo il primo dell'anno
Si chiude il 2007 e invece di scorrerlo mese per mese potrei spaccarlo nettamente in 2,
prima del 18 luglio e dopo il 18 luglio.
Prima.
Bologna guarda questo 2007 che ci ha portati tutti via.
-Si sono esaurite le cene bloggers, perchè i bloggers stanno tutti a zonzo. C'è chi s'è preso per tempo e ha iniziato nel 2006 e chi invece è arrivato giusto per l'anno dispari.-
Bologna e sei mesi di piccoli equilibri che aspettano solo di essere sconvolti. Eppure è un'attesa gradevole:
le case rosse illuminate dal sole, i portici lunghi di Sant'Isaia mentre camminavo verso casa
- casa: la sala verde e arancio, la coinqua un po' isterica e un po' affettuosa, nonchè il DeNiro, che mi ha regalato passioni: la U2 obsession, Fight Club e tutte le serie di "Un medico tra gli orsi". Provare per credere. -
Il 2007 bolognese lo fanno le persone: quelle che stanno ancora lì, forse per poco; quelle che sono già partite e quelle che sono venute a trovarmi malgrado fosse passato tanto tanto tempo.
Bologna e la Bambi Haus: cosa non ha ascoltato il materasso sfondato, cosa non hanno origliato le 4 mura di quell'appartamento lungo lungo, illuminato di sole e riempito dal caldo soffocante dell'estate. E c'era Johnny, che si occupava delle colonne sonore delle nostre chiacchierate, che ci faceva proseguire discorsi nel virtuale, mezz'ora dopo una lunga sessione di ciarla dal vivo.
Cuori spezzati nessuno, ma tante feste a casa, cene, sorrisi, buona musica e film spalmati sul divano.
Dopo:
Sei mesi dall'aver calcato suolo messicano e mi ritrovo: molto meno marchesa e molto più chilanga.
Una spirale continua tra università, la casetta gialla della Legión extrangera, pranzi e festicciole del giovedì pomeriggio, amicizie che si consolidano nel virtuale per rompere distanze dettate dal Monstruo; una concentrazione di limoni che c'è chi mi dice: "non ti sto più dietro, ci rinuncio, ho perso il conto". -E c'è anche chi aggiunge: la metà di loro meritano il titolo di "pinche" (idiota). E c'ha parecchio ragione.-
La chilanga banda e Radiosopa: pomeriggi passati in ascolto scrivendo stronzate su msn, borracheras allegre e tanta tanta musica.
Le "noches de mujeres" che lasciano tavoli pieni di birre vuote e sacchetti di patatine accartocciati, posaceneri pieni e una sensazione di benessere prolungata. Nascono filosofie che si spandono a macchia d'olio: lo que pasa en México se queda en México.
La CEI, Comunità di Emigranti Italiane: coinqua Antropologa con cui ascoltiamo i podcast di Cacucci, le lunghe lunghe chiacchiere sino a notte inoltrata e una fede politica condivisa e rinnovata.
La Paraguaya e i nostri pranzetti leggeri alla buona, che anche col frigo vuoto, basta niente per imbastirli; chiacchiere di uomini, di manicaretti e di viaggi, seguendo sempre gli stessi fili: se nel presente ce qualcosa in corso, noi si sta già pensando al successivo.
La Reggina e la risata di cuore, sciolta di fronte a una bottiglia di vino, con 99 Posse, Vasco e Sud Sound System in sottofondo.
Le amicizie che, ancora una volta, si consolidano via blog e si rafforzano nel reale, qui.
I viaggi: silenzi di fronte a quanto di bello ci può essere in questo Pinche País; nuove conoscenze e presupposti per altri viaggi che si consolidano. E ancora, un bacio sul pianerottolo di un ostello che sembra un ospedale, foto rubate, le mille piramidi su cui ci siamo arrampicati sbuffando, il mare del Caribe: meraviglioso con il freddo e con il sole; pezzi di Italia che si incastrano per costruire il puzzle di questi mesi.
18 luglio: la svolta, fine e inizio di tutto.
Ieri ho comprato il biglietto del Ritorno con maiuscola.
Lascio il Messico il 17 e calcherò suolo bolognese esattamente il 18. L'ultimo giorno disponibile con il mio biglietto valido un anno.
E' il 2008 e ho una data di scadenza ufficiale: ahora ya puedo despedirme e rituffarmi nei prossimi 6 mesi.
Miercoles, la noche de las mujeres.
Perchè anche qui, sull'AltraSponda, nella Gran Ciudad, c'è bisogno di quella sorellanza che solo in certe occasioni si può creare. Un tavolo con birre, pane e stuzzicherie, una pasta alle verdure in fase di cottura e un gruppo di donnine con in sottofondo la partita Messico Guatemala.
Il bello di queste serate è che non importa che non ci si conosca, non importa che ciascuna venga da un luogo diverso, che una sia un po' più "ragazza per bene" e quella seduta al suo fianco sia dichiarata -scherzosamente- la ninfomane della serata. Ci sono certe cose che restano universali e per questo ci accomunano, malgrado diversità di esperienze, paesi, uomini con cui abbiamo avuto tutte a che fare. Ci sono gusti differenti, cose che ci piacciono e non ci piacciono, scambi di opinioni che finiscono in lunghe risate catartiche, mentre ti butti indietro nella poltrona morbida e ci sprofondi un po' di più con la birra in mano. Sigarette nel posacenere, una tavola incasinata e l'aria ancora piena dei discorsi così nostri, così "da femmine".
E' l'ammettere che "sì, stai coqueteando* parecchio in giro" e sapere di non essere giudicata.
E' prendere il taxi, salutanto le tre padrone di casa, e rendersi conto di quanto ci sia bisogno anche di questo per stare Così Bene.
Jeudì, vive la France.
Forse non lo sapevate ma è da qualche giorno che, nel depa italofrancese, siamo in netta minoranza. Sono giunti, direttamente dall'oltremanica, una coppia di amici della coinqua Ecologica.
Dopo un paio di giorni di disperazione per il tragico smarrimento dello zaino con scorte di vettovaglie portentose, ieri sera s'è dichiarata la serata dei formaggi.
Per non esimerci, malgrado l'assenza di pecorini e scamorze con cui rivaleggiare sul fronte, noi s'è contribuito con una spaghettata aglio olio e peperoncino, che ha fatto il suo discreto successo a tavola ed è finita a far compagnia a due lunghe baguette. Del tutto, a fine serata, non erano rimaste che poche briciole e qualche traccia di olio sul fondo della pentolaccia.
Tre mesi senza formaggi procurano mugugnii semi-indecenti ad ogni fetta di pane spalmata, sapevatelo.
Si finisce per mettere in tavola anche un po' di messicanità, un buon mezcal con tanto di vermetto sul fondo: si aprono i rituali di iniziazione tra limone-sale piccante-e giù un sorso.
Mentre la coppietta opta per il letto dopo la mezzanotte, rimaniamo noi tre, sedute a scattarci foto sul divano, parlando degli Altri Viaggi della coinqua Antropologa.
Per la prima volta penso che una convivenza tra sole donne non è poi così terribile, mentre ridiamo della nostra poca preoccupazione di fronte a un pavimento semiindecente e al casino lasciato sul tavolo.
Pensieri sul Nord, sulla Baja California e la Barranca del Cobre, su quanti posti ci sarebbero da vedere e sulle poche uscite che ancora sei riuscita a organizzare. E ti riprometti che in dicembre e gennaio non vorrai fermarti più di un secondo.
Pensieri su un libro che ti manca e che vorresti rileggere da morire, un libro che ti hanno consigliato ed è diventato un pilastro; un libro che hai regalato a chi ha saputo davvero apprezzarlo e che ha rafforzato un'amicizia. Un libro che non ti sei portata, ma a cui in questi giorni non smetti di pensare e che non puoi fare a meno di raccontare.
[E poi resti tu, in un angolo della testa. Tu, nelle multiformi presenze dietro cui ti nascondi, malgrado i mille tentativi di convivenza pacifica negli anni, malgrado l'avere cancellato qualsiasi tua traccia. Tu, in certi eccessi di sincerità in cui séguito a pensare che sei parte della mia vita e un giorno ci ritroveremo. E forse allora staremo insieme. Oppure imparerò finalmente a convivere con la tua assenza.]
*coquetear: serve proprio la traduzione? diciamo un giusto compromesso tra sbattimento di ciglia, due struscini e qualche numero lasciato in giro.
Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti parola di Jasper Griffin