Sin reloj

Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti dànno soltanto l'orologio, tanti, tanti auguri e speriamo che duri perchè è di buona marca, svizzero con àncora di rubini; non ti regalano soltanto questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. [...]
Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto fra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato, sei il regalo per il compleanno dell'orologio.

Julio Cortázar - "Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio"

Senza Orologio

Utente: Bristalian
Nome: Marchesa
Se questa dovesse essere una casa, allora fate si che il passaggio da queste parti non sia affrettato, ma nemmeno che ci si attardi troppo. Che anche l'ultimo arrivato sia sempre benvenuto e che si cancellino le formalitĂ , i minuti e le sciocche banalitĂ , "pan nuestro de cada dia". E ogni viaggiatore, all'entrare, lasci fuori dalla porta il suo orologio.

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venerdì, 14 novembre 2008
three weeks and a bite

Malgrado il silenzio non è che non scriva.
Scrivo d'altro, della tesi, scrivo email per mantenere contatti, scrivo e ricerco un filo tra i pensieri che si scindono, s'intrecciano e si confondono coi ricci.
Formulo pensieri con le doppie punte, senza il coraggio di andare a farmeli tagliare.
Scrivo altrove, al pc, sull'agenda, ma i pensieri che ho formulato in queste tre settimane restano "indicibili" e sconclusionati. C'è poca chiarezza, c'è troppa esitazione nel susseguirsi delle lettere, delle frasi, dei paragrafi.

Per esempio il Messico: andare-tornare.
Sembra facile, sembra di rientrarci come ti puoi riadattare a una penna che non usavi da tempo e che è rimasta lì, a trattenere le proprie parole in attesa del momento giusto. Eppure non lo è.
Ti rendi conto ora di quanto ti stanchi ricominciare una volta ancora, conoscere persone nuove e lasciarsi trascinare dagli eventi. Quanta energia ci voglia per risultare interessante e interessata, disponibile, amichevole; malgrado l'essere animale sociale, restare un giorno in casa tra i propri libri è come prendersi un respiro di pausa dal vortice.
Stavolta percepisci la distanza, arrivi a sentire "la mancanza" (di persone, situazioni, sapori, sguardi), vedi scorrerti davanti agli occhi tutte le "buone ragioni per tornare", una volta ancora: che il futuro è una palla di cannone accesa, ma resta ancora in lontananza a farsi guardare prima di esplodere.

Per esempio sapere di aver passato la soglia delle tre settimane e avere una nitida percezione: ciò che sta dietro, è successo, è stato -incontri, emozioni, soddisfazioni, amarezze, incazzature, perplessità- e quanto ancora ha da venire. Sei sulla soglia e non puoi evitare di alzarti sulle punte per guardare avanti: di nuovo Bologna, di nuovo gli esami, la tesi da finire, di nuovo i portici, gli amichetti e il tornare a una dimensione "universitaria" del vivere. Delle case con coinquilini, dei caffè alle 9 la mattina, dei libri che pesano sottobraccio, delle sospiratissime cene.
Dall'altra, restano le ore passate sull'autobus, l'aria pulita che si respira sotto i vulcani e il vento freddo che ti scuote la gonna, le 12 ore passate sui tacchi -dopo un anno di scarpe piatte e pensi che sì, andare sui tacchi è come andare in bicicletta, dopo i primi 3 scalini è tutta discesa-: prospettive future, possibilità di tornare, stavolta con qualcosa in mano, progetti che potrebbero nascere e concretizzarsi.

Per esempio ricordarsi dell'importanza del momento.
Scrivo con le mani che sanno di mandarino, mentre le bucce giacciono abbandonate su un tovagliolo sopra il tavolino del soggiorno.
Mi godo l'ennesimo incontro con un ragazzo argentino conosciuto il secondo giorno che stavo qui, nel barrio, e che mi parla nel suo italiano buffo, con vago accento marchigiano (è stato tanto ad Ancona, mi raccontava). La conversazione mi lascia un vago sentore di "casa".
Avvolta nel piumone, a tossire tutti i batteri possibili, ieri notte mi stringevo la sensazione ancora viva di un ricordo prima di addormentarmi: era il profumo del sapone fatto in casa.


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carta bianca, quisquilie e vanitĂ , vida de barrio

mercoledì, 09 luglio 2008
Boh bah

Tipo che mancano 2 giorni alla partenza e sono state già organizzate rispettivamente una fiesta de despedida e una cena. Entrambe ben riuscite poichè mi dicono che si sia raggiunto l'obiettivo: sbronza collettiva e pance piene.

Ormai posso dire che quest'anno messicano è riuscito almeno in qualcosa: a farmi venire enormi dubbi sull'ortografia italiana (ma pance ce l'ha la i...?)

A due giorni dalla partenza posso solo pensare che "Nothing is real and nothing to get hung about".

E alle 2 di notte, una notte in cui ha davvero piovuto parecchio e il DF si sta allagando mentre noi siamo rimasti qui a chiacchierare, a mangiare, a ridere, a questi benedetti due giorni dalla partenza, dal ritorno, quello definitivo, il giorno X, non posso fare a meno di ascoltare insistentemente i beatles, scrivere email cretine con domande cretine e chiedermi se è poi così stupido addormentarsi abbracciando un libro ricevuto in regalo.

Bah.

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quattro sotto un tetto, quisquilie e vanitĂ , vida de barrio

martedì, 13 maggio 2008
Requiem per un'ipocrisia

[ Prologo]

Per tutti quei "sì" piovuti dal cielo come fossero pura cortesia al proponente,
e la cui vita è tanto breve che la si dovrebbe considerare "specie protetta".

Mandati al mondo da una madre ingrata e crudele, finiscono per essere
rimangiati dalla medesima in un lasso che va dai 10 minuti alla giornata.


[Vita brevis]

"Dai, perché non vieni qua a mangiare, che ci sono un paio di amici così non resti da solo".
"Ok, mmmmm... si,.... dai, allora arrivo tra 20 minuti. Sulle 10 e mezza, non è un problema?"
"No, nono, vieni, vieni pure".

Passano venti minuti la sottoscritta mangia con gli amichetti, si inquieta perchè non è rimasto nulla e mette su un plus di sughello alla buona e della pasta. Alle 10 e mezza di sera tutto è quasi pronto.

15 minuti dopo: sms "Corazon, mi spiace ma c'ho tantotanto daffare e non posso venire."
Oh toh! Davvero?! -disse la rana dalla bocca larga.

L'acida comare risponderebbe - e te, mi vida, 15 minuti fa non lo sapevi che c'avevi tantotanto daffare? EH? -
Tempo altri cinque minuti, si calma l'acidità. L'ipocrisia è già vissuta e morta, inutile infierire; povera lei, data alla luce quotidianamente e quotidianamente uccisa, un po' di rispetto a questa povera martire della società moderna, per favore.

Celebriamo qui il suo ennesimo funerale: era giovane, bella, promettente, seppur stroncata sul nascere, nella sua vita già matura, da quell'istinto cannibale dell'essere umano che non sa quello che vuole.
La ricordiamo così, regalata al vento dalla voce e pugnalata alle spalle dalle armi della tecnologia.
Riposi in Pace.


[Epilogo:]
Sentenzia il saggio dopo la funzione: "Io dico che se lo scordi, chè questa settimana mi sa che non la vede neanche col binocolo!"

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venerdì, 23 novembre 2007
Un Dì Senza Punto e A Capo

Tre ore. Dormire tre ore e sentirsi in testa un martello pneumatico. Forse era la serotonina che ieri non ti permetteva di sentirlo più di tanto, mentre ancora alle 4 te ne stavi arrotolata nel piumone con di fronte due occhi enormi e le parole continuavano a scorrere naturali
/Spesso ti chiedi come certe cose ti riescano in scioltezza solo in terra straniera:
Accovacciarsi a cucchiaio
un braccio sulla spalla
farsi cingere la vita
lasciarsi sfiorare
sentire Quella tensione crescere
(Parte dalla base della colonna spinale Raggiunge tutto lo stomaco)
/

Hai delle occhiaie che cominciano da te e arrivano sino in università, qualche pensiero nel vuoto
Voglia di uscire con le coinque a shoppo compulsivo

flash/ era da ieri che osservavo e pensavo quanto cazzo ti sta bene quel preciso tono di blu della maglietta e i jeans che ti cadono sul culino sodo Continuavo a pensarlo anche stamani mentre con gli occhi ancora stropicciati e l'aria sonnolenta ti rinfilavi la maglietta
- la luce della finestra mi faceva socchiudere gli occhi quel tanto da poter ancora intravedere//
flash/ -ma tu e l'Apatica da quanto state insieme? -Da un anno... -Ah. -E' che non sono innamorato e non sono sicuro di quello che voglio fare -Credo che sotto sotto sappiamo quello che vogliamo, forse dovremmo solo ammetterlo//

Confessione: sei qualcosa di solido e confortante, spontaneità nei gesti e nelle parole
Paranoia: martedì abbiamo lezione tu, l'Apatica e io... No, non posso saltare perchè è l'ultima
Confessione: se al mondo tutti baciassero così ci sarebbero meno professoresse frustrate la mattina presto agli esami
Paranoia:
mi dicono "guarda che le messicane sono gelosissime, peggio delle italiane"... aiuto!
Confessione: c'hai la schiena tanto spessa che mi c'appenderei a koala tutta la notte
Paranoia:
per martedì voglio un'armatura, che non si sa mai

Confessione:
oggi ho difficoltà a mettere i punti in fondo alle frasi
e credo attenderò ancora un po', prima di ricominciare

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venerdì, 19 ottobre 2007
femmes et fromage

Miercoles, la noche de las mujeres.
Perchè anche qui, sull'AltraSponda, nella Gran Ciudad, c'è bisogno di quella sorellanza che solo in certe occasioni si può creare. Un tavolo con birre, pane e stuzzicherie, una pasta alle verdure in fase di cottura e un gruppo di donnine con in sottofondo la partita Messico Guatemala.

Il bello di queste serate è che non importa che non ci si conosca, non importa che ciascuna venga da un luogo diverso, che una sia un po' più "ragazza per bene" e quella seduta al suo fianco sia dichiarata -scherzosamente- la ninfomane della serata. Ci sono certe cose che restano universali e per questo ci accomunano, malgrado diversità di esperienze, paesi, uomini con cui abbiamo avuto tutte a che fare. Ci sono gusti differenti, cose che ci piacciono e non ci piacciono, scambi di opinioni che finiscono in lunghe risate catartiche, mentre ti butti indietro nella poltrona morbida e ci sprofondi un po' di più con la birra in mano. Sigarette nel posacenere, una tavola incasinata e l'aria ancora piena dei discorsi così nostri, così "da femmine".
E' l'ammettere che "sì, stai coqueteando* parecchio in giro" e sapere di non essere giudicata.
E' prendere il taxi, salutanto le tre padrone di casa, e rendersi conto di quanto ci sia bisogno anche di questo per stare Così Bene.

Jeudì, vive la France.
Forse non lo sapevate ma è da qualche giorno che, nel depa italofrancese, siamo in netta minoranza. Sono giunti, direttamente dall'oltremanica, una coppia di amici della coinqua Ecologica.
Dopo un paio di giorni di disperazione per il tragico smarrimento dello zaino con scorte di vettovaglie portentose, ieri sera s'è dichiarata la serata dei formaggi.
Per non esimerci, malgrado l'assenza di pecorini e scamorze con cui rivaleggiare sul fronte, noi s'è contribuito con una spaghettata aglio olio e peperoncino, che ha fatto il suo discreto successo a tavola ed è finita a far compagnia a due lunghe baguette. Del tutto, a fine serata, non erano rimaste che poche briciole e qualche traccia di olio sul fondo della pentolaccia.

Tre mesi senza formaggi procurano mugugnii semi-indecenti ad ogni fetta di pane spalmata, sapevatelo.

Si finisce per mettere in tavola anche un po' di messicanità, un buon mezcal con tanto di vermetto sul fondo: si aprono i rituali di iniziazione tra limone-sale piccante-e giù un sorso.
Mentre la coppietta opta per il letto dopo la mezzanotte, rimaniamo noi tre, sedute a scattarci foto sul divano, parlando degli Altri Viaggi della coinqua Antropologa.
Per la prima volta penso che una convivenza tra sole donne non è poi così terribile, mentre ridiamo della nostra poca preoccupazione di fronte a un pavimento semiindecente e al casino lasciato sul tavolo.


Pensieri sul Nord, sulla Baja California e la Barranca del Cobre, su quanti posti ci sarebbero da vedere e sulle poche uscite che ancora sei riuscita a organizzare. E ti riprometti che in dicembre e gennaio non vorrai fermarti più di un secondo.
Pensieri su un libro che ti manca e che vorresti rileggere da morire, un libro che ti hanno consigliato ed è diventato un pilastro; un libro che hai regalato a chi ha saputo davvero apprezzarlo e che ha rafforzato un'amicizia. Un libro che non ti sei portata, ma a cui in questi giorni non smetti di pensare e che non puoi fare a meno di raccontare.
[E poi resti tu, in un angolo della testa. Tu, nelle multiformi presenze dietro cui ti nascondi, malgrado i  mille tentativi di convivenza pacifica negli anni, malgrado l'avere cancellato qualsiasi tua traccia. Tu, in certi eccessi di sincerità in cui séguito a pensare che sei parte della mia vita e un giorno ci ritroveremo. E forse allora staremo insieme. Oppure imparerò finalmente a convivere con la tua assenza.]


*coquetear: serve proprio la traduzione? diciamo un giusto compromesso tra sbattimento di ciglia, due struscini e qualche numero lasciato in giro.

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sabato, 13 ottobre 2007
In loop with an automatic swing

Meet me in the crowd, people, people
grow your love around, love me, love me
take it into town, happy, happy
put it in the ground where the flowers grow
gold and silver shine
Automatismo numero 1
 - Due per favore.
Due cucchiaini di zucchero nel caffèlatte del sabato mattina, quando ti svegli e dopo mezz'ora stai ancora sbadigliando. Accendere il computer e, ancora una volta come ogni mattina, sperare che con lui si attivi anche il cervello.

I'd rather dance than talk with you[...]
The music's too loud and the noise from the crowd
Increases the chance of misinterpretation
So let your hips do the talking
I'll make you laugh by acting like the guy who sings
Automatismo numero 2
- Entonces, dime algo de ti.
Un venerdì sera di "pura banda", a Xochimilco, nel sud della Gran Ciudad. E' la prima uscita con la nuova coinqua francese Ecologica. Il suo amico Faccia d'Angelo arriva sul presto, dopo un paio di birre ci mettiamo in macchina, per arrivare in un posto dove tutti sballonzolano a ritmo di musica da banda con cappelli da cowboy in capo. Con la Coinqua Ecologica cominciamo a ridere più o meno di qualsiasi cosa passi sotto il nostro naso, vaqueros saltellanti con donnine appresso compresi.
Giungere presto alla conclusione che ballare un ritmo del genere con qualcuno che non sa guidare è del tutto impossibile, aggiungendo i tuoi sandali e il fatto che lui continua a pestacciarti i piedi. Malgrado tutto ciò, bastano un paio di canzoni perchè scatti il limone.

E nello stomaco è il vuoto assoluto.
Non un brivido e ti viene da pensare che state dondolando in modo ridicolo, a un passo dal ballo del mattone; che tutto viene ugualmente naturale, ma la voragine emozionale non si apre.
Pensi - Eppure non è neanche male, è carino, il limone gli viene bene - vuoto emozionale
- Mi sta accarezzando i capelli, la schiena... - vuoto emozionale
- ...sta per piazzarmi la mano sul culo?! - vuoto emozionale
- chissenefrega... - vuoto emozionale
- oddio, è l'amico della mia coinqua, cazzo sto facendo?! - vuoto emozionale -
- chissenefrega!!!!!!- vuoto emozionale -
(al tuo stomaco): ...ma proprio nulla di nulla? no...? No: Vuoto Emozionale.


Bono (live): I don't know about you,
but I feel good about the fact that
I still haven't found what I'm looking for

Pensi che dopo l'ultimo bacio, dopo l'ultimo ballo a ritmo di salsa giovedì, il mento appoggiato su una spalla che profuma di buono e ti fà girare la testa, dopo il sorriso idiota dipinto in viso, tutte le farfalle che scalpitavano nel tuo stomaco siano volate via, sulla scia di mille esplosioni.
Non ti senti in colpa perchè non te ne frega nulla, la coinqua Ecologica è il tipo che non si fà problemi e, arrivate a casa, davanti a una tisana, chiarite che la filosofia del momento è "zero paranoie e a ver qué pasa". Menti spudoratamente quando le descrivi in astratto il concetto di Vuoto Emozionale e lei ti chiede se, con Faccia d'Angelo, stasera sia stato così. Ma non importa.
Qui gli ultimi tre mesi ti fanno pensare che i messicani siano gli esseri di sesso maschile meno affidabili su questa terra e che, nel loro swing, un limone non vuol dire proprio nulla.
E allora tanto vale.


And you'll make me smile by really getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing
Getting into the swing, getting into the swing...

In Loop with an automatic swing: Shiny happy people - REM, I'd rather dance with you - Kings of Convenience, Jaded - Aerosmith, Sweet Child o' mine - Guns, I still haven't found what I'm looking for - U2.

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mercoledì, 03 ottobre 2007
Flojera*

E ti prende così. Un po' di mal di gola, pensieri strani, una giornata in cui, per smuoversi di casa e arrivare in facoltà, ci vorrebbe l'argano. Ti pesa il culo, insomma.

Oggi è il giorno dopo ieri e ieri sono successe tante cose.
Che a sentirsi dire "No, non ho tempo per te, mi dispiace", non è proprio una cosa gradevole.
Oggi si sciolgono le tensioni di tre giorni e ti senti quasi la febbre; ieri, giorno di lezioni pesanti e girare carica di fotocopie a mò di mulo; ieri, dove in un prato hai perso un orecchino appena comprato; ieri, dove hai conosciuto alcuni della Banda del signor Mulino-a-vento e, credi, almeno loro abbiano apprezzato
Tanto che uno degli amici del Mulino dava quasi l'impressione di volerci un po' provare. E senza pensarci tanto, chè avevi bisogno di affetto e distrazione, devi aver dato l'impressione che, beh, in fondo, non stavi affatto disdegnando.
E' in questi modi assurdi che l'Amico del Mulino, anche ribattezzato Indio Verde, ha accettato di condividere il suo auricolare del lettore mp3 con te, ha suonato la chitarra (ay, i musicisti!) e cantato con una voce profonda e piacevole, ti ha aspettata sino alle 9 e accompagnata al tuo pesero.
Come ci siano arrivati dei rametti nel mezzo dei tuoi capelli, non è lecito esplicitare.
Però c'erano. E anche nella sciarpa. E l'orecchino reduce, stava solo e triste ieri sera sul comodino.

Il buon vecchio Brezny risponde:"[...]
Evita le soluzioni parziali, per favore, i tentativi goffi e i comportamenti avventati."

Qui la vita si vive intensamente e si passa da un alto a un basso, oscillando sul ritmo di una cumbia. Poi d'improvviso la musica si ferma e tiri il fiato.
Come oggi, in cui hai rivisto l'Indio Verde e, coinqua Antropologa dice, ti ha salutata e baciata più a lungo e con un certo affetto. Oggi, in cui hai passato due ore ascoltando in radio la voce del Mulino, scherzando via msn e facendo finta di nulla. E lui parla di un giorno come il 2 de Octubre '68, il massacro di Tlatelolco e il bisogno di non dimenticare.
Ci sono cose frivole e ci sono canzoni che ancora ti fanno tremare.
Ma tutto si cura e si scioglie, con una tazza di latte, miele e un pizzico di cannella prima di andare a dormire.


*letteralmente: fancazzismo. Di quello serio e bolognese in un pomeriggio d'afa estiva. Per intenderci.

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lunedì, 03 settembre 2007
Ay, mujer...

Sei seduta sul pesero strapieno. E fai spazio, nel tuo angolino, per far salire uno tra i rari esemplari di *Messicani Boni* che ti si pone esattamente di fronte. In un momento di vaga estasi, mentre non riesci a non lanciargli qualche occhiata, ti ritrovi a sorridere tra te e te, pur senza dimenticare che sei seduta contromano a fianco alla marcia del veicolo, che viaggia  a certa velocità sull'Eje 10 della Gran Ciudad e se frena d'improvviso potresti, volente o nolente, appiattirti violentemente sul vetro già incrinato.
Ma tutto ciò non smette di piacerti, nel suo caos allegro, che non può che definirsi tale.
Vi scambiate qualche convenevole, nella assurda posizione a cui siete costretti; attendi di scendere poco oltre casa tua, per quelle due parole in più. E lui ha proprio una bella voce e i modi gentili che ti aspetteresti.

Era lunedì scorso, stavi sulla balconata di filosofia a fissare lo spazio enorme de Las Islas (immenso pratone con boschetto nel pieno della facoltà, costellato di coppiette limonanti e rotolanti). Così t'accorgi che un tipetto assai curioso ti osserva con aria sorniona e sorride. Attacca bottone nella maniera più strana che ti sia capitata "Guardavi le nuvole? Certo sono proprio belle stasera".
La tua faccia faceva più o meno così O____O
E si scopre che codesto tipo, che ti parla dal suo metro e 60 di figurino palestrato, è un Addestratore di Cani Filosofo. E se ne va in giro con in mano un classico di Platone con la naturalezza che solo i filosofi puri, t'immagini - pur non avendone mai incontrato uno -, potrebbero avere.
Insieme alla chiacchierata e a questo sorriso che ti porti dentro, chè l'Addestratore Filosofo un po' non t'era mai capitato, si premura di annotarti anche Due numeri di telefono. Casa e cellulare. Filosofo e pure un po' ingegnere, forZe.
Oggi è lunedì. E speri vivamente di non incontrarlo. Lui e la sua idea di te come "angelo bianco che cala dalla scalinata (grigia e sozzina) di Facoltà con dimolta grazia". Avevi la gonna bianca e il boccolo a prova di bomba.
La gonna bianca verrà d'ora in poi evitata durante il periodo di lezioni.

E infine c'è il Rockettaro, compagno di uno dei corsi di brasiliana che, durante una estenuante conferenza, ti manda bigliettini chiamandoti "niña" e reclamando il tuo aiuto per una traduzione in italiano (si noti che codesto ignora quanto certi nomignoli possano farti UnCertoEffetto). Si svela poi che vuole che gli traduca un intero fumetto, versione raccapricciante dell'arcinoto Pinocchio. Così, passate due ore a farvi il culo verde sul pratone, mentre tu spieghi e scavi nella memoria per trovare le parole giuste, e lui pare vagamente indeciso tra il guardare le figure e occhieggiare la tua scollatura.
Non contenti, ci si dedica a un giro al Fondo di Cultura Economica dove svendono libri. Uscire da una libreria con tre libri pagati 2 euro (in totale, sia chiaro) è causa di estremo godimento. E mica libracci di quart'ordine e edizioni farlocche.
Sul pesero, verso casa, c'è uno scambio di numeri di telefono e la promessa di una futura cena in compagnia delle ragazze del corso.
Passi il finesettimana con un occhino al cellulare e un piede a mezz'aria, domandandoti se, tutto sommato, si riesca ancora a perdere qualche briciola di sanità mentale per così poco.
L'attesa di una risposta che non arriva viene immediatamente consolata con un giro palliativo -e finanziariamente disastroso - al mercato domenicale di Coyoacan.
-Con Coinqua Antropologa s'é ormai stabilito che non ci possiamo tornare più di una volta al mese, per la sanità del portafogli e la futura pesantezza delle valigie del ritorno -.

La Gran Ciudad porta distrazioni, una serata con amici, dove gli amici degli amici sono decisamente "fresa"* e un tantino insopportabili, una feria di quartiere dove seguitano a sparare botti e a metter musica improponibile sino alle 3 del sabato notte, un banchino, dove comprare collane colorate e orecchini di semi è la cosa più bella del mondo; così, tutto sommato, si finisce per dimenticare anche il silenzio virtuale di quel messaggio mancato. Ed è così facile non pensarci più.


*fichetti... per come possono esser fichetti i messicani. Compatati alla media italiana, potrebbero quasi considerarsi freak. E ho detto tutto.

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mercoledì, 08 agosto 2007
trash from México

Signori miei, sto guardando una telenovela mexicana, sì una di quelle vere, e c'è una donnina graziosa e dal visino dolce che sta continuando a rilasciare scoreggini in giro per i set, tanto da far sbiancare anche i suoi colleghi attori più impavidi.
Appena scopro il titolo verrà inviato un comunicato stampa ai 2(5) lettori.


Tutto ciò è meglio di Vivere e Cento Vetrine messi insieme.

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giovedì, 02 agosto 2007
Delle quotidiane necessitĂ 

Oggi si rifletteva sui semplici bisogni del quotidiano. Leggendo quest'altra Signora in partenza, meditavo su quanto certi oggetti dettino i ritmi della nostra vita, lasciando una serie di impressioni che, di luogo in luogo, restano uguali pur cambiando.

Le piccole abitudini in cucina, la serie di shampi e cremine varie che usi tutti i giorni, sistemare il letto prima di uscire. Ma soprattutto lei, la tazza della colazione.
Avere una propria tazza significa che in quel luogo tu ci fai stai tutti i giorni, che non è più un punto di passaggio ma inizia a comunicarti un certo senso di stabilità. Oggi, gironzolando per un supermercato nuovo, scoperto da poco, me la sono trovata di fronte. Se ne stava sullo scaffale tra un tazzone whinniepooh-forme e delle banali tazzotte con fiorellini tristi e sbiaditi.
Il bisogno di trovarsi di fronte la propria tazza, così come ne hai avuta una preferita in ogni casa in cui hai abitato.
Fosse quella marrone coi cuori regalata 4 anni fa, appositamente per la prima casa bolognese; fossero le due con Tigro comprate in Inghilterra negli ultimi viaggi e rimaste alla casa paterna. Oppure la tazza arancione portata dal DeNiro nell'ultima casetta, insieme ad altre tre di vari colori. Ma tu sceglievi sempre la stessa, appena possibile. Eccole qui, le piccole fisse che fanno di un posto Casa.

Oggi, me ne sono rimasta un paio d'ore ai Viveros di Coyoacan, altro parco nelle vicinanze di casa. Buttata a pelle d'orso sull'erba dura e pungente, leggevo il primo libro acquistato qui; curiosamente non un autore ispanofono ma portoghese. L'ultimo Saramago m'aveva già intrigata in Italia e così, me lo sono ritrovato casualmente per le mani l'altro giorno in libreria. Da lì alla cassa il passo è stato davvero breve.
Intorno, varie famiglie con numerosa prole urlante e gioiosa e un gruppo di ragazzotti autoctoni che si dilettavano in salti mortali, verticali e contorsioni multiple sull'erba, sotto il mio sguardo vagamente divertito e pronto a rituffarsi nella lettura quando attirasse troppo l'attenzione.
Il caldo, il sole, la canottiera colorata e scollatissima, i bimbi che strillano a pochi metri mentre tu ti perdi le mezz'ore a osservare questi paccottini che sgambettano in giro in quel modo buffo tutto loro; un nonno giovane, che inizialmente scambi per un papà por poi ricordarti quanto qui le cose siano diverse, e una bimba piccina scrivono con un bastoncino sulla terra battuta.
E insieme la consapevolezza che per un paio d'ore il traffico, la gente, la città possono restare fuori da questo quadrato di verde, dove puoi ancora esitare qualche minuto buono a osservare uno scoiattolo smangiucchiare noccioline su un ramo, giusto a pochi centimetri dal tuo naso.

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Essere una gran dama è, ai massimi livelli, un'impresa da specialisti
parola di Jasper Griffin